Le elites globali devono rendersi conto che l'imperialismo statunitense
non è con i loro interessi


di Michael Hardt,
da "TheGuardian" 18.12.02

Alcune delle più grandi tragedie della storia umana avvengono quando le elites sono incapaci di agire nei loro interessi. Gli anni della decadenza dell'antica Roma, ad esempio, furono pieni di errori politici a di avventure militari che portarono morte e distruzione alle elites così come ai loro alleati ed ai loro nemici. Sfortunatamente stiamo attraversando di nuovo una situazione simile. Sembra inevitabile che gli USA presto condurranno una guerra in grande scala in Iraq. Gli USA, inoltre, sono impegnati in una guerra al terrorismo che può estendersi a tutte le religioni del globo. E, cosa più importante, gli Stati uniti si sono imbarcati in una politica estera di "sicurezza", che non risponde semplicemente alle minacce, ma le anticipa con colpi preventivi.
Queste imprese militari sono un segno del fatto che gli Stati uniti stanno velocemente divenendo una potenza imperialista secondo il vecchio modello europeo. , ma su scala globale. Si sta imponendo come il centro attivo e determinante dello spettro militare, economico, politico del mondo. Tutti gli scambi e le decisioni sono costretti a passare attraverso gli Stati uniti: L'ultima arroganza dei leaders politici statunitensi è quella di credere che non solo possono costringere i cambiamenti di regime e nominare nuovi leaders per vari paesi, ma anche modellare l'ambiente globale -un audace estensione della vecchia ideologia imperialista della missione civilizzatrice. Il cambio di regime in Iraq è solo il primo passo di un progetto ambizioso si ricostruzione dell'ordine politico dell'intero Medie Oriente. Ed i loro disegni di potere si estendono ben oltre tutto questo.
Molte elites politiche ed economiche , comunque, non gradiscono la creazione di un nuovo imperialismo statunitense. Un osservazione comune è che i leaders politici europei generalmente si oppongono all'unilateralismo USA perché li esclude e preferisce invece soluzioni politiche multilaterali. Ad essere più significativi, comunque, non sono i conflitti di interesse che separano le elites statunitensi dalle altre, ma piuttosto i loro interessi comuni.Gli interessi comuni delle elites globali sono più visibili nella sfera economica. I business leaders di tutto il mondo riconoscono che l'imperialismo danneggia gli affari perché mette barriere che ostacolano i flussi globali. I profitti potenziali della globalizzazione capitalistica, che hanno stimolato gli appetiti delle elites affaristiche ovunque solo qualche anno fa, dipendono da sistemi aperti di scambio e produzione. Questo è vero anche per i magnati americani. Anche per gli industriali statunitensi ubriachi di olio, i loro interessi reali si basano sui potenziali profitti della globalizzazione capitalista.I loro interessi comuni sono visibili, ugualmente dalla prospettiva della sicurezza. È stupido credere che la rimozione di qualche malfattore, come Osama bin Laden o Saddam Hussein, provvederà alla sicurezza. Neanche i leader statunitensi hanno l'illusione che questa guerra porterà la pace. La vedono piuttosto come una guerra duratura e forse interminabile, guidata dalle continue minacce emergenti. Molto probabilmente, infatti, le azioni militari americane alimenteranno gli antagonismo creati dalle disuguaglianze di potere e ricchezza nel mondo, incrementando esponenzialmente l'insicurezza delle elites globali. Questo è doppiamente vero per le elites statunitensi, poiché le azioni militari unilaterali disegnano gli USA come bersaglio per chiunque cerchi di attaccare il centro della dominazione globale.
Tuttavia, c'è un'alternativa all'imperialismo: il potere globale può essere organizzato in forma decentrata, che io e Toni Negri chiamiamo "impero". Questo non è semplicemente una coalizione multilaterale dei principali stati nazione. Pensiamo a questo come un multilateralismo elevato al quadrato. L'impero è una rete composta da diversi tipi di potere, inclusi gli stati nazione dominanti, le organizzazioni sovranazionali, come le nazioni unite o il Fondo monetario internazionale, le imprese multinazionali, le organizzazioni non governative, i mezzi di comunicazione e d altri. Ci sono gerarchie tra i poteri che costituiscono l'impero, ma nonostante le loro differenze funzionano insieme in rete.
Questa rete decentrata di potere dell'impero corrisponde agli interessi delle elites globali perché agevola i profitti della globalizzazione capitalista e spiazza o disinnesca le minacce alla sicurezza. Una volta che l'impero so è saldamente stabilito come la forma di regolazione globale prevalente, coloro cha si oppongono alla dominazione delle elites globali in nome dell'uguaglianza, della libertà e della democrazia troveranno certamente le forme per combattere contro di esso. Ma questo non significa che oggi preferiamo l'imperialismo. Possiamo confidare che alla lingua i loro reali interessi condurranno le elites globali a sostenere l'impero ed a rifiutare ogni forma di imperialismo statunitense. Nei prossimi mesi, e forse anni, potremmo affrontare una tragedia di cui abbiamo letto nei periodi più bui della storia umana, quando le elites erano incapaci di agire nei loro interessi.

Michael Hardt insegna letteratuta alla Duke University, nel North Carolina. Ha scritto, insieme ad Antonio Negri, "Impero".

hardt@duke.edu

Leggi anche:
La gioia di essere contro la miseria del potere: speciale Impero
"Siamo tutti contaminati", una chiacchierata collettiva con Michael Hardt