Da nessun luogo e da tutti i luoghi;
dalla terra perforata per il petrolio e dal mare di Galizia;
dalle montagne del sudest messicano che si vedono dall´Italia;
dalla fabbrica di Termini Imerese e da un satellite, anzi due;
da una radio che contiene molte radio;
da due riviste, Rebeldia e Global, che insieme sono Rebeldia Global;

Il Movimento delle e dei disobbedienti ai nostri fratelli e sorelle zapatisti globali e all´EZLN

Fratelli e sorelle

Innanzitutto Vi ringraziamo moltissimo per l´onore che ci avete fatto
invitandoci qui, dopo nove anni dall´inizio del sogno.
Come sapete per noi è sempre molto importante quando ci invitate e ci
parlate. Con il tempo abbiamo capito che lo fate sempre, anche quando non
sembra. Ma quando ci fate di questi regali, come il vostro invito, siamo
ancora piu´ contenti.
Siamo qui e oggi è il primo giorno di un nuovo anno. E quindi, intanto,
Buon Anno a tutti quelli che non smetteranno di lottare per quello in cui
credono. Ma il fatto che sia il primo giorno, l´inizio, ci costringe a non
fare troppo esercizio di magia, dicendo quello che sarà e che non possiamo
sapere ma solo immaginare. E ` meglio, il primo giorno, che parliamo
pensando a ciò che è stato. Il sogno, l´immaginazione, per parlare di
domani, non ci mancano. Ma ogni tanto, nei giorni uno, non fa male dire
che cosa è rimasto attorno a noi e dentro di noi dopo il viaggio.
E´ un viaggio, o una marcia, che per noi, è iniziato il primo gennaio del
94. Per voi che l´avete vissuto, sappiamo che è iniziato molto prima. Per
altri, in altre parti di questo pianeta, dopo. Come in ogni marcia che si
rispetti, la gente aumenta via via che si attraversano terre nuove. La
gente può anche diminuire, a volte, quando è molto che si cammina o le
difficoltà sono molte, ma sappiamo che se uno vuole, se è proprio
convinto, e se ha un po´ di speranza, prima o poi si riunisce agli altri,
magari incrociandoli da un´altra parte. E gli altri, se sono proprio
convinti, se hanno un po´ di speranza, prima o poi si riuniscono con chi
si è fermato o ha battuto altre strade.
Quel primo gennaio, noi eravamo fermi.
Poi vi abbiamo intravisto. Sembravate un prodotto della nostra fantasia (
il che non sarebbe stato per niente una cattiva cosa ) ma eravate molto di
piu´ che un desiderio. Vi siamo venuti a cercare, ma abbiamo sempre il
dubbio che siete voi che avete cercato noi. Abbiamo cominciato a respirare
di nuovo, a vivere. Ci avete insegnato da allora un sacco di cose, e state
continuando.
Abbiamo avuto il privilegio di vivere con voi questi nove anni, e ve siamo
grati.
Dopo un po´ abbiamo capito una cosa fondamentale: se si vuole stare con
chi cammina, con chi è in marcia, bisogna camminare. E così è venuta
Seattle, Praga, Porto Alegre, Buenos Aires.
E´ venuta anche Genova, dove gli stessi che ammazzano voi, hanno ucciso
anche noi.
Gli stessi che uccidono in Palestina o in Yemen, in Galizia o a Bilbao, a
Bagdad o a New York.
Non ci stiamo confondendo: sono proprio gli stessi, quelli di Bush o di
Bin Laden, quelli delle opzioni finali, delle stragi, dell´inquisizione e
del terrore.
Per questo che, secondo loro, tutti loro, gli zapatisti del Chiapas
dovrebbero parlare solo di indigeni. Perché dicono un´altra cosa. Per
questo che i disobbedienti italiani devono stare in Italia. Per questo che
gli operai licenziati di una fabbrica di auto devono parlare solo di
fabbrica, di padroni, e di auto. E´ per questo che a New York si deve
parlare solo di aerei che piombano nei grattacieli e in Cecenia solo di
sottomissione allo Zar Putin.
E´ per questo che le vostre parole sulla questione basca li hanno fatti
infuriare, a tutti. Perché dite un´altra cosa.
Dicono che questo che viene sarà l´anno della guerra globale. Ma cosa è
stato l´anno prima? E prima ancora?
C´è bisogno di un´altra cosa e lo sappiamo tutti. Come si fa ad essere
ribelli nel tempo della Guerra senza tornare a dire quello che dicono
loro, quelli delle opzioni finali, delle stragi, dell´inquisizione e del
terrore?
Come si fa a riunirci con fratelli e sorelle che hanno perso tutte le
speranze e i desideri di giustizia, dignità democrazia, libertà?
Anche questa volta, con le lettere che sono giunte ai nostri fratelli e
sorelle in Spagna, ci avete dato dimostrazione che se uno vuole, se è
proprio convinto, e ha un po´ di speranza, ricomincia dalla parola,
dall´opportunità che merita la parola. Qualche sapientone crede che dare
un´opportunità alla parola, significhi smettere di combattere. Noi
crediamo che significhi iniziare a farlo veramente.
Perché un´idea non si può ne uccidere né incarcerare. Perché è di una
nuova storia che sentiamo il bisogno. Berlusconi, Aznar, Blair, Chirac e
Bush hanno solo questa storia da offire, da imporre all´umanità.
Grazie a voi e atutti noi ovunque siamo, forse, da nove anni ce n´è
un´altra che circola. E´ piu´ o meno clandestina, piu´ o meno sovversiva,
piu´ o meno desplazadas come sui monti Azules, è piu´ o meno in galera o
piu´ o meno in libertà. Ma c´è. E può essere ovunque.

Per questo, fratelli e sorelle, vi ringraziamo di tutto.
Dei paliacates e di Rebeldia.
Vi ringraziamo perché siamo insieme, ancora, e ci resteremo a lungo.

1.1.2003