L'INFERNO CARCERE
Rapporto sulle carceri speciali

a cur dall'IHD (Associazione diritti umani)
1999

Un gruppo di ricercatori dell'IHD ha steso all'inizio del '99 una relazione sulla situazione, verificata direttamente o attraverso la testimonianza
degli avvocati, in quattro carceri speciali: due nella parte turca e due, Batman e Midyat, nella regione kurda. In Turchia alle prigioni "kapali" (chiuse), cioè di massima sicurezza, si sono aggiunte dopo il colpo di stato dell'80 le prigioni di "tipo E" e Ozel (speciali). Ora il nuovo modello è quello cosiddetto "tedesco".
Ankara Merkez Kapali Cezaevi
(Carcere centrale di massima sicurezza di Ankara)
Vi si trovano sia prigionieri politici, sia detenuti comuni. Le celle dei politici sono tre, due maschili e una femminile. Nella cella femminile le detenute sono di estrazione politica mista; di quelle maschili una è mista, nell'altra si trovano i militanti del DHKP-C (partito di estrema sinistra, già Dev-Sol - Ndt) in attesa di processo.
Il numero dei detenuti politici si può calcolare in centoventi uomini e trenta donne. Quanto ai detenuti comuni, il loro numero esatto era ignoto ai politici, e le richieste alla direzione carceraria sono rimaste senza risposta.
Le condizioni di vita nelle celle sono assolutamente insalubri. Novanta detenuti sono rinchiusi in spazi della capacità massima di trentacinque persone, senza cucina e senza bagno. Su due brande accostate dormono quattro persone, ci si corica persino sulle tavole usate per mangiare. Le richieste di aprire nuove celle sono sistematicamente respinte dalla direzione.
Nel carcere si sta cercando di affermare una forma di rappresentanza dei detenuti. Le relazioni con la direzione attualmente non pongono problemi, il dialogo è possibile. In genere non sorgono questioni anche in merito agli incontri con le famiglie e gli avvocati: a volte le perquisizioni sono pesanti, ma i colloqui si ottengono. E' difficoltoso l'ingresso di altre pubblicazioni, oltre a quelle già espressamente autorizzate.
Fino a due o tre mesi fa la presenza di esponenti della mafia ha creato problemi, risolti poi con il loro trasferimento in altri penitenziari.
A volte si approfitta del ricovero in ospedale dei detenuti per premere su di loro affinché collaborino. Inoltre nei trasferimenti da e per l'ospedale o il tribunale i detenuti hanno i polsi dolorosamente stretti dai ceppi. In risposta alle loro proteste per questo, i soldati hanno messo in atto un vero e proprio pestaggio ai danni delle detenute Zubeyde Guves e Veysi Celikten.
A fronte della frequenza di problemi d'ordine sanitario, l'assistenza medica è limitatissima. I ricoveri ospedalieri sono occasione di maltrattamenti, e specialmente di molestie nei confronti delle donne detenute. Sorgono problemi quando i soldati pretendono di entrare per ispezioni persino nelle corsie degli ospedali. Da questo punto di vista i detenuti si lamentano del comportamento dei medici della clinica Numune, che li abbandonerebbero completamente nelle mani dei soldati, mentre sarebbero più corretti i sanitari dell'ospedale Hacettepe.
Attualmente si contano nel carcere quattro casi di tubercolosi acuta e due casi di tumore in stadio avanzato. Complessivamente gli ammalati gravi o gli invalidi sono dieci, fra i quali uno privo delle gambe, uno con una gamba rotta, un detenuto cieco da un occhio e un altro che ha perso totalmente la vista, ed a tutti è impossibile curarsi. Inoltre sono assai diffuse le affezioni alle vie respiratorie.
Nel '98 un detenuto comune ha perso la vita per carenza di cure mediche. Inoltre nell'ultimo anno si sono verificati cinque scioperi della fame per motivi politici di solidarietà o di protesta. Sempre nell'ultimo anno tre detenuti sono stati sottoposti a pressioni perché passassero fra i pentiti, a tal punto che uno di loro, Ismet Inanc, si è poi dato fuoco.
In genere durante le perquisizioni i soldati non entrano nelle celle femminili. Non si riscontrano torture o pestaggi, se non nel corso dei trasferimenti dei detenuti fra carcere e ospedale.
Batman E-tipi Cezaevi
(Carcere di tipo E di Batman)
Su una popolazione carceraria complessiva di 965 persone, i detenuti politici sono circa 180. Ci sono minorenni fra i detenuti sia politici sia comuni. Nel carcere, come avviene in genere nelle prigioni di tipo E, ci sono due celle d'isolamento nelle quali a volte sono rinchiusi detenuti comuni.
Di tanto in tanto sorgono contraddizioni e conflitti nel rapporto con le forze di sicurezza interne e con la direzione, ma i problemi veri sono con l'apparato di sicurezza esterna. La rappresentanza dei detenuti non è riconosciuta. Non sono consentiti colloqui uomo-donna, neanche nel caso di persone appartenenti alla stessa famiglia o citate nel proprio dossier. Nel carcere si trovano in permanenza membri del Jitem (il servizio segreto della Gendarmeria, Ndt), sempre presenti nel corso delle perquisizioni.
Fino a poco tempo addietro i nuovi detenuti venivano nuovamente sottoposti a interrogatorio al momento dell'ingresso. Nell'ultimo anno questo non avviene più, ma i momenti dell'ingresso in carcere o dei trasferimenti in tribunale o in ospedale rimangono quelli in cui si preme sui detenuti perché collaborino.
Nelle stesse occasioni avvengono molestie nei confronti delle detenute. Inoltre i soldati entrano nelle celle femminili per le perquisizioni, e giungono fino a operare perquisizioni corporali a scopo di molestia sessuale.
I colloqui con le famiglie sono molto ristretti, non durano più di dieci minuti. I familiari in visita sono sottoposti a trattamenti estremamente degradanti: le donne sono soggette a perquisizione fino alle parti intime, e dopo le visite le famiglie rimangono in stato di fermo. Gli alimenti portati ai detenuti vengono sistematicamente rovinati.
Pessimo è il livello dell'informazione. Nessun organo di stampa entra in carcere all'infuori delle riviste illustrate. La consegna di involti postali e fax è arbitrariamente vietata.
Nel carcere ci sono problemi di temperatura. Il vitto fornito dall'amministrazione è di pessima qualità. L'ingresso del bagno è sempre chiuso, e il bagno è consentito solo una volta per settimana, senza la fornitura degli oggetti necessari alla pulizia personale.
Nell'ultimo anno si sono verificati tanti scioperi della fame che è stato impossibile contarne il numero esatto. Le motivazioni sono state per lo più politiche, ma in due casi erano relative ad arbìtri verificatisi all'interno del carcere.
Un detenuto, M. Mirza Cubuklu, è morto per assenza di cure sanitarie. Le condizioni di salute dei prigionieri sono molto preoccupanti. Le malattie dell'apparato respiratorio sono assai diffuse, e non c'è alcuna assistenza in caso di emergenze sanitarie notturne. I trasporti in ospedale sono occasione di abusi e violenze, nonché di pressioni a collaborare. I soldati pretendono poi di accompagnare i medici nelle visite. Durante il trasporto non si provvede ai bisogni elementari dei detenuti, come ad esempio l'acqua. A chi protesta si impedisce di curarsi. Per esempio una detenuta di nome Semire Direk, ferita in nove punti del corpo, non riceve alcuna terapia medica. Del resto i sanitari dell'ospedale statale di Batman hanno un comportamento molto ruvido nei confronti dei detenuti politici.
Nel carcere si verificano di tanto in tanto forme di tortura materiale o psicologica nel corso delle perquisizioni e dei trasporti dei detenuti. Un anno fa il detenuto Hazal Kacar senza alcun motivo apparente fu trasferito nella prigione di Gaziantep e rinchiuso in una segreta.
Midyat Ozel Typ Cezaevi
(Carcere speciale di Midyat)
Vi sono rinchiusi oltre trecento detenuti, fra politici, pentiti e comuni. I politici sono 106.Alcune celle più piccole, da 4-6 posti, sono assegnate ai detenuti comuni e talvolta ai pentiti.
I problemi maggiori dipendono dall'apparato di vigilanza interna, i cui membri sono scelti per lo più nelle famiglie di "guardie di villaggio".
Solo il buonsenso dei detenuti politici ha impedito finora alla tensione di esplodere. Pesanti anche i problemi con la vigilanza esterna.
I rappresentanti dei detenuti non sono riconosciuti dalla direzione, per l'opposizione del Jitem.
Fino a poco tempo fa i nuovi arrivati venivano riconsegnati alla polizia per un nuovo interrogatorio. Tuttora si verificano abusi nei confronti delle detenute al momento dell'arrivo o nel trasporto in ospedale o in tribunale.
Nel corso delle perquisizioni i militari non entrano nelle celle femminili, ma mettono a soqquadro le altre celle e mettono mano a tutti gli effetti personali.
Gli incontri con le famiglie e gli avvocati sono molto problematici. Nei confronti dei legali si escogita ogni possibile ritorsione, e le perquisizioni dei parenti sono pesanti, con particolare accanimento sulle donne a scopo di molestia. I visitatori possono essere anche arrestati.
Da otto mesi non entrano organi di stampa, e le lettere sono distrutte o comunque non sono consegnate.
I termosifoni nel carcere rimangono spenti. Non c'è acqua calda. Il bagno si fa solo una volta al mese. Spesso s'interrompe l'energia elettrica. Alcuni bisogni elementari restano insoddisfatti: ad esempio gli assorbenti igienici per le detenute non entrano nel carcere, con il pretesto che sarebbero usati per darsi fuoco.
Alcuni detenuti osservano il digiuno del Ramadan, ma nell'ora della rottura del digiuno la mensa è chiusa. Quanto all'assistenza medica, non c'è presenza continua di un dottore nel carcere. E' diffusa l'epatite B e la tubercolosi. Un detenuto, Hacer Halil Yusuf, non riceve alcuna terapia nonostante sia consumato dall'epatite. Quando si va o si torna dall'ospedale sono sistematici i pestaggi, i maltrattamenti, gli insulti e gli inviti a collaborare. I soldati tengono ad assistere alle visite, specialmente delle detenute. Per questo spesso i detenuti rinunciano al ricovero. Ad esempio Saadet Kuran, gravemente ammalata di tubercolosi, non riceve alcun trattamento, non si sa se per rifiuto suo o da parte dell'amministrazione del ricovero ospedaliero. Molto diffusi sono i dolori reumatici.
Recentemente Selamet Mentes e Aynur Artan, entrambe rappresentanti elette delle detenute, si sono date fuoco nel carcere. Selamet è morta subito, mentre Aynur ha agonizzato in quello stato per tutta la notte prima di essere portata in ospedale per morirvi il mattino dopo.
Come anche nelle altre visite alle carceri, a Midyat si riscontra fra i detenuti una grande aspettativa nei confronti dell'opinione pubblica esterna. Specialmente nelle prigioni poste nella Regione ("bolge": è l'eufemismo obbligato per indicare il Kurdistan turco, Ndt) si vive una sensazione di grande isolamento e abbandono, e i detenuti chiedono di formare delegazioni e organizzare visite.
Usak E-tipi Cezaevi
(Carcere speciale di tipo "E" di Usak)
Oltre ai detenuti comuni si trovano qui donne detenute politiche. Attualmente in celle della capienza di 52 posti sono rinchiuse fino a 75 persone. Sono presenti quasi tutte le possibili malattie, ma i detenuti non sono mai portati in ospedale neanche nei casi gravi.
Nell'ultimo anno si sono verificati a Usak sei scioperi della fame. Un detenuto comune è stato ucciso da un altro in una rissa.
Le celle più ristrette sono riservate ai detenuti comuni. I rapporti con la vigilanza esterna sono pessimi, mentre quelli con la direzione e la vigilanza interna variano di tempo in tempo. I rappresentanti sono parzialmente riconosciuti. Nell'ultimo anno una volta il tentativo di riconsegnare una detenuta alla polizia per interrogarla nuovamente è stato sventato dalla resistenza sua e delle sue compagne.
Fino a poco tempo fa i soldati entravano nelle celle delle detenute per le perquisizioni, ma ora questo non avviene più. A volte i trasporti in ospedale si verificano pressioni sui detenuti per farne dei pentiti. Negli ultimi giorni durante il trasporto in tribunale un detenuto è stato continuamente minacciato puntandogli un fucile alla testa, un altro è stato sottoposto a un pestaggio in un cortile vuoto del tribunale.
Le condizioni di vita nel carcere sono pessime: freddo, mancanza d'aria, letti insufficienti. Ogni branda ospita due o tre prigionieri. Non c'è lavoro interno. Le lettere sono trattenute, e i pacchi non sono consegnati affatto.
Le visite dei parenti sono concesse settimanalmente, ma sono brevi per l'insufficienza delle cabine (nelle quali i prigionieri politici sono costretti a parlare con i familiari attraverso due fitte grate distanziate di un metro fra loro, Ndt).

Da Insan Haklari Bulteni (Bollettino dei diritti umani), rivista mensile dell'IHD (Associazione diritti umani)