Dopo il 15: enorme il divario fra governanti e governati

20.2.2003 - Roma. Anche dopo la manifestazione del 15 febbraio contro la guerra e dopo il voto parlamentare di oggi resta ancora, sul problema del possibile conflitto in Iraq, il ''divario tra governanti e governati''. E' questo uno dei passaggi del documento stilato dal comitato organizzatore della manifestazione del 15 febbraio riunito nella giornata di ieri in ''unita' di crisi'' davanti a Montecitorio, nel quale si sottolinea che ''il Parlamento oggi (19 febbraio, ndr) si e' dovuto misurare con la forza civile'' espressa dalla manifestazione di sabato scorso. ''Ma dopo il voto il divario tra governanti e governati persiste. Il governo - si spiega nel documento - non ha modificato la scelta fondamentale di partecipazione alla guerra, la manifestazione del 15 lo ha pero' costretto ad aggrapparsi alle decisioni del consiglio europeo che allunga i tempi delle ispezioni ONU, ma non esclude la guerra come ultima ratio. La manifestazione del 15 ha spinto le maggiori forze politiche dell'opposizione a rivedere, almeno parzialmente, alcune posizioni su questioni di merito''. Tuttavia, le piazze del 15 febbraio avevano pero' chiesto ben altro. Ci aspettavamo un Parlamento che scegliesse di rappresentare la maggioranza della popolazione contraria alla 'guerra senza se e senza ma'.
Ci aspettavamo che il governo e la maggioranza scegliessero di modificare radicalmente la propria posizione e di recuperare all'Italia un ruolo attivo per la pace. Ci aspettavamo che lo schieramento che oggi ha votato contro la guerra preventiva riuscisse a presentarsi unito e senza ambiguita', come a piazza San Giovanni sono riusciti a fare movimenti molto diversi che hanno trovato una unita' più forte delle differenze. Ci aspettavamo - si dice ancora nel documento - la revoca della concessione dell'uso delle basi, dello spazio aereo e delle infrastrutture logistiche per la guerra. Cio' non è accaduto: rimangono prevalenti ancora una volta le logiche di schieramento e la separatezza della politica dalla società civile''. ''Chiederemo di essere ricevuti dalle ambasciate dei paesi che siedono nel consiglio di sicurezza dell'ONU, in vista del 14 marzo che sara' una data decisiva'', conclude il documento, invitando il Parlamento a rispettare il ''vincolo'' dell' articolo 11 della Costituzione''.