Diritti kurdi

Carceri turche: una enorme Guantanamo
marzo 2005
di Marco Santopadre

Dopo il Newroz: considerazioni dopo l'ultima delegazione nel Kurdistan turco
marzo 2005

 

Roma: dall'11 al 28 giugno 2003, 34 cittadini kurdi hanno effettuano uno sciopero della fame a piazza Venezia.
Hanno ottenuto un permesso umanitario temporaneo.


Appello per il diritto d' asilo a 34 profughi kurdi

Dossier sui 34 dinieghi di asilo

Rapporto 2003 di Amnesty International
sulla situazione dei diritti umani in Turchia

Report di valutazione della situazione dei diritti umani
nel periodo gennaio - marzo 2003
Associazione Diritti Umani

L'inferno carcere
Rapporto sulle carceri speciali

Storie di ordinaria tortura
da www.kurdishobserver.com - 9.9.2002


Oleodotto BTC e violazione dei diritti umani



Turchia, cooperazione e diritti umani



Il caso Ocalan
Sentenza della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo

La Turchia entrerà nell'UE?
Risoluzione del Parlamento europeo sulla domanda di adesione
della Turchia all'Unione europea - Versione provvisoria
5.6.2003

Fermate la Turchia: ricomincia il genocidio dei kurdi
di Ghini Paola 26.3.2003

Detenuti turchi ridotti a larve umane
di Dino Frisullo 10.7.2002

 

 

 

 

SCIOPERO DELLA FAME A PIAZZA VENEZIA:
APPELLO PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO D'ASILO A 34 PROFUGHI KURDI


"Non abbiamo niente da perdere" sembrano dire 34 profughi kurdi che dal 11 Giugno hanno iniziato uno sciopero della fame contro la decisione della Commissione Centrale di negare loro l'asilo politico.
Avanti ad oltranza, dunque, nonostante la proposta da parte delle Associazioni presenti di interrompere lo sciopero per intraprendere altre forme di lotta e nonostante le critiche condizioni cliniche di alcuni di loro.
Vengono da Dersim, Bingol, Sirnak e sui pezzi di carta che mostrano c'è scritta la loro storia. Storia di violenza e persecuzione, una persecuzione che nel nostro paese non viene riconosciuta.
Sono provati dal gran caldo, dal digiuno, dal senso di precarietà in cui vivono da mesi, ma determinati e pronti a lottare. Chiedono che i loro casi vengano riesaminati e rivendicano il diritto di asilo che per i kurdi significa diritto ad esistere.
In Turchia, le violazioni dei diritti umani sono ancora all'ordine del giorno e le riforme democratiche tanto sbandierate dal governo turco devono considerarsi mere operazioni di facciata, almeno fino a quando non verrà presa in considerazione la proposta di un'amnistia incondizionata, a favore di tutti i prigionieri politici.
Alle condizioni attuali, quindi, il rimpatrio in Turchia rappresenta un serio rischio per la vita di queste persone.

A Piazza Venezia, nel cuore di Roma, mille realtà si interesecano e la storia dei profughi kurdi è solo un frammento di una più ampia, drammatica epopea.
I tempi e le modalità con cui si svolge l'intervista di fronte alla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, compresa l'utilizzazione dei funzionari delle ambasciate dei paesi di provenienza, per le procedure di identificazione, non consente ai richiedenti asilo un'adeguata difesa.
Nel corso del 2002, su 16.970 domande esaminate dalla Commissione le decisioni positive sono state solo 1.270, contro 14.970 risposte negative, tra le quali solo 730 con concessione di protezione umanitaria. Nella maggior parte dei casi, i ricorsi contro i dinieghi rilasciati dalla Commissione, consentendo la presentazione di adeguate prove documentali, vengono accolti dai giudici, ma i tempi sono lunghi, considerata anche la tendenza dal parte del Ministero dell'Interno, a ricorrere in appello.
Nel frattempo, i richiedenti asilo rimangono abbandonati a se stessi, privati, una volta di più dei loro diritti, in un contesto aggravato ulteriormente dai tagli del governo al Piano Nazionale Asilo e dall'assenza di una legge organica in materia.
Dalla Sicilia, intanto, in un drammatico tam tam arrivano notizie di sbarchi, naufragi e morti, a cui l'Italia di Bossi, Fini e Berlusconi risponde varando il Decreto Anti - Sbarchi, rinchiudendo i superstiti in gabbie di metallo e chiedendo "uomini con le palle" pronti a usare i cannoni.
La proposta inglese di istituire "centri di transito chiusi" al di fuori dell'Unione Europea e "zone di protezione nei Paesi d'origine", valutata postivamente dalla Commissione europea e dall'ACNUR, è stata solo temporaneamente accantonata, a causa delle divisioni tra gli Stati membri, per ragioni non certamente umanitarie.
Infatti, a Salonicco, il Consiglio europeo aggiunge altri mattoni al muro: schedature, impronte e sistemi di identificazione biometrici per tutti i richiedenti asilo e novità anche per i cittadini dell'Unione, nel caso fossero terroristi.

Nel panorama sconcertante che drammaticamente torna a ripetersi in questi giorni, lo sciopero della fame condotto dai richiedenti asilo kurdi rischia di perdersi. Questo non deve accadere! Non possiamo permetterlo e il rischio è troppo grande. Non si tratta di un convegno andato male o di una manifestazione fallita ma della vita di 34 persone e del destino di molti altri.
Per questo chiediamo che tutte le realtà che lottano per la tutela dei diritti dei richiedenti asilo e dei migranti intervengano in prima persona, perché sia concessa adeguata protezione a quanti stanno portando avanti questo sciopero e per il pieno riconoscimento del diritto d'asilo.

Promuovono l'appello: Associazione Azad, Senzaconfine, UIKI, Ararat, Ya Basta, Donne in nero, Wilpf, CDS, Attac, Villaggio Globale, Commissione Immigrazione Prc Roma, A.W.M.R. Italia, Associazione 3 febbraio, Associazione Culturale Epochè, Lunaria, Arci.

Per informazioni e adesioni telefonare a:
Anna: 347/8629193
Vanessa: 347/2696147

Oppure inviare una mail a: dirittodiasilo@tiscali.it

 

OLEODOTTO BTC E VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

Oleodotto: il rapporto della missione sul campo in Turchia testimonia violazione dei diritti umani e degli standard internazionali

Roma, 5 maggio 2003 - La Campagna internazionale sul controverso progetto di oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che attraverserà Azerbaigian, Georgia e Turchia, ha reso pubblico oggi un dettagliato rapporto sulla missione sul campo svoltasi in Turchia nel mese di marzo, nelle cui conclusioni si chiede una moratoria sul progetto.

Nel rapporto sono documentati con dovizia di particolari le violazioni degli standard internazionali e abusi dei diritti umani attualmente in corso connessi al lavoro di costruzione dell'oleodotto portato avanti dal Consorzio BTC, guidato dalla BP e a cui partecipa anche l'ENI, e per cui sono stati chiesti finanziamenti pubblici alla Banca mondiale, alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ed a alcune agenzie di credito all'esportazione, tra cui l'italiana SACE.

La missione internazionale, a cui ha partecipato anche la Campagna per la riforma della Banca mondiale, ha riscontrato una forte atmosfera di repressione nella regione curda del Nord Est della Turchia. L'evidente mancanza di libertà di parola non può che condizionare la popolazione locali nelle critiche nei confronti del progetto, danneggiando il processo di consultazione portato avanti dalla BP.

Gli stessi membri della missione internazionale sono stati posti in stato di fermo due volte dalla polizia turca, i loro bagagli perquisiti e la conclusione della missione irrimediabilmente compromessa, anche per non mettere in pericolo, con la loro visita, gli abitanti di alcuni villaggi fortemente impattati dalla costruzione dell'oleodotto.

"Se questo è stato il comportamento della polizia turca nei confronti di alcuni visitatori, possiamo immaginarci cosa possa accadere alla popolazione locale" ha affermato Antonio Tricarico di CRBM, uno dei membri della missione internazionale, "Che la BP, capofila del progetto, dica che non ci sono abusi dei diritti umani è del tutto incredibile: noi li abbiamo visti e subiti da vicino" ha continuato Tricarico.

"Anche la violazione di riconosciuti standard internazionali, sulla mitigazione degli impatti e sulle compensazioni, sono di grande preoccupazione, anche per questa ragione chiediamo una moratoria sul progetto ed una più attenta valutazione da parte dei finanziatori pubblici che erogheranno fondi indispensabili per un progetto i cui costi superano i tre miliardi di dollari" ha concluso Tricarico.

 

TURCHIA, COOPERAZIONE E DIRITTI UMANI

Liste nere per organizzazioni di cooperazione allo sviluppo e per i diritti umani!

La Turchia è ancora molto lontana dal soddisfare degli standard minimi di democrazia per uno stato di diritto. Questa è la conclusione a cui giunge l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) dopo aver trovato il proprio nome insieme a quello di altre 32 organizzazioni di cooperazione allo sviluppo e per i diritti umani su una lista nera dei militari turchi. "Se vengono considerati illegali gli aiuti umanitari e l'impegno a favore dei diritti umani, vuol dire che la Turchia non ha ancora imparato la lezione per entrare in Europa", ha dichiarato Tilman Zülch, presidente dell'APM Internazionale.

I collaboratori delle organizzazioni indicate sulla lista, quali p.es., l'organizzazione delle Chiese Evangeliche, La Fondazione Alfred Nobel o Human Rights Watch, non potranno viaggiare nelle zone kurde dell'Iraq del Nord attraversando la Turchia, e gli aiuti umanitari in transito potrebbero essere sequestrati. La motivazione ufficiale di questo provvedimento è data dai presunti aiuti logistici e finanziari al partito radicale kurdo PKK da parte delle suddette organizzazioni. "Si tratta di allucinazioni dell'esercito turco che da decenni impedisce la democratizzazione del paese", risponde Zülch alle accuse. "L'APM, che da 35 anni si occupa dei diritti umani dei Kurdi nei quattro paesi in cui vivono, ha criticato fin dall'inizio il carattere terroristico del PKK, così come ha criticato i numerosi crimini di guerra e le violazioni dei diritti umani dell'esercito turco contro la popolazione civile kurda."

La "lista nera" è stata pubblicata il 21 aprile 2003 dal quotidiano turco Tercuman


HUMAN RIGHTS ASSOCIATION - TURCHIA: LONTANO IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

20.11.2002

Il 20 novembre ricorre il terzo anniversario della protesta contro il sistema di dentezione delle carceri turche. Il 9 novembre scorso si è spento Serdar Karbult ,membro del DHKP/C che aveva condotto fino alla morte il suo sciopero della fame; con lui sono 98 le vittime di questa forma di protesta. Anche di questi drammi si è parlato all'undicesima riunione generale dell'Assemblea per i diritti umani in Turchia (IHD), svoltasi il 16 novembre . I delegati del meeting hanno ricordato che le correzioni al codice penale turco, in conformità alla legge antiterrorismo, non hanno comunque cambiato le caratteristiche antidemocratiche delle leggi. La difesa dei diritti umani - sostiene IHD - non si può limitare alla sia pur importante modifica della legge. La tortura, ad esempio in Turchia, è ancora usata sistematicamete. Per prevenire la tortura dovrebbero essere introdotte misure di prevenzione in quattro settori: educativo, amministrativo, giudiziario e legale. Nei primi sei mesi del 2002 IHD ha registrato almeno 381 casi di tortura. Anche le Donne in Nero che erano in Kurdistan come osservatrici internazionali durante le elezioni hanno denunciato il clima di terrore e le intimidazioni indirizzate alla popolazione Kurda che voleva dare il voto al Dehap. L'Associazione per i popoli minacciati è contraria all'entrata della Turchia in UE finchè continuerà a emarginare i profughi, tra cui centinaia di migliaia di bambini, lasciandoli vivere in estrema povertà e affamati in capanne tirate su alla meno peggio nelle periferie delle grandi città.
Pubblicato il: 20.11.2002
" Fonte: © Comitato Kurdistan Firenze, Ass. Popoli Minacciati, Donne in Nero;
" Approfondimeto: © Assopace, Mozione proposta dal 'Workshop Kurdistan', Dossier Medioriente;