I cinque passi di Bush

Phyllis Bennis*

Znet
26 maggio 2004

Gli USA stanno perdendo la guerra in Iraq. L'amministrazione Bush ha perso la battaglia per la conquista del cuore e della mente degli iracheni; quattro iracheni su cinque danno una valutazione negativa dell'autorità d'occupazione e delle truppe USA. Con la rivelazione dello scandalo di Abu Ghraib, gli USA hanno perso qualsiasi briciolo di autorità morale, un tempo rivendicata in Iraq, nel mondo arabo e nella comunità internazionale. E in patria, il presidente Bush perde consenso più rapidamente che mai; una maggioranza di Americani crede che la guerra non valga il suo prezzo; il 64% di Americani crede che il presidente non abbia un piano chiaro per l'Iraq.

Il nuovo "piano in cinque passi" di Bush, per "aiutare l'Iraq a raggiungere la democrazia e la libertà", non è nuovo, non delinea serie iniziative per risolvere la crisi irachena e non determinerà nulla di somigliante alla democrazia e alla libertà. Al contrario, è una ricetta per continuare l'occupazione USA, per continuare con la morte di centinaia di soldati americani e della coalizione e di migliaia di iracheni e per continuare con la distruzione dell'Iraq.

Primo passo: Passare qualche consegna

Qualsiasi sia la consegna, che gli USA prevedono di "passare" il 30 giugno alla, non ancora designata, autorità irachena di governo provvisorio designata, non sarà certamente la sovranità. L'Iraq non sarà sovrano finché 135.000 soldati USA e decine di migliaia di soldati della "coalizione" rimarranno nel paese, sotto il controllo del comando USA e fuori del controllo del governo iracheno.

Secondo passo: Aumentare la sicurezza

Con o senza l'approvazione dell'ONU, il massiccio dispiegamento militare USA non può in nessun modo "contribuire a stabilire la sicurezza" in Iraq; al contrario è la principale causa di insicurezza e violenza e il bersaglio di quasi tutta la violenza dell'opposizione.

Terzo passo: Ricostruire l'infrastruttura

Finora i proclami USA riguardo ai propri sforzi di ricostruzione sono stati più retorici che reali. Non c'è alcuna indicazione che questo possa cambiare e il predominio USA "imprenditori privati selezionati per portare avanti la ricostruzione- garantisce che procederà ad un ritmo molto più lento e un prezzo molto più alto, di quanto procederebbe se condotta da imprenditori locali iracheni o regionali arabi. Gli attacchi contro l'occupazione rendono la condizione più difficile e le nuove offensive militari USA continuano a favorire la distruzione dell'infrastruttura irachena, come degli edifici e dei luoghi di culto.

Quarto passo: Internazionalizzare la guerra

La pretesa di Bush di cercare "maggiore sostegno internazionale" è una menzogna. La nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza, presentata da Washington, è un piano per un'0pera di maquillage: una sanzione dell'ONU per continuare l'occupazione USA. La Casa Bianca è in grado di corrompere e minacciare abbastanza paesi per assicurarsi che il Consiglio approvi una risoluzione, ma questo non si traduce in una legittimazione internazionale.

Quinto passo: Tenere le elezioni

Le "elezioni nazionali", riferisce Bush, non ci saranno fino all'inizio del 2005. Nel frattempo il governo provvisorio, a cui sarà data "autorità" in Iraq il 30 giugno, non avrà il potere do approvare o disapprovare le azioni e le offensive militari USA. Secondo i dirigenti USA, non avrà il potere di annullare nessuna delle leggi per la privatizzazione economica e la sicurezza, imposte dal proconsole USA Paul Bremer lo scorso anno, e non avrà il potere di redigere e far osservare una legislazione significativamente nuova.

Il maquillage dell'Iraq: La bozza di risoluzione di USA e Gran Bretagna

La bozza di risoluzione, che gli USA hanno messo sul tavolo, è seriamente difettosa. È stata stesa con cura per includervi le parole chiave che molti governi europei, arabi e di altri paesi cercano: la "sovranità" è menzionata 12 volte e il testo è cosparso di riferimenti alla "integrità territoriale dell'Iraq", a "un ruolo guida" che gioca l'ONU, e persino alla "fine dell'occupazione". Ma, di fatto, la risoluzione è destinata a legittimare la continuazione del controllo USA sull'occupazione, dando l'illusione di un sostegno internazionale: un'operazione di "maquillage" alla guerra in Iraq attraverso una sanzione dell'ONU. Essa dà alla forza militare, controllata dagli USA, "l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq", incoraggiando gli altri paesi a mandare denaro, truppe e altre risorse da mettere sotto il controllo USA. C'è un riferimento appena velato a un potenziale coinvolgimento della NATO, pur restando sotto il comando USA. L'occupazione dell'Iraq da parte della forza comandata dagli USA è senza limiti definiti. La risoluzione fa riferimento solo a una verifica del mandato da parte del Consiglio di Sicurezza (non all'automatico esaurimento del mandato, solo a una verifica) dopo un anno o se richiesto dal "Governo di Transizione" iracheno (con riferimento non al "governo provvisorio" del 30 giugno, ma all'autorità che sarà creata dall'Assemblea Transitoria in un momento sconosciuto, successivo al gennaio 2005.

La risoluzione non specifica quali poteri avrà il governo provvisorio. In un primo momento l'amministrazione USA aveva deciso che il Governo Provvisorio non avrebbe avuto l'autorità di revocare le leggi promulgate e imposte da Paul Bremer, la bozza di USA e Gran Bretagna non specifica tale limitazione, ma non specifica neanche di quali poteri reali godrebbe il Governo Provvisorio. (Seguirà un'analisi dettagliata della bozza di risoluzione dell'ONU).

I NOSTRI CINQUE PASSI PER OTTENERE LA PACE

Gli USA dovrebbero por fine all'occupazione ora e riportare a casa le truppe. Ogni legge di carattere economico, giuridico, relativa al petrolio e alla sicurezza, imposta dall'autorità d'occupazione USA dovrebbe essere revocata.

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe rifiutarsi di sottoscrivere la risoluzione di USA e Gran Bretagna, progettata per fornire una copertura politica a una guerra illegale e le Nazioni Unite, nel loro insieme, dovrebbero rifiutarsi di partecipare all'occupazione USA.

Solo con la fine dell'occupazione USA, un team delle Nazioni Unite, sostenuto dalla Lega Araba e dall'Organizzazione della Conferenza Islamica, dovrebbe essere dotato di pieni poteri per assistere l'Iraq nella gestione dell'aiuto internazionale, nell'indizione delle elezioni e nella pianificazione della ricostruzione e dello sviluppo.

Svuotare di carcerati la prigione di Abu Ghraib e ritenere gli ufficiali USA di grado più alto, come anche i dirigenti civili USA, responsabili per la tortura e il maltrattamento dei prigionieri, dovrebbero essere visti come i primi passi di una campagna nazionale negli USA, per rovesciare la cultura politica del razzismo e della demonizzazione degli iracheni, dei Palestinesi e degli altri Arabi: la cultura che ha reso possibile la tortura nella prigione.

Il Pentagono dovrebbe por fine all'uso di inaffidabili "contractors" militari privati in ogni zona di guerra.

* Phyllis Bennis è una analista esperta di Medio Oriente e di tematiche riguardanti le Nazioni Unite, inoltre è analista senyor presso l'Istituto per gli Studi Politici a Washington DC.