DOSSIER SU TRENTAQUATTRO DINIEGHI DI ASILO

I casi


a cura delle associazioni AZAD, SENZACONFINE, UIKI

Giugno 2003

Quattro picchetti di legno ben piantati, un lembo di terra recintata e all'interno 34 profughi curdi che dal 12 Giugno hanno iniziato uno sciopero della fame contro la decisione della Commissione Centrale di negare loro l'asilo politico.
A piazza Venezia, nel cuore di Roma.


Vengono da Dersim, Bingol, Sirnak e sui pezzi di carta che mostrano c'e scritta la loro storia. Storia di violenza e persecuzione, una persecuzione che nel nostro paese non viene riconosciuta.
Sono provati dal gran caldo, dal digiuno, dal senso di precarietà in cui vivono da mesi, ma determinati e pronti a lottare.
Chiedono che i loro casi vengano riesaminati e rivendicano il diritto di asilo che per i kurdi significa diritto ad esistere. Hanno paura di essere rispediti nel proprio paese, una paura che la Commissione Centrale giudica infondata e quindi inaccettabile.
Per la Commissione, il "mutato contesto" (spesso ricorrente nella risposta negativa alle domande di asilo) è indice di garanzia e sicurezza, giudicando quindi, le le richieste di protezione in seguito a timori persecutori, infondate.
La risposta "considerato che tali fatti rientrano nell'attività di polizia di prevenzione…" seguita da " considerato che il nuovo governo del suo paese ha dato prova di aver intrapreso linee politiche di evoluzione verso una più completa democratizzazione…" è spesso ricorrente.
Proprio perché non crediamo al mutato contesto nè che la polizia golpista turca si limiti ad attività di prevenzione, chiediamo a tutte le associazioni e a tutti i cittadini impegnati nella lotta per difendere i diritti dei popoli di sostenere i 32 scioperanti kurdi, riaprendo il discorso sulle continue violazioni dei Diritti Umani In Turchia,
A Febbraio 2003, tre ragazzi di Hakkari, di 14, 15 e 16 anni, sono stati portati in questura con l'accusa di aver scritto con i loro piedi sulla neve "Biji Serok Apo" (lunga vita al comandante Apo) e "No all'isolamento". Al posto di polizia sono stati torturati.
Oppure il caso di Emin Aladag sottoposto a pesante tortura poco meno di tre mesi fa.
Emin era stato arrestato nel 1995 con l'accusa di essere membro del PKK , e condannato dalla Corte di Sicurezza di Ezrum a dodici anni di pena (articolo 168/1 del Codice Penale Turco).
Tale verdetto non era stato convalidato dalla Corte Suprema di Sicurezza, e per questo motivo Emin era stato scarcerato.
Meno di due mesi fa (Aprile 2003) Emin è stato fermato dalla Squadra Antierrorismo di Ankara con l'accusa di latitanza, trasportato nel carcere di Igdir e qui trattenuto due giorni con l'accusa di essere membro di Kadek.
In questi due giorni, è stato pesantemente torturato, e sia i piedi che le gambe riportavano numerose fratture.
Eppure all' ospedale di Igdir il medico di turno aveva rilasciato un certificato in cui si dichiarava che Emin godeva di ottima salute e che non aveva subito alcuna violenza nei due giorni di detenzione.
"Questo è un crimine contro l'umanità e contro la legge, dichiara oggi il suo avvocato.
Il mio cliente è stato fermato, incarcerato e torturato, senza alcuna prova, senza nemmeno essere stato interrogato.
E' mostruoso, lo porteremo di nuovo all'ospedale, vogliamo un rapporto medico in cui si dica la verità".


L'abuso più grande che ogni giorno si compie in Turchia è quello dell'omissione e della falsificazione dei dati.
Crediamo, che in un paese dove la violenza è all'ordine del giorno e dove i primi ad essere sottoposti a violenza sono medici, avvocati, giornalisti, solo i dati statistici possano modificarsi in breve tempo, ma non i dati reali.
Sistematicamente da anni, molti fermi di polizia si trasformano in condanne per reati comuni, quando il sospetto, sottoposto a tortura, non conferma l'accusa.

Per questo ricordiamo a chi decide della vita di una persona, concedendo o negando l'asilo, che ogni tipo di valutazione politica sul paese di provenienza è ingiusto e non rispetta né i criteri della Convenzione di Ginevra nè l'articolo 10 della nostra Costituzione.
Consapevoli che i 10 minuti di colloquio dei richiedenti asilo e le modalità con cui esso si svolge, non solo non sono sufficienti, ma degradano la dignità di persone obbligate a difendere la propria libertà ed il diritto a esistere.
E alla Commissione Centrale che spesso ha rilevato "contraddizioni e mutamenti di versione durante l'intervista…" ricordiamo che i profughi fuggono dalla paura e ogni audizione per loro è l'anticamera di un verdetto, che storicamente, nel caso del popolo kurdo è quasi sempre stato ingiusto.
I dati statistici recenti e le promesse giuridiche di un paese che vuole entrare in Europa non devono e non possono bastare a tutti quelli che in tanti modi lavorano e lottano perchè un altro mondo sia davvero possibile.

Associazione Azad

 

I casi


1) ORKAN YILMAZ n. 20/10/69, commissione 11/03/03
Dalla motivazione: "……….Considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento che definisce oppressivo e discriminatorio delle autorità governative, considerato che tale condizione oggettiva a carattere generalizzato, non rileva, ai sensi della Convenzione di Ginevra, ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, non potendosi individuare motivi di persecuzione riferibili in via diretta e personale secondo la nozione contenuta nell'art. 1 della predetta Convenzione."
Sintesi del suo racconto: Sono nato a Baskale nella provincia di Van. La zona in cui sono cresciuto è sempre stata militarizzata e continuativamente si è trovata sotto le operazioni militari: In maniera particolare, dal 12 settembre 1980, quando i militari hanno preso il potere ed è iniziato ad imporsi il terrore nei villaggi e nei civili. Nel '92 a Van, abbiamo festeggiato con una grande festa il Newroz, in quell'occasione i militari hanno aperto il fuoco su di noi, causando la morte di una persona e ferendone 50. Io invece sono stato fermato per 5 giorni ed ho subito la tortura., mi hanno rotto due denti e a causa della Falaka non posso più camminare bene.
Tra il 1992 e il 1993, ero studente all'università e abbiamo organizzato una protesta per poter imparare la lingua curda. Sono stato arrestato con altri 18 studenti e sono rimasto sotto custodia per una settimana e anche questa volta ho dovuto subire forme di tortura sia psicologica che fisica. Poco tempo dopo il nostro rilascio il DGM (Tribunale per la sicurezza dello Stato) di Erzincan ha deciso che dovevamo ancora restare sotto processo.
A quel epoca lavoravo nella rivista Ozgur Halk e svolgevo la mia attività nella sezione giovanile del Dep (partito filo-kurdo poi discolto) di Ezircan. Eravamo sottoposti ad enormi pressioni e il responsabile della sezione del partito Cemal Akar fu catturato da parte delle forze di contro guerriglia e il suo cadavere fu trovato poco dopo. Non potendo superare tali difficoltà abbiamo chiuso la sezione.
Dopo l'Università sono stato capo cantiere a Van e contemporaneamente ero membro dell'Hadep . Nel '97 per aver organizzato il Newroz sono stato fermato, mi hanno fatto torture disumane e quando non sono riusciti ad incolparmi mi hanno rilasciato.
Ero responsabile di Hadep a Van. In quel periodo i gruppi para-militari creati dallo stato uccidevano i civili, una parte di questi erano gli hizbullah (islamismi radicali), gli altri mercenari assoldati dallo Stato, per me a quel tempo la linea di confine tra vita e morte era molto labile, tanti dei miei amici nel frattempo furono uccisi dai militari. Dopo essere stato fermato più volte dopo molteplici torture e minacce ho dovuto dimettermi dall'incarico e sono rimasto semplicemente membro del partito.
Nel 1991 le stesse pressioni sono iniziate contro la mia famiglia. Hanno attaccato la nostra casa sono entrati ed hanno fermato mio padre e mio fratello. Mio fratello che era minorenne dopo l'interrogatorio e le torture è stato rilasciato, mio padre invece è stato imprigionato. Mio padre era consigliere comunale di Baskale per il partito HADEP e la polizia ha cominciato a ricercare mio fratello e me. Tutti e due siamo scappati e, fino al marzo del 2002, siamo rimasti ad Ankara. Quando ho visto che la mia vita in Turchia non era più in condizioni di sicurezza sono scappato, sono venuto in Italia e ho chiesto asilo.


2)FIRAT ALI, n. 01/01/82, commissione 17/12/02
Dalla motivazione: ……"atteso che richiama repressione in cui potrebbe incorrere in caso di ritorno per il proprio dissenso……….ritenuto che gli accadimenti riferiti hanno interessato una pluralità di connazionali senza denotare intenti persecutori diretti e personali……… preso atto che il richiedente fa presente di aver lasciato il Paese per trovare migliori condizioni di vita civile e democratica e possibilità di lavoro…..atteso che espone circostanze che sia pure tragiche e drammatiche, si riferiscono a un periodo ormai passato e che l'attuale assetto del suo Paese non possono essere poste a base di un ragionevole timore di subire ulteriori restrizioni, o addirittura persecuzioni, in caso di eventuale ritorno in Patria, dove si registrano le condizioni e i presupposti per il ritorno a sistemi di vita civile e democratica……."
Sintesi del suo racconto: Sono nato primo gennaio '82 a Sanlu Urfa. Ho fatto le elementari nel villaggio dove sono cresciuto, assieme a cinque fratelli.
Come tutti i giovani kurdi ero impressionato dalla politica di negazione dei diritti del popolo kurdo e per questo ho cominciato a militare nell'organizzazione giovanile del partito Hadep, facendo propaganda tra i giovani e distribuendo riviste, giornali e manifesti (YASAMADA GENCLIK, WELAT, OZGUR HALK tutte riviste vietate).
Durante una manifestazione a favore della pace nel mondo, la polizia ha caricato e nel fuggire mi sono ferito. La polizia mi ha fermato e portato in caserma, dove per due giorni sono stato sottoposto a tortura.
Una volta rilasciato, ho ripreso le mie attività politiche, partecipando a numerose manifestazioni anche non se non autorizzate.
Durante una di queste, organizzata per commemorare due membri dell'Hadep uccisi dalla polizia (SERDAR DANIS e BUBEKIR DENIZ), nel marzo del 2001, sono stato fermato dalla polizia insieme con altri manifestanti. In caserma sono stato bendato e colpito alla testa. A causa delle ferite riportate, per più di due settimane ho avuto forti dolori.
Nel novembre 2001, mentre distribuivo riviste con mio padre, mi hanno fermato di nuovo e trattenuto per tre giorni, sottoponendomi a tortura, prendendomi a calci e provocandomi lesioni di cui ancora oggi subisco le conseguenze.
Avendo capito che ormai rimanere in Turchia significava rischiare la vita, ho deciso di scappare in Europa. Grazie ad un "contatto", il 10/12/2001 sono uscito dalla Turchia nascondendomi in un TIR e sono arrivato in Italia sei giorni dopo.

3) TAPTI SIRAC n. 01/01/81, commissione 04/12/02
Dalla motivazione: "…ritenuto che alla luce del mutato contesto politico realizzatosi, le argomentazioni addotte devono essere considerate superate e non più attuali…preso atto che il richiedente fa presente di aver lasciato il proprio paese per trovare migliori condizioni di vita civile e democratica…ritenuto che le avversità esposte attengono alla sfera personale e non sono riconducibili a persecuzione… ritenuto che asserisce di aver subito persecuzioni che tuttavia risultano comportamenti legittimi della autorità…atteso che tale movimento (Hadep) è legalmente costituito e svolge regolarmente e liberamente le proprie attività…"
Sintesi del suo racconto: Sono nato il primo gennaio 1981 a Adyaman (Kahta).
Ho iniziato ad avere problemi nel 1999 per il mio impegno (manifestazioni, riunioni, volantinaggio) nel partito Hadep e nel movimento dei giovani. Tra il 1999 e il 2001 sono stato fermato più volte, trattenuto in carcere e torturato. Successivamente hanno iniziato a fare pressioni anche sulla mia famiglia e per questo mi sono trasferito ad Istanbul ma quando ho saputo che la polizia aveva fatto irruzione a casa mia per cercarmi non mi sono sentito più sicuro e ho deciso di scappare per chiedere asilo politico.

4) HASAN DONEKLI n. 01/01/71, commissione 25/02/03
Dalla motivazione: "…atteso che espone la situazione di insicurezza che si registra in alcune zone del suo paese interessate da episodi di guerriglia…considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento, che definisce oppressivo e discriminatorio, delle autorità governative…considerato che tale condizione oggettiva, a carattere generalizzato, non rileva ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, non potendosi trovare motivi di persecuzione riferibili in via diretta e personale…"
Sintesi del suo racconto: Vengo da Pazarcik e sono nato il 1/1/1971: premetto che il mio è un villaggio di confessione halevi e, come tale, avversato per la confessione religiosa. Dal '90, i militari, più volte hanno fatto irruzione nel villaggio per costringerci a diventare guardiani di villaggio. Per essere sicuri che non scappassi e per costringermi a fare ciò che chiedevano mi hanno tolto la carta di identità e mi hanno minacciato di morte. Mi accusavano, anche molestandomi continuamente, perché ero un buon cantante di canzoni kurde. Nel '98 mentre ero al pascolo con mio padre siamo stati fermati dai militari e picchiati selvaggiamente, perché resistevo sempre ai loro atteggiamenti. Per questo ho deciso di scappare, ma se torno e le cose non sono cambiate, mi aspetta il carcere.

5) KILIC YADIN n. 19/09/72, commissione 25/02/03
Dalla motivazione: "…atteso che espone la situazione di insicurezza che si registra in alcune zone del paese interessate da episodi di guerriglia….considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazione della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento che definisce oppressivo e discriminatorio, delle autorità governative, considerato che tale condizione oggettiva, a carattere generalizzato, non rileva ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato….."
Sintesi del suo racconto: Sono nato vicino Bingol il 19-9-1972 in una famiglia tradizionale e di mentalità feudale.Lo dico perché mio padre non voleva mandarmi a scuola , era implicato nelle continue faide tra famiglie per una delle quali mio padre andò in carcere per 7 anni.Quando nell'84 ho incontrato il PKK io avevo già fatto una mia revisione critica su come stavano le cose. Come pastore incontravo spesso i guerriglieri quando andavo al pascolo. Nell'87, mi sono imbattuto nell'esercito turco che in montagna aveva avuto uno scontro con la guerriglia. Sono stato preso e torturato per rivelare le loro posizioni, ma io non ho parlato e mi hanno rilasciato, accusandomi di terrorismo.Ormai ero sotto sorveglianza e ho deciso di andare ad Istanbul.Ho fatto ritorno a Bingol in occasione delle elezioni dell'91, in seguito alle quali ci fu un'ondata di arresti e tornai, appena in tempo a Istanbul, perché i militari andarono a casa a cercarmi per prelevarmi. Dopo il mio matrimonio sono tornato a Bingol, nel 99 per le elezioni amministrative, in seguito alle quali sono stato arrestato e torturato per 4 giorni mentre mio cugino in guerriglia veniva ucciso e mio zio messo in carcere. Poiché erano stati ammazzati 2 poliziotti, ci fu una rappresaglia in tutto il mio quartiere e una irruzione nella mia casa, in cui venni di nuovo arrestato e torturato per 3 giorni.Il sindaco della città dell'Hadep e mio padre mi hanno spinto nel 2001, in una situazione ormai insostenibile, a venire in Italia.Ho lasciato mio figlio di un mese.

6) POLAT OSMAN n. 16/08/79, commissione 10/09/2002
Dalla motivazione: "………..rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione, riscontrati durante l'intervista personale, comportano perplessità in ordine della veridicità e alla credibilità di quanto asserito e alla fondatezza della richiesta."
Sintesi del suo racconto: Ho presentato domanda di asilo alla Commissione centrale il 15/5/2000 e ho fatto l'intervista davanti alla Commissione il 10/9/2002.
I commissari non mi hanno fatto nessuna domanda sulla mia situazione e mi hanno consigliato di presentare una domanda di regolarizzazione. Non potendomi però presentare all'ambasciata turca per ottenere i documenti necessari, non ho potuto presentare la domanda di regolarizzazione.
Sono membro dell'Hadep e simpatizzo per il PKK (oggi Kadek), per questo motivo sono stato condannato a 3 anni e 9 mesi di prigione.
Recentemente, il primo maggio del 2003, la polizia ha fatto irruzione nella mia casa in Turchia chiedendo di me.

7) KARDAS SUKRU n. 03/03/78, commissione 26/06/2002
Dalla motivazione: "………..considerato che tale circostanza, non comporta particolari sanzioni per gli interessati ma solo controlli più frequenti nella loro condotta, atteso che tali conseguenze non concretizzano una persecuzione personale e diretta da parte dell'autorità governativa ………"
Sintesi del suo racconto: In Turchia, a causa della mia attività politica, sono stato fermato 8 volte, subendo sempre torture fisiche e psicologiche.
L'ultima volta che mi hanno fermato, sono stato costretto, per salvarmi la vita, a confessare tutte le accuse mosse nei miei confronti.
Una volta rilasciato ho deciso di scappare dalla Turchia anche perché, i guardiani del villaggio avevano bruciato la mia casa ed io non avevo più nessuno, dato che molti dei miei familiari si trovano già in Europa come rifugiati.

8) ACAR SUKRU n. 10/04/81, commissione 11/03/2003
Dalla motivazione: "………..atteso che richiama repressioni in cui potrebbe incorrere in caso di ritorno in Patria……..considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento, che definisce oppressivo e discriminatorio, delle autorità governative; considerato che tale condizione oggettivo, a carattere generalizzato, non rileva ai sensi della Convenzione di Ginevra motivi di persecuzione diretta e personale…….."
Sintesi del suo racconto: Sono nato nel 1981 a Midyat. Nel 1998 i militari turchi e i guardiani di villaggio hanno fatto irruzione nel mio villaggio, sparando addosso alla gente e ferendo mio zio e mio fratello, arrestati il giorno successivo, dopo una notte di violenze.
Dopo 5 mesi mio zio è stato rilasciato ma di mio fratello non si hanno più notizie.
Quando i guardiani del villaggio hanno dato fuoco al villaggio dove abitavo, io e la mia famiglia ci siamo trasferiti a Nusaybine ma anche qui abbiamo iniziato a subire persecuzioni.
Un altro mio fratello, il maggiore, dopo aver fatto il servizio militare è tornato con pesanti problemi psicologici ancora irrisolti.
In seguito ad una denuncia, la polizia ha fatto irruzione nella mia casa chiedendo di me, con la motivazione che ero sospettato di appoggiare il PKK. Io sono riuscito a sfuggire alla polizia e a nascondermi ma, dopo qualche tempo, sono stato fermato e trattenuto per tre mesi. Una volta rilasciato, continuando ad essere sotto stretto controllo, ho deciso di scappare, avendo perso entrambi i genitori e non avendo più una casa, bruciata dai militari..
Il 4/6/2001 sono sbarcato in Italia.

9) ARAN AYHAN n. 02/02/80, commissione 11/03/2003
Dalla motivazione: "………considerato che lamenta che le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento, che definisce oppressivo e discriminatorio, delle autorità governative; considerato che tale condizione oggettiva a carattere generalizzato, non rileva, ai sensi della Convenzione di Ginevra, ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, non potendosi individuare motivi di persecuzione riferibili in via diretta e personale secondo la nozione contenuta nell'art. 1 della predetta Convenzione."
Sintesi del suo racconto: Sono nato in un villaggio nella provincia di Bingol da una famiglia di commercianti. Fin da piccolo ho sentito la mia diversità in quanto Kurdo. Era vietato parlare la mia madrelingua e a scuola gli insegnanti parlavano sempre della supremazia della lingua, cultura e etnia turca.Ho incominciato ad interessarmi della questione del Kurdistan e a parlarne a scuola con gli altri studenti. Per questo motivo sono stato prima sospeso e poi allontanato definitivamente dalla scuola. Sono stato arrestato due volte dai militari turchi., mi hanno torturato sia psicologicamente sia fisicamente: ho subito scariche elettriche sulle dita dei piedi, sui miei genitali, il getto dell'acqua fredda. Nel secondo arresto sono stato minacciato di morte e messo in una fossa piena di liquami. Alla fine mi hanno rilasciato perché minorenne.Una volta libero, per non essere identificato, mi sono trasferito a Mersin. Ho disertato il servizio militare per paura di ritorsioni.
Frequentavo il partito Hadep, distribuivo giornali e materiali informativi. In una di queste occasione hanno arrestato i miei due compagni mentre io sono riuscito a scappare. Per paura di essere di nuovo arrestato e torturato ho deciso di scappare e richiedere asilo in Italia.

10) KURT MESUT n. 10/05/78, commissione 10/10/2002
Dalla motivazione: "……….. considerato che nel tempo trascorso tra gli avvenimenti riferiti e la data dell'espatrio non ha incontrato ulteriori, particolari problemi…………………"
Sintesi del suo racconto: Sono nato nella provincia di Sirnak. Mio padre è stato ucciso e mia madre scomparsa quando ero molto piccolo. Sono cresciuto in una famiglia che mi sfruttava, mi facevano lavorare e mi picchiavano molto spesso. Sono stato imprigionato parecchie volte, anche da adolescente con l'accusa di collaborare con il PKK (oggi Kadek). Il fatto di essere solo e senza una famiglia, mi ha esposto di più agli abusi. Ho subito la tortura parecchie volte.

11) BULGAY NIHAT n. 15/12/81, commissione 20/02/03
Dalla motivazione: "…….preso atto che il movimento al quale aderisce non è legalmente riconosciuto e pratica attività di violenza e che le repressioni delle autorità verso i componenti di tale gruppo non costituiscono persecuzione…considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento, che definisce oppressivo e persecutorio, delle autorità governative…considerato che riferisce episodi di rappresaglia e maltrattamenti che tuttavia sono da riportarsi a reazioni ad attività di guerriglia e che come tali non rientrano nella convenzione di Ginevra…rilevato che la renitenza di leva non è presa in considerazione ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato…"
Sintesi del suo racconto: Sono nato il 15/12/81 a Bingol da una famiglia di contadini. Ho 5 fratelli e due sorelle.
A Bingol ho frequentato le scuole elementari e le medie. I primi contatti con la politica e precisamente con il Movimento nazionale moderno del Kurdistan gli ho avuti proprio quando frequentavo la scuola.
Ho avuto contatti con il PKK perché mio fratello e mia cugina ne facevano parte e perché aiutavo i guerriglieri fornendo cibo, viveri e materiali.
Per questo sono stato fermato più volte, nel corso del '97, del '99 e del 2001.
Nel 1999 il nostro villaggio (vicino a Bingol) è stato distrutto e dato alle fiamme dall'esercito turco e durante l'ultimo terremoto che ha devastato la città di Bingol, la casa in cui viveva la mia famiglia è stata distrutta.Mi sono anche sottratto alla leva per non dover prestar servizio nell'esercito che opprime il mio popolo.
Proprio dopo quest'ultimo terremoto, durante una manifestazione di protesta per la mancata distribuzione degli aiuti, la polizia ha sparato sulla folla.
Mio padre è stato arrestato e la polizia ha chiesto di me, chiedendo a mio padre dove fossi e ingiungendogli di consegnarmi alla polizia.

12) MEHMET SITKI KISMIR n. 01/01/58, commissione 19/11/02
Dalla motivazione: "…atteso che lamenta repressioni nel '97…che nel periodo di tempo trascorso tra gli avvenimenti riferiti e la data dell'espatrio non ha incontrato particolari problemi…rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione comportano perplessità in merito alla veridicità e credibilità di quanto asserito…"
Sintesi del suo racconto: Sono nato l'1/1/58 a Baykam in provincia di Siirt.
Mio fratello ha partecipato ad attività e combattimenti del PKK e per questo la polizia ha iniziato a perseguitarmi. Sono stato fermato più volte e sottoposto a tortura, con minacce di morte a me e alla mia famiglia, per farmi confessare dove si trovava mio fratello.
Le persecuzioni, ad un certo punto, sono diventate quotidiane e la vita era impossibile, per questo ho deciso di scappare. Preferisco morire qui piuttosto che in Turchia.

13) TUNEK KEMAL n. 05/03/64, commissione 08/04/03
Dalla motivazione:"……………..atteso che espone fatti e circostanze che attengono alla sfera personale e che, come tali, non sono riconducibili al concetto di persecuzione osì intesa ai sensi dell'art. 1 dela Convenzione di Ginevra ……..preso atto che richiama situazioni motorie del paese di provenienza o comunque generali ed astratte".
Sintesi del suo racconto: Sono nato in una famiglia kurda, ho fatto i miei studi elementi e medi, sino alla seconda classe del liceo a Dersim/Tunceli. Dopo il colpo di stato i militari turchi hanno incominciato a governare aggravando il clima di repressione, c'era lo stato di emergenza. Anche la mia famiglia è stata sottoposta a pressioni e ha subito la tortura. Al liceo, avendo detto che ero turco ed alevita, mi hanno buttato fuori dalla scuola. Nella zona di Dersim la repressione delle autorità contro i kurdi aleviti è diventata sempre più grave, fino ad oggi che è spesso insostenibile. Ho aperto a Dersim una piccola attività commerciale, cui hanno dato fuoco. Non avendo più sicurezza di vivere, ero minacciato continuamente, sono dovuto andare ad Istanbul dove ho cominciato a svolgere delle attività sulla cultura e musica kurda al MKM. A quel tempo suonavo a livello professionale il sax. Anche qui la situazione era di forti pressioni da parte dello Stato contro il centro, per questo sono stato più volte arrestato e torturato. A causa di ciò mi sono ammalato, sono caduto in depressione, ho avuto problemi di memoria. La polizia mi aveva minacciato di morte ed ero perseguitato. Vedendo che non avevo più possibilità di vivere nel mio paese, a causa delle minacce che continuavano incessantemente, ho deciso di lasciarlo. Per questo sono venuto in Italia ed ho presentato la mia richiesta di asilo.

14) OZEL ABDUL HAKIM n. 16/03/03, commissione 29/01/03
Dalla motivazione: … "accertato che in precedenza aveva lasciato il proprio paese e che il successivo ritorno in patria, senza conseguenze, esclude ogni fondatezza al timore di subire persecuzioni in caso di rimpatrio…
Sintesi del suo racconto: Vivevo nel villaggio di Sari Gegek, vicino a Bingol, dove, dopo la scuola elementare, ho iniziato a fare il pastore.
Tutti sapevano che la mia famiglia simpatizzava per la causa kurda e per questo venivamo sottoposti a forti pressioni da parte della polizia, dell'esercito e dei paramilitari.
Essendoci rifiutati di fare i guardiani del villaggio, io e altri membri della mia famiglia siamo stati fermati più volte, minacciati di morte e torturati.
Sono stato processato con l'accusa di essere un sostenitore del PKK e su di me pende tuttora un mandato di cattura emesso dalla gendarmeria.
Per questo e per le minacce di morte che mi sono state rivolte dai paramilitari ho deciso di lasciare il Paese. Prima sono stato in Germania, poi dopo un rimpatrio in Turchia, sono scappato di nuovo arrivando in Italia.

15) DASKIN GUVEN n. 15/11/82, commissione 04/09/02
Dalla motivazione: "…rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione comportano perplessità in ordine alla veridicità… stante che pone a motivo dell'espatrio fatti e circostanze non riconducibili alla convenzione di Ginevra…non fornisce argomento che possano far ritenere la possibilità di persecuzioni, in caso di ritorno in patria…ritenuto che le avversità esposte attengono alla sfera personale e che non sono riconducibili al concetto di persecuzione…"
Sintesi del suo racconto: Sono nato il15/11/82 a Mus, da una famiglia di contadini.
Il mio villaggio si trova sulle montagne e per questo non mancava di ospitare guerriglieri del PKK, con i quali eravamo in stretto contatto.
A causa di questo sono stato fermato e torturato più volte, fin dalla mia infanzia, e sono stato testimone di feroci torture a danno dei miei familiari.
Per sfuggire alle persecuzioni mi sono trasferito a Ismir, dove ho iniziato a frequentare la sede dell'Hadep.
Il 15/12/1999, la polizia ha fatto irruzione nella sede del Partito e ha fermato, oltre a me, 26 persone, trattenendoci per una settimana.
A seguito di questo ho deciso di trasferirmi ad Istanbul senza però interrompere la mia attività politica. A seguito di una denuncia sono stato scoperto anche dalla polizia di Istanbul e, comprendendo che ormai la mia sicurezza personale era a grave rischio, ho deciso di fuggire per chiedere asilo politico.

16) YILDIZ HAMIT n. 22/07/71, commissione 18/02/03
Dalla motivazione: "…rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione, comportano perplessità in ordine alla veridicità e credibilità di quanto asserito…"
Sintesi del suo racconto: Sono nato a Akpazar, villaggio in provincia di Tunceli. I miei problemi cominciarono quando nel '95, nel villaggio arrivò l'esercito turco per costringere gli abitanti a diventare guardiani di villaggio. Ai nostri ripetuti rifiuti seguì una forte pressione psicologica e fisica nei confronti di alcuni compaesani che furono torturati. Ciò costrinse molti di noi ad accettare , ma io non lo feci. Gestivo un negozio di scarpe e il mio negozio cominciò ad essere preso di mira, perché vendevo la marca Mekap, usata dai partigiani. Molte volte è venuta la polizia per farmi confessare i miei contatti con la guerriglia circa la vendita di scarpe, più volte sono stato fermato e picchiato per questo, finché ho deciso di sottrarmi a queste vessazioni, scappando in Europa nel maggio 2001.

17) ARAN MEDENI n. 22/05/65, commissione 25/02/03
Dalla motivazione: "…considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento che definisce oppressivo e discriminatorio delle autorità governative,…tenuto conto che gli accadimenti riferiti hanno interessato una pluralità di suoi connazionali senza denotare intenti persecutori diretti e personali,..…considerato che le situazioni esposte risalgono a molti anni fa…"
Sintesi del suo racconto: Nella mia attività di pastore, dall'84 al '94 ho sempre incontrato la guerriglia in montagna e l'esercito turco.Quando incontravo i guerriglieri condividevo con loro il mio cibo, finché una spia ha riferito che avevo contatti con i guerriglieri. Vengo così prelevato dai militari, accusato di aiutare il PKK e torturato per 3 giorni. Periodicamente da quel momento sono vessato dai militari che vogliono informazioni sulla guerriglia.Un giorno sono caduto in una trappola. I militari travestiti da guerriglieri mi fermano, chiedendo cibo io glielo fornisco e loro si rivelano.Vengo picchiato su tutto il corpo e sulla testa finchè sono una poltiglia di sangue. Quando uccidono il mio cane con il calcio del fucile svengo. In quel momento, poichè il Governo turco pagava chi portava una testa curda, ho avuto molta paura e sono fuggito in Europa. Nei miei confronti è stato emesso un mandato di cattura perché pensavano che io avessi raggiunto i guerriglieri. Dopo la mia casa è stata distrutta e mio fratello ha perso le braccia.

18) COSKUN YILMAZ N. 13/01/71, commissione 10/07/02
Dalla motivazione: "………..rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione, riscontrati durante l'intervista comportano perplessità in ordine alla veridicità e alla credibilità di quanto asserito…."
Sintesi del suo racconto: Sono nato a Dersim. I miei genitori sono insegnanti di confessione alevita e nei diversi spostamenti dovuti alla loro professione mi sono sensibilizzato alla realtà dei kurdi. E' durante il liceo che sento parlare da ragazzi più grandi di un gruppo turco di estrema sinistra e ne divento simpatizzante. All'università h partecipato dal '88 a manifestazione e ho conosciuto altri militanti che lavoravano in giornali. La mia famiglia si è molto preoccupata e ci siamo trasferiti ad Izmir. Due militanti di quel partito furono feriti in uno scontro con la polizia; li ho fatti venire a Izmir e li ho fatti curare. Purtroppo ad un posto di blocco sono stati fermati ed in seguito sottoposti a tortura durante la quale hanno fatto il mio nome. All'alba la polizia ha fatto irruzione nella mia casa e mi hanno mostrato le foto dei due, poiché non ammettevo nulla, mi hanno bendato e portato in un luogo dove mi hanno appeso per ore, poi sono stato denudato e mi hanno applicato scosse elettriche. Dopo 4 giorni sono stato rilasciato. E' seguita una nuova irruzione a casa con minacce di morte ai miei genitori. Da quel momento sono stato strettamente controllato anche attraverso intercettazioni telefoniche. L'ultima volta mi hanno prelevato al giornale dove lavoravo e mi hanno trattato molto bene chiedendomi scusa dell'atteggiamento precedente. In breve la proposta di scambio era il loro aiuto contro la confessione su una lista di terroristi. Io ho chiesto una settimana per riflettere, mi sono messo in contatto con i miei compagni che mi hanno consigliato di partire in tutta fretta. Sono arrivato in Italia nel 2001.

19) SEDAT KARASU n. 01/07/75 commissione 11/03/03
Dalla motivazione: "………..Considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento che definisce oppressivo e discriminatorio delle autorità governative, … ritenuto che gli accadimenti riferiti hanno interessato una pluralità di suoi connazionali senza denotare intenti persecutori diretti e personali….. "
Sintesi del suo racconto: ho frequentato il liceo a Bingol fino al '93, senza poter arrivare al diploma, perché nel '92 avevo partecipato con un gruppo di 25 giovani ad attività di propaganda del "cessate il fuoco"unilaterale, proclamato nel ' dal PKK. Abbiamo preparato materiale di stampa e cercato di collaborare con tutti i partiti turchi che desideravano porre termine al conflitto, partecipato a manifestazioni con HEP-DEP HADEP.24 persone di questo gruppo sono state prese dalla polizia e trattenute dal 27/10/93 al 12/11/93. In seguito 5 di loro sono state condannate al carcere per due anni. Io sono riuscito a scappare prima che arrivassero i militari ma la mia casa è stata raggiunta da un avviso del tribunale per la sicurezza dello Stato di Diyarbakir che mi riguardava e mi ingiungeva di procurarmi un avvocato. Di questi compagni, alcuni sono scappati, uno ha avuto l'asilo in Francia e 4 in Germania. Io sono vissuto nascosto dal 93 al 2002 sotto falsa identità: però non ho potuto finire gli studi e ho trovato solo lavori saltuari cambiando casa in diverse città della Turchia. La mia famiglia già perseguitata perché mio fratello più grande era da tempo in montagna, fu presa di mira dai militari. A volte prendevano mio padre,che ha circa 65 anni per interrogarlo, in luoghi isolati in campagna, allo scopo di spaventarlo e una volta è stato portato al posto di polizia dove lo hanno lasciato nudo e senza mangiare per due giorni. Lo stato continuo di persecuzione ha costretto i miei genitori nel '96 a rifugiarsi a Mersin. Mio fratello Mursel che lavorava nella polizia municipale, in seguito a questi avvenimenti, è stato licenziato ed è stato costretto a scappare in Germania, dove attualmente lavora e aiuta economicamente il padre ormai privo di lavoro. Anche una un'altra mia parente, candidata per l'Hadep, è stata trattenuta in stato di fermo perché tutta la famiglia era considerata vicina al Pkk (ogi Kadek). Ho fatto questa vita, faticosa e difficile, sino al 2002 anno in cui ho deciso di partire per l'Inghilterra, ma il tir mi ha scaricato insieme ad altri tre in Italia. Poiché sono ancora ricercato in Turchia ed il mio fascicolo non è stato ancora archiviato, ho deciso di chiedere asilo dal momento che la mia accusa prevede 12 anni di carcere.

20) AKGUNDOGDU ZAFER n. 10/01/82, commissione 04/02/03
Dalla motivazione: "………..rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione, riscontrati durante l'intervista comportano perplessità in ordine alla veridicità e alla credibilità di quanto asserito…."
Sintesi del suo racconto: Fin da bambino ho subito perquisizioni da parte dei gendarmi nel tragitto di 5 km dal villaggio alla scuola dopo che nel '94 la nostra era stata chiusa dalle autorità a causa dei movimenti di guerriglia intorno. A 14 anni un amico mi ha dato la rivista Serxwebun che volevo leggere a casa, ma durante una perquisizione è stata trovata dai gendarmi che mi hanno portato in caserma e picchiato. Poi hanno chiamato i miei genitori e prima di rilasciarmi li hanno fortemente maltrattati davanti a me insultandoli come terroristi. Li hanno rilasciati dopo 4 giorni, in pessime condizioni. A scuola, in seguito a questo, sono stato umiliato dai miei insegnanti e ho dovuto lasciare gli studi. Sono stato a casa per molto tempo e questo ha attirato l'attenzione dei gendarmi, così la mia famiglia mi ha inviato ad Instabul, da mia zia. Prima ho lavorato nel suo negozio e poi, al nero, in una piccola azienda dove lavoravano solo kurdi scappati dai villaggi. Dal '98 ho lavorato nell'organizzazione giovanile dell'Hadep distribuendo manifesti e facendo affissioni. Nel marzo del '98 sono stato fermato e, per tre giorni, sottoposto a tortura: appesso, flagellato, scosse elettriche e acqua gelida. Durante una manifestazione non autorizzata dell'Hadep, nel febbraio '99, ci sono state cariche di polizia e molti feriti e fermati. Solo io ed altri sette siamo stati trattenuti, perché già noti, per dieci giorni durante i quali sono stato torturato. L'ultimo giorno mi hanno condotto in un luogo isolato con gli occhi bendati e mi hanno sparato assai vicino per spaventarmi. Volevano da me dei nomi: alla fine ho accettato di collaborare e fare la spia. Ma dopo una settimana mi hanno prelevato dal lavoro perché non avevo mantenuto la parola. Questa volta avevano cambiato tattica e mi promettevano lavoro e soldi. La zia presso la quale abitavo si è molto preoccupata e temendo di essere anche lei oggetto di persecuzione mi ha consigliato di andarmene. Il partito mi ha procurato dei documenti falsi con cui però, mi potevo muovere poco e solo qualche volta sono andato di nascosto a casa mia a trovare la famiglia. Mio padre ha contattato le organizzazioni per espatriare e nel 2001 pagando 5000 marchi sono arrivato in Italia.

21) HASAN EROL n. 01/01/60, commissione 11/02/03
NURETTIN EROL n. 20/09/85 - figlio
Dalla motivazione: "………..atteso che richiama repressioni in cui potrebbe incorrere in caso di ritorno per il proprio dissenso verso la politica perseguita dal suo Governo………ritenuto che trattasi di condizioni di pericolo che investono la generalità dei suoi connazionali e che non sono riconducibili, in assenza di aspetti persecutori diretti e personali, alla Convenzione di Ginevra…. atteso che ha potuto reinserirsi regolarmente nella vita quotidiana pur se con problemi comuni a quelli dei suoi connazionali …."
Sintesi del suo racconto: Facevo il commerciante in un villaggio vicino ad Elazig ed avevo contatti con la locale sede dell'Hadep e facevamo propaganda nei villaggi; durante un controllo ad un posto di blocco sono stato fermato per 3 giorni. Rilasciato mi sono visto costretto a lasciare il villaggio. Ad Elazig avevo un negozio d'abbigliamento e lavoravo sempre per l'Hadep. Un giorno hanno fatto irruzione in casa per cercare materiale; mi hanno portato via e siccome i miei figli si ribellavano, sono stati picchiati duramente. Per tre giorni ho subito torture e mio figlio, colpito con un calcio di fucile in testa, ha perso l'uso di un occhio. Mi sono impegnato per le elezione del 18 aprile 99 e ho attirato l'attenzione della polizia. Infatti, mentre ero ad Instabul per comprare della merce i poliziotti hanno fatto irruzione a casa mia mettendola a soqquadro e non avendo trovato nulla hanno arrestato due miei fratelli e uno dei miei figli accusandoli di lavorare per l'Hadep. Il 24 luglio 2001 è stato incendiato il mio negozio e quello di altri due kurdi. Ignoti hanno detto, ma noi sapevamo che non era così. Da quel momento mi sono iscritto, il 15/3/01 come membro dell'Hadep, lavorando ancora più infaticabilmente per il partito. Mio figlio Kadir è partito per primo in Europa., poi anchio sono scappato.

22) DOGAN ISMAIL n. 01/08/81, commissione 01/04/03
Dalla motivazione: "………..stante che lamenta restrizioni genericamente indicate, che esulano dalla Convenzione di Ginevra………atteso che riferisce di una possibile incriminazione per fatti occorsi in una manifestazione politica alla quale aveva partecipato, per cui avrebbe dovuto affrontare un processo, che non configura persecuzione ai sensi della Convenzione citata……"
Sintesi del suo racconto: Nel mio villaggio avevo affittato un negozio per la sede dell'Hadep e per questo, nel marzo del '99, c'era stata una irruzione a casa mia da parte della polizia che aveva terrorizzato tutta la famiglia; mio padre ebbe le braccia fratturate. Nel 2000 sono scappato ad Instabul e lavoravo all'Hadep. Un giorno sono stato fermato da due poliziotti in borghese e per due giorni ho subito torture elettriche. Sono stato arrestato in una manifestazione politica e portato a casa per arrestare anche gli altri due militanti con cui vivevo. Dopo qualche giorno, io sono stato rilasciato ma non gli altri due che in seguito hanno avuto sette anni di carcere. Ho avuto paura di subire la stessa sorte e sono scappato.

23) BIGOL RAIF n. 10/12/65, commissione 26/11/02
Dalla motivazione: "………..atteso che richiama la generale oppressione del regime del suo paese nei confronti di tutta la popolazione, constatato che nel movimento in cui militava non rivestiva un ruolo di particolare rilievo, ritenuto che la carenza di libertà democratiche nel paese d'origine non costituiscono motivo per il riconoscimento dello status di rifugiato…………"
Sintesi del suo racconto: Dalla relazione medico del centro di accoglienza per immigrati di Casalotti: Durante una manifestazione vi è stato uno scontro e in questo frangente è stato percosso; è stato in prigione due volte nel 97 e nel 98 e sottoposto a vari tipi di tortura, in modo particolare nel secondo periodo di prigionia. In seguito a tali episodi dal '98 ha accusato dolori all'inguine sinistro per cui gli è stata, dopo un esame, diagnosticata un ernia. Sono stati osservati cicatrici in tutto il corpo.

24) OKTEM MUZAFER n. 20/06/79, commissione 12/11/02
Dalla motivazione: "………..Considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento che definisce oppressivo e discriminatorio delle autorità governative … ritenuto che gli accadimenti riferiti hanno interessato una pluralità di suoi connazionali senza denotare intenti persecutori diretti e personali….. "
Sintesi del suo racconto: Provengo da una famiglia di contadini proprietari. Ho conosciuto combattenti del PKK (oggi Kadek) sin da piccolo. Un giorno i militari hanno fatto irruzione a casa mia, ci hanno fatto uscire, stare davanti alla casa in fila e lì ci hanno interrogati, insultandoci come terroristi. Sono stato interrogato sugli spostamenti dei guerriglieri. Io in realtà non sapevo nulla e un soldato mi ha picchiato in testa con il calcio del fucile e sono svenuto. Al mio risveglio ho visto che avevano portato via mio padre, che è stato torturato e rilasciato dopo qualche giorno. Ero in montagna con il gregge quando è avvenuto uno scontro tra i guerriglieri e i militari, questi mi hanno fermato per avere informazioni. Ma io non ho parlato, sono stato colpito di nuovo e abbandonato svenuto nella piazza del villaggio. Mi accorsi che il villaggio era assediato e avevano radunato tutti i contadini in piazza. Il capo della polizia disse: "Voi aiutate il PKK, ma d'ora in poi aiuterete noi, se no bruciamo tutto". Ci volevano costringere a fare i guardiani di villaggio, ma non abbiamo accettato ed il villaggio fu bruciato. Era la fine del '93. Dopo l'incendio siamo scappati ad Elazig. Nel 2000 mi sono iscritto all'Hadep come membro e distribuivo materiale di propaganda; fermato e accusato di detenere materiale illegale, ma l'Hadep era legale, mi fecero la proposta di collaborare; non ho accettato e sono stato torturato per una settimana. Durante una manifestazione in cui tutti i negozi dei kurdi furono chiusi, ci fu un ondata di retate ed io sono scappato prima ad Instabul e poi in Italia, ma a casa continuava a presentarsi la polizia a chiedere di me.

25) SENKOY SAIT n. 01/01/73, commissione 27/11/2002
Dalla motivazione: "………..atteso che la renitenza alla leva o la connessa diserzione, in un Paese ove il servizio militare è obbligatorio per legge, non è considerata quale presupposto per la concessione della tutela prevista dalla Convenzione di Ginevra".
Sintesi del suo racconto: Sono nato in villaggio della provincia di Pazarcik. Il mio villaggio era situato in un punto strategico per la guerriglia. Per questo motivo i militari ci opprimevano in continuazione. Alla fine del 98 alcune case del mio villaggio furono date alle fiamme. Hanno dato la colpa ai guerriglieri in realtà è stato l'esercito a fare ciò. Sempre nel 98 mio fratello fu arrestato per sostegno al PKK ed è ancora adesso in carcere. Per sfuggire alle persecuzioni siamo stati costretti a lasciare il villaggio e ci siamo trasferiti ad Pazarcik. Qui ho iniziato a lavorare per l'Hadep e per questo sono stato fermato più volte. Anche ad Pazarcik non sono stato lasciato in pace, spesso la notte la polizia faceva irruzione a casa mia. Nel 2001, io ed un mio amico stavamo recandoci ad Armutlu, un villaggio vicino, era sera tardi, a un certo punto due uomini ci hanno fermati.. Erano guerriglieri e ci chiedevano aiuto perché un loro compagno era stato ferito. Siamo ritornati nella città per prendere delle medicine e poi gliele abbiamlia.o portate. Tre mesi dopo il mio amico è stato arrestato: dei contadini che ci avevano visti quella sera avevano fatto la spia. Nello stesso periodo ho ricevuto la chiamata al servizio di leva. Ho avuto paura delle possibile ritorsioni in cui sarei stato sottoposto. Per questo motivo ho deciso di scappare e sono arrivato in It

26) AKAY MEHMET SERIF n. 03/02/65, commissione 23/10/2002
Dalla motivazione: "……….. considerato che il nuovo Governo del suo paese ha dato prova di aver intrapreso linee politiche di evoluzione verso una più completa democratizzazione e che tale circostanza rende non fondato il timore di incorrere in persecuzioni nei sensi di cui all'art. 1 della Convenzione di Ginevra….."
Sintesi del suo racconto: Sono nato in un villaggio nella provincia di Mardin. Mio padre è stato ucciso dai militari turchi. Sono sposato ed ho sette figli. Nel 1995 siamo stati costretti dalle forze paramilitari a lasciare il villaggio e l'attività di contadini. Infatti nel 94 ero stato arrestato e torturato con l'accusa di sostegno al PKK. Nel '95 sono stato costretto a trasferirmi ad Iskenderun ,dopo la proposta da me rifiutata di collaborare con i militari in cambio di soldi e di una sistemazione per me e la mia famiglia. Questa ha continuato ad essere perseguitata perché non voleva rivelare il mio nuovo indirizzo. La mia famiglia è riuscita a fuggire e per vendetta è stata distrutta la roba che era rimasta a casa. Nel giugno del '95 ho deciso di far venire i miei ad Iskenderun, ma io dovevo evitare di farmi vedere in giro spostandomi in continuazione a lavorare nelle città più grandi per non essere scoperto. Nel 2000, in seguito all'arresto di un combattente di nome Cemil fu indicato il giardino della casa dei miei zii a Midyat come luogo in cui avevo sepolto armi per i guerriglieri. I miei parenti furono costretti con la forza a riferire il mio indirizzo di Iskenderun. Nell'ottobre del 2001, pagando 3000 marchi tedeschi sono sbarcato a Crotone.

27) BABAT HASAN n. 07/07/67 - commissione 05/02/2003
28) MERCAN BABAT moglie n. 15/4/79 - commissione 05/02/2003
BABAT DENIZ n. 01/01/99 - figlio
BABAT FATMA N. 01/01/95 - figlia
Dalla motivazione: "………..considerato che tali fatti rientrano nell'attività di polizia di prevenzione, attuata in quel Paese nei confronti degli appartenenti a partiti di opposizione …………"
Sintesi del suo racconto: Il 15 novembre del 1994 sono diventato membro del partito Hadep. In occasione delle elezioni del '94 mi arrestarono e mi portarono via con gli occhi bendati. Qualcuno mi colpi con un calcio e andai a sbattere contro le antenne satellitari, cadendo a terra e capii che mi avevano portato all'ultimo piano di un edificio minacciando di buttarmi di sotto. Per sei giorni hanno cercato di distruggermi psicologicamente dopo avermi picchiato con pugni e calci. Tra il '94 e '98 se dovevo uscire da Pazarcik dovevo andare a firmare alla polizia che controllava dove andavo, quando e a casa di chi. Durante le elezioni del '99 chi faceva propaganda per l'Hadep come me era preso di mira. Mi fermarono e mi chiesero apertamente di fare il collaborazionista. Poiché dichiaravo di non sapere nulla sugli uomini del PKK, cominciarono a farmi tagli su un fianco con uno strumento acuminato. Una settimana più tardi mi rilasciarono minacciandomi e sequestrando la mia automobile. Vivevo malissimo ma continuavo ad essere membro dell'Hadep. La mia famiglia aveva paura e mio padre mi disse di vendere la casa e di andare in Europa. Pagando 3000m marchi e con documenti falsi con nomi turchi, il 31/01/02 io, mia moglie e i miei due figli siamo arrivati in Italia. Ho poi saputo che durante una irruzione a casa di miei compagni, membri dell'Hadep, questi erano stati arrestati ed era stato fatto il mio nome ed avevano emesso nei miei confronti un mandato di cattura.

29) UCAN TALIP n. 08/08/73, commissione 08/04/03
Dalla motivazione: "………………….considerato che la situazione di generale insicurezza nel paese di origine non costituisce di per sé motivo sufficiente per il riconoscimento dello status di rifugiato
Sintesi del suo racconto: Sono nato a Ziver, un villaggio nella provincia di Elazig. Il mio villaggio si trovava in una situazione favorevole per essere una base della guerriglia. Questo ha comportato una gradissima pressione da parte dell'esercito su tutti gli abitanti del villaggio. Nonostante i ripetuti attacchi dei militari per costringere molti di noi a rilevare informazioni riguardanti i guerriglieri, il mio villaggio ha resistito a lungo. A nulla sono valse torture e minacce, sino al momento in cui l'esercito ha organizzato un operazione in grande stile. Noi giovani del villaggio avevamo solo tre possibilità: raggiungere i guerriglieri in montagna, collaborare con i militari o fuggire in Europa. La rappresaglia ha distrutto completamente cose, campi ed animali. E' per questo che nel '93 mi sono trasferito ad Adana. Là ho partecipato attivamente alle iniziative dell'Hadep, ma anche essere militante dell'Hadep ha significato per me essere perseguitato. Sino a che, nel 2001, ho deico di partire per l'Italia.

30) KILING AHMET n.10/02/64, commissione 11/03/03
Dalla motivazione:."………..Considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento che definisce oppressivo e discriminatorio delle autorità governative………ritenuto che trattasi di condizioni di pericolo che investono la generalità dei suoi connazionali e che non sono riconducibili, in assenza di aspetti persecutori diretti e personali, alla Convenzione di Ginevra …."
Sintesi del suo racconto: Vivevo lavorando in fattoria nel villaggio di Kilinkaya. Nel '90 sono stato in carcere per 21 giorni con l'accusa della bandiera e sono stato continuamente torturato di cui ho tracce visibili sulla testa. A causa di ciò anche la mia famiglia ha dovuto subire incessantemente minacce. Nel '96 sono arrivati dei soldati nel villaggio e hanno chiesto di diventare guardie del villaggio; io ho rifiutato e sono stato nuovamente torturato. Nel '99 mentre pascolavo il gregge sono arrivate le squadre speciali ed i soldati; mi hanno chiesto come mi chiamavo e saputo il mio nome mi hanno arrestato, sono rimasto in carcere per quattro giorni. Riporto ancora i segni delle torture sul naso, sul braccio e sul ginocchio sinistro. Una volta fuori hanno continuato a minacciare me e la mia famiglia. Nel 2002 dei soldati mi hanno incontrato con un carico di 23 paia di scarpe che dovevo vendere. Loro mi hanno accusato di portarle alle forze del PKK. Mi hanno portato al commissariato e mi hanno costretto a confessare quello che loro volevano decidendo di preparare una trappola per i guerriglieri. Mi hanno detto di portarle nel luogo concordato e loro avrebbero circondato la zona. Ho fatto quello che mi hanno chiesto perché ero stato torturato e perché avevo paura per la mia famiglia. Sono andato lì, ho aspettato ma non è venuto ovviamente nessuno. In seguito rilasciandomi sotto pesanti minacce mi hanno detto che da quel momento avrei dovuto fare la spia. Tornato al villaggio, ho parlato con la mia famiglia ed ho capito che l'unica cosa da fare era di abbandonare la Turchia.

31) CIRIT MEHMET N. 15/04/66, commissione 16/10/02
Dalla motivazione: "………..Tenuto conto che si dichiara passibile di subire restrizioni della propria libertà personale in caso di rimpatrio che, tuttavia sarebbero comminate dopo regolare processo e con possibilità di assistenza legale, il che esclude aspetti persecutori………..atteso che riferisce fatti da considerarsi circoscritti alla sfera penale ordinaria e che come tali non possono essere ricondotti alle ipostesi della Convenzione di Ginevra……………atteso che nel periodo di tempo trascorso fra gli avvenimenti riferiti e la data dell'espatrio non ha incontrato ulteriori particolari problemi…………….
Sintesi del suo racconto: Sono nato in un villaggio nei pressi di Elazig. Nel 98 ' in seguito ad uno scontro fra guerriglieri ed esercito turco avvenuto nei pressi del mio villaggio, questo veniva posto sotto assedio dai soldati. Tutti gli abitanti del villaggio sono stati radunati sulla piazza del villaggio, molti sono stati picchiati e torturati e io con altre 15 persone siamo stati portati in caserma e sottoposti a tortura per 15 giorni. Una volta rilasciato il capo della caserma non mi ha mai lasciato in pace minacciando continuamente me e la mia famiglia se non avessi fornito informazioni. Il !5/9/99 avviene un altro scontro in un villaggio vicino dove muorirono guerriglieri e soldati. Questa volta la rappresaglia di militari, poliziotti e guardiani di villaggio è immediata. Ben 7 villaggi, tra cui il mio sono dati alle fiamme e noi siamo stati costretti ad abbandonare le nostre terre e le nostre case. Mi sono trasferito ad Elazig. Neanche a Elazig ci hanno lasciati in pace e per questo ho deciso di andare ad Istanbul. Lì ho preso contatti con un trafficante che per 3000 marchi mi ha portato in Italia con un Tir. Sono arrivato in Italia il 4/02/99. Dall'Italia sono andato in Germania, dove mi hanno fermato e rimandato in Turchia. All'aeroporto la polizia di Istanbul mi ha fermato e trattenuto per 3 giorni. Sono poi ritornato ad Elazig dove sono stato sottoposto a sorveglianza speciale e mi costringevano con le minacce a fornire informazioni.. Ma questa situazione per me era insostenibile e sono ripartito di nuovo per l'Italia il 22/9/01. Subito dopo la mia partenza mio fratello Ramazan è stato processato e condannato a 3 anni e 10 mesi per sostegno alla guerriglia. Inoltre il 25/5/02 mio padre, mio fratello, mio cugino ed un altro abitante del villaggio sono stati arrestati con la stessa accusa e sono a tutt'oggi in carcere.

32) RAMAZAN DOLGUN n. 01/03/79, commissione 10/06/03
In attesa di risposta dalla Commissione
Sintesi del suo racconto: Sono nato nel villaggio di Kardesler vicino a Bingol e vivevo allevando e pascolando animali. La polizia mi chiedeva di diventare una spia e collaborare con loro per relazionare sia tutte le voci che giravano nel villaggio sia sui movimenti della guerriglia. Io come tanti altri ho rifiutato ed ho incominciato ad essere sottoposto a pesanti minacce. Io in realtà ero stato costretto dalle circostanze a fornire cibo e materiale alla guerriglia, ma loro non ascoltavano ragioni e mi hanno a lungo perseguitato, fermandomi varie volte e rendendo la mia vita molto difficile.

33) SENER FARUK n. 06/04/79, commissione 03/10/2002
Dalla motivazione: "………..considerato che lamenta le difficili condizioni di vita in cui versano le popolazioni della sua etnia in conseguenza dell'atteggiamento, che definisce oppressivo e discriminatorio, delle autorità governative; rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione, riscontrati durante l'intervista personale, comportano perplessità in ordine della veridicità e alla credibilità di quanto asserito e alla fondatezza della richiesta……..."
Sintesi del suo racconto: Sono nato a Varto (Mus) il 6/4/1979. Come tutti i giovani kurdi ho iniziato fin da giovane a supportare importanti partiti politici e per questo sono stato vittima di persecuzioni, violenze, torture.
Accusato di simpatizzare con il PKK (oggi Kadek), rischio, se torno in Turchia, una condanna detentiva, anche perché nei miei confronti è stato spiccato un mandato di cattura per motivi politici.
Sono arrivato in Italia il 3/4/2000 ed ho fatto l'intervista in Commissione il 3/10/2002.

34) VEYSI BALAT n. 07/10/71, commissione 25/09/01
Dalla motivazione: "…rilevato che le contraddizioni e i mutamenti di versione, riscontrati durante l'intervista, comportano perplessità in ordine alla veridicità e alla credibilità di quanto asserito…."
Sintesi del suo racconto: Abitavo al centro di Bingol ma la mia famiglia è originaria di Gigek, un villaggio vicino.
Spesso quando andavo a trovare i miei familiari, incontravo i guerriglieri del PKK che mi dicevano di proteggere i diritti dei kurdi. Per questo ho cominciato a simpatizzare per loro, fornendogli viveri e materiale.
Nel '98, a seguito di una denuncia, sono stato fermato dai militari turchi che mi hanno torturato in modo molto pesante, sia fisicamente che psicologicamente.
Nonostante le gravi torture, non ho fatto nessun nome.
Tra il 1999 e il 2000 sono stato fermato altre volte e minacciato di morte. Quando hanno iniziato a minacciare anche la mia famiglia ho deciso di lasciare il Paese.