29.3.2004

Al sostituto Procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Lamezia Terme

ESPOSTO

Il sottoscritto On. Giovanni Russo Spena, nato ad Acerra (Na) il 10.11.1945, avendo potuto verificare direttamente ed essendo venuto a conoscenza di fatti e situazioni contrari alla legge nel corso di numerose visite condotte dentro il Centro di Permanenza Temporanea denominato "Malgrado tutto", sito in località Pian del Duca - Lamezia Terme, espone quanto segue:

1. Nel corso della visita, numerosi ospiti del centro presentavano diverse ferite ed ecchimosi sul corpo, frutto di colluttazioni o di autolesioni e automutilazioni. In particolare, uno degli ospiti presentava un braccio gonfio, per effetto di una ustione non curata o mal curata. Un altro ospite presentava un vistoso rigonfiamento all'occhio destro, mentre un altro ancora presentava una vistosa ferita alla gamba destra. Oltre a ciò, gli ospiti presenti nel centro durante la nostra visita, hanno affermato di essere sottoposti a continue terapie psico-farmacologiche, ciò evidentemente con l'intento di sedare preventivamente le loro presunte animosità.
Tale situazione, verificata de visu da noi, è ulteriormente suffragata dal rapporto redatto dall'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, che ha condotto nel periodo Giugno-Ottobre 2003, una serie di visite ai Centri di permanenza temporanea italiani. Nel rapporto, in relazione alle condizioni socio-sanitarie del Centro di permanenza 'Malgrado Tutto', si legge testualmente: "Vengono effettuati solo interventi di piccola chirurgia (ferite). È difficile credere che questo venga fatto di routine poiché il materiale a disposizione è scarsissimo. Esiste comunque uno sterilizzatore. Lo stock farmaceutico è fornito solo di BZD [psicofarmaci a base di benzodiazepina, ndr] per uso orale e intramuscolare, qualche antibiotico, FANS, antispastici ma tutto in modiche quantità. Il centro non possiede un'ambulanza, se necessario viene chiamato il 118. […] Le patologie più diffuse sono micosi cutanee, odontalgie, pirosi, faringiti. Le autolesioni (tagli, pile o lamette ingerite) sono all'ordine del giorno, almeno 2 o 3 casi ogni giorno. Esistono due registri: uno per consultazioni/prestazioni effettuate, l'altro per le consegne. Il primo è difficile da leggere e interpretare, il secondo lascia a desiderare. […] Non esiste alcuna cartella psicologica. Il medico stesso [il medico della cooperativa che gestisce il centro, ndr] ha messo in evidenza le difficoltà nel gestire i casi di tossicodipendenza, l'incapacità nell'evitare così tanti casi di autolesionismo e gli episodi di maltrattamento e abusi che avvengono all'interno per la forte promiscuità. L'80 % degli ospiti è dipendente da psicofarmaci, dipendenza nata per lo più in carcere. Non vi è comunque alcun tentativo di recupero e disassuefazione da parte degli operatori. Durante le nostre visite, numerosi detenuti erano in uno stato di palese annebbiamento mentale a causa della psicoterapia. Uso e abuso di psicofarmaci viene ammesso dal medico stesso e dal gestore del centro. La psicologa in teoria dovrebbe effettuare un'attività di consulenza psicologica effettuando colloqui ma il realtà il servizio non viene erogato" (Medici Senza Frontiere, Rapporto sui CPT, pag. 120).

L'esamina condotta dai medici di MSF, oltre che trovare riscontro nelle dichiarazioni del medico e del gestore del centro raccolte dagli stessi, suffraga sufficientemente l'impressione negativa che noi stessi, relatori del presente esposto-denuncia, abbiamo potuto verificare de visu, con il supporto della professionalità medica e specialistica degli operatori di MSF.

2. Nel corso della visita, abbiamo potuto verificare che la struttura in cui sorge il CPTA è assolutamente inadeguata e non rispetta il benché minimo standard qualitativo in relazione alle condizioni igienico-sanitarie generali. Ricordiamo che la capienza massima del centro è passata dalle 120 unità del 2000 alle 92 nel Gennaio c.a.. A fronte di questa presenza, solo i bagni al piano terra della struttura sono agibili. Questi constano in non più di otto WC e nove docce. Non esiste servizio di acqua calda, e i WC sono sprovvisti di carta igienica, come abbiamo potuto constatare e come ci è stato confermato dai detenuti. Oltre a ciò, le stanze dell'edificio risultano inadeguate in relazione sia allo spazio abitativo disponibile (in ogni stanza, mediamente non più grande di 20 metri quadri, sono presenti più di sei letti), condizioni di illuminazione e condizione dell'impianto elettrico, e addirittura prive di infissi interni.

Ancora una volta, il già citato rapporto di MSF non manca di rilevare le carenze che noi stessi abbiamo potuto verificare. Nel rapporto si legge: "L'area detentiva è costituita da un edificio a due piani a forma di ferro di cavallo. All'interno dell'edificio vi sono le camere con 5/6 posti letto ciascuna. La maggior parte delle camere è dotata di TV, anche se in poche funziona. L'impianto di illuminazione delle camere è inadeguato (fili scoperti, luci a intermittenza). Alcune camere sono apparse in uno stato accettabile, altre sono invece in uno stato di semiabbandono e sovraffollamento: gli operatori accedono il minimo indispensabile all'interno ed hanno invitato i detenuti ad autogestirsi. Molti di loro hanno così sradicato porte ed infissi per apportare migliorie alle proprie stanze. Gli unici bagni agibili sono quelli al piano terra, mentre al primo piano nessun servizio è utilizzabile. In tutto vi sono 8 Wc e 9 docce senza acqua calda né carta igienica […] Secondo le dichiarazioni dell'ente gestore e dei detenuti le pulizie all'interno dell'area di detenzione vengono svolte o dagli stessi stranieri che si 'autogestiscono' o dagli operatori della cooperativa". (Medici Senza Frontiere, Rapporto sui CPT, pag. 117-119).
Le stanze inoltre presentano delle vistose serie di sbarre, la cui consistenza va ben al di la di una ipotetica esigenza di sicurezza interna, configurando, dal punto di vista dell'immaginario simbolico che rievocano, una situazione di degrado e di offesa della dignità delle persone che vi sono detenute.

3. Nel corso della visita abbiamo potuto verificare una grave violazione al diritto alla difesa, laddove ci viene riferito dagli ospiti della struttura, che l'assistenza legale è prestata all'interno del centro quasi esclusivamente dall'avvocato di fiducia dell'ente gestore, il quale assiste i detenuti al momento della convalida del provvedimento di fermo amministrativo. La possibilità di rivolgersi privatamente ad eventuali avvocati di fiducia ovvero di ricorrere al gratuito patrocinio, risulta impedita dall'assenza di un elenco di patrocinatori legali affisso all'interno del centro e liberamente consultabile dagli ospiti nonchè dalla impossibilità per i detenuti di avere contatti con l'esterno di qualsivoglia natura. L'accesso al centro è di fatti impedito a qualsiasi soggetto che non sia un operatore dell'ente gestore, e in aggiunta a ciò i detenuti nel centro hanno fortemente lamentato l'impossibilità di stabilire contatti telefonici con l'esterno, dal momento che non vengono fornite le schede telefoniche necessarie. Se ciò risultasse vero, ci chiediamo se il diritto alla difesa è oggettivamente garantito secondo le disposizioni generali del nostro ordinamento giuridico e secondo le disposizioni specifiche relative al funzionamento dei Centri di Permanenza Temporanea. Ricordiamo che quest'ultimo è disciplinato dagli articoli 21 e 22 (modalità del trattenimento e funzionamento dei centri) del Regolamento di attuazione del Testo Unico, DPR 394/99, ai sensi dei quali dovrebbe essere assicurata e garantita oltre all'assistenza ed al rispetto della dignità, anche la comunicazione con l'esterno, e dunque la possibilità di nominare avvocati di fiducia ovvero di accedere al patrocinio gratuito.

4. In relazione alla qualità generale dei servizi prestati dagli operatori del centro, vi è da dire che nessuna delle figure operanti nel centro sembra dotata dei requisiti professionali necessari a svolgere compiutamente la delicata funzione a cui è preposta. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di operatori volontari aderenti alla cooperativa che gestisce il centro, che non hanno seguito percorsi di formazione specifici relativi ai fenomeni dell'immigrazione. In relazione ad esempio al ruolo del mediatore culturale (figura centrale nella costruzione di un rapporto costruttivo e non conflittuale tra gli operatori e gli ospiti del centro), non possiamo non rilevare di nuovo le osservazioni prodotte nel rapporto di Medici Senza Frontiere: "Molti detenuti hanno espresso rimostranze circa il comportamento poco trasparente e parziale del mediatore. Durante la seconda visita è stato possibile parlare con il mediatore. Una volta avvicinatosi con noi ai detenuti per ascoltare le loro richieste è apparso chiaro come la sua figura sia percepita negativamente. Lo stesso mediatore si è rivolto a loro in modo brusco e sprezzante" (Medici Senza Frontiere, Rapporto sui CPTA, pag. 119).
Oltre a ciò, manca completamente la figura dell'assistente sociale e dello psicologo.

Da quanto emerso nel corso della visita presso il CPT "Malgrado Tutto" e dalla testimonianza del rapporto di Medici Senza Frontiere, è scaturita una forte preoccupazione per quanto riscontrato e per quanto potrebbe ancora accadere. Sia i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione che quelli previsti dalla normativa vigente in materia di asilo e accoglienza appaiono palesemente violati. Per quanto sopra esposto, chiediamo alla S.V. che siano al più presto attivate le opportune attività investigative atte a fare luce sulla vicenda, in tutela dei legittimi interessi dei cittadini stranieri ora detenuti nel centro e di quelli che verrano, nonché in tutela della corretta applicazione della legge, attese le palesi violazioni della stessa.
Possono essere sentiti sui fatti sopra enunciati i Sigg.: Onorevole Graziella Mascia (Presso Camera dei Deputati di Roma); Commodari Giuseppe (Catanzaro); Tavella Rosa (Lamezia Terme); Stefano Galieni (giornale Liberazione Roma); Erminia Rizzi (giornale Liberazione Roma); Corea Emilia (Cosenza); Cerminara Emanuela (Cosenza); Papa Enza (Cosenza); Padre Giorgio Poletti (Missionario Comboniano Castel Volturno).

29 marzo 2004