Una "finanziaria antisociale"
Il giudizio della campagna 'Sbilanciamoci' sulla finanziaria 2003

Netta e sonora la bocciatura della manovra varata dal governo Berlusconi da parte della campagna "Sbilanciamoci", l'ampia coalizione di organizzazioni della società civile (dall'Arci a Legambiente, da Mani Tese a Pax Cristi, dalla Ctm al Wwf) impegnata dal 2000 nella lettura degli orientamenti della politica economica del governo e nella proposta di politiche pubbliche alternative. Coalizione che, raccogliendo le diverse esperienze orientate già in passato a combinare l'elaborazione di politiche alternative, il lavoro di pressione sul Parlamento e la mobilitazione dell'opinione pubblica (come la campagna Venti di pace per la riduzione delle spese militari o quella del Tribunale per i diritti del malato a tutela della sanità pubblica), le ha fatte confluire in un lavoro unico e omogeneo. Obiettivo della campagna, quello di introdurre nel dibattito politico temi tradizionalmente esclusi dalla finanziaria come la solidarietà e la cooperazione internazionale, le politiche ambientali e i diritti di cittadinanza. E di recuperare uno spazio nazionale - secondo quanto ribadito da Giulio Marcon nella conferenza stampa di presentazione del "Rapporto Sbilanciamoci 2003", svoltasi a Roma il 15 ottobre scorso - per politiche pubbliche in grado di impostare un nuovo modello di società e di economia, contro il falso mito dell'inefficacia dell'azione politica dei singoli Stati all'epoca della globalizzazione dei mercati.
Contro la "grossolana e 'creativa'" bugia di Berlusconi rispetto ad una finanziaria che non taglierebbe la spesa sociale, "Sbilanciamoci" si è trovata a denunciare quest'anno una manovra che colpirà ulteriormente i diritti sociali nella scuola (riduzioni di classi e personale) e nella sanità (riduzione dei posti letto con la chiusura dei piccoli ospedali, taglio ai medicinali), sopprimerà i termini temporali per la cancellazione del debito, nel più stridente contrasto con i proclami mediatici sulla questione fatti a più riprese dal presidente del Consiglio, e abbasserà ulteriormente gli standard dei servizi sociali, scaricando su Comuni e Regioni la responsabilità di operare una riduzione del welfare. Una finanziaria antisociale, dunque, perché, ha sottolineato Marcon, la tanto pubblicizzata riduzione delle tasse, "populistica e demagogica", nasconde in realtà un grave taglio dei servizi, nel segno della più sfrenata deregulation ambientale e sociale. E perché, anziché puntare ad uno sviluppo davvero sostenibile, sceglie la strada degli interessi di categoria e delle misure tampone, ricorrendo, ad esempio, a condoni fiscali o alla cartolarizzazione dei beni pubblici (su cui la campagna ha già annunciato un'iniziativa specifica), con cui il governo, cioè, trasforma la proprietà degli immobili pubblici in titoli da piazzare sul mercato mobiliare, con i quali coprire il buco finanziario di quest'anno. Misure, queste, "il cui principale effetto è 'fare cassa' sul brevissimo termine, spostare debiti e spese di investimento dal bilancio dello Stato a quello di società private (ma dallo Stato controllate), stravolgere la natura stessa dei beni pubblici, che dovrebbero essere universali e collettivi, a vantaggio di una privatizzazione del Paese e del suo patrimonio". Il tutto mentre dalle riduzioni previste per gli acquisti di beni e servizi rimane fuori il Ministero della Difesa, che pure negli ultimi tre anni ha visto aumentare il proprio bilancio di ben il 10%. E mentre la legge delega in materia fiscale (che prevede l'istituzione di due sole aliquote, 23% e 33%) farà uno sconto enorme alle fasce di reddito più alte (chi, ad esempio, oggi paga il 45%).

È la finanziaria del "qui casca l'asino", commenta in un comunicato il vicepresidente del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, tra gli aderenti di "Sbilanciamoci") Lucio Babolin, denunciando il fallimento delle promesse del governo Berlusconi, "ora impantanato nel tentativo maldestro di non scontentare del tutto nessuno dei suoi grandi elettori", scaricando i costi sulla parte più debole della popolazione. "Concretamente significherà: se volete servizi dovrete pagarveli, se cercate assistenza è opportuno (anzi obbligatorio) ricorrere ai privati, le pensioni andranno inesorabilmente delegate alle compagnie assicurative, l'Ici aumenterà, i fondi una volta destinati a piani di settore saranno rimessi all'interno di un calderone unico senza certezze di indirizzo nella spesa". È una finanziaria che "trasferisce i problemi al territorio", perché gli enti locali, di fronte alla diminuzione dei fondi disponibili e all'obbligo di far quadrare i bilanci decurtati dallo Stato centrale, si vedranno costretti a destinare altrove le risorse prima impiegate in progetti "di frontiera". "Ecco perché l'annunciata lieve restituzione di Irpef sembra somigliare alle briciole che cadono dalla tavola del ricco Epulone", tanto più che verrà "fagocitata dal crescere del debito pubblico, esso pure scaricato sulle spalle di tutti gli italiani". E, infine, un desiderio: quello di vedere "maggiormente determinata e coerente l'azione e la pressione politica delle organizzazioni nazionali dell'associazionismo e del volontariato".


E LA DIAMO NOI LA FINANZIARIA: L'ALTERNATIVA PRESENTATA DA "SBILANCIAMOCI"

Se c'è 'sbilanciamento', è solo verso un mondo migliore. È l'obiettivo della campagna "Sbilanciamoci": quello, secondo le parole del direttore di Lunaria Alessandro Messina, "di disegnare un altro scenario di sviluppo, di muovere un passo verso il miglioramento del sistema". Ed è proprio per questo che, oltre a denunciare il contenuto antisociale della finanziaria 2003, la campagna promossa dall'ampia coalizione di organizzazioni ha fatto un passo più: la presentazione di una vera manovra alternativa a quella del governo, dettata da una logica diversa e contraria: più risorse per il welfare, per i diritti delle persone, per l'ambiente e la pace; più imposte sulle rendite, su chi inquina, su chi produce armi; niente condoni e una tassazione realmente progressiva che incida sui redditi più alti, in linea con gli altri Paesi europei. Perché il tanto auspicato taglio delle tasse, uno dei dogmi della politica italiana degli ultimi anni, "non porta in realtà benessere collettivo ma accresce le disuguaglianze, alimenta l'egoismo economico, mina la coesione sociale".

Secondo "Sbilanciamoci", infatti, la riduzione delle tasse sul reddito delle persone fisiche implica un piccolo e illusorio guadagno sul brevissimo periodo e una grossa perdita nel medio-lungo, in quanto molti dei servizi pubblici verrebbero tagliati per mancanza di risorse. Si tratta invece di rilanciare il criterio di progressività, in un Paese in cui la forbice dei redditi è sempre più ampia e il 10% della popolazione più ricca si appropria ogni anno di mezzo punto percentuale di ricchezza in più.
Per questo, "Sbilanciamoci" propone di bloccare ogni riduzione dell'Irpef aumentando l'aliquota più alta, quella per i redditi oltre i 70mila euro, di almeno 3,5 punti percentuali;
di aumentare l'aliquota Irpeg di 3 punti percentuali per le imprese che dichiarano redditi superiori ai 2,5 milioni di euro;
di introdurre una tassa sulle transazioni valutarie di natura speculativa (quella per cui si batte Attac), una tassa sulla pubblicità ("con il duplice obiettivo di ridimensionarne l'invadenza e la capacità di manipolazione dell'immaginario e di drenare risorse da dedicare alla scuola e ad attività culturali per tutti"), una tassa sulle esportazioni di armi, una sui diritti televisivi per finanziare lo sport dilettantistico e un innalzamento del 10% delle imposte sul tabacco.
Misure tutte queste che, messe insieme, frutterebbero allo Stato 8.879 milioni di euro.

In materia ambientale, "Sbilanciamoci" propone ipotesi di tassazione e incentivi (nel '99 il gettito da tasse ambientali rappresentava lo 0,05% del Pil contro il 2,69% della Germania e il 5,88% della Danimarca) per la produzione di energia da fonti rinnovabili, per la riforestazione, per il trasporto pubblico, per produzioni meritorie (legno eco-certificato, pannelli solari, caffè importato a prezzi equi); in materia economica, il reinserimento della tassa di successione e donazione, che porterebbe nelle casse dello Stato più di 1000 milioni euro. Rispetto all'ambito delle opportunità sociali e dei diritti della persona, le proposte di "Sbilanciamoci" riguardano la reintroduzione e l'innalzamento del reddito minimo di inserimento, l'aumento della quota di bilancio destinata al Fondo nazionale per le politiche sociali, al Fondo sanitario nazionale, alla formazione e alla ricerca, all'allargamento dell'accesso ai diritti sociali per i migranti titolari di permesso di soggiorno e, rispetto alla situazione carceraria, all'aumento del numero di detenuti che possano beneficiare di strumenti alternativi, come reale soluzione al problema del sovraffollamento delle carceri.
Infine, nell'ambito della costruzione di un sistema di relazioni internazionali orientato alla cooperazione e alla pace, in assenza di misure significative, nella finanziaria, relativamente alle politiche di cooperazione allo sviluppo, nonostante gli annunci ad effetto di Berlusconi, "Sbilanciamoci" propone il taglio delle spese militari per 1800 milioni di euro e l'aumento dei fondi per l'aiuto allo sviluppo dall'attuale 0,13% allo 0,33% del Pil.
Un manovra, quella delineata da "Sbilanciamoci", pari a 12 miliardi di euro, ben al di sotto della media delle finanziarie realizzate finora in Italia: sostenibile, dunque, dal punto di vista finanziario, tanto da contribuire persino al ripianamento del debito pubblico grazie ad un avanzo netto di oltre un miliardo di euro, ma anche spiccatamente innovatrice per l'insieme di provvedimenti e misure proposte (su cui la campagna promuoverà una raccolta di firme), tali da poter dare progressivamente "un nuovo volto all'Italia".
Pieno appoggio alla campagna Sbilanciamoci è stato espresso da Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) e Giovanni Russo Spena (Prc), entrambi presenti alla conferenza stampa, i quali tuttavia non hanno nascosto le enormi difficoltà che incontreranno anche solo a far passare alcuni emendamenti. Tanto più che su tante delle proposte presentate non vi sarebbe neppure il consenso dell'opposizione, dove anzi si fa strada l'idea di presentare una controfinanziaria più rigorista di quella del governo Berlusconi.

Ottobre 2002

Fonte Adista