Ipocrisia, odio e guerra al terrorismo.
Se gli attentati contro gli USA fossero un assalto ad una "civiltà", perché i musulmani non dovrebbero considerare l'attacco all'Afganistan un attacco all'Islam?
Robert Fisk
"Campagna aerea"? "Coalizione di forze"? Per quanto ancora dovremo sopportare queste menzogne? Non esiste alcuna "campagna" - un mero bombardamento aereo del paese più povero e distrutto del mondo da parte della nazione più ricca e avanzata. Nessun MIG è portato in cielo per dare battaglia ai B-52 o agli F-18 americani. La sola munizione che si leva in aria sopra Kabul proviene dai cannoni russi della contraerea prodotti attorno al 1943.
"Coalizione"? Alzi la mano chi ha visto la Luftwaffe nei cieli sopra Kandahar o la forza aerea italiana o quella francese sopra Herat. O anche la forza aerea pakistana. Gli americani bombardano l'Afganistan con l'aggiunta di pochi missili britannici. Proprio una "coalizione".Poi c'è la "guerra al terrore". Quando andremo a bombardare la penisola Jaffna? O la Cecenia - che abbiamo già abbandonato nelle mani sanguinarie di Vladimir Putin? Mi sembra anche di ricordare un'imponente auto-bomba terrorista che esplose a Beirut nel 1985 - diretta a Sayed Hassah Nasrallah, la guida spirituale degli Hezbollah, che ora sembra essere tornato sulla lista dei bersagli di Washington - e che mancò Nasrallah ma uccise 85 innocenti civili libanesi. Anni dopo, Carl Bernstein rivelò in un suo libro, "Veil", che la CIA stava dietro quella bomba, dopo che i sauditi si erano dichiarati disposti a finanziare l'operazione. E allora il presidente Bush darà la caccia agli assassini della CIA che vi furono coinvolti? Col cavolo.
E allora perché diavolo tutti i miei amici della CNN e di Sky e della BBC stanno blaterando di "campagna aerea", "coalizione di forze" e della "guerra al terrore"? Credono che i loro spettatori credano a queste stupidaggini?
Certamente i musulmani no. In realtà non occorre passare molto tempo in Pakistan per rendersi conto che la stampa pakistana fornisce un resoconto molto più veritiero e bilanciato della "guerra" - pubblicando articoli di intellettuali locali, storici e scrittori dell'opposizione assieme ai commenti dei talebani e alle dichiarazioni a favore del governo così come le analisi delle agenzie stampa occidentali - che non il New York Times; e tutto questo, si ricordi, in una dittatura militare.
Si devono solo passare alcune settimane in Medio Oriente e nel subcontinente per rendersi conto del perché le interviste a Tony Blair su al-Jazeera e al Larry King Show non sono montagne. As-Safir, quotidiano di Beirut, pubblicò un editoriale largamente apprezzato in cui si domandava perché un arabo che volesse esprimere la rabbia e l'umiliazione di milioni di altri arabi fosse costretto a farlo da una grotta in un paese non arabo. L'implicazione, naturalmente, era che questa - piuttosto che i crimini contro l'umanità dell'11 settembre - fosse la ragione reale della determinazione americana a liquidare Osama bin Laden. Di gran lunga più convincente è stata una serie di articoli nella stampa pakistana sul trattamento oltraggioso riservato ai musulmani arrestati negli Stati Uniti nel corso del dopo-attentato.
Uno di questi articoli dovrebbe bastare. Titolato "Diario di una vittima dei crimini d'odio", in The News of Lahore, descriveva a grandi linee le disavventure di Hasnain Javed, arrestato in Alabama il 19 settembre con il visto scaduto. Imprigionato in Mississippi, fu picchiato da un prigioniero che gli ruppe anche un dente. Poi, molto tempo dopo che aveva suonato l'allarme per il secondino, altri uomini lo picchiarono contro un muro con le parole: "hey bin Laden, questo è il primo round. Ce ne saranno 10 come questi." Ci sono decine di storie come queste nella stampa pakistana e la maggior parte di esse appare essere vera.
Ancora una volta, i musulmani sono stati oltraggiati dall'iporcrisia del supposto "rispetto" occidentale per l'Islam. Ma abbiamo già annunciato al mondo che non sospenderemo le operazioni militari in Afganistan durante il mese di digiuno sacro del Ramadan. Dopo tutto, il conflitto Iran-Iraq tra il 1980 ed il 1988 continuò anche durante il Ramadan. E così i conflitti arabo-israeliani. Abbastanza vero. Ma allora perché il mese scorso facemmo mostra il primo venerdì dopo l'inizio dei bombardamenti di sospenderli per "rispetto" per l'Islam? Perché eravamo più rispettosi allora che ora? O perché - rimanendo i talebani tuttora integri - abbiamo deciso di dimenticarci del tutto del "rispetto"?
"Riesco a capire perché vogliate separare bin Laden dalla nostra religione", mi disse un giornalista di Peshawar pochi giorni fa. "Chiaramente volete dirci che non si tratta di una guerra di religione, ma Robert, per favore, smettete di dirci quanto rispetto avete per l'Islam".
C'è un'altro argomento fastidioso che sento in Pakistan. Se, come Bush afferma, gli attacchi su New York e Washington erano assalti alla "civilizzazione", perché i musulmani non dovrebbero considerare l'attacco all'Afganistan una guerra all'Islam?
I Pakistani hanno rapidamente individuato l'ipocrisia degli Australiani. Non vedendo l'ora di entrare nello scontro contro bin Laden, gli Australiani hanno spedito truppe armate per scacciare con la forza rifugiati afgani allo stremo dalle loro acque territoriali. Gli Australiani vogliono bombardare l'Afganistan - ma non vogliono salvare gli Afgani. Il Pakistan, bisognerebbe aggiungere, ospita due milioni e mezzo di rifugiati. Non c'è bisogno di dire che questa discrepanza non trova granché spazio sui nostri canali via satellite. Infatti, non ho mai avvertito tanta rabbia diretta ai giornalisti come nelle passate settimane in Afganistan. Né sono sorpreso.
Cosa, dopo tutto, ci si aspetta che facciamo del cosiddetto giornalista liberale Geraldo Rivera che si sta spostando a Fox TV, un canale di Murdoch? "Mi sento più patriota che in qualsiasi altro momento della mia vita, desideoso di giustizia o forse solo di vendetta", ha annunciato questa settimana. "E questa catarsi che ho attraversato mi ha spinto a rivedere ciò che faccio nella vita". Questa è roba veramente agghiacciante. Un giornalista americano rivela che forse è "desideroso di vendetta".
Infinitamente più vergognose - e immorali - sono state le parole disgraziate che Walter Isaacson, capo della CNN, ha rivolto al suo staff. Mostrare la miseria dell'Afganistan avrebbe fatto correre il rischio di far pubblicità alla propaganda del nemico, disse. "Sembra ingiusto concentrarsi così tanto sugli incidenti e sulla sofferenza in Afganistan... dobbiamo parlare di come i talebani stanno usando scudi umani e di come stanno ospitando i terroristi responsabili di aver ucciso quasi 5 mila innocenti".
Isaacson è stato un boss privo di immaginazione della rivista Time ma queste recenti parole danneggeranno la CNN molto più di tutto quanto sia successo nel campo dei media negli ultimi anni. Ingiusto? Perché ingusto? Perché contano così poco le vittime afgane per la compassione di Isaacson? O sta forse solo seguendo le linee definite a suo beneficio qualche giorno prima dal portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, che annunciò portentosamente alla stampa a Washington che di questi tempi "bisogna vedere bene ciò che si dice e vedere ciò che si fa".
Non c'è bisogno di dire che la CNN ha interiorizzato la richiesta del governo USA a non trasmettere le parole di bin Laden in toto per pericolo di "messaggi in codice" al loro interno. Ma i messaggi in codice vengono trasmessi ad ogni ora dalla televisione. Sono "campagna aerea", "coalizione di forze" e "guerra al terrore".
The Independent
8 novembre 2001