CPT di Lamezia Terme
Un lager da chiudere

 

Condizioni sanitarie e di 'detenzione' inumane, mancanza di assistenza legale per i reclusi, gestione carente e approssimativa e in ultimo le circostanze che avvolgono la morte, avvenuta il 12 gennaio scorso, di Said Zigoui il marocchino ricoverato in ospedale dopo essere stato rinchiuso nel Centro di Permanenza Temporaneo di Lamezia Terme. La permanenza presso l'ospedale di Said è avvolta nel mistero: differenti versioni dei fatti testimoniano, comunque, che si sia auto inflitto delle lesioni e si sia gettato dalla finestra del plesso ospedaliero, forse per fuggire e non tornare nel Centro.
Sono forti i sospetti che Said abbia invece tentato il suicidio.

Di seguito pubblichiamo la relazione redatta da una delegazione del Partito della Rifondazione Comunista dopo una visita nel Centro gestito dalla Cooperativa 'Malgrado Tutto' e alcuni articoli di giornale che commentano l'episodio e lo stato delle cose in uno dei Centri più degradati d'Italia.

 

Chiudere immediatamente il Cpta di Pian del Duca “Malgrado Tutto”

Caro Prodi, i migranti non si scelgono - Liberazione

La tragedia del marocchino suicida al 'Ferrattazzo' - Gazzetta del Sud

'Il CPT di Lamezia è un girone infernale' - il Domani

'Il CPT peggiore d'Italia e va chiuso' - il Quotidiano

 

Vedi anche il dossier di altremappe NO ai lager per i migranti

 

 


Chiudere immediatamente il Cpta di Pian del Duca “Malgrado Tutto”

31 gennaio 2005

Al termine di una visita effettuata venerdì 28 gennaio nei pressi del Cpta di Lamezia Terme gestito dalla Cooperativa Sociale “Malgrado Tutto” e dopo gli incontri avuti con il Procuratore Capo della Repubblica Dott. Mazzotta, il suo sostituto Dott. Cocco, il candidato sindaco del centro sinistra Gianni Speranza, la delegazione conferma la necessità e l'urgenza che tale struttura venga rapidamente chiusa.

Una condizione socio sanitaria inumana in un contesto nei fatti peggiore a quello che si vive in un regime carcerario, la scarsità dei più elementari servizi di assistenza legale, il pressappochismo della gestione unito ad una impostazione proprietaria delle persone e delle cose ubicate nel centro rendono il centro in questione il peggiore fra quelli presenti sul territorio nazionale. Permane a nostro avviso il timore del ripetersi nel centro di incidenti, atti di autolesionismo, tentativi di fuga e siamo gravemente preoccupati delle condizioni di salute dei cosiddetti “ospiti” costretti in stanze dai vetri rotti, con servizi igienici carenti e inadeguati. Nel corso dei colloqui avuti con alcuni dei reclusi abbiamo ravvisato la necessità che il loro status venga verificato da legali esterni al centro e che la loro posizione venga vagliata individualmente. Temiamo infatti che molti fra i 74 che al momento della visita si trovavano nel centro non sono neanche compatibili con i requisiti che ne consentono il trattenimento.

Richiederemo a breve termine un incontro con il Prefetto di Catanzaro per riportare formalmente all'autorità di governo la nostra fondata preoccupazione determinata dal funzionamento del suddetto Cpta.

Ribadiamo comunque che tale iniziativa è parte integrante di un processo di denuncia contro l'esistenza stessa dei centri di permanenza temporanea ovunque essi abbiano a sorgere e indipendentemente dalle migliori o peggiori condizioni in cui le persone vi sono trattenute.

La detenzione amministrativa costituisce a nostro avviso comunque una violazione sistematica del diritto e in particolare dell'art 3 della Costituzione che sancisce l'eguaglianza di ogni cittadino davanti alla Legge.

Le condizioni di degrado che abbiamo avuto modo di riscontrare a Lamezia Terme, costituiscono una aggravante a tale violazione di cui riteniamo debbano occuparsi con urgenza le autorità competenti, sia a livello locale che nazionale.

Qualora ciò non avvenga riteniamo tali autorità direttamente corresponsabili di ogni abuso che in tale luogo venga commesso e riteniamo altresì urgente che l'ente gestore del centro venga immediatamente rimosso e che la convenzione che garantisce il protrarsi di tale situazione non abbia ad essere rinnovata.

Partito della Rifondazione Comunista

Giovanni Russo Spena Deputato Prc
Stefano Galieni Dipartimento nazionale immigrazione Prc
Luciano Rimini Segretario circolo A. Argada – Lamezia Terme
Pino Commodari – Consigliere Provinciale Prc

 

 

Liberazione
15 gennaio 2005
Caro Prodi, i migranti non si scelgono
di Carlo Cartocci

Non so per quale “reato”, se non quello di esistere, Said abbia subito la sua condanna a morte.

Quando ero bambino sentivo dire ai vecchi della mia famiglia: «O mangi questa minestra o salti dalla finestra». Ho pensato a lungo che si trattasse di un modo di dire per indicare l'impossibilità di una scelta, poi ho capito che per qualcuno la realtà è così insostenibile che la tragica scelta è possibile. Per Said la permanenza nel Cpt di Lamezia Terme era così insopportabile, e così insopportabilmente ingiusta, da spingerlo a una scelta terribile pur di non tornarci: tutto pur di non rimanere nelle gabbie del Cpt, nello zoo per uomini chiamato “malgrado tutto”. Per questo non posso non posso non pensare che Said sia stato nei fatti condannato a morte. Da tanti anni in Italia, a Vercelli, con una moglie ed un figlio che forse non è riuscito neanche a vedere.

Aveva scontato cinque anni di carcere, e saldato il conto con la giustizia, ma evidentemente non basta­va. Poi un mese a Lamezia, per una identificazione non effettuata: pigrizia, inefficienza, burocrazia, quale sia la causa il risultato non cambia. Un forte dolore addominale, la cui causa è ancora da accertare - non si esclude l'ennesimo caso di autolesionismo - poi il ricovero. Alle 7.30 della mattina del 9 gennaio, il volo da una finestra dell'ospedale, la corsa inutile con un elicottero verso l'ospedale di Messina, i segnali dì vita sempre più deboli, poi la fine.

Poco più di un mese fa, a Roma, nel cinema Capranichetta, ho partecipato ad un convegno sui Cpt. Erano presenti deputati e senato­ri del centro sinistra e della sinistra, con i rappresentanti dell'associazionismo antirazzista; quasi tutti si dichiararono per la chiusu­ra delle galere etniche am­ministrative. Ricordo che un esponente Ds sostenne che i Cpt erano stati snaturati rispetto alle funzioni per cui erano nati, mentre per un esponente della Margherita occorreva “umanizzarli” ed affidarli a civili strutture associative. Ambedue non ritenevano necessaria la loro chiusura.

Said era in un Cpt diretto da un uomo che si dichiara di sinistra e che è anche un responsabile della Protezione Civile. Dunque, “malgrado tutto”, un Cpt modello capace di rappresentare quel volto umano auspicato al Capranichetta. Ma per Said così non è stato, per lui quel Cpt è stato l'anticamera della morte.

Quel Cpt, del resto, non aveva convinto tre anni fa Giovanni Russo Spena, che aveva presentato con altri un esposto alla Procura della Repubblica per chiederne la chiusura così come, lo scorso anno, non aveva convinto nemmeno Medici Senza Frontiere giunti, nella loro relazione, alle stesse con­clusioni.

Ora si dirà che Said, furbo e bugiardo secondo il diffuso stereotipo sui magrebini, ha calcolato il rischio per sfuggire alla detenzione, si dirà che era un debole, o un depresso o, magari, un drogato. Lo dimenticheremo, vittima fra migliaia di vittime, non ci domanderemo perché era venuto in Italia, quale accoglienza aveva avu­to, come era passato dal ruolo di anonimo lavoratore sfrutta­to a quella di manovale della microcriminalità. Lo dimenticheremo, è il destino delle vittime del maremoto del neoli­berismo, vittime altrettanto numerose di quelle dello tsu­nami.

L'altra sera, Prodi, nella tra­smissione “Primo Piano”, ha posto, fra i punti del suo programma, una diversa politica sui migranti, ha detto che sono “necessari”, che vanno “scelti” e “obbligati” a comportarsi da bravi cittadini. Non sono parole rassicuranti e io vorrei che quando si scriverà formalmente il programma della coalizione, lo si faccia ricordando Said i mille Said che sono stati respinti, clandestinizzati, condannati a terribili scelte.

Mi auguro che sia ancora possibile espiantare gli organi di Said. Che siano utili a ridare speranza ad altri uomini. Saranno quasi sicuramente bianchi, europei, cristiani. Forse saranno indifferenti cit­tadini della Fortezza Europa, magari leghisti, razzisti. Avere in sé qualcosa di Said li migliorerà, dando loro un poco di umanità.

 


Gazzetta del Sud 16 gennaio 2005

La tragedia del marocchino suicida al “Ferrantazzo”
Rc: sia fatta piena luce

«La magistratura deve fare luce, ed occorre vigilare perché luce sia fatta, su quello che è accaduto prima e dopo il 7 gennaio a Said, marocchino di 45 anni morto per le lesioni riportate lanciandosi dal secondo piano dell'ospedale lametino». L'appello è del direttivo del circolo “Argada” di Rifondazione comunista, che ricorda come l'extracomunitario, ricoverato dal 7 gennaio per colica addominale, si è tolto la vita lanciandosi dal balcone dell'ospedale di contrada Ferrantazzo, dove era ricoverato da alcuni giorni. «Non siamo in grado di stabilire se Said sia caduto per un malore o se abbia voluto farla fi­nita o se stesse tentando di fuggire - hanno sottolineato i rappresentanti del Prc - di sicuro sappiamo che non voleva tornare al Centro di permanenza temporanea di Pian del Duca, dove era rinchiuso fino a prima di essere trasferito in ospedale». Una drammatica vicenda, han­no aggiunto gli esponenti di Rifondazione, «verso la quale ci sentiamo chiamati in causa, come citta­dini democratici, che non possono non vedere cosa accade nella loro città, ai suoi margini, nelle sue pieghe più nascoste e impresentabili: gli immigrati, anche gli irregolari, anche quelli espulsi dal Paese sono, sempre e comunque, delle persone e come tali, in ogni luogo devono essere considerate e trattate».

Un appello che Rc ha lanciato non solo alla ma­gistratura, ma anche alla società civile. «Chiediamo alla società democratica della città, alle associazioni, cattoliche e non, ai sindacati, alle forze poli­tiche con le quali vogliamo costruire il prossimo governo della città, al candidato a sindaco Gianni Speranza, all'Arci che con noi in tutta Italia condivide questa battaglia – ha affermato Rc - di far sentire la loro voce, con forza e determinazione».

Quella della chiusura dei centri di permanenza temporanea è una battaglia che Rifondazione porta avanti ormai da anni. Una campagna, hanno sottolineato i rappresentanti del Prc, «che in passato abbiamo condotto quasi in solitudine, ecco perché oggi chiedono con forza a tutti i lametini di portare avanti questa battaglia insieme: oggi con maggiore determinazione di prima ribadiamo pubblicamen­te che i centri di detenzione per gli immigrati vanno chiusi ovunque, a cominciare da quello lametino, perché sono luoghi di detenzione peggio delle peggiori carceri dove spesso si ritrovano persone, di diverse nazionalità, colpevoli solo di non essere in regola coi documen­ti». ­E la proposta del direttivo del circolo “Argada” di Rifondazione è quella di costruire una grande mo­bilitazione cittadina «per i diritti sociali e civili dei migranti, per la chiusura dei centri di permanenza temporanea». Una mobilitazione che per Rifondazione non è disgiunta da quella sui diritti del lavo­ro, alla salute, alla legalità di tutti coloro che a Lamezia abitano e vivono. «Lamezia deve scrollarsi di dosso non solo la cappa della criminalità e del malaffare - hanno sottolineato i rappresentanti del partito della Rifondazione comunista - ma anche l'indifferenza che spesso riserva ai suoi abitanti più poveri, più emargina­ti, più difficili». Ecco per­ché, hanno aggiunto, «sulle pagine di cronaca locale e nazionale dobbiamo fare in modo che Lamezia ritorni non per i centri di permanenza temporanea, per i morti ammazzati per le strade; per gli sciogli­menti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose ma piuttosto per la rete di servizi, di solidarietà, di qualità della vita, del lavoro, della sanità che sapremo costruire, tutti e tutte insieme, per i migranti e per tutti i lametini». (lp.)

 

 

il Domani 29 gennaio 2005
Conferenza stampa del prc per denunciare il degrado del centro di permanenza temporanea

“Il Cpt di Lamezia è un girone infernale”

LAMEZIA TERME — «II Cpt di Pian del Duca a Lamezia, è il peggiore d'Italia, è necessario dunque che le autorità competenti prendano la responsabilità di riverificare cosa accade lì dentro!». Lo hanno affermato ieri pomeriggio nel corso di una dettagliata conferenza stampa tenutasi nella sede del Circolo "Argada", Giovanni Russo Spena deputato del Prc; Stefano Galieni, del dipartimento immigrazione del Prc naziona­le (nonché giornalista di Liberazione), entrambi, reduci da una da una vista, compiuta nel corso della stessa matti­na, il Centro di permanenza temporanea. «E' la quarta volta che visito questo Centro - ha precisato Galieni - e stavolta, siamo arrivati senza preavviso. Abbiamo spiazzato tutti (ma ad un parla­mentare non può essere negato l'in gresso):difatti, rispetto alle volte precedenti, la situazione è di gran lunga più critica, abbiamo trovato condizioni davvero disumane, gente in stato di grande prostrazione. Un quadro dram­matico constatato da noi, ulteriormen­te suffragato dal rapporto redatto dall'organizzazione umanitaria Medici senza frontiere, che nel giugno - ottobre 2003, ha condotto una serie di visite ai Cpt italiani, e in merito a quello lametino mette in luce una situazione pressoché disumana». Prosegue dunque, la battaglia civile condotta da Ritondazìone in tutta Italia che sollecita la «chiusura di tutti i Cpt», anche qualora ve ne fosse qualcuno a "cinque stel­le", perché è il principio della legge stessa ad essere malato, a partire dalla legge 40 del 1998, la Turco-Napolitano che ha istituito per l'appunto i centri di permanenza temporanea si­no all'inasprimento delle norme della legge Bossi-Fini. «Purtroppo nella nostra città, nessuno sceglie di prendere una posizione con noi, mentre nel resto d'Italia, c'è stata la solidarietà dell'associazionismo cattolico, delle forze democratiche», hanno sostenuto i com­ponenti del Circolo Argada. «Malgrado Tutto, è una struttura dove non è garantito lo stato di diritto - ha sottolineato Russo Spena - un girone infernale dove gli immigrati sono sottoposti a terapie farmacologiche di psicofarmaci; ci sono condizioni igienico- sanitarie pessime non esiste servizio d'ac­qua calda; wc sprovvisti di carta igienica; docce in bagni senza finestre. E' una vera struttura carceraria. Non è garantita l'assistenza legale prevista anche dalla legge Bossi-Fini; i detenuti non possono avere contatti con l'esterno. Nessuna delle figure operanti nel Centro sembra essere dotata dei requi­siti professionali necessari a svolgere compiutamente la delicata funzione a cui è preposta. In questa struttura, sia i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione sia quelli previsti dalla nor­mativa vigente in materia di asilo e ac­coglienza, appaiono palesemente violati». Tra le complesse vicende illustrate nel corso della conferenza, dove è stato reso noto «l'esposto fatto alla procura della Repubblica», inoltre «l'incontro, stamattina con il procuratore Mazzotta, e al più presto un incontro con il prefetto», in ultima analisi, «nel marzo 2005, scade la convenzione della MalgradoTutto, e qualunque sarà la destinazione, noi premiamo sulla chiusura, non potrà mai essere affidata a questa stessa amministrazione».

Caterina Misuraca

 

 

il Quotidiano 29 gennaio 2005

Ennesime accuse di Rifondazione comunista sul centro di permanenza della Malgrado Tutto

“Il Cpt peggiore d'Italia e va chiuso”
Russo Spena : “La procura di Lamezia non ne ha un giudizio positivo”

"Il Cpt di Lamezia deve esse­re chiuso. E' un lager, uno zoo di persone, un supercarcere etnico con un sistema che non esiste in nessuna ca­sa circondariale italiana e che vergognosamente nega ogni diritto umano": duro e reiterato j'accuse di Rifonda­zione comunista contro la gestione e la strutturazione del Cpt lametino, dopo l'ennesima visita in Pian del Du­ca effettuata ieri dall'onore­vole Russo Spena, da Stefano Galieni, responsabile del Di­partimento immigrazione del Prc e una delegazione cittadina del partito. Le motivazioni a suffragio della chiusura del Cpt "Malgrado tut­to" sono state illustrate ieri pomeriggio presso la sede del partito alla presenza dell'onorevole Spena, di Galieni e Rosa Tavella. "E il Cpt peggiore d'Italia - ha sostenuto Galieni - specie per le condizioni socio-sanitarie. Abbia­mo appurato condizioni di sporcizia, vetri e finestre rotte, una mensa squallida - come sostenuto dagli immigrati - , persone in grave stato di prostrazione. Abbiamo po­tuto verificare una grave vio­lazione al diritto di difesa laddove l'assistenza legale è prestata quasi esclusivamente dall'avvocato di fiducia dell'ente gestore. Tempo fa anche "Medici senza frontie­re" ha sottolineato in uno specifico rapporto l'impres­sione negativa sul centro. La chiusura dei Cpt italiani e specialmente quello lametino - il peggiore in assoluto - è un atto di civiltà". Una posizione sostenuta dall'onore­vole Russo Spena che già tempo addietro, il 29 marzo scorso, ha presentato alla Procura di Lamezia un esposto contro il Cpt dopo aver verificato personalmente di “Fatti e situazioni contrari alla legge" che ledono i diritti umani. "Siamo contrari alla trasformazione dei Cpt in centri di accoglienza: del re­sto tempo fa anche quando il cpt era centro di accoglienza era mal gestito. Non esistono gestioni per tutte le sta­gioni". Riguardo la Procura , Spena ha riferito alla stampa che le motivazioni dell'esposto sono state discusse ieri con il procuratore Mazzotta. "La procura al momento non ha individuato dei reati che possono essere additati al gestore - ha riferito Russo Spe na - ma ci ha fatto compren­dere che il giudizio sul Cpt non è positivo al punto che ha commissionato e poi inviato alla prefettura e all'Asl dei rapporti dei carabinieri dei Nas". E in merito alla Prefettura, l'onorevole Rus­so Spena ha annunciato che presto si recherà dal prefetto per affrontare la delicata situazione, appurando che proprio la prefettura avrebbe nominato delle commissioni per indagare sulla gestione amministrativa del Cpt, ricordando che a maggio pros­simo scadrà la convenzione con la "Malgrado tutto". "Ci faremo sentire ancora ed in ogni modo - ha sostenuto in conclusione Rosa Tavella - lanciando un appello a tutti i partiti, alle associazioni e a tutta la cittadinanza affinchè aprano gli occhi su questa vergognosa situazione. E proprio in questi giorni in cui si ricorda quanto subito dagli ebrei, emerge la realtà dei Cpt, simili proprio a dei lager. Bisogna opporsi contro questa realtà. Il silenzio uccide più di ogni altra cosa".

Eugenia Cataldi