IL GIRO DI VITE
Roma, 12 settembre 2001
Niente sarà più come prima, abbiamo detto a Genova il 20 luglio scorso nello sgomento e nella dignità di un pomeriggio di morte che ci ha segnati. Niente sarà più come prima, sembriamo ripeterci oggi, dopo aver visto una tragedia in diretta, una tragedia molto più grande del tremendo bilancio di vite perdute in poche ore ieri negli Stati Uniti.
Due luoghi, due storie, due contesti completamente diversi, eppure la mente da sola va oggi a quel pomeriggio di luglio quando pensare al dopo diventava faticoso e complesso: lo stesso accade ora che un castello di carte traballante ha trovato il suo punto di rottura e la storia si è rovesciata, i ruoli si sono apparentemente invertiti.
Eppure nelle ore concitate di ieri e col passare delle ore oggi, si delinea già un quadro in cui mentre da un lato molti paesi occidentali (Italia naturalmente in testa) sembrano sollecitare una risposta militare esemplare, che immancabile arriverà, dall'altro l'attenzione si punta più lontano e precisamente sulla necessità di un nuovo assetto nella gestione politica dei governi, delle relazioni fra le parti nella società, della condotta di vita stessa dei cittadini di questi paesi: una svolta che in nome della nuova, indiscutibile, pericolosa emergenza dia una sterzata e semplifichi brutalmente le parti, gli schieramenti, i conflitti.
Come leggere altrimenti le dichiarazioni a caldo (fatte a Porta a Porta di ieri) del Ministro degli interni Scajola, che snocciolando, quasi fra le righe, cifre apocalittiche di morti e feriti a New York e rivelando informazioni che ipotizzano decine di kamikaze, sottilmente alimentava il quadro di un terrore inarrestabile, perfino dalla più grande potenza politica e militare mondiale?
E come interpretare, ancora, le conseguenti conclusioni che avvertivano gli spaventati cittadini all'ascolto che sarà inevitabile, adesso, un disagio crescente nel prendere gli aerei, nel viaggiare, nel muoversi, e la candida affermazione che 'dovranno cambiare le stesse abitudini di vita' ?
Affermazioni rilanciate senza difficoltà dall'ex ambasciatore Usa in Italia, che sul concetto di sopportare i sacrifici di una vita che dovrà necessariamente cambiare nelle libertà individuali ha battuto ripetutamente.
Pochi si sono soffermati sulle dinamiche che spingono sull'acceleratore della deriva folle e disperata della violenza cieca, una violenza che sembra brutalmente distruggere un velo di menzogna e false sicurezze, e ricorda terribile che davvero chi semina vento raccoglie tempesta.
Il quadro è complesso e leggerlo lucidamente non è facile. Ma la globalizzazione che i ricchi della terra hanno progettato, quella sì deve procedere senza battute d'arresto, ad ogni costo.
Ed ora in un mondo ancora più 'blindato' di prima, dove i nemici sono ancora più facili da individuare.
L'attenzione ora è e deve restare concentrata sul dopo, su tutto ciò che questo atto provocherà nelle risposte immediate e nel riassetto complessivo.
Così, senza ritegno, il sempreverde senatore Cossiga e il prode Berlusconi oggi hanno proposto che si faccia subito un nuovo vertice G8 e che si faccia in Italia: e allora sì che sembra proprio una sfida aperta e spudorata, perché si ribadisca che il potere nel mondo è e deve restare nelle mani di questi pochi (e chi ora invoca l'ONU resta soffocato dall'orgia del terrore e dell'emergenza); perché si cancelli una pagina, le giornate di Genova, che è una nota stonata nel puzzle di un mondo di soldatini ammaestrati: è stato sempre Scajola a dirlo che 'quella di Genova è una pagina che ormai va archiviata definitivamente'.
Vedremo l''Impero' all'opera, insomma, o forse lo abbiamo già visto?
Altremappe