Grido d'allarme
Italia nostra - Sezione di RomaOsservazioni dell'Associazione Italia Nostra
in merito al nuovo piano regolatore del Comune di Roma
PremessaL'attuale situazione urbanistica della città è in progressivo e accelerato deterioramento da quando sono scadute le norme di salvaguardia del Piano delle Certezze che la Regione Lazio non ha voluto approvare nei tempi dovuti.
E' molto strano che nessuna forza politica in Campidoglio sia intervenuta per denunciare che si sarebbero prodotti dei gravissimi danni urbanistici in tutto il territorio per l'apertura di numerosi cantieri sulle aree che le norme del Piano delle Certezze aveva tutelato per ottenere verde e servizi nei quartieri ed impedire l'attuazione di progetti non più sostenibili dal territorio ( ex zone D, compromissione delle zone agricole con usi impropri ecc. ). Inoltre non valgono più le tutele ottenute per i beni censiti dalla Carta dell'Agro ( casali, torri medioevali, reperti archeologici ecc.).
Infatti molti progetti che passano in questi giorni in commissione edilizia e vanno in concessione edilizia sono invasivi o addirittura distruttivi dei beni della Carta dell'Agro.
Purtroppo l'Ufficio competente al rilascio delle concessioni non applica, come potrebbe e dovrebbe, le indicazioni contenute nelle norme del piano delle certezze, norme, che anche se non più prescrittive, sono state decise dal Consiglio comunale e possono essere imposte in sede di rilascio della concessione edilizia.
Altra situazione attualmente non controllabile è quella dell'applicazione del nuovo strumento denominato SUPERDIA che amplia a tutto campo la possibilità di costruire o demolire senza più avere l'obbligo della concessione edilizia, ma solo quello d'informare il Comune o il Municipio che s'intende aprire un cantiere (Dichiarazione d'Inizio Attività o in breve DIA ). Sono disponibili solo 30 giorni per opporsi altrimenti vale il "silenzio-assenso".
Anche per questa applicazione risulta gravissimo il fatto che sono scadute le norme di salvaguardia del Piano delle Certezze.
Da quanto sopra esposto risulta chiaro che il nuovo piano regolatore doveva garantire l'inserimento d'ufficio di tutte le norme di tutela ottenute con il piano delle certezze a cominciare, tra l'altro, dalla importante salvaguardia delle aree agricole non ancora compromesse nel territorio comunale.Le associazioni ambientaliste avevano accettato, sempre col Piano delle Certezze anche se molto malvolentieri e con tante perplessità, il meccanismo delle compensazioni per "ripulire" le aree protette, ma il patto per questa accettazione era che le cubature previste fossero le minori possibili e che non fossero mai localizzate nelle area agricole o comunque nelle aree che garantivano sia la cintura verde, fra Roma e il suo hinterland, sia la continuità delle aree verdi tra loro in modo che tutte queste formassero finalmente quel sistema ambientale chiesto da anni da tutte le associazioni ambientaliste.
Questo patto, purtroppo, col nuovo piano regolatore è stato rotto privilegiando di fatto, quasi totalmente, le richieste dei costruttori, dei proprietari di aree (sia grandi che piccoli) eliminando le parti più qualificanti del piano delle certezze rendendo evidente un preoccupante modo di porsi a favore dei poteri forti tra Comune e Regione.
Prima di entrare nel merito delle singole problematiche poste dal nuovo piano è importante fare delle:
Considerazioni generaliA- Per il fabbisogno abitativo appare ingiustificata la previsione degli alloggi necessari per i prossimi dieci anni in quanto nell'ultimo decennio (dati ISTAT) Roma ha perso ben 250.000 abitanti.
Inoltre un dato interessante è quello che oltre gli abitanti ha perso anche nuclei familiari.
Sempre dai dati ISTAT risulta l'esistenza di un patrimonio abitativo vuoto o sottoutilizzato.
Per tanto è incomprensibile il dato che prevede invece la necessità al 2011 di dotare la città di alloggi per nuovi 250.000 abitanti.B- Nelle documentazioni di analisi, ampie e interessanti, ci risulta che manchi totalmente lo studio di quanto consumo di territorio si è prodotto a Roma negli ultimi anni o meglio ancora rispetto al vecchio piano regolatore del '62. Infatti non è necessaria solo la verifica delle cubature da realizzare ma anche Di non andare a compromettere ulteriore territorio specie per non arrivare al saldamento con i comuni vicini.
C- Altra analisi che manca è quella dello studio delle cubature e delle aree già interessate da edificazione ma attualmente non utilizzate o dimesse.
Stranamente uno studio di questo genere esiste solo da parte dell'ACER che qualche tempo fa individuava circa tre milioni di metri cubi non utilizzati.
Italia Nostra ha sempre chiesto di individuare tutta la ex zona industriale della Tiburtina (circa sei milioni di metri cubi) come area strategica per un piano complessivo di riqualificazione dove collocare eventualmente parte delle compensazioni che invece si vogliono localizzare nelle aree agricole.
OsservazioniItalia Nostra dopo ampio studio di tutte le documentazioni del nuovo PRG ne dà un parere fortemente negativo per le seguenti ragioni:
1. Le nuove norme tecniche scardinano le pur scarse possibilità di controllo e di garanzia che in qualche modo offrivano le vecchie norme del piano regolatore del '62 specie per quanto riguarda le demolizioni e le costruzioni nel centro storico. Questo risulta ancor più grave per l'applicazione in atto della SUPERDIA che si può ormai applicare in modo sempre più diffuso.
2. La scomparsa della tutela delle aree agricole che incredibilmente diventano teste di ponte per le future zone di sviluppo edilizio di Roma. La Giunta per accelerare addirittura la loro edificazione, senza aspettare l'approvazione del nuovo piano in Consiglio comunale, ha già varato un bando per permettere nuove richieste di edificazione ai proprietari delle aree agricole.
Richieste di Italia Nostra al Sindaco, all'Assessore all'urbanistica, ai Capogruppo del Consiglio comunale e a tutti i Municipi.1- Per permettere di avere il tempo di discutere le modifiche sostanziali che a nostro parere sono necessarie si chiede di pretendere dalla Regione Lazio di spostare il termine per votare il nuovo Piano regolatore almeno di un mese.
2- Considerato che le nuove norme sono estremamente complesse e accelerano i tempi dell'attuazione dei progetti è assolutamente necessario che il regolamento della partecipazione previsto come un atto da attuare in seguito (non si sa quando) sia approvato contestualmente al Piano Regolatore per permettere, tra l'altro, di essere oggetto delle osservazioni dei cittadini e delle associazioni. Si chiede anzi che tale regolamento anche se ancora non osservato venga applicato immediatamente per i progetti in itinere (parcheggi interrati, convenzioni, grandi infrastrutture ecc.).
3- Si chiede di inserire subito come atto di Giunta, prima del voto in Consiglio Comunale, le norme ottenute nel Piano delle Certezze riguardanti la tutela delle aree agricole e dei beni censiti dalla Carta dell'Agro.
4- Si chiede di istituire un nuovo ambito definito come "ambito di valenza naturalistica, ambientale o storico-archeologica" che deve prevedere una normativa simile a quella delle aree protette (tranne naturalmente il divieto di caccia).
Tale nuovo ambito permetterebbe finalmente di dotare di norme di tutela forti sia le aree votate in Consiglio comunale nella prima Giunta Rutelli come aree protette da fare istituire dalla Regione e che la Regione non ha voluto istituire dietro pressione dei cacciatori (Valle dell'Aniene dal GRA alle Forre di S.Vittorino; la Valle dell'Arrone Galeria ecc.) sia le aree che la Regione Lazio sta per togliere dal Parco della Marcigliana e da quello di Decima.5- Si chiede di ristabilire il diritto di poter espropriare le aree necessarie ad ottenere il verde pubblico e i servizi di standard in tutto il territorio comunale e non solo nella città storica.
Questo non toglie che vi è pieno diritto da parte dell'Amministrazione di arrivare quando ne è il caso anche ad accordi che prevedano lo scambio di cubature con verde e servizi pubblici.
Questo si spera avvenga sempre dopo aver consultato ed informato in modo valido la cittadinanza.6- Per il Centro Storico, come perimetrato dal vecchio piano, si chiede il ripristino dell'obbligo del Piano di recupero per ogni progetto di demolizione e ricostruzione.
Settembre 2002
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