Caro generale, io disobbedisco

"Generale, l'uomo è molto utile, sa volare e sa uccidere.
Ma ha un sol difetto: sa pensare".


Sono parole di Bertolt Brecht che Yigal Bronner cita per spiegare al suo superiore le ragioni della sua obiezione di coscienza "Caro generale, io disobbedisco"
16/11/2002, di Roberto di Nunzio

Il professore israeliano Yigal Bronner, docente di sanscrito presso l'Università di Tel-Aviv, è imprigionato nel suo paese per il rifiuto di prestare il sevizio militare come ufficiale nell'esercito israeliano nella campagna di guerra contro i palestinesi. Una campagna che vede più di 500 "riservisti" rifiutare di impugnare le armi nei Territori occupati . Dal carcere Ygal Bronner scrive ad un amico (che ne è stato tramite per la divulgazione) una lettera di straordinaria forza emotiva e culturale indirizzata ai generali dell'esercito israeliano per spiegare le ragioni che lo hanno portato a disubbidire.

Il Professor Bronner immediatamente dopo la condanna inflittagli per diserzione, da parte del tribunale Militare di Tel -Aviv, rivolto ai giudici con le stellette ha pronunciato questa frase, che è diventata una sorta di "icona" per tutti pacifisti e i progressisti israeliani:

"Se i "bisogni" militari ci inducono ad assediare, dare la caccia, affamare un intero popolo, allora questi "bisogni" sono terribilmente sbagliati. Quindi disobbedirò alla Vostra chiamata".


Il testo della lettera del Professor Ygal Bronner

Caro Generale,
nella Sua lettera mi ha scritto che "data la guerra continua in Giudea, in Samaria e lungo la striscia di Gaza, e in considerazione di bisogni militari", io sono chiamato a "partecipare in operazioni dell'esercito in
Cisgiordania.
Scrivo per dirLe che non intendo obbedire alla Sua chiamata.
Durante gli anni '80, Ariel Sharon impiantò decine di colonie nel cuore dei territori occupati, una strategia il cui scopo ultimo era la sottomissione del popolo palestinese e l'espropriazione delle sue terre. Oggi queste colonie controllano quasi la metà dei territori occupati e strozzano le città e i villaggi palestinesi, oltre a ostacolare - se non proibire del tutto - gli spostamenti dei residenti.

Sharon è ora primo ministro, e durante quest'ultimo anno avanza verso lo stadio definitivo dell'iniziativa che avviò venti anni fa. Infatti, Sharon ha dato l'ordine al suo lacché, il ministro della difesa, e da lì è passato lungo la catena del comando. Il capo di stato maggiore ha annunziato che i palestinesi costituiscono una minaccia cancerogena e ha ordinato che si
applichi loro una chemioterapia. Il brigadiere ha imposto coprifuoco senza limiti di tempo, e il colonnello
ha ordinato la distruzione dei campi palestinesi. Il comandante di divisione ha collocato dei carri armati sulle colline in mezzo alle loro case, e non ha concesso alle ambulanze di evacuare i loro feriti. Il tenente colonnello ha annunciato che i regolamenti per aprire fuoco sono stati emendati per consentire di aprire il fuoco indiscriminatamente. Il comandante del
carro, a sua volta, ha individuato un gruppo di persone e ha ordinato al suo artigliere di lanciare un missile.

Io sono quell'artigliere, sono una piccola vite in una perfetta macchina di guerra.
Sono l'ultimo anello, il più piccolo, nella catena di comando. Dovrei semplicemente eseguire gli ordini - ridurre la mia esistenza al livello di stimolo e risposta, sentire il comando "fuoco!" e tirare il grilletto, per portare il piano generale a compimento. E dovrei fare tutto ciò con la semplicità e la naturalezza di un robot, che - tutt'alpiù - sente il tremore del carro quando il missile viene lanciato verso il bersaglio.

Ma come ha scritto Bertolt Brecht: "Generale, l'uomo è molto utile, sa volare e sa uccidere. Ma ha un sol difetto: sa pensare".

E davvero, generale, chiunque tu sia - colonnello, brigadiere, capo di stato maggiore, ministro della difesa, primo ministro, o tutti questi insieme - io so pensare. Forse non sono capace di molto altro.

Confesso di non essere un soldato particolarmente dotato o coraggioso, non ho un'ottima mira, e le mie abilità tecniche sono minimali. Non sono neanche molto atletico, e la divisa non si adatta bene al mio corpo. Ma sono capace di pensare. Vedo dove Ella mi sta portando.

Comprendo che noi uccideremo, distruggeremo, ci faremo male, moriremo, e che non se ne vedrà la fine di tutto ciò. So che la "guerra continua" della quale Lei parla, andrà avanti sempre.

Vedo che, se i "bisogni militari" ci inducono a porre sotto assedio, dare la caccia, ridurre alla fame un intero popolo, allora c'è qualcosa in questi "bisogni" che è terribilmente sbagliato.
Quindi sono costretto a disobbedire alla Sua chiamata: non tirerò il grilletto.
Non m'illudo, naturalmente: Lei mi scanserà come una mosca, troverà un altro artigliere - uno più obbediente e capace di me. Simili soldati non mancano.
Il Suo carro continuerà ad avanzare, un tafano come me non può fermare un carro armato, né una colonna di carri, né tanto meno un'intera marcia di follia.

Ma un tafano può ronzare, infastidire, urtare, e a volte mordere anche.
Prima o poi altri artiglieri, carristi e comandanti, osservando le uccisioni senza senso e il ciclo senza fine di violenze, cominceranno a pensare, a ronzare. Siamo già centinaia, e alla fine del giorno il nostro ronzio sarà diventato un ruggito assordante, un ruggito che echeggerà nelle Sue orecchie e in quelle dei Suoi figli.

La nostra protesta sarà inserita nei libri di storia per le generazioni future. Quindi, generale, prima di scansarmi, forse anche Lei dovrebbe incominciare a pensare.

In fede, Yigal Bronner"

Per inviare lettere e messaggi di protesta in favore degli obbiettori:
Ministry of Defence, 37 Kaplan St., Tel-Aviv 61909, Israel. E-mail:
sar@mod.gov.il or pniot@mod.gov
Fax: 00972-3-696-27-57 / 00972-3-691-69-40
/ 00972-3-691-79-15