Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 392 del 20/11/2003
"Pubblicazione in un sito
Internet di giudizi offensivi nei riguardi dei militari impegnati
in Iraq" (n. 2-00977)
PRESIDENTE.
"L'onorevole Landolfi ha facoltà di
illustrare la sua interpellanza n. 2-00977" (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
MARIO
LANDOLFI. "Signor Presidente, questa interpellanza
si riferisce al sito Internet italy.indymedia.org il quale, proprio nelle ore
successive all'agguato di Nassiriya, pubblicava on
line una serie di articoli, giudizi e prese di posizione a dir poco deliranti.
In particolare, sul portarle venivano espresse
considerazioni contro la presenza dei nostri soldati impegnati nella missione
internazionale di pace, si irrideva al sacrificio dei militari e dei civili
morti nell'attentato in Iraq e si creavano artificiosi distinguo tra terrorismo
ed una presunta resistenza irachena". In poche parole, tutto quanto
pubblicato sul sito relativamente agli atroci eventi
di Nassiriya convergeva inequivocabilmente verso una
tesi giustificazionista, se non addirittura
assolutoria, nei confronti dei responsabili del massacro dei nostri
connazionali".
"Non
siamo dunque, come tenterò di dimostrare nel prosieguo dell'illustrazione, di
fronte ad un legittimo esercizio del diritto di libera manifestazione del
pensiero, previsto e tutelato dall'articolo 21 della nostra Costituzione, ma ci
troviamo di fronte ad una becera manifestazione di teppismo elettronico, che
pone chi se ne rende autore e responsabile fuori dalla
sensibilità dei cittadini italiani e delle istituzioni che li rappresentano.
Chi ha scritto e chi ha pubblicato gli articoli ed i giudizi che di qui a poco leggerò, non ha espresso considerazioni critiche o eretiche
rispetto al sentimento comune dominante formatosi spontaneamente nelle
coscienze degli italiani all'indomani dell'attentato di Nassiriya.
Se così fosse, dovremmo non solo non criticare, ma
addirittura tutelare tale forma di dissenso".
"Non
siamo dunque in presenza di una diversa quanto
legittima valutazione rispetto alla necessità di impegnare direttamente uomini,
mezzi e risorse in un teatro di guerra. No, qui c'è altro: qui c'è la volontaria
e premeditata rivendicazione ideale, anzi ideologica, di un massacro. C'è un
implicito inneggiare ad un terrorismo omicida, che abbiamo già sentito
riecheggiare sinistramente nelle parole e nei documenti della brigatista rossa
Nadia Desdemona Lioce o in taluni interventi
finalizzati a negare addirittura dignità umana ai martiri italiani. Non c'è una
diversa sensibilità, c'è un'assenza totale di sensibilità verso un odioso
eccidio che ha scosso in profondità i sentimenti dell'intero popolo italiano, al di là di steccati politici o ideologici".
"La
questione è molto seria. Il nostro paese ha già pagato duramente la
sottovalutazione dei focolai della violenza verbale. Non è fuori luogo
ricordare qui, alla Camera dei deputati, che all'inizio degli anni settanta non
poche voci - cito per tutte quella del prefetto di Milano Libero Mazza - si
levarono per dare l'allarme rispetto ad un'indefinita zona grigia che assumeva
a volte un ruolo di fiancheggiamento del teppismo politico e altre volte ne
rivendicava orgogliosamente la paternità. La politica allora non se ne accorse e non capì che quella nebulosa sarebbe divenuta
per un verso il serbatoio da cui avrebbe attinto il terrorismo e per un altro
verso il brodo di coltura in cui sarebbero germogliati i teorici
dell'equidistanza: né con lo Stato, né con le Brigate rosse".
"Negli
anni settanta tutto ciò fu tollerato in ossequio alla teoria degli opposti
estremismi e perché una classe dirigente tanto indulgente quanto pavida non se
la sentì di (:::) competere
sul terreno culturale con una poderosa ed aggressiva intellighènzia che nei
salotti non faceva mistero di sognare il sovvertimento delle istituzioni e
delle regole borghesi per l'avvento di una società senza classi. Sappiamo come
andò a finire: l'Italia visse una lunga stagione di guerra civile strisciante e
pagò un tributo di sangue altissimo. Caddero semplici cittadini, servitori
dello Stato, politici, sindacalisti, magistrati, carabinieri, poliziotti".
"La
storia non si fa con i se, ma quante di queste persone sarebbero ancora in vita
se le istituzioni dell'epoca avessero agito con diversa tempestività e
determinazione? Poniamo tale interrogativo perché dobbiamo fare
ammenda degli errori e delle incertezze di ieri, per agire con sicurezza oggi e
per guardare con fiducia al domani".
"A chi
dovesse trovare eccentriche o esagerate queste considerazioni, è giusto
rispondere citando qualche illuminante brano tratto dal sito Indymedia:
"Peccato che la realtà sia
completamente all'opposto di come la presenti la borghesia. Prima di tutto,
questi "bravi ragazzi" che sono andati in Iraq sono gli autori delle
pagine più nere della violenza di Stato italiana negli
ultimi anni. I carabinieri di stanza a Nassiriya sono
tra quelli che "si distinsero" per i pestaggi e le torture durante la
mobilitazione per il G8 di Genova nel 2001, fino ad uccidere il
compagno Carlo Giuliani. E i militari sono di quell'esercito
che ha compiuto bravate in mezzo mondo, dagli stupri alle torture in Somalia
passando per gli atti di pedofilia in Mozambico, e poi nella ex
Iugoslavia e in Afganistan».
"Non
c'è bisogno di alcun commento. Il senso del delirio
elettronico è chiarissimo: cari militari, quanto alla morte, ve la siete cercata. E la morte è una
giusta punizione per ciò che voi o quelli che hanno la vostra stessa divisa
avete - secondo i teppisti internauti - fatto. Una conferma che questa nostra
interpretazione è giusta arriva da un successivo brano che si sofferma sul
sacrificio dei martiri di Nassiriya che, secondo indymedia, sono mercenari sul libro paga dello Stato, morti
in una guerra di resistenza. Nulla di più. Perché
esprimere dolore per gli esecutori della volontà dello Stato imperialista?
Pietà e solidarietà non esistono per gendarmi ed oppressori".
"L'appoggio
ai guerriglieri arabi, ai feddayn, ai kamikaze che si
battono per la liberazione dell'Iraq dev'essere
incondizionato per tutti gli antimperialisti, perché la solidarietà
internazionale per gli oppressi non si unirà mai a quella per gli aguzzini. Quindi, i nostri soldati impegnati in una missione
internazionale di pace sono - per questi
signori, per questi teppisti elettronici - aguzzini".
E ancora:
"...quei morti valgono quanto migliaia di lavoratori morti sul lavoro? No. Non
piangeremo né per i primi né per i secondi ma ci batteremo affinché spariscano eserciti e Stati e lotteremo
con tutte le nostre forze per la liberazione di tutti gli oppressi e anche del
popolo iracheno. Peccato non essersi accorti prima del popolo iracheno, quando
era oppresso da un tiranno sanguinario che ha sterminato con il gas centinaia
di migliaia di cittadini del suo stesso Stato".
"Questo
ed altro si legge su indymedia.
Naturalmente, abbiamo volutamente tralasciato di riportare frasi ed espressioni
ingiuriose ed irriferibili: i militari italiani caduti per la pace diventano su quel sito elementi turpi, bersagli immobili sui quali
scaricare l'odio ideologico per tutto ciò che rappresenta lo Stato, l'ordine
civile, la legalità repubblicana".
"Signor
Presidente, onorevole sottosegretario, è opportuno ribadire
che mai avremmo chiesto misure estreme nei confronti di una pubblicazione e,
quindi, di un sito Internet se estrema non fosse stata la gravità delle
affermazioni e dei giudizi espressi da questo stesso sito. Chiediamo simili
misure anche alla luce di elementi che vanno ben oltre
la cronaca degli ultimi giorni. Nel febbraio 2003 lo stesso sito mostrava nelle
sue pagine web
un riprovevole e sconcertante gioco: il gioco del kamikaze, un delirante
videogame dal titolo Kaboom, the suicide bombing game. È un giochino - tra virgolette - innocente, grazie al quale si può
vedere l'esplosione virtuale, ovviamente, di un kamikaze palestinese tra donne
e bambini, in un paesaggio che riecheggia quello israeliano".
"Questo
sito, non nuovo ad iniziative dai contenuti violenti, figura tra i numerosi link di
svariati siti della sinistra parlamentare, dai Democratici di sinistra, ai Comunisti italiani, a Rifondazione comunista. E non è finita. Sempre nello stesso periodo, sono stati
pubblicati su indymedia suggerimenti tecnici per
fermare i treni in corsa o per sabotare i binari ferroviari. Della
serie: come passare dalle parole ai fatti".
"Si
tratta di un vero e proprio manuale del sabotatore o, se si preferisce,
dell'apprendista terrorista, in cui si legge - cito testualmente: "collegare i binari con una sbarra di ferro o anche con una
limatura di ferro bagnata per far durare di più l'effetto e far scattare il
blocco automatico della linea con il semaforo rosso". Dopo
l'uso del freno di emergenza su due treni, si possono
trovare altri suggerimenti per il boicottaggio attivo delle linee ferroviarie.
Oltre al collegamento dei due binari per segnalare al sistema un fittizio
passaggio del treno, c'è anche chi suggerisce di spalmare le rotaie con del
grasso, specialmente nei tratti in salita. Follia? Oppure
- come affermò improvvidamente
un autorevolissimo esponente della sinistra socialista negli anni settanta, a
proposito dell'effervescenza dei gruppuscoli extraparlamentari -
siamo di fronte ad una palestra rivoluzionaria, che altro non è, se non
l'anticamera della violenza più becera?"
"È
quello che dobbiamo capire oggi: quanto sia lungo il passo tra chi fornisce
suggerimenti per il sabotaggio e chi scrive «sbirri
morti» o «10, 100, 1000 Nassiriya».
"Signor
Presidente, onorevole sottosegretario, non siamo - e
lo vogliamo ripetere - in presenza di una libera manifestazione del pensiero.
Siamo di fronte ad una consapevole e, persino, rivendicata operazione di apologia di reato e di istigazione a delinquere. Non siamo
nell'ambito della Costituzione: siamo nel recinto del codice penale. Per
questo, onorevole sottosegretario, attraverso di lei chiediamo al Governo di
agire con tempestività e determinazione, non arrivando ad escludere di oscurare
il sito degli insulti e delle infamie rivolte ai ragazzi morti in divisa, ai
nostri militari morti per la pace e per la patria (Applausi dei deputati del
gruppo di Alleanza nazionale)".
PRESIDENTE. "Il
Sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Valentino, ha facoltà di
rispondere".
GIUSEPPE VALENTINO, "Sottosegretario di Stato per la
giustizia".
"Signor Presidente, il Governo, naturalmente, condivide le espressioni
censorie che in maniera così avvertita sono state pronunziate poc'anzi dall'onorevole Landolfi,
il quale nel testo della risposta predisposta potrà rilevare come siano state
avviate tutte quelle iniziative che sono doverose di fronte a fatti di tale
gravità".
"Il
sito www.italy.indymedia.org
sul quale sono comparse nei giorni scorsi frasi volgari ed aggressive nei
confronti delle Forze armate italiane, carabinieri ed alpini, costituisce un noto sito di cosiddetta «controinformazione», che accoglie
notizie ed e-mail riguardanti le tematiche affrontate dai centri sociali, dalla
estrema sinistra e dall'area dell'autonomia. Il suddetto sito fa parte del network internazionale
www.indymedia.org, la cui società di gestione è ubicata
negli Stati Uniti d'America, nato nel
"Il
sito è registrato a nome della società IMC, mentre il
sottosito italiano è registrato presso i server inglesi della società Rackspace Maged Hosting, a sua volta avente sede in San Antonio, negli
Stati Uniti d'America. Indymedia si definisce un network di media gestito collettivamente e comprende una
rete di soggetti che lavorano nel mondo della comunicazione con lo scopo di
diffondere un'informazione dei fatti asseritamente «obiettiva», lo dico tra virgolette,
beninteso. Non è un'associazione e non ha sedi fisiche".
"Il
materiale presente negli spazi offerti gratuitamente viene
redatto da qualsiasi utente del network,
mentre quello presente nella «colonna
centrale» viene pubblicato dalle sole persone iscritte alle mailing list di Indymedia.
Costoro partecipano, inoltre, ai meeting che si svolgono sui canali chat di IRC, internet relay chat".
"Deve,
altresì, evidenziarsi che in merito ai commenti apparsi sul predetto sito
aventi ad oggetto l'attentato del 12 novembre scorso ai danni del contingente
militare italiano in missione di pace in Iraq, il compartimento polizia postale
di Bologna ha inoltrato apposita informativa alla
procura della Repubblica presso il tribunale di Bologna. Tale autorità
giudiziaria ha immediatamente iscritto un procedimento penale a carico di ignoti configurando l'ipotesi di reato di cui
all'articolo 290 del codice penale - vilipendio della Repubblica, delle
istituzioni costituzionali e delle Forze armate - ed ha prontamente avviato le
indagini, anche di natura tecnica, all'esito delle quali, essendo i server del
sito in questione attestati al di fuori del territorio nazionale, potrebbe anche
essere valutata l'opportunità di attivare la procedura della rogatoria
internazionale al fine di acquisire elementi di prova".
"Infine,
è opportuno segnalare che numerose procure della Repubblica - in particolare, sulla base dei dati finora
acquisiti, quelle di Napoli, Salerno, Vallo della Lucania,
Brescia e Bari - proprio avendo avuto conoscenza del contenuto
dell'interpellanza dell'onorevole Landolfi - a seguito della sua trasmissione che doverosamente
ne ha fatto il Ministero della giustizia -, hanno immediatamente
disposto l'iscrizione di procedimenti penali a carico di ignoti,
ipotizzando la commissione del reato di cui all'articolo 290 del codice penale.
Molte altre procure si sono in ogni caso prontamente attivate al fine di
individuare la localizzazione del sito indicato
nell'interpellanza".
PRESIDENTE. "L'onorevole Landolfi ha facoltà di replicare".
MARIO
LANDOLFI. "Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto della risposta
del Governo perché ho ravvisato nelle parole del sottosegretario, onorevole
Valentino, la preoccupazione del Governo, delle istituzioni. Pertanto,
sono rassicurato sulla loro volontà di non abbassare la guardia, di non
banalizzare né di sottovalutare un fenomeno che oggi si manifesta sul sito
Internet come «controinformazione»
come pure nelle espressioni verbali. Dobbiamo tenere d'occhio tutto
questo proprio alla luce della storia tragica del nostro paese".