Il Municipio della società civile
Intervista a Fabio Galati, Assessore ai Servizi Sociali del X Municipio di Roma

Durante la giornata nazionale della disobbedienza sociale, a Roma si è verificato un fatto piuttosto originale: il presidente del X Municipio e parte della giunta hanno anche loro ... disobbedito.

D. Che cosa è successo il 17 novembre scorso nel X Municipio?

R. E' successo che una parte significativa di questa giunta ha deciso, attraverso un atto di governo, di aderire alla giornata della disobbedienza con una propria iniziativa. L'iniziativa è consistita nel requisire uno spazio del Comune di Roma, quindi non in concessione patrimoniale al Municipio ma al Comune, per farne un luogo delle Consulte della partecipazione democratica, in un certo senso un 'Municipio della società civile'.

Questa è una iniziativa che era stata messa in cantiere da tempo, quando ancora non sapevamo della giornata della disobbedienza sociale, perché questo spazio di circa 3.000 metri quadri e abbandonato da circa 10 anni, si trova in un quartiere molto particolare del nostro territorio. Un quartiere, cioè, di forte degrado ma al tempo stesso una vetrina del Municipio alla città perché ci sono gli studi di Cinecittà, c'è l'ufficio di collocamento quindi mezza Roma attraversa quel territorio e, nonostante questo forte passaggio di cittadini romani, il Municipio si rappresentava con aree di degrado e di abbandono assolute.
In particolare, questo enorme edificio ristrutturato e abbandonato che originariamente era destinato ad un presidio delle forze di polizia, costituiva il simbolo di un doppio spreco: non solo lo stato di abbandono ma anche una ristrutturazione mai utilizzata.

Quindi decidemmo di utilizzarlo per dare spazio a tutte le consulte istituzionali che abbiamo, alle associazioni che chiedono momenti di partecipazione e spazi.

D. Come si è svolta questa iniziativa?

R. Si è svolta in una maniera piuttosto singolare, perché facendo tutte le normali procedure ci siamo resi conto che non saremmo mai venuti a capo di questa vicenda. Infatti abbiamo provato a fare la normale richiesta al Comune di Roma di avere in concessione lo spazio e così non ha funzionato, visto che non ci è stato riconosciuto questo pezzo di patrimonio. Pertanto, approfittando della giornata della disobbedienza sociale e di una forte pressione che veniva dal territorio, abbiamo deciso di aderire con una requisizione fatta direttamente dal Presidente Sandro Medici.
Il 17 ci siamo ritrovati lì e, insieme a molti cittadini e ad una parte della maggioranza del consiglio del Municipio, siamo entrati e abbiamo requisito lo spazio.

Sin da subito abbiamo insediato le Consulte esistenti, quella sull'elettrosmog, sull'handicap, un presidio del vigili, l'ufficio tecnico per l'accordo di programma con la Asl e mano a mano insedieremo tutte le altre realtà.

Naturalmente questa vicenda ha avuto anche un contraccolpo perché non tutti sono stati felici di vedere accostata una istituzione ai 'disobbedienti' e questo nasce da una difficoltà di alcune forze politiche a riconoscere che a volte la società civile si autorappresenta e non concede deleghe a nessuno, nemmeno ai partiti tradizionali.

D. Forse anche questa pratica condotta direttamente dal Presidente e da alcuni assessori è stata vista come una rottura con la pratica tradizionale…

R. Senz'altro, ma credo che i momenti di discontinuità nell'amministrazione e forzature siano state fatte anche in passato. Non credo che siamo i primi. Il problema credo che sia soprattutto nella resistenza a contestualizzare questo atto di discontinuità dentro un ambito politico, quello di un nuovo movimento che si affaccia a Roma e in Italia, e che chiede spazio, che sgomita, che rivendica una propria misura della rappresentanza politica.
È questo che ha dato più fastidio.

D. Qual è il messaggio che questo Municipio, conducendo un'azione di questo tipo, intende lanciare od oggettivamente lancia anche ad altre situazioni simili di amministrazione locale?

R. Credo che un municipio ha senso di esistere se è vicino al territorio. Pertanto laddove c'è una domanda e non si hanno gli strumenti per soddisfarla con normali procedure, allora bisogna necessariamente provare a fare qualcosa in più.
Quindi il messaggio è quello di essere vicino alle reali esigenze dei cittadini e non soltanto preoccuparsi di gestire come meglio possibile la cosa pubblica: senz'altro questo deve essere fatto ma è importante tentare nuove strade, nuove sperimentazioni e mettersi in gioco.

Noi abbiamo fatto una grossa scommessa: quello spazio diventerà un laboratorio sociale importante, noi ci aspettiamo molto dalla capacità di progettazione, di intervento e di partecipazione delle associazioni, delle cooperative e delle consulte. In realtà abbiamo scommesso su quella che viene definita la società civile: quindi è soprattutto questo il messaggio. Scommettere su questo pezzo di società che è quella protagonista, quella dinamica che non concede nulla a nessuno ma che chiede spazio per sé e per gli altri.

25.11.2001