I crimini di Sharon
Incontro con Chibli Mallat - Avvocato delle vittime di Sabra e Shatila

Intro di Chibli Mallat
Dibattito



"E' un grande piacere ed un onore essere qui con voi questa mattina. Come molti di voi già sanno, il processo a Sharon, che noi abbiamo avviato a Bruxelles un anno fa, si sta avviando ad una svolta. La decisione della Corte di Appello di Bruxelles in merito alla competenza dei tribunali belgi a giudicare è prevista il prossimo 26 giugno.
Se vinceranno le vittime del massacro di Sabra e Shatila, le indagini potranno continuare; se dovessero perdere, faremo appello alla Corte di Cassazione. Tuttavia nel caso la decisione della Corte fosse loro favorevole, noi dobbiamo aspettarci un possibile appello da parte di Ariel Sharon e di Yamos Aron, all'epoca dei fatti rispettivamente Ministro della difesa di Israele e comandante della piazza militare di Beirut. Affronterò successivamente gli aspetti giuridici del processo: vorrei cogliere ora l'occasione di parlare a voi giornalisti e parlamentari italiani per fare alcune considerazioni di natura generale rispetto all'impunità delle persone accusate di crimini di massa in Medio Oriente ed in relazione all'attacco pesantissimo da parte dell'avvocato di Sharon e di Irit Kohn, la persona incaricata dal Ministero di giustizia israeliano a seguire questo caso, i quali ci hanno accusato la scorsa settimana a Bruxelles di voler fare di questo processo un caso politico.
Vorrei dunque utilizzare questa opportunità, alla vigilia di quella che sarà spero l'europeizzazione della lotta contro l'impunità in Medio Oriente, per ricostruire un percorso corretto in termini storici, legali e giuridici. E' davvero molta la paura che si voglia fare del processo contro Sharon un caso politico: tutti le maggiori organizzazioni che si battono per i diritti umani, Human Rights Watch negli Stati Uniti, la Federazione Internazionale dei diritti umani in Francia, Avvocati Senza Frontiere in Belgio, la Commissione Internazionale di giuristi di Amnesty International che ha pubblicato alla vigilia della sessione il 15 maggio scorso il più importante documento legale, dalla causa contro Pinochet in Gran Bretagna di quattro anni fa, in appoggio al processo Sharon, hanno preso posizione a sostegno della nostra causa.
Noi non siamo "politici" e non abbiamo nulla da nascondere, avendo sempre dato libero accesso a tutti i nostri documenti sin dal primo giorno in cui abbiamo avviato il caso, il 18 giugno 2001. Le nostre arringhe, più di 300 pagine con 500 note esplicative, sono accessibili in inglese, tedesco, spagnolo, arabo, giapponese e sono conosciute perfino nella stampa israeliana; l'ultima arringa del 15 maggio sarà disponibile nei prossimi giorni in rete. Non mi soffermo poi sulle dozzine di avvocati che dall'Australia all'Africa del Sud ci hanno offerto il loro sostegno e i loro preziosi suggerimenti. Il lavoro più straordinario è stato quello della clinica dei Diritti Umani della Università di Yale, la più importante istituzione legale degli Stati Uniti.
Abbiamo tuttavia ripetutamente rifiutato le offerte di aiuto dei maggiori governi arabi e medio orientali, così come il sostegno da parte dei partiti politici: abbiamo spiegato loro che per noi avvocati, in questo momento, la cosa più importante è mantenere la nostra autonomai riguardo ai mezzi economici sia riguardo all'ingerenza politica. Non abbiamo voluto l'adozione del caso neanche da istituzioni come l'Ordine degli avvocati di Beirut o l'Unione degli avvocati arabi che avrebbero voluto esser parte nel processo. Concludo con due importanti aspetti relativi alla perseguibilità degli autori di questo terribile crimine anche in risposta ai ripetuti attacchi da parte dell'avvocato di Sharon.
Innanzitutto la difesa di Sharon non esita a partecipare a conferenze stampa organizzate sul caso dallo Stato di Israele. Immaginate se noi partecipassimo ad una conferenza stampa dell'Olp o del governo libanese! Inoltre è tempo che la stessa difesa di Sharon riconosca che noi abbiamo voluto fin dal primo momento che questo caso sia contro individui e non contro entità astratte. Siamo per questo soddisfatti della decisione del procuratore e della Corte che hanno respinto la difesa da parte dell'avvocato di Stato di Israele.
Siamo molto contenti inoltre che il Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila, sia molto attivo, specificatamente nelle persone di Stefano Chiarini e Stefania Limiti e nei parlamentari e nei giuristi che si impegnano in Italia per porre fine a questa ingiustizia: ovviamente, sosterremo con tutti i nostri mezzi la ricerca che anche qui si vuole intraprendere per una legislazione sui crimini contro l'umanità sul modello della legge belga.
Questa di oggi infine è per noi una occasione speciale proprio perché Roma è stata la sede di nascita della Corte Internazionale per i crimini di guerra, la quale chiede l'applicazione del principio di complementarietà ai tribunali nazionali, principio che oggi può essere estesa in tutta Europa. Dunque auspichiamo un lavoro comune per questo obiettivo, come chiesto da tutti i membri della convenzione di Roma per applicare i termini dell'articolo i dello Statuto della Corte Internazionale, secondo il quale la Corte è complementare ai tribunali nazionali per porre fine a crimini efferati.
Vi assicuriamo che le vittime di Sabra e Shatila non si rivolgeranno solo alla giustizia belga, ma anche al codice penale italiano, o meglio al codice europeo che potrebbero essere in grado, in una interpretazione dinamica, di applicare una giustizia effettiva contro quei crimini che l'umanità non può lasciare impuniti.



Dibattito

Perchè Sharon è colpevole?
"Dal punto di vista giuridico la responsabilità di Sharon si basa sul principio della responsabilità di comando, che deriva dai processi di Norimberga e di Tokio della seconda Guerra Mondiale. Questo principio stabilisce che coloro che hanno il comando in una certa area dove sono stati commesse violazioni dei diritti umani sono ancora più responsabili di chi ha perpetrato il crimine. Ci sono dei precisi ordini del Ministero della difesa, allora presieduto da Ariel Sharon,di circondare i campi, chiuderli, impedire alla popolazione di uscire e di inviare al loro interno le milizie libanesi per "ripulirle dai terroristi". Non ci sarebbe neanche bisogno di provare la responsabilità di Sharon perché la stessa commissione di inchiesta israeliana del 1983, la commissione Caan, ha stabilito che il ministro della difesa aveva una responsabilità personale per quello che era accaduto E' per questo che la difesa di Sharon in Belgio ha puntato tutte le sua carte sulla competenza giurisdizionale del tribunale. Cercano di bloccare il processo prima che si arrivi alle indagini ed al dibattimento su quello che è avvenuto, perché Sharon non potrebbe che essere condannato."

Sia a Sabra e Chatila che a Jenin, poche settimane fa, le vittime principali sono civili ed in particolare i profughi. Perché tanto accanimento?

"E' una delle domande che mi sono posto anch'io. E' un fenomeno singolare! Sharon non solo caccia i profughi dal loro territorio d'origine, ma poi li segue e li colpisce dopo vent'anni anche nel posto in cui si erano rifugiati. Nell'ultima seduta del tribunale ho posto proprio la questione del legame tra immunità e recidività. Il fatto che un reato così grave non sia stato perseguito ha in un certo senso permesso che si potesse ripetere. I crimini di Jenin erano scritti sui muri di Chatila. Perchè non rivolgersi alla Corte dell'Aja? Perché il tribunale penale dell'AJA è legato esclusivamente ai crimini dell'ex Jugoslavia. Il consiglio di sicurezza dell'ONU ha chiaramente ristretto il campo d'azione ai crimini dell'ex Jugoslavia dal '90 ad oggi."

Quali conseguenze processuali ha comportato l'assassinio di Beika, il capo delle milizie libanesi entrate a Sabra e Chatila?

"E' stato molto preoccupante vedere che il giorno precedente la prima udienza del tribunale è stato ucciso Beika. Ciò ha impedito che si scoprisse una fetta importante di verità: se fosse venuto in Belgio non avremmo problemi di competenza. Una dei cavilli sollevati dalla difesa di Sharon è proprio questo, l'assenza degli imputati sul suolo belga. La sua presenza avrebbe infranto anche questa linea difensiva.

Come si può essere sicuri dell'indipendenza dei giudici da ogni interferenza politica, in un caso così importante?

"L'uomo è un animale politico a che nel caso giudiziario più semplice I casi come questo si aggiungono anche condizionamenti di tipo storico, ideologico, psicologico. Il nostro compito du avvocati quello di concentrarsi sul piano giuridico. Le altre valutazioni spetteranno ad altri. Chiediamo che anche per i giudici sia così, in modo che non tengano conto di pressioni politiche per porre fine al caso.

C'è la possibilità di giudicare Sharon all'interno della giurisdizione israeliana? C'è l'impegno di processare anche gli esecutori materiali del massacro?

"La prima domanda riguarda aspetti politici interni allo stato di Israele. Naturalmente se ci fosse stato un processo in Israele non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere al tribunale belga. Inoltre i nostri clienti, i familiari delle vittime, non possono andare in Israele a denunciare Sharon. Loro non esistono per lo stato di Israele, né fisicamente né legalmente di Israele. Per quanto attiene la seconda questione, se il dibattimento continuerà nel corso delle indagini verranno fuori i nomi degli esecutori materiali e anche loro verranno processati.

Ritiene percorribile la strada di un tribunale penale internazionale legato ai crimini commessi in Medio Oriente negli ultimi 50 anni?

"In Medio Oriente sono molti i responsabili di violazioni dei diritti dell'uomo. Saddam Hussein per esempio ha commesso numerose atrocità contro il suo stesso popolo. Se, tramite il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, si potesse ottenere un tribunale del genere sarebbe un buon risultato. Il problema è che sarebbe Israele ad opporsi maggiormente, e ciò equivarebbe a fronteggiare il veto americanoin consiglio.

E' possibile istruire un processo analogo per i fatti recentemente accaduti a Jenin?

"Il fatto che Israele abbia citato la commissione d'inchiesta e poi l'abbia bloccata non significa che a Jenin non siano stati commessi gravi crimini. C'è una documentazione che varie organizzazioni per i diritti umani hanno raccolto su questi fatti ed è possibile che vi siano azioni legali contro i singoli comandanti o contro Sharon stesso per quanto è avvenuto recentemente a Jenin o in altri posti dei territori occupati. C'è un articolo che abbiamo pubblicato anche sul nostro sito che racconta la grande preoccupazione dei militari israeliani rispetto alla possibilità di essere perseguiti in Europa per quanto è avvenuto nei territori.

Quali ricadute politiche ha avuto il processo?

"Quando il primo ministro belga è andato a Tel Aviv come presidente di turno dell'Unione Europea è stato umiliato e fisicamente aggredito. Due mesi fa la radio israeliana ha sostenuto che se il processo dovesse andare avanti potrebbero interrompersi le relazioni diplomatiche con il Belgio. Queste conseguenze politiche non hanno nulla a che fare con il nostro lavoro. Ci sono dei crimini contro l'umanità che non possono essere tollerati e chi li commette deve essere perseguito, indipendentemente da queste considerazioni.

23.5.2002