La nuova frontiera della censura
di Armando Torno
25 febbraio 2002
Nessun critico letterario in Occidente è mai riuscito a lanciare un libro meglio della censura. Roghi e indici di testi proibiti hanno il più delle volte ottenuto effetti contrari, favorendo la glorificazione di scritti mediocri. Così è stato dei film. Una domanda è d'obbligo: ha raggiunto i suoi scopi la censura? Secondo un'opera enciclopedica in quattro volumi di quasi tremila pagine, intitolata Censorship e curata da Derek Jones, che in questi giorni sta suscitando importanti riflessioni nel mondo anglosassone, la risposta è "no". Certo, onore alle vittime; ma la vera vittima della censura alla fine è stata se stessa. Forse per questo oggi ha cambiato pelle e metodi, rendendosi quasi irriconoscibile. Uno degli elementi di attualità che emergono da Censorship riguarda la vera estensione della censura, vale a dire il concetto di "accesso". Soltanto chi accede ai mezzi di comunicazione è libero. Qualcuno aggiungerà che Internet ha fatto molto, ma per navigare in rete occorre (per ora) una linea telefonica e metà della popolazione mondiale non ha mai telefonato.Notizie come questa, che toccano almeno tre miliardi di uomini viventi, dovrebbero far riflettere intorno alla nostra condizione di cittadini globali. Non siamo dei privilegiati come un tempo lo erano i nobili, facciamo soltanto parte di quella frazione di mondo che è soffocata dal superfluo, ormai costretta a rintuzzare l'invadenza dei mezzi di comunicazione (o a dibattere, come si usa in Italia, intorno alla loro gestione). Sia chiaro: non è questo il motivo per cui non siamo liberi. Occorre capire quanto e quale "accesso" abbiamo ai mezzi e, soprattutto, se disponiamo del tempo per esercitarlo, evitando così nuove forme di censura.Questa storia assomiglia a quella dell'uovo di Colombo, ma è il caso di ricordare a gran voce che il benedetto "accesso" può essere ostacolato dalla mancanza di strutture o di tempo. Gli effetti sono simili in un caso e nell'altro.
Un'altra verità che si ricava dalle pagine di Censorship è che oggi la censura può avere effetti superiori a quelli del passato. Anticamente si celebrava magari attraverso manifestazioni plateali, ma poi i suoi risultati - anche se al momento fastidiosi - diventarono poca cosa. Savonarola, ad esempio, fece bruciare decine di libri, tuttavia qualche esemplare si riusciva sempre a salvarlo. Anche i cristiani di Efeso che professavano arti magiche decisero di autocensurarsi dando alle fiamme le loro opere alla presenza di San Paolo (come si legge negli Atti degli apostoli 19.18 ), ma non per questo eliminarono dalla storia della Chiesa la magia. Quando non finiva al rogo l'autore, le cose prima o poi si sistemavano e le idee colpite riprendevano il loro corso.Oggi, invece, rischiamo di non conoscere nemmeno la materia censurata. Essa non è più condannata in virtù di codici morali o religiosi ma solo in base a un frigido progetto economico. Il lettore si chiederà cosa si possa ricavare da simili osservazioni. La risposta è semplice: si può dedurre che la nostra vita è condizionata da censure di cui non ci accorgiamo, o di cui denunciamo il pericolo (ma, in tal caso, le possibilità di intervento che abbiamo sono quasi inesistenti).
Fonte: Il Corriere della Sera