No war. Greenpeace: la Rainbow Warrior blocca porto militare3.2.1003 - Gran Bretagna. La nave di Greenpeace, Rainbow Warrior, il 29 gennaio scorso è entrata nel porto militare di Southampton ed ha bloccato la partenza delle navi da trasporto delle forniture militari britanniche che stavano salpando verso il Golfo per la guerra contro lIraq. La Rainbow Warrior, con una flottiglia di canotti gonfiabili, ha occupato il porto, gettando lancora e bloccando luscita, mentre gli attivisti di Greenpeace si attaccavano alle catene dellancora della loro nave per impedire che la spostassero. Le navi per i rifornimenti sono state caricate giorno e notte con elicotteri, mezzi corazzati, camion ed altre attrezzature militari.
Lazione diretta nonviolenta di Greenpeace fa parte di una campagna globale per impedire un attacco militare allIraq che ucciderebbe centinaia di migliaia di civili ed andrebbe ad incrementare luso di armi di distruzione di massa.
Parlando dal ponte della Rainbow Warrior, Stephen Tindale, responsabile di Greenpeace della Gran Bretagna, ha affermato:
"Siamo determinati ad fermare la corsa ad una guerra che da più valore al petrolio che al sangue. La guerra con lIraq non renderà il mondo più sicuro, ma aumenterà il favore verso il terrorismo e potrebbe portare alluso di armi di distruzione di massa. Limpatto in termini ambientali e umani sarà tremendo, nessuno ne può trarre dei benefici, salvo George Bush e le società petrolifere come la Esso.Greenpeace si oppone alla guerra in Iraq, con o senza il benestare dellONU, perché un attacco avrebbe conseguenze umane ed ambientali devastanti. Secondo gli esperti militari e della sanità, una guerra convenzionale potrebbe uccidere 200.000 personale, in maggioranza civili, ed altre 250.000 potrebbe morire per carestie e malattie (MEDACT). Se ci sarà un escalation della guerra, con armi chimiche o nucleari, i morti potranno essere dellordine di milioni di persone.
Bush e Blair hanno citato lintenzione di Saddam Hussein di acquistare armi di distruzione di massa come giustificazione per un invasione. Tuttavia lattacco armato a stati in possesso, o sospettati di possedere armi chimiche, biologiche o nucleari non costituisce una base stabile per tenerli sotto controllo. Sarebbero necessari ripetuti interventi armati contro molti paesi. E noto che fra gli stati che hanno armi nucleari ci sono lIndia, il Pakistan e Israele. La Corea del Nord sta apertamente cercando di acquisirle. Lamministrazione Bush ha dichiarato che almeno 15 paesi stanno facendo ricerche sulle armi biologiche.
Greenpeace ritiene che la soluzione per le armi di distruzione di massa sia il controllo collettivo internazionale sulle armi ed il disarmo. Ne esistono già le premesse, con il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (NPT), la convenzione sulle armi biologiche e la convenzione sulle armi chimiche. Ma invece di essere rafforzati, questi trattati globali sono minati alla base dagli stati che possiedono armi nucleari.
E chiaro che questa guerra è per il petrolio. Le stesse forze che stanno a sostegno a della guerra sono quelle che si sono opposte alla firma del protocollo di Kyoto, che avrebbe rappresentato linizio della lotta a cambiamenti climatici. Le stesse società americane che riforniscono di petrolio allAmerica e si oppongono al protocollo di Kyoto stanno anche sostenendo la guerra contro lIraq. Il governo britannico ha recentemente annunciato che una delle cinque priorità per la politica estera è garantire laccesso alle fonti di energia. E ciononostante Blair continua a negare che lattacco allIraq sia in qualche modo correlato con il petrolio.
Un attacco allIraq aumenterebbe la minaccia del terrorismo, perché farebbe montare lira dei popoli che si considerano oppressi e spingerebbe unaltra generazione di giovani nelle braccia del terrorismo.
Stephen Tindale ha aggiunto,
" Un mondo basato su negoziati internazionali e energie rinnovabili sarebbe un posto più sicuro che non il pianeta surriscaldato e minacciato dal terrore che ha in mente George Bush
Contro le armi e contro la guerra - Comunicato di Greenpeace