L'impero vuole guerra, non giustizia
Sean Healy
Tra le parole che l'amministrazione Bush ha usato per descrivere l'attacco terrorista dell'11 settembre - "atrocità", "oltraggio", "azione malvagia" - una frase è mancata: "crimine contro l'umanità".
E' una strana mancanza. La legge internazionale definisce crimine contro l'umanità un atto commesso come parte di "un attacco diffuso, o sistematico, e consapevole contro qualsiasi popolazione civile."
Questo sicuramente sembra includere terroristi che dirigono un aereo contro edifici con uffici affollati per uccidere migliaia di persone innocenti.
Forse questa assenza nel linguaggio ufficiale è da far risalire al desiderio dell'amministrazione Bush di evitare di trattare attacchi terroristici come "crimini", e trattarli piuttosto come "atti di guerra".
Se qualcuno commette un crimine, viene arrestato - le città e i paesi in cui vive non vengono (di solito) bombardati e squadroni assassini delle forze speciali non vengono mandati a cercarlo.
Se qualcuno commette un crimine, viene processato - non viene dichiarato "ricercato: vivo o morto", come Bush ha definito bin Laden, con una forte e scontata enfasi su "morto" visto che è l'opzione preferita.
Ma se vengono commessi "atti di guerra" allora le regole e le procedure normali non si applicano e si può perseguire un programma più vasto rispetto al "portare i colpevoli davanti alla giustizia" - che è esattamente quello che la macchina da guerra americana sta facendo adesso in Medio Oriente.
Ma forse le motivazione dell'amministrazione americana per non definire l'oltraggio terroristico "crimine contro l'umanità" si spingono oltre al volere semplicemente allargare i parametri operativi per questa guerra.
Perché gli Stati Uniti hanno cercato di frustrare e sabotare gli sforzi internazionali per creare un vero ingranaggio che potesse perseguire e processare tale crimine.
L'ingranaggio in questione è la Corte Criminale Internazionale (CCI), per lungo tempo obiettivo di giuristi internazionali e avvocati di diritti civili e adesso quasi una realtà - ma si trova di fronte alla reale possibilità di essere demolito dall'amministrazione americana.
Gli statuti della Corte Criminale Internazionale sono stati stabiliti dal trattato di Roma in una conferenza tenutasi nel luglio del 1998 e alla quale parteciparono esponenti di 140 paesi.
Il trattato specifica che la Corte dovrebbe essere un corpo giuridico indipendente che persegue i più gravi crimini di guerra secondo la legge internazionale: genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Seguendo la regola della "complementarità", la CCI si pronuncerebbe solo su casi in cui le corti nazionali non fossero in grado o non fossero disposti ad occuparsene - quello che potrebbe succedere se l'accusato fosse un membro importante del governo di uno stato.
Fino ad adesso, ci sono stati tribunali internazionali che si sono occupati di questi casi - come per esempio l'attuale processo nell'Aja ai criminali accusati della guerra nei Balcani o il processo di coloro che sono stati accusati del genocidio in Ruanda. Ma questi sono tribunali ad hoc, creati dalle Nazioni Unite solo per scopi specifici.
C'è anche una Corte internazionale di giustizia, ma può occuparsi solo di casi tra due paesi.
La CCI, al contrario, sarebbe permanente e processerebbe individui.
I casi potrebbero venire ancora assegnati dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, così come avviene per i sistemi dei tribunali esistenti. Ma le indagini potrebbero anche essere avviate in seguito alla richiesta di uno degli stati partecipanti o del procuratore della CCI, il che significa che la Corte non sarebbe necessariamente costretta ad indagare su ciò che viene richiesto da poteri più importanti.
Come organizzazione basata su un trattato, la CCI non sarebbe vincolata all'ONU né a nessun altro corpo internazionale, sebbene potrebbe indagare su crimini negli stati che non hanno firmato il trattato di Roma solo se il Segretario della Sicurezza dell'ONU glielo richiedesse.
La corte dovrebbe essere formata da 18 giudici eletti per un periodo non rinnovabile di 9 anni dai due terzi della maggioranza degli stati partecipanti al trattato; non ci potranno essere due giudici dello stesso paese. Il procuratore dovrebbe essere eletto allo stesso modo.
Come la corte internazionale di giustizia e il tribunale dei Balcani, la CCI avrebbe la propria sede nell'Aja, la capitale danese.
Per entrare in vigore il trattato ha bisogno di essere ratificato da 60 stati. Al momento ci sono 139 firmatari (firmare il trattato è il passo che precede la ratifica) e 43 ratifiche.
Ma mentre gli avvocati che si occupano di diritti civili sperano che le 60 ratifiche arrivino presto, la creazione di una Corte criminale internazionale potrebbe fallire se l'amministrazione Bush ottiene quello che vuole.
Gli Stati Uniti hanno appoggiato la creazione dei tribunali per crimini di guerra per i Balcani e Ruanda - ma un organo permanente è una cosa completamente differente.
Successive amministrazioni hanno fortemente ostacolato qualsiasi tipo di sistema di giustizia internazionale che potesse, anche ipoteticamente, sfidare la "sovranità" americana, il suo primato o la sua capacità di agire come meglio crede.
Una Corte criminale internazionale permanente non farebbe solo la "giustizia del vincitore", così come faranno in maniera quasi invariabile i tribunali creati ad hoc dal Consiglio di Sicurezza.
Ancora più preoccupante per l'ultima superpotenza del mondo è che la CCI potrebbe ipoteticamente lanciare quello che l'ambasciatore americano per i crimini di guerra chiama "procedimenti 'canaglia'": cioè l'esecuzione di criminali di guerra pro-occidente (Pinochet) o dei soldati americani che commettono crimini di guerra (Calley a My Lai) o anche alti ufficiali americani (Kissinger).
L'allora presidente degli USA Bill Clinton si oppose al trattato di Roma quando si iniziò a prendere accordi. Gli Stati Uniti furono tra i sette stati a votare contro il trattato alla fine della conferenze di Roma nel 1998, mentre 120 votarono a favore.
Nei suoi ultimi giorni d'incarico, comunque, Clinton cambiò idea e firmò - ufficialmente perché credeva che le possibilità di influenzare la decisione finale sarebbero state maggiori se gli USA avessero firmato, ma a quel che si dice lo fece per lasciare un grattacapo diplomatico al suo successore.
Comunque, le probabilità che il trattato vinca l'appoggio dell'attuale presidente o dei due terzi del Senato, richiesto per la ratifica, sono molto basse.
George Bush ha mandato i suoi avvocati a cercare modi per revocare la firma al trattato - fino ad ora senza successo: ci sono meccanismi per ritirarsi ma sono aperti solo a stati che non hanno ratificato. L'amministrazione sta anche considerando una campagna globale di revoca della ratifica.
Gli USA di solito rifiutano automaticamente di ratificare trattati internazionali di qualsiasi tipo, poiché li considera una minaccia per la propria "sovranità", e di solito ne diventano solo firmatari.
Comunque, molti trattati internazionali vanno avanti senza l'approvazione americana poiché la Casa Bianca comunica che coopererà all'applicazione del trattato.
E' però poco probabile che questo avvenga per la CCI.
Proprio alla vigilia dell'attacco terroristico, il 10 settembre, il Senato passò un emendamento alla "Commerce, Justice, State and Juduciary Appropriations Bill" che impedisce qualsiasi ulteriore partecipazione americana ai negoziati sulla corte e ostacola la collaborazione del governo. Una legislazione precedente vieta qualsiasi finanziamento alla corte.
Potenzialmente ancora più dannoso per la CCI sono i tentavi dell'estrema destra repubblicana, guidata dal senatore veterano Jesse Helms, di far passare la "American Servicemembers Protection Act", che porterebbe il Presidente a rifiutare di collaborare con la CCI in ogni modo.
Entrambi i tentativi di Helms di far passare la proposta di legge come emendamento al voto del 10 settembre sul pagamento americano dei debiti con l'ONU e alla proposta di legge del 26 settembre sugli stanziamenti alla difesa, sono falliti. Ma coloro che appoggiavano la proposta di legge promettono di reintrodurla alla prima occasione e sostengono di avere l'appoggio del Presidente.
Il disegno di legge vieterà alle truppe americane di prestare servizio nelle missioni di tutela della pace dell'ONU a meno che non venga concessa l'immunità dalla CCI; impedirà a qualsiasi agenzia del governo americano di aiutare la corte in alcun modo e bloccherà aiuti militari a qualsiasi stato non facente parte della NATO che ha ratificato il trattato.
L'ASPA si spinge fino ad autorizzare il Presidente a mandare i marine a liberare soldati o ufficiali americani sotto la custodia della CCI - portando i giuristi a soprannominarla la "Hague Invasion Act".
Ora, la ragione per cui bin Laden non sarà portato davanti ad una corte internazionale per "crimini commessi contro l'umanità" diventa in qualche modo più chiara.
L'impero vuole riservarsi il diritto di commettere tali crimini in futuro (contro l'Afghanistan di sicuro, ma anche ipoteticamente contro l'Olanda) e non tollererà interferenze.Ottobre 2001