Italiani contrari alla guerra, anche con l'Onu

4.2.2003 - Roma. Gli italiani sono comunque contrari ad una guerra contro l'Iraq, anche se vi fosse il via libera dell'Onu. Lo rivela un sondaggio dell'Eurisko per il quotidiano LA REPUBBLICA. Il 67,7% degli italiani si dice infatti contrario al conflitto, anche se vi fosse una risoluzione dell'Onu in tal senso e l'adesione di tutti gli alleati. La percentuale sale all'83,2% se vi fosse un accordo tra alcuni degli alleati ma senza l'approvazione delle Nazioni Unite e, infine, all'85,6% nel caso di una decisione unilaterale dell'Italia. Dal sondaggio di rileva che piu' di tre persone su quattro (78%), considerano il regime del rais iracheno una dittatura che contraddice ogni principio democratico. Ma il 63% si dice anche convinto che Baghdad nasconda pericolose armi di distruzione di massa e, di conseguenza, costituisca un pericolo per il mondo occidentale (67%). Il 56% crede nell'esistenza di un legame tra il paese mediorientale e la rete terroristica di Al Qaeda. Tuttavia, queste convinzioni non spingono gli italiani a schierarsi a fianco degli Usa a favore di intervento militare. Le contrarieta' sono dovute al fatto che sei persone su dieci (61%) immaginano una guerra lunga, con ingente sacrificio di uomini e di mezzi. Meno di una su cinque (19%) pensa che, disarmato l'Iraq, il rischio di attentati in occidente possa diminuire e, anzi, il 77% teme che con il conflitto cresca il rischio di ritorsioni terroristiche. Per il 54% degli intervistati, la guerra potrebbe spingere altri paesi ad usare la forza per risolvere le tensioni tra nazioni e appena il 20% pensa che un esito positivo dell'intervento condurrebbe a ad un miglioramento dei rapporti internazionali. Ci sono poi gli aspetti economici:solo il 29% considera probabile un rilancio economico all'indomani della guerra; il 61% associa l'iniziativa degli Usa al controllo dei pozzi petroliferi iracheni; l'80% degli italiani, infine, paventa un peggioramento delle condizioni di sicurezza interne al nostro Paese nonche' una flessione dell'economia nazionale (82%).