Censura, scompaiono (dai media) "coloni" e "insediamenti"
redazione di www.clorofilla.it
Il mese scorso, il giornale israeliano Ha'retz ha riferito che, per ordine di un ministro del Likud, l'autorità per le telecomunicazioni israeliana (Iba) ha bandito l'uso dei termini "colono" e "insediamento" da radio e tv. Sempre secondo Ha'retz "non è ancora chiaro se gli editori obbediranno all'ordine", che è stato interpretato come un tentativo del nuovo direttore dell'Iba di ottenere il favore del primo ministro Ariel Sharon.
Ciò che appare chiaro è che la questione degli insediamenti - ovvero i centri abitati costruiti su territori illegalmente confiscati da Israele dopo il conflitto del 1967 - è qualcosa di talmente scomodo per le autorità di Tel Aviv che il governo israeliano desidera realmente impedire ai giornalisti perfino di nominarli. Tuttavia, la pagine delle opinioni di un quotidiano come Ha'aretz (che spesso ospita un dibattito più franco e diretto riguardo all'aggressiva politica colonica isrealiana di quanto generalmente si possa riscontare nei media statunitensi) riportano la vicenda. Negli Usa non è stata neanche necessaria un'interferenza diretta del governo per convincere le più importanti testate giornalistiche d'oltreoceano a evitare accuratamente qualsiasi approfondimento della questione degli insediamenti, e a volte a evitare l'uso della parola stessa.
Ciò si deve in parte a insistenti pressioni esercitate da alcune organizzazioni interne al Paese.Si prenda ad esempio il caso di "Gilo", un "insediamento" israeliano (settlement), che lentamente è stato trasformato in "quartiere" (neighborhood). Nel settembre del 2001 la Cnn ha cambiato il termine per identificare Gilo: "Ci riferiamo a Gilo intendendo un quartiere ebraico nei dintorni di Gerusalemme, edificato su un territorio confiscato da Israele nel 1967. Non lo definiamo un insediamento" recitava un ordine diramato dallo stesso quartier generale dell'emittente americana.
La Cnn nega che la decisione sia il risultato di pressioni esterne, ma secondo un reporter esperto di cose medio-orientali del calibro di Robert Fisk (London Indipendent), fonti interne all'emittente avrebbero confermato che la decisione è seguita "a mesi di discussione e di pressioni da parte di Cnn Watch, Honestreporting.com e altre organizzazioni pro-Israele presenti in America".Ma la Cnn non è l'unica ad avere difficoltà nel trovare una definizione appropriata per Gilo. Il critico Ali Abunimah ha recentemente evidenziato in una lettera all'Npr come tutte le testate giornalistiche statunitensi abbiano incorrettamente riportato che i recenti attentati kamikaze siano "avvenuti a Gerusalemme". In verità essi hanno avuto luogo negli insediamenti di Gilo e French Hill, entrambi situati al di fuori dei confini della città su una terra illegalmente annessa da Israele. Abunimah ha spiegato che, "sebbene nulla possa giustificare questi attentati il riportare accuratamente la collocazione geografica in cui essi hanno luogo resta di primaria importanza".
Una analisi attenta della copertura giornalistica offerta dal New York Times riguardo alla questione degli insediamenti aiuta a chiarire molte cose: il 29 maggio, in un articolo a proposito degli attacchi palestinesi contro Israele, il corrispondente del Times John Kifner riferiva degli sforzi fatti dall'esercito israeliano per innalzare delle barriere fortificate tra Betlemme e Gilo. Proprio Gilo veniva descritta da Kifner come "un quartiere a est di Gerusalemme, dove un centro abitato ebraico è stato costruito sulla terra annessa da Israele dopo la guerra del 1967". La frase sarebbe stata molto più breve e concisa se il reporter avesse dato a Gilo il suo vero nome: un insediamento israeliano.Come indicato da Kifner, Gilo è stata costruita su una terra annessa da Israele dopo la guerra del 1967. Quello che però il Times non accenna è che la confisca di quei territori è illegale secondo il diritto internazionale.
Gilo, come gli altri insediamenti israeliani costruiti su terre "annesse", è stata costruita in violazione della risoluzione 446 dell'Onu la quale stabilisce che gli insediamenti israeliani edificati sui territori annessi dopo il 1967 "sono illegali e costituiscono un grave ostacolo per il raggiungimento di una ampia, giusta e duratura pace". La risoluzione 446 impone anche a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra che stabilisce come una nazione occupante "non abbia il diritto di deportare o trasferire parte della sua popolazione nei territori che occupa". Naturalmente, il fatto che Gilo sia un insediamento illegale non può giustificare l'orrore delle stragi di civili israeliani, ma resta centrale per capire come mai Gilo sia oggetto di eventi così drammatici.Il fatto che i media americani si riferiscano a Gilo definendolo semplicemente "un quartiere di Gerusalemme sotto attacco" e senza spiegare cosa c'è realmente dietro, è una gravissima manipolazione della verità.
Secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem, il numero dei coloni ebraici nei Territori è aumentato del 100 per cento tra il 1993 e il 2000 e ci sono ora più di 380 mila israeliani che vivono negli insediamenti (inclusa Geruslamme Est). Il 13 maggio l'organizzazione ha divulgato un rapporto intitolato "Terra rubata", B'Tselem afferma che questa crescita illegale è frutto di una precisa politica israeliana che mira ad ammettere de facto territori palestinesi attraverso una serie di meccanismi, inclusa la concessione di ingenti incentivi e facilitazioni economiche ai coloni.29.6.2002