Le continue mutazioni della Riva sinistra
di Massimiliano Smeriglio

 

Commentare una mappa in continuo divenire come quella dei Centri sociali occupati e autogestiti di Roma (da ora in poi CSOA), connessa con una distorsione percettiva dovuta alla storia politica di chi scrive è davvero un compito difficile.

Per chi ha conosciuto e attraversato la stagione della nascita e dello sviluppo dei CSOA a Roma una cosa, osservando la mappa 2004 dei Centri, balza immediatamente agli occhi: i vuoti lasciati dalle esperienze che si sono perse per strada. Eppure parliamo di luoghi che hanno caratterizzato l'antagonismo romano sin dalla prima metà degli anni ottanta. E si perché la prima esperienze di autogestione e occupazione risale al 1981, quartiere Casal Bernocchi, centro sociale La Talpa , primo vagito di una riconversione sociale e territoriale delle istanze di sovversione e rivolta che avevano caratterizzato il '77 e l'area dell'autonomia che ne aveva interpretato l'anima maledetta e bella . La Talpa è ancora lì, si gioca a calcetto, si fanno attività varie, con un'evidente perdita di caratterizzazione politica che si è andata accentuando con il passare degli anni.

Altri no, non ci sono più, penso alle straordinarie esperienze dell' Hai visto quinto? (Sisto per gli amici) a Montesacro e del Blitz a Colli Aniene. Il Sisto era il tentativo più consapevole di autorganizzazione sociale derivante dal dibattito politico dell'area dell'Autonomia, grande capacità di attrazione tra gli studenti medi ma anche linea e organizzazione politica. Il Blitz era l'opposto, una miscela incandescente di sovversivismo metropolitano e spontaneismo nato dall'incontro dei giovani del liceo Plinio impegnati nel movimento dell'85 e settori proletari della Tiburtina valley. Altri attori protagonisti di questa prima fase, che potremmo indicare tra il 1981 e il 1989, che si sono persi per strada: il Karl lotta a Garbatella (occupato da un gruppo di giovanissimi provenienti dall'ITIS Severi), il primo Torre Maura e il primo Magliana (seguiranno altre esperienze in questi quartieri), il Break out a Primavalle, Spazio Kamino a Ostia (una storia segnata da pesanti scontri con i primi gruppi neo nazisti di Roma), Askatasuna (uno splendido posto dentro Villa Pamphili, con composizione borghese e universitaria) e il Rosa Luxemburg dentro la città universitaria, preludio alle occupazioni del '90.

Nella mappa attuale questi posti non ci sono più, ma se si vuole ricostruire la genesi ed il percorso del movimento romano dei CSOA non si può prescindere dalle storie interrotte, anch'esse dovrebbero trovare posto nella mappa, per tracciare il cammino di questo fiume carsico.

Per quanto riguarda la mappa in vita tre sono le riflessioni di fondo che l'osservazione ci consegna: la riva sinistra, l'anello del raccordo e la periodizzazione.

La riva sinistra è il primo dato che balza agli occhi, la gran parte delle occupazioni si è posizionata sulla riva sinistra del Tevere, nella zona sud est della città, in linea con una tradizione di lotte ed emancipazione popolare: montesacro, san basilio, tiburtino, san lorenzo, centocelle, torre maura, cinecittà, quadraro, ostiense, garbatella, laurentino 38.

La riva sinistra della città, un luogo dell'anima dove il materiale e l'immaginario si mescolano continuamente in un divenire che è la quintessenza della città, intesa come organismo vivente che quando non si trasforma muore. Riva sinistra dal punto di vista geografico, ma anche dal punto di vista della storia sociale di Roma: tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento si intensificarono gli insediamenti sia in Prati, riva destra a vocazione borghese e impiegatizia, sia sulla zona sud est, riva sinistra fatta di fabbriche (tiburtina e ostiense), popolo e operai. Dal punto di vista culturale l'allusione a quanto, sul piano dell'immaginario collettivo, ci rimanda l'idea della rive gauche parigina: un luogo aperto della città, uno spazio di socializzazione e di valorizzazione delle differenze, un ambito urbano dove la produzione industriale lascia il posto alle produzioni immateriali favorite dalla presenza delle tre Università pubbliche in un contesto sociale popolare.

Una città immensa come Roma (il Comune agricolo più grande d'Europa) non può che ricevere energia e supporto dallo sviluppo di forme di auto-organizzazione sociale, perché riempiono i vuoti e riformulano in termini contemporanei il tema della cosa pubblica e di un civismo dimenticato in qualche anfratto della storia.

Il secondo aspetto che la mappa ci suggerisce riguarda la collocazione delle bandierine, e cioè la densificazione delle esperienze nella cintura intermedia della città: fuori dal centro storico, ma dentro il raccordo anulare, fuori dalla città museo ma anche fuori dalle sterminate periferie che si sono sviluppate nella città a partire dagli anni '50 / '60, una sorta di città invisibile e spesso illegale (fondata sul cosiddetto abusivismo di necessità) che neanche le forme dell'antagonismo hanno saputo intrecciare e organizzare. La gran parte dei Centri sono figli di quelle comunità, di quei quartieri che hanno fatto la storia della resistenza prima e delle lotte popolari poi (casa, lavoro, scuole). Nascono dentro un paradigma di rottura delle forme e delle relazioni con la sinistra storica, ma a ben vedere ne raccolgono il testimone laddove le organizzazioni classiche (i partiti tra tutti) perdevano forza e consenso giovanile. Anzi, in molti casi, i Centri, soprattutto negli anni '80, hanno rappresentato l'unica forma di resistenza allo sfondamento della destra sociale e del disinteresse consumista nei quartieri popolari. Fiera resistenza attiva, centinaia di giovanissimi impegnati nel preservare le proprie comunità dalla degenerazione dei legami sociali. In questo senso non è secondario l'aspetto della composizione sociale e del ruolo che hanno svolto gli studenti medi e universitari nell'organizzare e gestire le occupazioni degli spazi in disuso.

Il terzo aspetto riguarda la periodizzazione, cioè datare e riconoscere le diverse stagioni dei Centri, seppur in continuità di logo e forme.

Il primo periodo, l'abbiamo già accennato, riguarda il quasi decennio che va dal 1980 al 1989. Un periodo buio, successivo alla grande sconfitta operaia e dei movimenti giovanili, difficile anche solo per declinare le parole politica e partecipazione.

In questo periodo prendono forma, oltre ai Centri non più operanti a cui abbiamo fatto cenno e alla Talpa , la Maggiolina (in realtà più legato alle forme della rappresentanza classica) ma soprattutto il Forte Prenestino (1986) e Ricomincio dal Faro (1987). Il Forte, occupato durante una delle prime feste del “non lavoro” (un vero e proprio 1 maggio antilavorista), si è da subito caratterizzato come un laboratorio politico culturale con connotazioni internazionali; non vi è dubbio, il Forte ha rappresentato una svolta storica nella vicenda dei Centri sociali romani: la cittadella autogovernata dell'altra società, più progetto e meno conflitto identitario, più globale che locale, più controcultura che contropotere, più spontaneismo e irriducibilità alla redutio ad uno della organizzazione politica antagonista. Il Forte arrivava e arriva prima, era ed è dentro i circuiti mondiali delle autoproduzioni artistiche, musicali, teatrali. Un luogo davvero speciale. Il Faro era il suo alter ego, un collettivo omogeneo, linea politica ortodossa, grandi concerti, e difficile rapporto con un quartiere complicato come il Trullo.

Il secondo periodo riguarda un anno speciale, il 1990, ed i successivi “favolosi” cinque anni. Il '90 è l'anno della svolta, l'anno del movimento studentesco, della Pantera. Un movimento che cambierà nel profondo la cultura politica dei giovani della sinistra antagonista; prenderà l'avvio un processo di fuoriuscita da una logica ossessivamente minoritaria che porterà al moltiplicarsi delle occupazioni dei luoghi da autogestire. Nascono il Villaggio globale , il Corto circuito e il Brancaleone , tre Centri, ognuno a suo modo, decisivi per capire l'evoluzione e la diversificazione del movimento. Il Villaggio sarà il primo Centro a porre la questione del rapporto con i migranti come centrale e lo fa utilizzando degli spazi immensi e bellissimi come quelli dell'ex mattattoio. Il Corto in poco tempo diventerà il punto di riferimento politico organizzativo della gran parte dei Centri grazie anche alla istituzione del Coordinamento dei Centri sociali romani che proverà, per la prima volta, a far uscire dalla clandestinità i CSOA avviando una trattativa con l'Amministrazione comunale per l'assegnazione degli spazi occupati (Delibera d'iniziativa popolare n.26). Il Brancaleone , nato da una vera e propria scissione dal Sisto, diverrà il prototipo del Centro di nuova generazione, una proposta politica culturale connessa con l'idea del reddito e dell'impresa sociale come soggetto gestore del Centro. Tra il '91 e il '95 si susseguiranno una serie di occupazioni frutto della svolta post movimento studentesco: lo Spazio sociale 32 a San Lorenzo, il Laurentino occupato , il Vittorio a Ostia (impegnato a fianco dei migranti), di nuovo un Centro a Torre Maura , El Che…ntro a Torbellamonaca (una delle poche scommesse oltre Raccordo in un quartiere simbolo dello spaesamento metropolitano), La Strada alla Garbatella (dalla quale nascerà un originale progetto di radicamento territoriale, comunità e neomunicipalismo), Pirateria all'Ostiense, Auro e Marco a Spinaceto, Casale Podere Rosa a Talenti (tra i primi a porsi, nel campo antagonista, la questione dell'altro consumo e dell'altra economia), Intifada a Casal bruciato e l'ex Snia al Pigneto.

Il terzo ed ultimo periodo riguarda gli otto anni che vanno dal '96 al 2004. Verranno occupati in questo lasso di tempo Rialto nel centro della città (oggi collocato nel cuore del ghetto di Roma), la Torre , lo Strike, Acrobax, Spartaco al Quadraro , l'Astra a Montesacro e alcuni Centri minori. Lo Strike e Acrobax (seppur con sfumatura diverse sul piano soprattutto della collocazione politica in relazione al movimento dei Disobbedienti) sono la forma contemporanea che i Centri, nella loro costante mutazione, vanno assumendo nella lettura delle contraddizioni che attraversano l'universo giovanile. Al centro della loro azione vi è la questione del reddito e della riappropriazione dei beni di consumo da parte del soggetto precario (cognitivo o pony express poco importa). Inoltre Acrobax , gestito in prevalenza da giovani provenienti dalla Terza università, si va anche caratterizzando come polo in grado di pianificare azioni dirette e occupazioni a scopo abitativo.

In questo senso, credo, vada considerata l'ultimissima occupazione datata novembre 2004 dell'ESC a S. Lorenzo dove anche qui la questione della socializzazione e del recupero degli spazi si intreccia con la condizione di permanente precarietà delle giovani generazioni.

La vicenda dei Centri ha il merito di aderire in maniera coerente alle contraddizioni della città: i Centri non sono un corpo estraneo, non vivono della loro autosufficienza soggettiva, tutt'altro, hanno invece costantemente intrecciato e continuano ad intrecciare la storia sociale della città, dei giovani a precarietà esistenziale, dei nuovi cittadini invisibili, i migranti, delle classi subalterne in genere. Lo fanno con vocazione globale, lo fanno proponendo percorsi culturali eccentrici, lo fanno fuori (o a lato) dalla costante sussunzione delle forme di vita al valore di scambio. Lo fanno nel riproporre il valore d'uso del linguaggio, della parola, del teatro, della programmazione informatica e del consumo consapevole. Lo fanno costruendo qui ed ora un altro mondo possibile.

In questo lungo viaggio, quasi 25 anni, non sono mancati momenti di grande tensione e drammaticità: gli sgomberi e le rioccupazioni, gli scontri con le forze dell'ordine, gli agguati dei neofascisti e le rivendicazioni di antifascismo, le incomprensioni e l'ottusità delle istituzioni nel non saper leggere la domanda che dai Centri proveniva e proviene. Momenti di drammaticità estrema come quello dell'omicidio di Auro Bruni, giovanissimo frequentatore del Corto Circuito rimasto intrappolato nell'incendio del Centro.
A lui dedico questa Guida.

Dicembre 2004