Perche rifiuto di servire l'esercito israeliano
Intervista ad Itai Ryb (Refusenik Israeliano)
altremappe: Qual è stato il tuo primo incontro con il popolo palestinese ?
R.: A scuola c'erano studenti palestinesi. All'epoca era soprattutto una questione di comportamenti. Andavamo a passeggiare dall'altro lato della vallata e nuotavamo insieme. Avevamo una specie di intesa con loro. Li aiutavamo a pulire la vasca d'irrigazione. In cambio la potevamo usare. Ci andavamo a nuotare e il sabato li aiutavamo a fare alcuni lavori. Credo che i primi contatti risalgono a quel periodo. Poi mi sono aggregato a degli attivisti israeliani a scuola che andavano nella West Bank durante le vacanze e mi ci sono fermato un paio di volte. Ci si impegnava ad una maggiore apertura ed ogni volta si cercavano di capire i perché di questa situazione.
altremappe: Qual è la tua opinione personale riguardante la società civile palestinese e la leadership palestinese?
R.: Sono due cose diverse. La società civile palestinese per me rappresenta la speranza.( ..) In un certo senso la trovo molto più liberale di quanto la gente crede che sia. Ci sono vittime. C'è violenza, ma credo che bisogna guardare a loro come movimento nazionale e come esseri umani, in quanto individui, in quanto nazione, hanno i propri diritti. E' una cosa molto semplice e nulla può giustificare una tragedia nazionale. Credo che Sharon e in un certo senso Arafat siano dei veri esperti nel rendere le parti veramente infelici.
altremappe: La tua organizzazione ha mai interagito con qualche organizzazione o associazione in Palestina?R.: No, in realtà abbiamo contatti soprattutto con delle organizzazioni israeliane che sostengono i soldati israeliani. Cerchiamo di promuovere misure contro la brutalità israeliana. Siamo sempre molto felici di ricevere sostegno o ulteriori idee. Noi lavoriamo per promuovere "refusal", per aiutare coloro che hanno preso tale decisione, per raggiungere i mezzi di informazione, una visione più vasta, un terreno più vasto e viviamo e lavoriamo insieme per lo stesso obbiettivo.
altremappe: Sappiamo quanto sia difficile rifiutare il servizio militare in Israele. Cosa fa la tua organizzazione per illustrare alla società civile israeliana le vostre ragioni?R.: Innanzitutto, dal mio punto di vista, semplicemente portare questa idea alla luce, assicurandosi che la gente sappia che questo fenomeno esiste.
Altrimenti l'esercito israeliano lo cancellerebbe in un attimo. Uno dei primi consigli che hanno ricevuto rispetto alle sentenze è stato di non disertare. Se disertassi, direbbero che io ho semplicemente disertato, che non sto rifiutando ma sono solo un codardo.
Non m'importa se mi chiamino un codardo, ma voglio che sia chiaro che ho compiuto un gesto politico nel rifiutare di andarci, non solo una scelta personale: quindi lavoro per organizzare incontri dove la gente può sentire parlare di questa pratica.
Forse possiamo leggere una ballata che è molta bella. Si chiama "Ballate". Credo che sia bellissima. E' dell'82. L'invasione del Libano. Vorrei leggerla.L'artigliere che abbatté l'ospedale
Il pilota che incendiò il campo profughi
Il giornalista che corteggiò i nostri cuori e le nostre menti per l'omicidio
L'attore che trasformò il tutto semplicemente in un'altra guerra
L'insegnante che approvò il sangue a scuola
Il rabbino che santificò le uccisioni
Il ministro che alzò il braccio sudato a favore
del paracadutista che sparò sul profugo( ..)
L'ufficiale che aveva paura a rifiutare
Il primo ministro che ottenne il sangue legalmente
Essi non dovrebbero essere.Un'altra è la poesia "Abbi cura di te stesso, soldato" che veniva consegnata ai soldati ai check-point.
altremappe: Qual'è la tua opinione circa la società civile israeliana della quale, peraltro, anche tu fai parte, società alla quale ti rivolgi e con la quale sembra sia difficile parlare? Cosa credi potrebbe essere efficace per far capire loro le vostre ragioni? Cosa credi che noi dovremmo fare?R.: Ci sono due aspetti diversi. Voi dovreste scuotere la gente. La società israeliana attraverso la sua esistenza prega che non 'si rompa la bolla' (il credere che la società israeliana sia giusta così com'è, ndr). Una volta che la tocchi, gli rendi la vita meno facile. So che suona male. Sembra che io stia dicendo "rendete loro la vita difficile", vendicatevi su di loro. Non intendo questo.
Voglio semplicemente sollevare il problema , e farlo in maniera incisiva.
Ad esempio rifiutate di acquistare prodotti israeliani. E non perché odiate gli israeliani (ora, qui discutiamo alla pari), ma perché bisogna che si abbandoni completamente l'idea di condurre una vita normale, commerciando, producendo, acquistando. Invece c'è questa situazione anormale e bisogna con ogni mezzo evidenziarlo.
Si dice "mali estremi, estremi rimedi" . Quindi tempi anormali dovrebbero imporre esistenze anormali. Questo è quanto voi dovreste fare.
Per quello che dovrei fare io Anzitutto, il problema non è semplicemente renderlo noto perché gli israeliani vedono le mostruosità, ma non in tutta la loro assurdità. I media israeliani sono, ovviamente, di parte e rappresentano gli eventi in modo da non toccare la gente. Attualmente, i giornali riportano in dettaglio le uccisioni in Gaza, ma le riportano in modo che non sembra di parte, come se fosse oggettivo e, anche se in parte la gente sa che i media sono di parte, tutto ciò è riportato in modo che la gente ha imparato ad ignorare la situazione.( )
Piangono morti solo della loro parte. Temo che anche nella società palestinese abbiano dimenticato che i bambini che vanno a scuola sono solo bambini che vanno a scuola. Punto. Non sono un target, sono bambini che vanno a scuola. E questo è grave.5 novembre 2002 - Centro sociale 'La strada', Roma