Nasce Città slow: trenta comuni associati
Da Rassegna stampa 2000/2001

Nel luglio del 2000 viene presentata a Roma l'associazione "Città slow" (sotto l'egidia dell'allora ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri) che si batte per la qualità della vita e per la salvaguardia culturale e ambientale del territorio.
L'idea nasce a Greve, nel Chianti , su iniziativa del sindaco Pietro Saturnini.
"In realtà - racconta il sindaco - l'idea mi è venuta vedendo il successo di Slow food, l'associazione che ricerca la qualità della vita partendo dal cibo. Così ho pensato di coinvolgere anche le istituzioni. E le amministrazioni comunali non solo possono condividere la filosofia slow ma hanno gli strumenti per metterli in pratica".

L'operazione non ha niente di nostalgico "Il buon vivere per noi - dichiara il sindaco di Greve - passa anche attraverso la pianificazione di una politica ambientale e delle infrastrutture che tenga conto delle caratteristiche del territorio e del tessuto urbano".

La Carta costitutiva dell'associazione ha tra i principi ispiratori quelli di difendere la cultura, gli spazi, i tempi degli uomini piuttosto che quelli delle macchine. L'obiettivo cardine è quello di dar vita alla prima "Rete internazionale delle città del buon vivere" che dall'Italia si estenda all'Europa e oltre con lo scopo di valorizzare le caratteristiche locali, dall'ambiente all'arte, alla gastronomia.
Per entrare nell'associazione e fregiarsi del marchio CittàSlow - per ottenerlo occorre superare l'esame di un comitato scientifico - i Comuni hanno il compito di pedonalizzare i centri storici, promuovere la bioarchietettura, produrre alimenti senza l'apporto di chimica e ingegneria genetica, salvaguardare le botteghe artigianali e i ristoranti con i prodotti e ricette del territorio, riservare al turista un'ospitalità calorosa, realizzare nelle scuole programmi di educazione al gusto, lottare contro ogni forma di inquinamento acustico e atmosferico. Operazione nostalgica? Promuovere una maggiore partecipazione della cittadinanza, aumentare i nodi della rete internazionale, utilizzare le tecnologie a scopi sociali, costruire le condizioni per vivere a misura d'uomo possono rilevarsi antidoti a forme di localismo e campanilismo.