'In Iraq gli Usa hanno costruito tante piccole Guantanamo'

intervista a Marco Bertotto
(Presidente di Amnesty Italia)

24.07.2003 da www.unita.it

«Le forze d’occupazione americane in Iraq operano fuori dal diritto internazionale». Mentre Amnesty International invia nuovamente una missione a Baghdad, il presidente italiano dell’associazione per la difesa dei diritti umani, Marco Bertotto, dà un giudizio senza appello all’operato delle truppe Usa in questa fase di instabilità nel Paese che ha trascinato il dopo-guerra in una guerriglia quotidiana.


d. Partiamo da questa ultima missione in Iraq. Quali sono le differenze alle precedenti visite fatte da Amnesty a Baghdad?
r. «Stavolta, oltre alla abituale raccolta di testimonianze sulle violazioni dei diritti umani, perpetrate costantemente in territorio iracheno, la nostra missione avrà anche una valenza politica: il capo della delegazione, Mahmoud Ben Romdhane,porterà la nostra solidarietà alle vittime dei bombardamenti e avrà incontri con varie autorità locali, con settori della società civile, con leader religiosi e politici. Incontrerà anche Bremer a cui chiediamo un impegno sul fronte della gestione della giustizia in Iraq».

d.
Quali sono le accuse che muovete all’amministrazione Usa a Baghdad?
r. «Le forze d’occupazione non stanno facendo quello che dovevano fare. Non è solo la nostra valutazione visto che le truppe Usa stanno infrangendo vari diritti stabiliti dalla Convenzione di Ginevra. L’insicurezza, nella capitale e altrove, sta minacciando tutta la popolazione civile irachena e le truppe d’occupazione stanno rispondendo con continui abusi dei diritti umani».

d.
Alcuni giorni fa, Amnesty ha parlato di «tante piccole Guantanamo» irachene.
r. «Dalle testimonianze che abbiamo raccolto emerge un quadro sconfortante in cui chi viene arrestato non conosce le accuse mossegli dall’autorità d’occupazione, è impossibilitato a fare ricorso e in galera viene trattato in maniera disumana. Sono tutte violazioni imperdonabili per le potenze occidentali».

d.
Eppure esiste anche una polizia irachena...
r. «Questo è un aspetto ancor più inquietante. È come se esistesse un doppio standard nella giustizia in Iraq: chi viene arrestato dalla polizia locale è garantito dal vecchio codice penale iracheno mentre chi viene arrestato dai militari americani si scontra con la totale assenza del rispetto del diritto internazionale».

d.
Dunque, secondo Amnesty International, gli Usa stanno abusando del loro potere?
r. «Certo. Se c’è qualcuno, nell’Iraq attuale, che è al di sotto della soglia minima del diritto mondiale sono proprio gli americani. È la mentalità che abbiamo chiamato “da Guantanamo”: ci sono carceri in cui non sappiamo chi vi sia rinchiuso e anche chi viene arrestato tarda giorni e giorni per conoscere le imputazioni per cui le forze d’occupazione lo hanno portato in galera».

d.
Nel vostro ultimo rapporto sulla situazione delle violazioni dei diritti umani in Iraq si possono leggere i metodi con cui le forze d’occupazione trattano i vari detenuti: privazione del sonno, obbligo di rimanere a lungo in posizioni dolorose, diffusione di musica ad alto volume, esposizione a luce intensa o piuttosto l’obbligo a indossare un cappuccio. Per il vostro lavoro di raccolta di testimonianze del genere, quali sono le vostre relazioni con le truppe Usa in Iraq?
r. «Anche in questo caso, le forze d’occupazione si comportano come fanno per il carcere americano di Cuba: negando in parte la loro collaborazione. L’esempio più eclatante è quello della prigione di Abu Ghraib. Siamo riusciti a raccogliere testimonianze di familiari di detenuti o di ex-detenuti ma le autorità americane ci impediscono l’accesso a questo carcere. Lo stesso trattamento è stato riservato anche al Comitato internazionale della Croce Rossa. In ogni caso, quel che sappiamo sulle condizioni dentro Abu Ghraib è allucinante: si parla di uccisioni sommarie fatte dai militari per sedare qualsiasi manifestazione di protesta contro il trattamento disumano.