POLIZIA GLOBALE ALL'ATTACCO DI INDYMEDIA
Intervista al deputato dei verdi Mauro Bulgarelli sull'operazione dell' Fbi contro la rete Indymedia

Indymedia è sotto attacco. Il sequestro degli hardisk dei server Usa e Gb da parte dell'Fbi ha oscurato una ventina di nodi della rete, tra cui quello italiano, che solo in queste ore è riuscito a riaffacciarsi sul web. Abbiamo sentito in proposito il deputato dei verdi Mauro Bulgarelli, tra i primi a prendere posizione su questo gravissima provocazione e presentatore di un'interrogazione parlamentare al ministro delle Comunicazioni e a quello degli Esteri.
Altremappe: La prima domanda è d'obbligo: come leggere questa operazione poliziesca contro Indymedia?
Altremappe: Se questo è vero, l'operazione è rivolta specificamente contro il nodo italiano della rete Indymedia o ha una valenza più complessiva? Ti ricordo che sono stati oscurati anche i nodi di altri paesi europei come la Francia , i Paesi Baschi, l'Inghiliterra…
Bulgarelli: “Anche qui la cosa si presta a essere letta su più piani. Può darsi che esca fuori dal cilindro di qualche investigatore un'inchiesta specifica sul nodo italiano. Nel nostro paese i siti indipendenti e di movimento sono sottoposti da tempo a un indecente campagna di criminalizzazione: penso, ad esempio, alle accuse di ‘connivenza con il terrorismo mediorientale' avanzate contro alcuni di essi in trasmissioni come ‘Porta a porta' per il solo fatto di aver documentato veri e propri crimini compiuti dalle truppe di occupazione in Iraq. Ma oggi mi sembra che l'attacco sia stato portato su un piano più complessivo. Innanzitutto esso cade a pochi giorni dall'apertura del Forum Sociale Europeo di Londra e assume un chiaro significato intimidatorio nei confronti di un movimento, quello contro la guerra, già da mesi sottoposto in tutto il mondo a una pressione fortissima. Allargando poi la prospettiva, penso che l'obiettivo principale non sia tanto uno strumento di informazione indipendente ma un'intera comunità, un modo di comunicare e di esprimersi che caratterizza, oltre che Indymedia, migliaia di siti di movimento sparsi per il mondo. Il messaggio, in questo senso, è chiaro: nella guerra globale non c'è più spazio per la comunicazione orizzontale, non sono più ammesse ‘isole nella rete' e lo stesso diritto al dissenso svanisce nel progetto di omologazione delle fonti di informazione.
Altremappe: Torniamo al ruolo degli Stati uniti in questa operazione. Anche se essa non partisse direttamente dal ministero della Giustizia americano essa sarebbe stata impossibile senza l'intervento dell'Fbi in un paese straniero e sovrano…
Bulgarelli: “Certo, mi pare legittimo inquadrare questo attacco nel contesto delle operazioni di polizia globale che gli Usa conducono non soltanto sul piano militare ma, da qualche tempo, anche contro il mondo dell'informazione non “embedded”. Una serie di misure adottate dall'amministrazione Usa preannunciavano chiaramente questa offensiva: già nel 2000 era stato creato l'Us Customs Smuggling Center, una sorta di accademia per cybercop chiamata a svolgere funzioni di centralizzazione per tutte le indagini da condurre nella rete e, dopo l'11 settembre, il Patriot Act ha esteso a dismisura le prerogative di questi cyberpoliziotti e degli agenti federali, consentendo l'arresto di chiunque, anche cittadino di altre nazioni, “attenti alla sicurezza degli Stati uniti”. Lo stesso Rebuilding America's Defense, il documento programmatico stilato dalla lobby golpista del Pnac (Project for the New American Century, uno dei think tank neocon più aggressivi, ndr.) poneva al centro degli obiettivi da realizzare nel breve periodo “il pieno dominio del cyberspazio”, individuato come estensione ‘naturale' del warfare. La filosofia alla base è sempre la stessa; l'attacco preventivo contro chiunque ostacoli, o si rifiuti di assecondare, i piani egemonici degli Usa."
Altremappe: Questa strategia Usa stravolge dunque quel che resta del diritto internazionale, assegnando agli Usa una sorta di impunità assoluta…
Bulgarelli: “E' proprio questo il punto. L'impero si ritiene “legibus solutus” e manifesta tutto il suo dispotismo rifiutando di essere giudicato per le sue continue violazioni dei diritti universali e della sovranità delle nazioni grazie alla supremazia che gli assegna la potenza militare. Gli Usa, in questa fase, essendo l'unica superpotenza rimasta sul pianeta, esplicano alla perfezione questa strategia di comando poliziesco, incarnando sinistramente quella figura di gendarme globale che si arroga indistintamente la facoltà di invadere un paese o di mettere a tacere le voci scomode. L'attacco a Indymedia, in questo contesto, non è certo casuale: non si imbavaglia tanto, o non solo, il ‘logo' di Indymedia quanto gli spazi di democrazia che offre la comunicazione in rete, le possibilità che essa consente di replicare e diffondere comportamenti e linguaggi non omologati e, perché no, di sputtanare le malefatte del potere. Non è un caso che, come hanno affermato i gestori di Indymedia, l'Fbi si fosse già presentata tempo fa da loro chiedendo di rimuovere dal sito le foto di poliziotti in borghese che a Nantes e a Seattle operavano sotto copertura o che si sia accanita contro i nodi di Indymedia Usa che veicolavano le inchieste indipendenti sulla truffa elettorale organizzata dalla Diebold per far vincere G.W. Bush. Il mediattivismo è una spina nel fianco dell'impero perché grazie al suo agire in rete, all'uso creativo e democratico delle tecnologie, riesce a rompere quella congiura del silenzio di cui il potere ha bisogno per esercitare comando. Cosa sarebbe stato delle nefandezze compiute dalle forze dell'ordine a Genova in occasione del G8 del 2001 se non si fosse messa in moto la straordinaria macchina controinformativa dei movimenti? "
9.10.2004