STORIE DI ORDINARIA TORTURA

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9 settembre 2002

Il 20 agosto 2002 Zahide Durgun, in visita alla sua famiglia ad Hakkari, è stata fermata, assieme a un fratello, un cugino ed un ospite, dalla polizia che aveva circondato la casa e portata al Direttorato per la sicurezza di Hakkari.
Secondo l'accusa, Zahide, che aveva lasciato la Turchia da 14 anni, era tornata come militante del PJA (Freedom Women's Party). Dopo aver rigettato l'accusa Zahide è stata torturata, sottoposta all'elettro shock, e picchiata. La polizia l'ha minacciata di abusi sessuali e stupro e solo dopo quattro giorni è stata rilasciata e portata da un medico.
Nello stesso giorno, un'altra donna, Sukriye Beyter, che viaggiava sullo stesso minibus di Zahide, è stata fermata con la stessa accusa, torturata, minacciata e costretta a confessare le accuse. Benché condotta da un medico non è stato compilato nessun rapporto clinico.
Nonostante le denunce delle due donne, supportate da testimonianze oculari, la pubblica autorità non ha iniziato alcuna investigazione.
I familiari si sono allora rivolti all'Associazione per i Diritti Umani.
18 novembre 2002

Il 16 aprile 2002, Ferhat Celik, studente presso la scuola superiore di Hazro, è stato detenuto e minacciato con una pistola per aver parlato kurdo a scuola.
L'ingegnante di letteratura dopo aver sentito Celik parlare in kurdo, l'ha picchiato e, lo stesso giorno, Celik è stato trattenuto con l'accusa di aver "insultato l'insegnante".
Durante le due ore in cui è stato trattenuto, il comandante della polizia, puntandogli una pistola alla tempia, minacciava di uccidere Celik e il fratello.
Dopo l'accaduto, il padre del ragazzo, Kurtbettin Celik, è intervenuto contro l'insegnante in questione, sporgendo una denuncia ufficiale e chiedendo di trasferire il figlio in un'altra scuola. Dopo la querela, il marito dell'insegnante denunciata, un poliziotto, si è recato nel negozio del padre del ragazzo e l'ha arrestato.
Detenuto per 18 giorni, Kurtbettin Celik, pur con una pena richiesta di 3 anni di carcere, ha denunciato la polizia per i maltrattamenti subiti e per questo due poliziotti, tra cui il marito dell'insegnante del giovane Feraht, risultano imputati.

13 dicembre 2002

Dopo aver assistito alla morte di un loro amico, Bora Sezik, ucciso da Ahmet Unlu, poliziotto ubriaco al momento del fatto, tre ragazzi di età compresa tra i 10 e i 17 anni sono stati sottoposti a torture presso la stazione della polizia di Beyoglu.
Scopo delle torture era di far confessare ai tre ragazzi di essere gli autori del delitto.
A.U. racconta di essere stato fermato assieme agli altri amici all'ospedale dove avevano portato il loro amico seriamente ferito a causa di due colpi di pistola all'addome.
Un fratello del ragazzo ucciso è stato portato in una cella separata dalle altre e, nonostante le loro richieste non gli è stato concesso di chiamare un avvocato e di avvisare la famiglia.
Per tre giorni sono stati maltrattati, privati del cibo, picchiati e costretti a firmare una confessione.
Un altro ragazzo ha detto di essere stato torturato con getti di acqua pressurizzata, denudato completamente, picchiato, con colpi anche sui testicoli, nel tentativo di costringerlo ad accusare gli altri ragazzi.
Dopo l'accaduto, i ragazzi hanno denunciato i fatti all'IHD (Ass. per i diritti umani) e sono stati visitati da un medico.
Il fratello della vittima ha affermato che all'arrivo in ospedale il fratello era vivo e cosciente e che la sua morte era probabilmente stata causata dalla totale indifferenza del personale medico. Inoltre, ha aggiunto di avere il timore che al fratello fossero stati espiantati gli organi.

13 febbraio 2003

A Bicer, provincia di Hakkari, 4 ragazzi tra i 14 e i 17 anni, sono stati fermati e trattenuti per essere stati trovati dalla polizia mentre stavano scrivendo sulla neve " No all'isolamento" e "Lunga vita ad Apo".
Portati al locale posto di polizia sono stati picchiati e sottoposti a tortura.
S.A. ha affermato di aver subito l'elettroshock, di essere stato preso a calci e pugni e di essere stato interrogato anche dopo il trasporto in ospedale.
I.A. ha raccontato che in ospedale il medico non era interessato e che la polizia era sempre presente durante la visita medica.

10 aprile 2003

Haci Olmez, 37 anni, è stato ucciso nei pressi di Sirnak mentre stava cecando una pecora del gregge. La gendarmeria ha confermato l'accaduto senza dare alcuna giustificazione. Il corpo è stato portato dalla gendarmeria in un luogo sul confine turco - iraniano.
Secondo il cugino Selehattin Olmez, i gendarmi, portando il corpo verso il confine, volevano inscenare un tentativo di fuga verso l'Iran. Durante la notte il villaggio di Haci è stato circondato dai soldati che proibivano a tutti di uscire. Dopo l'autopsia e una breve investigazione, durante la quale nessuno del villaggio è stato ascoltato, il corpo di Haci è stato restituito. Il cugino, all'atto del riconoscimento del cadavere, ha notato che era stata fatta un'operazione, senza alcuna giustificazione, e che si vedeva solo il segno di un colpo di pistola alla schiena.
Haci, padre di sette figli, era già stato maltrattato dai soldati e aveva aderito al DEHAP, così come altri abitanti del villaggio. Nel periodo elettorale, la polizia aveva intimato agli abitanti del villaggio di non votare per il DEHAP promettendo di smettere le persecuzioni ma, sebbene non siano stati espressi voti a favore del DEHAP, i maltrattamenti erano poi ripresi.