Come si fa il Bilancio Partecipato?
Dibattito tenutosi il 26/9/2001 fra:
Pierluigi Sullo, redattore di 'Carta',
Paolo Cacciari, Consigliere comunale di Venezia,
Massimiliano Smeriglio, Presidente dell'XI municipio di Roma,
Sandro Medici, Presidente del X municipio di Roma,
Nunzio D'Erme, Consigliere comunale di Roma e delegato del Sindaco al Bilancio Partecipato e alla Partecipazione Democratica,
Mauro Bulgarelli, deputato dei Verdi.
Pierluigi Sullo :Io, oggi ho letto un testo che ha scritto Massimiliano Smeriglio, che è qui insieme a me, "sindaco" di uno dei municipi di Roma,presidente della circoscrizioneXI, insieme ad uno dei suoi assessori, Luciano Ummarino, in cui dicono che lì si creerà un forum sociale, un "social Forum", e in questo testo di massimiliano e di Luciano Ummarino, che ci racconteranno qualcosa sul bilancio partecipativo, alla base di questa esperienza del forum sociale di Garbatella si mette proprio l'esperienza di PortoAlegre, non mi dilungo su questa cosa, dico semplicemente che si tratta di una dozzina d'anni in cui a Porto Alegre, una città del Brasile con un milione e mezzo di abitanti, c'è un funzionale esperimento di democrazia diretta finalizzata alla formulazione delle politiche di bilancio, per questo si chiama bilancio partecipativo, attraverso un meccanismo regolato di partecipazione diretta dei cittadini, a partire dai quartieri. In
questo esperimento, che di per sé non contesta l'esistenza di un processo elettorale di tipo liberale tradizionale, come è quello della democrazia delegata, si elegge direttamente il sindaco, favorendo una partecipazione dei cittadini in quella forma, ma gli si associa anche un altro meccanismo,di partecipazione diretta.
E' nelle città, che le persone possono associarsi, in modo nuovo rispetto al passato, convivono, hanno interessi o conflitti in comune, e quindi è al livello delle città che è possibile trovare una soluzione ; contemporaneamente, mentre distruggeva gli stati nazionali, il neo liberismo ha frantumato le classi, ha frantumato il meccanismo della politica e della partecipazione politica .
La novità, che forse potremmo proporci come problema questa sera, è: la democrazia è un antidoto alla guerra?
La risposta è ovviamente sì, la guerra è il reciproco, il contrario della democrazia. La democrazia è la convivenza, non il conflitto armato, tantomeno con l'intenzione di distruggere Ma il problema è, se tutte queste cose che ho detto sono vere, la parola democrazia è una parola che va capita, che va declinata, in modo completamente diverso dal passato e d'altra parte della guerra che si annuncia, nessuno ci capisce niente, neanche quelli che si sono già schierati e che dicono , come il ministro Ruggiero a Washington, che ieri ha detto: "Siamo pronti".
Il problema è: siamo pronti a cosa? Presumibilmente, come dicono gli stessi americani, stiamo parlando di una guerra che si potrebbe forse definire "guerra civile globale". Una guerra civile globale vuol dire una guerra su tutti i piani: una guerra culturale, una guerra visibile, una guerra di armi tradizionali, una guerra non convenzionale, la minaccia dell'uso delle armi nucleari, insomma, una guerra che si può sviluppare su tutti i piani possibili, in tutte le forme possibili, non solo fra la mia nazione e la nazione di fianco, ma fra me e il mio vicino di casa, nel caso sia arabo o afgano.Questo che cosa significa, che la nostra idea che la normalità sia quello che noi viviamo, e che tutto il resto , il caos creato da quello che noi chiamiamo "nuovo ordine mondiale", creato dal liberismo al di là del muro che illusoriamente avevamo creato fra noi e il disordine, questo velo è caduto, viviamo in mezzo al disordine, quindi non ci possiamo neanche più porre con calma, il problema di fare convivere le nostre differenze, di fare crescere i forum sociali, di sperimentare pian piano cose come il bilancio partecipativo, di rimediare un pezzetto alla volta alle tragedie( )
Tutto questo ha un suo tempo, che non è il tempo della guerra, che è un tempo molto accelerato, molto terribile.
Il problema che mi porrei è questo: tutte queste cose di cui parliamo, abbiamo bisogno di essere meno esitanti, di mettere via vecchie certezze che abbiamo mantenuto, perché magari davano l'impressione di dare una maggiore concretezza, , perché era il nostro modo "di sinistra" di stare nei consigli comunali, tutto un apparato di pensiero e di azione di sinistra, forse bisogna tagliarsi qualche ponte alle spalle e osare i più, sperimentando in modo molto più coraggioso di quello che abbiamo fatto fino ad adesso ( .)Massimilioano Smeriglio: Dunque, gli spunti sono pure troppi e perciò è complicato riprenderli tutti, dalla guerra al bilancio partecipativo, è complicato, però posso provare a rimettere in fila le cose che stiamo facendo, anche perché, proprio partendo dal documento che abbiamo fatto, che lancia il "forum sociale del municipio" (vedi documento nella sezione 'News dai Municipi di Roma' n.d.r.), c'è un paragrafetto, che si intitola "Prima della pioggia", che dice che tutto questo discorso lo andiamo a fare facendo finta che non sia successo niente, cioè che non c'è New York, perché non siamo in grado, in questo momento, di interpretare quella cosa, e quindi noi continuiamo a ragionare partendo dal dopo Genova, dicendo che nulla è più uguale a prima, ma io non saprei che cosa dire su New York, perché se dopo Genova, nulla è più uguale a prima, dopo New York, il mondo sta da un' altra parte. No, però tutto non è tornato come prima e credo, dalla logica"vera" che abbiamo dato dell'impero e della guerra dentro ai confini dell'impero, a come questo mette subito in discussione i diritti quotidiani di cittadinanza, di partecipazione, perché i venti di guerra per ora da noi sono questi: una serie di allusioni alla restrizione degli spazi di partecipazione, fino a mettere in discussione una cosa come la "guerra post- eroica"( .)
Quindi, quella premessa fatta nel documento vale pure qui: ho detto che per me la questione di New York cambia l'ordine mondiale e io non sono in grado di darne un'interpretazione esatta, in questo momento, la discussione che noi continuiamo a fare e la sperimentazione della nostra presenza nelle istituzioni locali, va ancora in una direzione che però non so quanto durerà, perché questo dipenderà anche dagli scenari internazionali, che ci consegneranno i prossimi giorni. ( ) Poi è di una difficoltà, incredibile, provare a dare una svolta politica all'amministrazione, per come è organizzata. Noi abbiamo alluso in maniera forte a questa cosa del bilancio partecipativo, nel mio caso c'è un compagno del CSOA "La Strada", che fa l'assessore al bilancio partecipativo, quindi c'è anche una scelta di campo netta, nel dire di voler fare questa cosa concretamente, tuttavia le difficoltà pure qui sono grosse( )
Il primo problema è la questione del decentramento qui a Roma, c'è un dibattito grosso tra centri e municipi, perché i presidenti, a torto o a ragione, hanno la stessa fonte di legittimità, che è quella di essere stati eletti direttamente dai cittadini, che dal punto di vista politico è un problema e un' opportunità politica, nel senso che si è riconosciuti, finalmente c'è un' amministrazione più vicina, di frontiera, alla quale andiamo a scocciare tutti i giorni. Però, al di là di una delibera, fatta alla fine della scorsa consigliatura, non si è aggiunto nulla, al dibattito grosso che riguarda i presidenti dei municipi, e l'amministrazione centrale, ( ) Questa idea che io e Sandro Medici (presidente del X° Municipio n.d.r.) abbiamo contestato, quella dell'M19 cioè dei presidenti di tutti i municipi che dovevano fare un convegno sulla "Devolution" romana, invitando Storace, Moffa e Veltroni, noi l'abbiamo mandata per aria e ne siamo contenti, perché non ci convinceva, scrivendo una lettera su un tipo di decentramento, di federalismo e di sviluppo locale che aveva certe caratteristiche e alludeva ad altri meccanismi, anche se ora, ragionando con Sandro, abbiamo pensato che un punto rimane, cioè quali strumenti vengono assegnati ai municipi per fare il loro lavoro ora, non tra due anni, c'è un problema che riguarda il bilancio, quindi la gestione del bilancio e delle sue competenze, il primo problema è il decentramento, quanti soldi possiamo utilizzare per fare cosa.
C'è il problema della partecipazione, ovvero quello che già c'è sui territori, che è molto, però è molto parcellizzato e specifico; noi, il primo tentativo verso la costruzione del "metodo"( .), lo abbiamo fatto tentando di coordinare i comitati di quartiere storici, ma provare a tirare fuori questi dalla loro specificità, e provare a costruire un punto di vista generale, è un ostacolo enorme che noi stiamo riscontrando in questi giorni,tutti si fissano sulla loro specificità, poi, piano piano riconoscono che è una specificità simile a quella degli altri, ma questo meccanismo non scatta così facilmente( .)
L'altro elemento che può sembrare banale è quello della semplificazione del bilancio, ( )Questa cosa che, così come è , è stata pensata e voluta dai funzionari in una certa maniera perché è il simbolo del loro potere forte, ma se la porti in un'assemblea, o in un comitato di quartiere, non è una cosa proprio così semplice.
Dunque, partecipazione, semplificazione, trasparenza e capacità di costruire un metodo che sappia riconoscere le differenze, cioè non innamorarci dell'idea di Porto Alegre, noi, non dobbiamo fare la stessa cosa, ma dobbiamo mettere insieme un meccanismo che porti a partecipare alle scelte ( ) mettendo insieme un meccanismo di consultazione che sappia mettere insieme legittimità sociale e popolare con la legalità di coloro che sono stati eletti da una consultazione.( .)
Paolo Cacciari: La domanda che faceva Gigi prima, è molto difficile, e io vorrei provare a dare una risposta molto secca, cioè, la democrazia in guerra non c'è e la guerra la fanno proprio per sospendere la democrazia; la guerra oggi, secondo me c'è, e non solo perché è stata formalmente dichiarata da Bush, a nome di tutti gli Americani, e abbiamo scoperto che siamo tutti americani, ma sarà anche guerreggiata e sarà la prima guerra della globalizzazione, nel senso che anche io condivido la definizione che è stata data, di una guerra mondiale e civile. "Mondiale", perché planetaria e senza più confini di stati, "civile", perché sarà guerreggiata da una gendarmeria a cui tutti noi, americani ed occidentali abbiamo delegato una missione planetaria di ordine publico, nel senso che, appunto, i nemici sono quelle che ci descrivono come bande irregolari, eserciti irregolari che sono rintanati dentro i confini degli stati.
Perché viene ricercata e fatta questa guerra? Secondo me, appunto, con lo scopo di sospendere la democrazia, di militarizzare la società civile, l'evidente scopo di questa crisi e di questa inevitabile evoluzione di una globalizzazione che non avendo il consenso di 5000000000 di uomini e donne che popolano la terra , è evidente che questa "insostenibile" globalizzazione, da tutti i punti di vista, poteva essere governata solo in un mondo militarizzato; perché, appunto, è un tipo di sistema economico-sociale che non solo non ha il consenso, ma produce tutte quelle diseguaglianze che ci sono. Una situazione davvero di tragedia secondo me su cui le sinistre hanno avuto un' assoluta sottovalutazione ed un assoluto spiazzamento. L'enormità degli eventi che ci sovrastano e che si stanno verificando Secondo me, l'agenda dei social forum e dei movimenti( ) dovrà rapidamente modificarsi e io credo che sia addirittura più urgente la strutturazione ed il radicamento dell'organizzazione dei social forum e delle iniziative del popolo di Seattle. Oggi su Liberazione c'era l'intervento che Fausto Bertinotti avrebbe voluto fare in Parlamento, se il Parlamento fosse stato aperto.E' così evidente che hanno già militarizzato tutto, è così evidente che è impraticabile alla democrazia qualsiasi istituto democratico, rappresentativo tradizionale, che, appunto, un segretario di un partito comunista deve scrivere su Liberazione l'intervento che avrebbe voluto fare se fosse ancora aperto, ma non è solamente il Parlamento o il Parlamento europeo. Credo che vada fatto un complimento a quella deputata americana che è riuscita ad avere il coraggio di lasciare aperto quello spiraglio di democrazia , unica su quattrocento o cinquecento, che ha votato contro, ma credo che anche nelle regioni e nei comuni sia evidente il logoramento della democrazia rappresentativa, fondata sulla rappresentanza dei partiti , sulle deleghe elettorali ( )
Ieri, a Venezia, è stato fondato uno statuto tra le altre cose molto significativo, secondo me perché è il negativo di tutte le forme di democrazia organizzata che abbiamo conosciuto. Non si tratta di importare modelli, né da Porto Alegre né da nessuna altra parte, ma si tratta di sperimentare nel vivo, nel campo, un sistema di auto organizzazione.
Perché secondo me è l'unico modo che abbiamo di fronte a noi per tentare di fare sopravvivere la democrazia in una queste esperienze, io credo che si possa fare e che le amministrazioni locali ed i municipi possano davvero fare moltissimo in questa direzione. Sarebbe bello anche discutere fra amministratori, di queste cose, perché, per esempio la legge dell'anno scorso sull'associazionismo, finalmente ci consente, per esempio, di dare alle associazioni che si riconoscono in quella legge evitando le gare al massimo. Si possono fare moltissime cose, modificando i funzionamenti dell'amministrazione comunale. Non so se sarà il bilancio partecipativo o il piano del traffico fatto in un certo modo o il piano per il risparmio energetico e l'energia alternativa o un altro modo, ma, insomma, l'attivazione a livello municipale può essere molto varia.Nunzio D'Erme: Vorrei partire da alcune considerazioni: è chiaro, dobbiamo parlare di bilancio partecipativo, però bisogna parlare anche dell'immaginario collettivo che si sta creando , di sospensione delle libertà individuali, di militarizzazione della società civile, come diceva Paolo, insomma una situazione che, per esempio vede l'assessore al bilancio di una giunta comunale di centro- sinistra, con un sindaco che si erige ad alfire della pace a Roma, che già ci dice ( ) (appunto Roma è la città di "pace", è la città che invita il padre di Carlo Giuliani e del carabiniere che lo ha ucciso , è una città che su tutta una serie di questioni si mobilita e chiama all'unione sacra fra forze politiche anche storicamente militariste ) ,però è la città che ci fa dire, dal suo assessore al bilancio, che la prossima finanziaria dovrà tenere conto della guerra .
Il processo di partecipazione democratica su queste questioni, non è che si può invocare solo sulle cose irrilevanti, ma oggi, in questa città, questo bilancio deve dare anche un taglio qualitativo alle politiche sociali .
Perché, se non fa questo, se non comincia a porsi questo problema, questa situazione si riproporrà in maniera burocratica, in maniera amministrativa, con scorciatoie che poi, in ,realtà non prendono di petto il problema .
Io dico che questa è una sfida, una sfida sperimentale che, come diceva prima Massimiliano, deve partire non solo dall'alto: noi ci stiamo preoccupando di costruire uno spazio politico e anche di riempirlo, a partire da quello che c'è, per cui non è una cosa facile, vista anche la frammentarietà di quelle che sono le tensioni sociali che si vivono dentro a questa città , in più anche con una situazione di guerra per cui immaginate un processo di partecipazione democratica dentro ad un economia di guerra, (..) A me sembra assurdo che un sindaco come Veltroni, che già ha detto che parteciperà a Porto Alegre nel 2002, ancora non si è posto il problema di convocare il movimento no- global di questa città, la miriade di forze sociali, alternative, che ci girano intorno .( )
Anche i municipi hanno lo stesso problema: noi dobbiamo individuare le forze attive e su questo costruire un percorso: per cui è importante soprattutto ( )suscitare protagonismo e partecipazione sulle questioni fondamentali, perché poi hai anche un problema, che è un problema anche di cernita, cioè, se è più importante fare l'asilo nido o la fogna per la scuola o ristrutturare le case occupate invece che il centro anziani, perché poi, da un dibattito di massa , lì dove c'è, hai anche questo tipo di problemi, perché è un processo complesso, non solo burocratico, decentrare , dare un po' più di poteri ai municipi e abbiamo risolto i problemi; il problema, da questo punto di vista, va qualitativamente spostato su un altro asse .( )
Detto tutto questo, veniamo a quello che io intendo fare con questa delega: innanzitutto, mettere l'ufficio che stiamo allestendo( ) al servizio del movimento e costruire cioè un nodo di collegamento tra le realtà che esistono in diversi quartieri per favorire l'avvicinamento e l'azione comune tra le tante esperienze, preparare anche con il rapporto con i diversi consiglieri municipali che hanno la mia identica delega, una grande assemblea che assuma l'ambizione di rappresentare la complessità degli interessi invisibili di questa città e decida di farli contare, un movimento indipendente dalle istituzioni, extraistituzionale, ma capace di condizionare le istituzioni e di riportare le decisioni in basso, cominciare a fare valere, per delega del sindaco, il principio della partecipazione, condizione indispensabile all'assunzione di decisioni che coinvolgono la vita dei cittadini .
Concepisco la mia funzione a tempo determinato, perché è la società civile a far valere il diritto di parola, consultazione, progettazione, lavoro quindi, affinchè questa delega risulti inutile nel più breve tempo possibile; infine, credo che anche le forze politiche possano fare molto su questa questione, penso quindi che vada sviluppato un vero e proprio tavolo di lavoro sul decentramento e la partecipazione, che coinvolga consiglieri comunali e municipali, di diverso orientamento, ma sensibili alla necessità dell'allargamento della democrazia.Mauro Bulgarelli: Io credo che sia finita la democrazia della rappresentanza, dovremmo metterci una pietra sopra e cercare di svolgere il ruolo di deputati, mettendoci al servizio ( ) del movimento.
Quindi la guerra, ma Genova, in realtà, hanno sancito la fine della democrazia. Pensando alla guerra, in questi giorni, come diceva prima Gigi, pensando a Osama Bin Laden, e pensando a Genova, pensavo a Bin Laden, come al black- block su scala internazionale, adesso , senza pensare ai black- block e a cosa sono, perché è ancora più complicato di quello che ci hanno spacciato i giornali, noi vediamo un signore, che stanno muovendo sulla scacchiera internazionale, per mirare alla risoluzione di quei problemi che hanno sul globo. Bin Laden, ce lo stanno spostando sul pianeta, per permettere alla Russia, di risolvere i suoi problemi con i Ceceni, e, contemporaneamente di aprire nuovi mercati. Questo è abbastanza inquietante, anche perché ci viene proposto un simbolo che era in crisi: le borse non sono andate in crisi dopo gli attacchi. Ma i mercati sono in crisi perché un movimento, a livello globale, ha adottato la tecnica dell'informazione corretta, cioè del disvelamento: questi signori si riuniscono perché vogliono fare questo questo e questo. Allora l'America ad esempio ha perso l'11%, ma questo da tre anni a questa parte si è incominciato a fare, si è fatta della comunicazione corretta e della democrazia dal basso, quindi distribuendo le informazioni, nei confronti di quelli che erano i colossi che però stavano, in qualche modo, gestendo le nostre vite, e questo, naturalmente, anche rispetto alle multinazionali del transgenico. Sappiamo la campagna contro gli OGM, quali danni ha portato a questi signori, che in realtà, nel sistema neo- liberista lavorano sull'ipersfruttamento del terreno, bruciano le terre e hanno bisogno quindi di spostarsi in giro per il pianeta, per permettere un ciclo che un normale contadino fa nel giro di un triennio, rigenerando una terra dopo averla utilizzata, e dopo tre anni ricomincia, loro hanno bisogno di venti anni per portare avanti questo ciclo .
Quindi c'è bisogno dell'apertura di nuovi mercati.E' qui che noi arriviamo a Porto Alegre: perché contemporaneamente a questo stato di cose, c'è una speranza, che è la tecnica ed il metodo che è stato utilizzato dal movimento, che è quello di agire sul piano locale, in un ambito più ristretto, dove possiamo riuscire a contattare le persone.
Rispetto al bilancio partecipativo, è una novità quella dei municipi, che è un passo avanti rispetto alle circoscrizioni e rispetto a quelli che sono i consigli di quartiere in altre realtà, però io ho sempre pensato al modello esistente di governo locale, un modello che è decisamente sclerotizzato, diviso per aree sovrapposte. Si fanno una serie di cose, che sono gestite da un centro però sono dei piani immobili, perché sono sclerotizzati dal tempo, all'interno dei quali non c'è più nessuna possibilità di decidere, come cittadini. Bene, io ho sempre pensato al bilancio partecipativo, come ad un piatto mobile che vai ad inserire all'interno di questa stratificazione e la gente decide quanto questo piatto deve oscillare per tagliare trasversalmente quelli che sono gli altri piatti, ossia si occuperà di cultura, se la gente di quel quartiere decide questo, perché no, in carenza di un teatro, di un punto di incontro, decideranno le fogne, se c'è un problema di questo tipo, come tenere i giardini o come,in qualche modo, dare risposte, su quelle che sono le carenze strutturali della società, all'interno dei nostri comuni. Io ho un amico, che ha fatto il sindaco in un piccolo paese, di circa 15000 persone(..) e aveva questo problema: ha incominciato ad andare a fare le giunte, portandosi i tavolini e le sedie, all'interno dei condomini e pian piano la gente si è avvicinata. Poi in realtà è riuscito a tenere in piedi per brevissimo tempo, solo 3 anni , perché dopo lo hanno fatto saltare, ma per tre anni è riuscito a creare una dinamica di democrazia creando, dal basso, dove la gente poteva incidere, anche con una struttura di governo locale.Sandro Medici: Anche io vorrei avviare questo mio intervento dalla domanda che ci ha lanciato Gigi, e magari rovesciando un po' il modo in cui prima l'ha sciolta Cacciari, ( lui diceva che la guerra è la sospensione della democrazia) , assolutamente giusto, c'è un'altra affermazione di principio che ha quasi un valore teorico e che la democrazia è anche l'antidoto alla guerra .
Il decentramento significa fare le cose che accorciano la distanza con la vita quotidiana, fra i poteri pubblici e la vita quotidiana, il decentramento significa spostare in una trincea sempre più avanzata, quello che è , appunto, il potere pubblico
Ragionare di decentramento significa anche alzare un po' lo sguardo, sugli aspetti sociali, sugli aspetti della cultura, sugli aspetti quotidiani, (..)
Continuiamo su questa strada, cominciamo a stabilire dei modelli , che magari non andranno bene per tutti, ma intanto li sperimentiamo, per esempio, nel decimo municipio, stiamo mettendo in piedi questa specie di tavolo di consultazione permanente sulla scuola, dove ci sono tutti quelli che si occupano di scuola, dai direttori, agli studenti, i tecnici, gli amministratori. Quel posto serve, naturalmente a risolvere i problemi in maniera più organica, ma è anche un punto che può fare bilancio partecipato, per stabilire tutti insieme, tutte le scuole di questo grande territorio, che è il X municipio, quali sono le priorità, e quindi, dove mettiamo questi soldi, dove li spendiamo, per fare che cosa. Moltiplicare queste forme, potrebbe essere almeno un primo passo .