Henry Kissinger: "Il potere? E' il miglior afrodisiaco"
Un criminale di guerra in circolazione
Nel dicembre del 2002 viene proiettato al Lincon Center di New York il film inchiesta di Alex Gibney e Eugene Jarecki The Trials of Henry Kissinger, tratto dal libro dell'inglese Christopher Hitchens (1) e prodotto dalla BBC. Nel film, Kissinger viene definito senza mezzi termini un criminale di guerra, ideatore di massacri in Vietnam, Angola, Laos, Cambogia, Cile, Timor Est, Cipro, Argentina, implicato nelle più oscure covert actions della storia americana in Brasile, Spagna, Medio Oriente. Il film termina con un elenco dei procedimenti giudiziari in corso o in procinto di scattare nei suoi confronti: "In Francia hanno già consegnato a Kissinger, ospite dell'Hotel Ritz, un mandato del giudice LeLoire per essere interrogato sui cittadini francesi rapiti da Pinochet. In Cile, in Argentina e in Spagna ci sono inchieste in corso contro di lui. A Washington pende una denuncia per concorso in omicidio, stilata dagli eredi del generale Schneider e il governo brasiliano ha rinviato una conferenza a San Paolo, temendo un mandato dei giudici locali". (2)
Questo stesso uomo, al quale nel 1973 è stato assegnato il Nobel per la pace, pochi giorni prima della proiezione del film era stato nominato da G. W. Bush capo della Commissione stragi sull'11 settembre. Bella scelta, considerato che Kissinger è anche soprannominato "l'uomo dei segreti"!
Grazie anche al film di Alex Gibney e Eugene Jarecki e alla vasta eco suscitata dalle rivelazioni del libro di Christopher Hitchens, Kissinger sarà comunque costretto a rassegnare le dimissioni dall'incarico dopo pochi giorni.
La biografia americana di questo ebreo tedesco, fuggito dalla Germania insieme al padre nel 1938, inizia nel 1943 quando, arruolatosi nell'esercito USA con il ruolo di agente del contro spionaggio, acquisì la cittadinanza americana.
Nel 1947 è a Harvard, dove dopo la laurea inizia a lavorare ricoprendo vari incarichi in programmi di ricerca e, nel 1962, ottiene una cattedra. Già da qualche anno la sua stella politica aveva iniziato a brillare, soprattutto dopo essere stato nominato da Nelson Rockfeller direttore degli studi speciali del Council on foreign relations e aver pubblicato, nel 1957, il suo primo libro, Nuclear Weapons and Foreign Policy (3) , che diventerà un best seller.
Nel 1961 entra a far parte della Rand Corporation ed è chiamato da Arthur Schlesinger, consigliere del neo eletto J.F.Kennedy, a collaborare alla United States Arms Control and Disarmament Agency e al National Security Council, ma è dopo l'assassinio di Kennedy e l'elezione di Lyndon Johnson che la carriera politica di Kissinger decolla definitivamente e inizia, parallelamente, la sua biografia criminale.
Accanito sostenitore della necessità di prolungare le operazioni belliche in Vietnam, Kissinger, pur ricoprendo incarichi governativi nell'amministrazione Johnson (consulente del Dipartimento della Difesa fin dal 1965), nel 1968 entra segretamente nello staff di Richard Nixon per sostenerne l'elezione alle presidenziali e si adopera per far fallire i negoziati per l'armistizio aperti da Johnson con il Vietnam del nord e i Vietcong (4). Centra tutti gli obiettivi: i negoziati di Parigi falliscono, Nixon viene eletto presidente degli Stati Uniti e lui viene nominato Assistente del Presidente per gli Affari della Sicurezza Nazionale e, in seguito, Segretario di Stato (1973-1977).
Negli anni della presidenza Nixon, Kissinger sarà tra gli ideatori di alcuni dei massacri più infami compiuti dagli USA, documentati da Hitchens nel suo libro grazie alla declassificazione di documenti riservati dal 1975 al 2000.
Cominciamo con l'operazione Speedy Express, iniziata nel dicembre del 1968 e terminata nel maggio del 1969, nelle province di Kien Hoa e di Vinh Binh (Delta del fiume Mekong) e condotta dalla Ninth Infantry Division, nel corso della quale furono eseguite 3381 incursioni aeree, utilizzati 50 elicotteri, 50 pezzi di artiglieria e 8000 soldati della fanteria. L'operazione portò all'uccisione di 10899 vietnamiti, in stragrande maggioranza civili. Un intero villaggio fu raso al suolo con 5000 morti. (5)
Vengono poi documentati i massacri in Cambogia e Laos, ordinati direttamente da Kissinger, e ai quali furono assegnati nomi di pasti (breakfast, lunch, snack, dinner, dessert). Ogni pasto corrispondeva a un villaggio da bombardare.Le operazioni iniziate il 9 marzo del 1969 e terminate14 mesi dopo, furono condotte per mezzo di 3630 incursioni con bombardieri B52, che portarono alla morte di 350.000 civili in Laos e 600.000 in Cambogia.
Il ruolo di Kissinger fu determinante anche nel genocidio perpetrato nel 1970 dai militari pakistani nel Bengala orientale, allora east Pakistan, che causò dai 500.000 ai 3.000.000 di morti. Come documentato da Hitchens, in quell'occasione Kissinger, nonostante l'esplicita richiesta del console generale a Dacca e di numerosi altri diplomatici di stanza nel sud-est asiatico, si rifiutò di intervenire per fermare i massacri scatenati dall'esercito pakistano dopo che, nelle prime elezioni dopo dieci anni dall'insediamento della giunta militare, si era affermato l'Awami League di Sheik Mujibur Rahman. Richiamato il console generale a Dacca, Kissinger, invece di condannare il genocidio, scrisse una lettera a Yahya Khan, generale della giunta pakistana, ringraziandolo per la sua "delicacy and tact" ("delicatezza e tatto"). Alla base del sostegno di Kissinger ai massacri dei militari vi era il ruolo di intermediazione che il Pakistan svolgeva nelle trattative segrete tra USA e Cina, passate alla storia come "diplomazia del ping-pong".
E veniamo all'affaire Timor Est. Nella stessa giornata, il 7 dicembre 1975, in cui Kissinger e Ford si trovavano in colloquio a Jakarta con il presidente Suharto, l'esercito indonesiano invadeva Timor Est, iniziando una guerra che avrebbe causato 200.000 morti. Kissinger e Ford dettero via libera all'invasione, dopo aver equipaggiato le truppe indonesiane con armamenti americani e aver istruito i suoi ufficiali nelle accademie militari USA. Sempre nel 1975 Kissinger fondò una propria società, la Kissinger Associates, che metteva a "disposizione dei clienti entrature e contatti nei più vari paesi del mondo. Tra i suoi clienti nel corso degli anni ci sono o ci sono stati American Express, Shearson Lehmann, Arco, Daewoo della Corea del Sud, H.J. Heinz, ITT, Lockheed, Anheuser-Bush, Banca Nazionale del Lavoro, Coca-Cola, Fiat, Revlon, Union Carbide e Midland Bank". (6)
Se per i suoi misfatti in Vietnam e Cambogia Kissinger può sperare, almeno per ora, di non incontrare giudici sulla sua strada, diverso è il discorso per il Cile e l'Argentina, dove il suo ruolo a fianco di criminali del rango di Pinochet e Videla, oltre ad essere documentato, è già oggetto di procedimenti giudiziari.
In Cile, come è noto, Salvador Allende vinse le elezioni presidenziali del settembre 1970 e nel novembre dello stesso anno avrebbe dovuto giurare come Presidente. Henry Kissinger, assecondando i timori di importanti investitori americani, si fece promotore, attraverso l'operato della CIA, di una strategia di destabilizzazione, mirante in primo luogo a creare una grave crisi economica e a incentivare disordini e proteste di piazza. Kissinger confidava nel ruolo che avrebbero svolto le forze armate, le quali però erano allora guidate dal generale René Schneider, contrario ad ogni coinvolgimento dei militari nelle vicende elettorali del Cile. La CIA stabilì perciò contatti con le frange fasciste presenti all'interno delle forze armate, e organizzò l'uccisione del generale Schneider. Allende riuscì comunque a divenire Presidente ma negli anni successivi fu scatenato contro di lui un vero e proprio assedio, che culminerà nel colpo di stato organizzato dalla CIA nel 1973. Come documentato, oltre che da Hitchens, da Peter Kombluh in The Pinochet File (7), Kissinger non solo appoggio' il terrorismo di stato, ma fu direttamente coinvolto, attraverso la cosiddetta Commissione 40 (la struttura adibita a supervisionare tutte le "covert actions" presieduta da Kissinger dal 1969 al 1976 e il cui nome derivava dal numero della stanza in cui essa si riuniva), non solo nel rapimento e nell'assassinio di Rene' Schneider, ma anche nel golpe che portò all'uccisione di Salvador Allende e all'insediamento della dittatura di Pinochet. E' di quegli anni una celebre dichiarazione di Kissinger: "Non vedo la ragione per cui un paese debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilita' del suo popolo".E in effetti, Kissinger continuerà, anche negli anni successivi, a dare tutto il suo apporto affinché ciò non accadesse. Oltre a supportare logisticamente, nell'ambito della famigerata "Operazione Condor", la mattanza organizzata dai militari cileni durante la dittatura di Pinochet (migliaia di assassini e sparizioni di antifascisti e oppositori del regime), Kissinger curerà anche l'"immagine internazionale" del regime cileno. Già nel luglio del 2000, infatti, Vincent Jauvert, giornalista di Nouvel Observateur, rese note alcune conversazioni avvenute nel corso delle riunioni settimanali tra Kissinger e i suoi più stretti collaboratori e in particolare la pianificazione, nel marzo del 1975, di una sua visita a Santiago.
Pressato dal Senato affinché si adoperasse per il ripristino dei diritti umani elementari in Cile, Kissinger chiese ai suoi uomini, come riportato testualmente da Jauvert, di "organizzare un gesto umanitario qualunque a Santiago che sia la giustificazione ufficiale del mio viaggio. Le autorità potrebbero liberare qualche prigioniero mentre sono laggiù. Dite loro che è importante per me". (8)
Kissinger userà spesso arguzie diplomatiche e, talvolta, vere e proprie messe in scena, per coprire il sostegno esplicito fornito alle peggiori dittature sudamericane.In un documento declassificato (1976Buenos06130), ad esempio, si riferisce di un colloquio tra l'ambasciatore americano Hill e il ministro degli esteri argentino Guzzetti e si legge:"Il ministro degli esteri ha detto che il Goa (Government of Argentina) è rimasto quantomeno sorpreso dalle forti preoccupazioni mostrate da parte dell'Usg (U.S. Government) a proposito della situazione dei diritti umani in Argentina. L'ultima volta che aveva visto Kissinger a Santiago quest'ultimo gli aveva detto che `sperava che il governo argentino potesse avere sotto controllo il problema dei terroristi al più presto'. Guzzetti ha detto di aver riportato questa frase al presidente Videla e al gabinetto e che l'impressione di tutti era che la maggiore preoccupazione del governo americano non fosse la questione dei diritti umani, ma piuttosto di `farla finita il più in fretta possibile". (9)
Queste sono solo alcune, parzialissime, note storiche e biografiche che speriamo siano state sufficienti a delineare la personalità di un uomo che Lewis Gaddis, oltre un quarto di secolo fa, consegnò alla storia nel modo che segue: "Kissinger ha lavorato sodo per diventare una sorta di Principe nel secondo atto. Ora che siamo giunti al terzo, continua a serpeggiare nell'ombra, portandosi dietro 'un buon numero di valigie', le cui etichette - Cile, Angola, Iran, Vietnam, Cambogia, Laos - giacciono una sull'altra in un guazzabuglio di fallimenti e di manipolazioni". (10)
Chissà se le valigie a cui si riferisce Gaddis sono quelle piene di documenti che Kissinger pare sia riuscito a sottrarre alla declassificazione e che ora custodiscono il resto della storia.altremappe.org
Agosto 2003
(1) Christopher Hitchens, The Trials of Henry Kissinger, Verso 2001
(2) Cfr. Gianni Riotta, Torna Kissinger, l'uomo dei segreti, su Il Corriere della Sera, 3 dicembre 2002
(3) H. Kissinger, Nuclear Weapon and Foreign Policy, Harper & Brothers, 1957
(4) Cfr. Marco D'Eramo, Harry Kissinger alla sbarra con Pinochet ?, su Il Manifesto
(5) Cfr. anche altre fonti e testimonianze, tra le quali: Bob Kerrey and the Crime of Vietnam: Will We Learn?, di un veterano, Brian Wilson, su http://www.brianwillson.com/awolkerrey.html, 13 maggio 2001 e, soprattutto, l'elenco di tutte le operazioni compiute in Vietnam, con relativo numero di vittime americane e vietnamite. Alla voce "Speedy Express" compare un significativo: viet victims 10899, us victims 0 (su http://www.l33namvets.com/Vietnam_Operations_by_Name.htm)
(6) Cfr. Marco D'Eramo, Henry Kissinger alla sbarra come Pinochet?, cit.
(7) Peter Kombluh, The Pinochet File: A Declassified Dossier on Atrocity and Accountability, New Press, settembre 2003
(8) Vincent Jauvert, Quand la CIA enfonce Pinochet. Les agents secrets américains appelaient leurs homologues chiliens " les monstres ", su Nouvel Observateur N° 1811, 27 luglio 2000. Sul coinvolgimento di Kissinger nel colpo di stato cileno e sulle inchieste internazionali avviate sul suo conto vedi anche Kissinger may face extradition to Chile, di Jonathan Franklin e Duncan Campbell su The Guardian del 12 giugno 2002 e The Doctor versus the judges, di Mattew D'Ancona su The Daily Telegraph del 28 aprile 2002
(9) Vedi G. Ricuperati su italia.indymedia.org/news/2002/12/126876.php
(10) John Lewis Gaddis, The Rush for the Second Place. Essays and Ocassional Writings, Paperback 2002