Un incubo made in Usa

Da il manifesto 18.5.2002

Intervista con Michael Moore, regista di "Bowling for Columbine" e scrittore di best sellers con "Stupid white men", dedicato a Bush. "La nostra società è così violenta perché viviamo nella cultura della paura. Le pistole non uccidono, sono gli americani a sparare..."

GIULIA D'AGNOLO VALLAN
CANNES
Umorista, pamphlettista, agitatore, regista, giornalista/produttore televisivo e a questo punto celebrity, Michael Moore è un personaggio abbastanza unico, un curioso mix di commentatore politico ed entertainer che comunica adottando i paradossi, lo humor e la retorica populista/superficiale di classici dei divi del talk show come Rush Limbaugh, o di uomini politici come Newt Gingrich. Solo che, invece di essere di destra come quella di Gingrich e affini, la sua è una prospettiva di (quasi) estrema sinistra. Il mix funziona a meraviglia, perché i suoi documentari divertenti e feroci sono sempre grossi successi (Roger and Me, il primo, e una colata di vetriolo per la General Motors, venne addirittura distribuito dalla Warner Brothers). Il suo ultimo libro, Stupid White Men, è da due mesi in testa alle classifiche della non fiction. Moore è qui a Cannes con Bowling for Columbine, un commentario sull'America e le armi.

Nel tuo film, la strage di Columbine è uno spunto per parlare di una serie di fattori molto più complessi e allargati...

Columbine, e le sparatorie a scuola in genere, erano state l'idea di partenza, ma bisognava andare oltre. Perché noi americani viviamo in un paese violento e usiamo la violenza per ottenere quello che vogliamo. Ho iniziato a pensare a quello e così sono andato in Canada credendo che lì non avessero pistole e che per quello non ci fosse violenza. Invece in Canada hanno moltissime pistole ma non si uccidono a vicenda. La cosa mi ha veramente confuso, perché fino ad allora pensavo che se da noi avessimo eliminato le pistole, avremmo eliminato il problema. E invece non erano le armi che andavano eliminate perché il problema è un altro: abbiamo qualcosa nel nostro dna culturale, una sorta di problema mentale collettivo. Abbiamo creato una cultura della paura a permesso a coloro che stanno al potere di manipolarci per ottenere quello che vogliono. Ci terrorizzano con le creme per la pelle, con il colorante per capelli, con le diete. È un costante farti sentire che se non sei migliore dell'altro rischi di perdere qualcosa... Ed è l'American Way. Abbiamo sempre terrore di finire sulla strada. In Europa non succede, perché qui da voi nessuno deve tenersi un lavoro solo per mantenere l'assicurazione. Invece un enorme numero di americani fa un lavoro che odia solo per quello. Perché da noi il 50% delle tasse va a ingrassare il budget del Pentagono, non l'assistenza sanitaria.

Bush sta governando sulla paura...

Bush ha sfruttato l'11 settembre per far passare il suo programma di destra e nessuno sta lamentandosi. Così ho deciso di fare qualcosa, tanto non c'era niente da perdere.... E ho provato, con il mio libro. Sono in cima alle classifiche dei best seller da un paio di mesi. Il titolo è Stupid White Men e Bush è il personaggio principale.

Rispetto agli altri, questo è un film pieno di punti interrogativi...

Questo è un film diverso dagli altri, perché viene fuori che il nemico siamo noi. Roger and Me era un film sulla General Motors, il mio secondo film, The Big One, prendeva di mira la Nike e alcune altre corporations. Ma in questo i cattivi non sono "loro", siamo noi americani in massa. È per quello che è stato il più difficile da fare. Siamo noi che ci facciamo risucchiare da questa psicosi. Sapete quanto è aumentata la vendita degli allarmi per case dopo l'11 settembre? Come se ai terroristi interessasse svaligiare gli appartamenti....

Qual è adesso la tua posizione nei confronti del controllo delle armi?

Credo che gli americani abbiano bisogno di controllo. Ma io sono anche d'accordo con la lobby delle armi, la National Rifle Association, quando dice che non sono le pistole ad uccidere le persone: sono le persone ad uccidere le altre persone. Farei solo un emendamento: le pistole non uccidono nessuno, sono gli americani che sparano.

E come spiega le recente strage nella scuola in Germania?

Qui da voi è raro che si verifichi una cosa del genere, non regolare come da noi. Quello però di cui anche voi europei dovete preoccuparvi e la progressiva erosione dell'assistenza sociale: se continuate così sarete sempre più simili alla società americana. Il problema dell'americanizzazione del mondo non è che ci sono tanti McDonalds, ma che i vostri governi stanno spostandosi al centro e a destra. Ci sono candidati che vengono eletti grazie al fatto che se le prendono con gli immigrati e quelli che non hanno nulla. Più andate in quella direzione più vi troverete a vivere in una società violenta, con omicidi e pistole. Perché quello che vi ha salvati da noi, in tutti questi anni, è l'idea che voi siete tutti sulla stessa barca. In Italia, Irlanda, Spagna, se qualcuno si ammala, la società sente la responsabilità di fare qualcosa. In America, se ti ammali, peggio per te. Se sei povero, è colpa tua. Quando fai così crei una cultura violenta. Perché anche voi, come l'America, avete i vostri passati violenti: la Germania per esempio, o l'Inghilterra... Ma dentro a quelle società esiste ancora un'etica secondo cui bisogna prendersi cura uno dell'altro.

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