Tutto Chiesa e televisione
Giulietto Chiesa lancia il progetto Megachip. E minaccia calci negli elettrodi

dal Barbiere della Sera

Intervista fiume a Giulietto Chiesa, Stalin per gli amici, che al progetto resistente ci tiene davvero e parla un casino. Il sottotitolo di Megachip è Democrazia nella Comunicazione, il documento di intenti lo trovate qui: www.megachip.info

Megachip come viene al mondo?

Me lo sono inventato io alcuni anni fa. Nel mio piccolo avevo cominciato a riflettere sul fatto che la globalizzazione stava producendo guasti e fondai un'associazione, a Genova, molto tempo prima di Seattle. "Planet per lo sviluppo della cultura dell'interdipendenza", era il '95.

Mi misi a leggere, ero ancora corrispondente da Mosca per La Stampa, e mentre sviluppavo le letture e le riflessioni, mi accorsi di una cosa che a qualcuno sembrerà banale ma non lo è: che la globalizzazione senza il sistema mediatico mondiale non sarebbe stata possibile, che tra le due cose c'è una tale interdipendenza che potrebbero essere sinonimi.

E siccome ho visto che siamo di fronte a processi di concentrazione della comunicazione e di deformazione del mondo reale attraverso la comunicazione, mi sono posto il problema del rapporto tra questi e la democrazia, e sono arrivato alla conclusione che non ci può essere democrazia se va avanti questo trend.

Il trend della trasformazione delle notizie in salsa o piccante o dolciastra, dell'infotainment, delle soft news, delle notizie istantanee, della semplificazione, della banalizzazione, della deformazione e della manipolazione di milioni di persone: sopravvivere in democrazia in queste condizioni è impossibile.

Poi è venuto il terribile accidente italiano, un monopolio fantastico, mai esistito prima, di concentrazione mediatica assoluta. Tuttavia l'Italia non è molto diversa dal resto del mondo, nonostante la sua incredibile situazione. Perché quello che sta accadendo è che tutto il mondo viene "televisionizzato", ovvero lobotomizzato.

Se vogliamo evitare di finire così, letteralmente rimbambiti dai rimbambitori, dobbiamo cominciare a difenderci, organizzarci e fare quello che non abbiamo mai fatto, cominciare a ragionare sul fatto che una Organizzazione per la democrazia nella comunicazione non è mai esistita, e invece dobbiamo costruirla.

Quanti siete? E chi paga?

Al momento siamo in un migliaio. Autofinanziati, volontari.

Cos'è? Indymedia? Girotondi?

Il problema è molto complicato e non può essere risolto con una formula sola, perché investe simultaneamente la alfabetizzazione o la analfabetizzazione di miliardi di persone, di milioni e milioni di Italiani, che non sanno leggere il messaggio televisivo e quindi ne sono vittime. Siamo quasi tutti analfabeti.

Uno: alfabetizzare, spiegare alla gente dove sta il trucco. Due: bisogna affrontare i problemi in grande stile, nel senso che noi non abbiamo know-how, noi intero movimento democratico non sappiamo come stanno le cose. Non sappiamo quali sono le strategie dei grandi gruppi mondiali, come ci si fa a difendere se non si ha una strategia e se non si conoscono quelle degli altri?

Tre: gli effetti della televisione sulla psicologia degli uomini sono ancora largamente non studiati. Quattro: il livello di formazione deontologica dei giornalisti è precipitato a livelli vicini allo zero, la professione sta sparendo, il quarto potere è stato annichilito già da tempo, almeno in Italia.

E la formazione degli insegnanti? I nostri bambini, che sono ormai la terza generazione di bambini nati nella televisione "all-time", che ricavano dalla televisione quasi tutto il loro sapere e quasi tutte le loro emozioni. La famiglia è stata spazzata via, la scuola non esiste più.

Vogliamo riflettere tutti insieme su questa varietà di problemi che sono uno più drammatico e nuovo degli altri? Siamo in un cambio d'epoca, radicale, straordinario, immenso, dove miliardi di uomini stanno perdendo letteralmente la possibilità di controllare la società in cui sono, immersi come siamo tutti in una fabbrica dei sogni che ci fa consumare, mangiare, bere, soffrire, amare, odiare sulla base di criteri che ci sono estranei.

Magari in una società come quella italiana in cui in pieno disastro mondiale l'intera popolazione per un mese intero vede e conosce soltanto: Cogne.

I colleghi come reagiscono?

Bene! Con una parte di questi signori (a cominciare da Clemente Mimun, che dirige oggi il più importante telegiornale italiano, e si fa scudo del fatto che lui è al servizio degli spettatori: ma via non facciamo ridere, lui è al servizio degli interessi di coloro che sono i suoi editori di riferimento, e nel caso specifico sappiamo chi sono) io mi sento di non avere nulla a che fare e gli darò battaglia, senza nessuna simpatia né comunanza professionale.

Però al di là di questi che spadroneggiano, ci sono centinaia e centinaia di giornalisti più giovani che in questo momento hanno vergogna di questa professione, io con questa gente invece ci voglio parlare e offrire loro, se potremo, se saremo capaci, un punto di riferimento, un luogo dove discutere, esprimersi.

Poi naturalmente la verità non ce l'ha in tasca nessuno, la costruiremo insieme con tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e il diritto della gente che non è stata alfabetizzata. Stiamo affrontando un discorso molto simile a quello che si fece quando si trasformò l'Italia da paese di semianalfabeti in un paese alfabetizzato.

Concretamente cosa farete? Corsi di formazione, monitoraggio, libri, un sito?

Un sito sì. Cominciamo a organizzarci in tutta una serie di direzioni, come nel sottotitolo, un po' maoista, della presentazione di Megachip: "che mille gocce diventino un fiume".

Io mi sono accorto girando per l'Italia che di gente che sente questi problemi ce n'è dappertutto, migliaia e migliaia di persone, il difetto è che tutta questa controinformazione resta al di qua, tra di noi che siamo un po' vaccinati, sensibili e inquieti, un po' girotondisti, un po' tante cose.

Ci parliamo tra di noi, e noi siamo pochi, dall'altra parte ci sono i milioni Auditel, i milioni che vedono le trasmissioni di Bruno Vespa, Stranamore, e poi "Il grande fratello", e poi Cucuzza, "I fatti vostri", a quelli il discorso della controinformazione, dell'internet, della rete non parlerà mai, per la banale ragione che non li raggiungerà mai. Così come penoso, e sciocco, è dire "chiudiamo la televisione". Chi? Io, te e pochi altri? E i milioni? Non la chiuderanno mai.

Come si fa a andare al di là? Bisogna investire di un vero e proprio movimento di contestazione e di battaglia politica tutto il sistema dell'informazione e della comunicazione, dalla pubblicità ai telegiornali. Tutti noi che abbiamo a cuore la democrazia dobbiamo diventare non mille gocce ma un fiume, unificandoci, organizzandoci, coordinandoci, individuando insieme gli obiettivi di lotta.

Tutto questo lungo discorso per dire una cosa sola: rispettiamo la Costituzione, che sancisce il diritto a essere informati correttamente.

Sarò di coccio, ma mica ho capito bene che volete fare. Mi dai qualche esempio pratico?

Una strategia non c'è ancora, nel documento abbiamo buttato lì alcune ipotesi, e immagino che altre verranno. Io per esempio sto studiando accuratamente le tecniche di boicottaggio. Noi dobbiamo arrivare ad usare la parte pubblicitaria della televisione rovesciandola nel suo contrario: la televisione ci trasforma tutti in consumatori? Se questa è la chiave allora noi dobbiamo usarla alla rovescia. Stiamo studiando, un gruppo farà questo.

E quando dico un gruppo non intendo di volontari, io voglio mettere insieme uno staff, una equipe con dentro sociologi, economisti, professionisti, sindacalisti, ci voglio mettere dentro tutta la gente che conosce il problema, e poi quando arriveremo a una conclusione decideremo cosa fare.

L'altra cosa importantissima che stiamo facendo è un'accuratissima analisi, un censimento delle forze sul campo. Io voglio sapere quanti sono i circoli, gli istituti universitari, i gruppi, i volontari, le organizzazioni che si occupano di comunicazione, voglio sapere che cosa hanno fatto e cosa stanno facendo, quali sono le esperienze che hanno maturato, che cosa sono le radio italiane, le televisioni locali.

Megachip può molto umilmente diventare il luogo dove si raccoglie questo know-how informativo e dove si fanno circolare delle idee. Un centro culturale nazionale in grande stile, perché no?

E poi: io non voglio più discutere, perché è inutile e una perdita di tempo, se i telegiornali sono buoni o cattivi, io voglio studiarli i telegiornali. E voglio portare alla conoscenza del grande pubblico i risultati di questa analisi, voglio dimostrare come i telegiornali stanno depredando l'informazione.

Non si dà più informazione nei telegiornali, o se ne dà talmente poca o talmente trasformata da dare un'immagine del mondo che è una vera farsa, però io non voglio più discutere coi facitori dei telegiornali dicendo loro delle cose generiche, perché risponderebbero con delle cose generiche.

Io voglio fare degli studi. Loro ogni sera ci mostreranno se stessi, quello che sono, e io voglio fare uno studio, e sarà impossibile chiuderci la bocca perché andremo anche noi sulle grandi reti, perché non potranno impedircelo, perché non ci potranno fermare se avremo dei dati e delle conoscenze, e andremo lì a discutere quello che stanno facendo, non chiacchiere, ma cose concrete, numeri, statistiche.

Siccome io questo lavoro l'ho già fatto, da dilettante, con un gruppo di amici, e ho visto che quello che viene fuori sono delle cifre spaventose sulla devastazione intellettuale che si sta producendo in questo paese, bene allora questa è una sfida.

Questi potentissimi media non sono poi così imbattibili. Se uno comincia a guardarli con animo freddo e si organizza per resistere, e lo fa decidendo di essere con loro arrogante, ovvero di prenderli, è una battuta di MacLuhan, a calci negli elettrodi, diventano molto più mansueti.

Io penso che questo lavoretto possiamo cominciare a farlo: li prenderemo a calci negli elettrodi, se non verranno a discutere. E ci verranno.

10.6.2002