BRUMAIO
... accade nel palazzo

 

??? Il nuovo Brumaio ???
...Dall'incipit de "Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte"
di Karl Marx (1852):
"Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa"

 


 

BRUMAIO.11 - La Lega detta le condizioni

22.04.2004 Finalmente sono arrivate le richieste. Non dei rapitori degli italiani in Iraq, ma della Lega, che ha mandato un ''avvertimento'' alla maggioranza attraverso le pagine della 'Padania'. Ecco, nero su bianco, ''Cosa vuole il Carroccio''. Segue uno 'specchietto' che domina la pagina 3 del quotidiano e che elenca 7 pregiudiziali:
''1) la fiducia posta sulle cartolarizzazioni e' stata votata per responsabilita', ma il decreto resta un tipico esempio di 'Roma ladrona'; 2) Si' al referendum sulla riforma costituzionale, sia il popolo a decidere; 3) Il concetto di legittima difesa va ampliato a favore dell'aggredito tenendo conto del suo stato d'animo e delle circostanze dell'aggressione; 4) I clandestini che vengono sorpresi sul territorio italiani devono essere espulsi, senza 'se' e senza 'ma'; 5) Le stragi del sabato sera vanno affrontate senza intaccare i pochi poteri trasferiti ai sindaci, come quello di decidere gli orari di chiusura delle discoteche poste nel proprio Comune; 6) I soldi del credito sportivo non devono assolutamente essere usati per ripianare i debiti che le societa' di calcio hanno verso il fisco; 7) l'emergenza rifiuti non va risolta scaricando tutto sulle regioni del Nord, ma con un piano organico che metta la parola fine su situazioni come questa''.
Si tratta solo di campagna elettorale o , la Lega [orfana di Bossi] ha deciso di alzare il tiro? Dopo essere stato bocciato dalla Corte costituzionale sull'espulsione coatta dei migranti [che è in esplicita violazione dell'articolo 13 della Costituzione, che non ammette nessuna forma “di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità“], oggi, come se non bastasse, il governo è stato battuto sul decreto Urbani. Un emendamento ha bocciato la norma che prevedeva l'obbligo per i provider che 'siano venuti a conoscenza della presenza di contenuti idonei ad integrare le violazioni commesse per via telematica a informarne con immediatezza il Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell'interno o l'autorita' giudiziaria".

BRUMAIO.10 - Conversione sulla via di Nassirya

08.04.2004. “Il tema all’ordine del giorno è questo: andare via dall’Iraq subito”, ”C’è una nuova guerra”, ” siamo di fronte a una vera rivolta di massa”, ”Il centro-sinistra non può assecondare questa rovina politico-diplomatica”. Sono parole di un dalemiano di ferro, Peppino Caldarola, che, seppure con qualche espediente “strategico” [“Il fragile dopoguerra è finito ed è cominciata un’altra guerra, perché la comunità internazionale deve imporre agli americani una via diversa dall’incrudimento dell’intervento militare. Ho ragione di credere che questa posizione possa essere condivisa anche da ampi settori degli stati maggiori militari”], ammette che il 30 giugno e il passaggio di consegne all’Onu [che persino Berlusconi ha smentito] sono solo modi di prendere tempo.
La conversione dei diessini sulla via di Nassirya dimostra che quel milione e mezzo di persone che ha manifestato il 20 marzo non solo non stava facendo pura opera di testimonianza, ma è in grado di cambiare i meccanismi di potere più incancreniti, gli automatismi riformisti più incalliti. Oggi a Palazzo Madama è stata presentata una mozione per chiedere "l'immediata cessazione di tutte le attività militari armate delle truppe italiane di stanza in Iraq; immediato rientro del contingente e rafforzamento della attività politico diplomatica tesa alla tregua fra le fazioni ed alla pacificazione dell'Iraq". Stefano Boco, capogruppo verde al Senato, ha sottolineato che "adesso è chiaro a tutti che in Iraq è in corso una guerra e il nostro contingente non è certo in missione di pace. Questa è una palese violazione all'articolo 11 della Costituzione. I militari italiani devono smettere subito di sparare ai civili". I segnali ci sono tutti, perché da qui allle elezioni del 12 e13 giugno prossimi, chi è favorevole all’occupazione dell’Iraq venga prima messo sotto torchio da mobilitazioni e proteste [non bisogna dimenticare che ci sono il 25 aprile e il primo maggio di mezzo] e poi mandato a casa dalla strabordante maggioranza pacifista. E non si tratterebbe semplicemente della vittoria del centrosinistra e di Rifondazione contro la Casa delle libertà, si tratterebbe di un vero e proprio terremoto politico. Dalle urne, il luogo della delega per antonomasia, potrebbe venire fuori il rifiuto della delega, il fiato sul collo della moltitudine sui palazzi, la fine dei partiti novecenteschi. La Spagna, forse, è più vicina di quanto possa sembrare.

BRUMAIO 09 - Il divario tra società e politica

19.03.2004. “C'è un problema di comunicazione tra forze politiche e società civile. Lo si è visto per la guerra in Irak dove molti parlamentari ci hanno detto delle cose e poi hanno votato in diversa maniera'': con queste parole semolici, alla vigilia della manifestazione della pace a Roma, Alex Zanotelli ha parlato dei rapporti tra politica e società. ''A me pare – ha continuato il missionario comboniano - che questi partiti siano profondamente spaccati al loro interno su una questione cruciale per la vita della gente come la pace, e che non riescano a trovare una sintesi. Forse perché tutti, da destra a sinistra, sono inseriti organicamente in un sistema politico-economico militarizzato che lascia loro pochi margini di manovra. Allora, come ho gia' proposto parlando con D'Alema che si è molto arrabbiato per questo, credo che la società civile dovra' organizzarsi per diventare a sua volta un soggetto politico senza però diventare un partito”. Le parole di Zanotelli sembrano la didascalia della manifestazione bipartisan di ieri in piazza del Campoidoglio. C’erano “più giornalisti che manifestanti”, come ha ammesso il socialista Intini, a testimonianza che la rottura tra burocrazie di partito e società è stata amplificata dalla guerra. Si tratta di una rottura che, come mostra inequivocabilmente quanto accaduto Spagna, nenche il controllo dei grandi media è in grado di colmare.

BRUMAIO 08 - La stanchezza della destra

16.03.2004. Nonostante i tentativi di minimizzare, la destra guerrafondaia è stata fortemente colpita dall’esito delle elezioni spagnole. Innanzitutto, per la prima volta, a una strage non ha avuto un esito ordinativo: la moltitudine ha reagito mettendo in discussione le verità del potere e autorganizzandosi, oltrepassando i media del Partito popolare [la sera della strage la tv di stato aveva mandanto in onda un documentario sulle stragi dell’Eta, tanto per dirne una]. Per questo i triclisti che elogiano il modello Zapatero non si accorgono che l’esito delle elezioni spagnole è stato mutato da un movimento che, nei contenuti e nei metodi, è lo stesso di Seatlle e del 15 febbraio 2003. Oggi Giuliano Ferrara sul Foglio dedica alle elezioni spagnole un editoriale sconsolato. Si intitola “La stanchezza dell’occidente” e vale la pena di leggerne ampi stralci, vale più di qualsiasi elucubrazione sull’aria che tira a destra. “Il paradigma ‘verdad y paz’ si fondava sull’assioma infame secondo il quale se tu non vieni a patti con il terrorismo internazionale di matrice islamica, e gli fai la guerra, sei responsabile della sua reazione, sei direttamente colpevole dei morti fatti dagli amici e sodali di bin Laden – scrive il consigliere di Berlusconi – […] Era già successo in Germania nell’autunno del 2002: bastò un ‘ohne mich’, senza di me, pronunciato da Gerhard Schroeder a proposito della guerra contro Saddam Hussein per rovesciare le sorti di un duello elettorale con Edmund Stoiber che era già deciso in favore di quest’ultimo. […] Oltre tutto, potremmo realisticamente trovarci nel prossimo novembre persino davanti alla sorpresa di un rovesciamento di fronte dell’opinione americana, un paese dove il cemento del patriottismo e di una concezione eticizzante e religiosa dei doveri della politica (la lotta tra bene e male) ha fino ad ora sorretto fortemente la strategia antiterrorista dell’amministrazione. Fino ad ora. Il fenomeno profondo con il quale dobbiamo fare i conti è questo: l’occidente è stanco. […]Siamo veramente tutti moralmente esausti, lavoriamo poco, siamo ormai lontani dai manufatti dell’industria e dalla terra perché tutto è tecnologia e servizi, siamo popoli di operatori della cultura e del terziario, siamo tutti un po’ scolari un po’ insegnanti un po’ preti di base e formiche di condominio, siamo tutti pensionati effettivi o potenziali, le parole che per noi contano sono volontariato, ricerca di sempre più nobili idealità, solidarietà, eguaglianza, accoglienza, vacanza, 35 ore, tutela, garanzia, assicurazione, benessere, diritto alla salute, gratuità delle prestazioni, difesa dal mercato e dai suoi rischi. Ci fanno invece sorridere parole come disciplina, obbedienza, tradizione, catechismo, ortodossia, patriottismo, valore militare, lealtà, onore; ci sembra irritante la sola idea di una civiltà comune, nazionale o regionale, appunto occidentale, con i suoi vincoli di carattere culturale, linguistico e religioso; detestiamo la divisione dei ruoli familiari, rifiutiamo una educazione rigorosa pubblica o privata e le preferiamo la spontaneità delle pedagogie permissive […]. Può essere che l’autodifesa esistenziale degli ebrei d’Israele e la reazione combattiva degli americani e degli inglesi a difesa del loro e del nostro sistema di vita alla fine travolga tutto e imponga anche all’Europa di uscire dalla consolante convinzione che il potere in occidente è cattivo e bugiardo e guerrafondaio, mentre il mondo sarebbe un giardino delle delizie se solo facessimo la carità ai poveri. Può essere anche di no. Se sarà no, è perché siamo stanchi”.

BRUMAIO 07 - L'empasse del governo

08.03.2004. Si avvicina un nuovo pronunciamento della Corte costituzionale, di nuovo contro una legge cardine del programma elettorale delle destre. Si tratta della Bossi-Fini. Il punto più controverso per la Corte è quello che prevede l’"espulsione amministrativa" per i "clandestini" comminata dal prefetto. L'articolo 13 della legge prevede l'espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Per la cronaca, l’espulsione amministrativa con accompagnamento alla frontiera era già prevista dalla legge Turco-Napolitano.
Ma si trattava di un'eccezione, che con la Bossi-Fini si è fatta norma in palese contrasto con l'articolo 13 della Costituzione, quello sull'inviolabilità della libertà personale, che afferma che non è ammessa qualsiasi forma di "detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge".
Il governo sarà bocciato di nuovo dalla Corte mentre dà segnali evidenti di difficoltà (se non proprio di crisi). Non esiste più il blocco sociale che lo ha eletto, i sondaggi danno in calo Forza Italia,
Alla fine della scorsa settimana, Tremonti ha concesso un’intervista alla Repubblica (che, da quando l’Unità è in mano al correntone) è il vero organo dei Ds. Il commercialsita di Berlusconi ha annunciato che servono ampie convergenze e che è necessario dialogare con l’opposizione. Praticamente un’inversione di tendenza rispetto a quanto fatto dal governo nel corso di tutta la prima metà della legislatura. I moderati dell’Ulivo (Rutelli in testa) gongolano. È bastato un biennio di totale immobilismo al centrosinistra per superare Berlusconi. Adesso gli ulivisti rischiano di dover riprendere l’iniziativa.

 

BRUMAIO 06 - Rifondazione, ultimatum a Bertinotti

02.03.2004. Il 10 marzo si vota alla camera il decreto sul finanziamento delle missioni militari italiane all’estero. Pietro Folena, della minoranza Ds, vede crescere nel gruppo del suo partito alla Camera la voglia di votare no sulla missione in Iraq. In vista della riunione del gruppo parlamentare Ds di stasera, che dovrà decidere se astenersi o votare contro il decreto, Folena si augura si corregga “l’errore fatto al Senato”, poiché ”la riunione della maggioranza del partito ha visto posizioni molto simili alle nostre”. Per questo Folena si augura ”che stasera, in coerenza con il voto che daremo domani sulla pregiudiziale di costituzionalità che solleva il tema dell'articolo 11 della Costituzione [il ripudio della guerra], possa emergere una posizione molto chiara e molto netta che corregga l'errore fatto dalla maggioranza dei Ds, dalla Margherita e dallo Sdi al Senato”. Neanche dentro Rifondazione si respira aria tranquilla. Nello scorso fine settimana a Venezia c’è stato il convegno sulla non violenza e Bertinotti ha dato l’ultimo affondo alla tradizione comunista del partito: l’affermazione dell’inutilità della presa del potere, la necessità di riunciare alla violenza e il protagonismo dei movimenti rispetto ai partiti hanno scatenato la reazione delle minoranze di destra (i grassiani) e sinistra (le correnti di Maitan e Ferrando) contro il segretario. Nonostante la maggioranza gli sembri ancora fedele , il dissenso cresce, e più di un bertinottiano ha ricnosciuto che se le prossime elezioni dovessero andare male, Bertinotti si dimetterebbe.

BRUMAIO 05 - Le due punte del Berlusca e la posta in gioco delle elezioni

26.02.2004. Dopo un mese di lifting e di assenza dalle televisioni, Berlusconi è tornato sulla scena con due operazioni comunicative fottutamente geniali. Prima, ha tracciato una linea di demarcazione con “i politici”, sostenendo che sono “tutti ladri”.
Poi, è intervenuto alla Domenica sportiva, riuscendo ad accattivarsi di nuovo l’attenzione degli italiani. Con un misto di chicchiera da bar e piglio autoritario, lunedì mattina tutta l’Italia parlava delle due punte e di Ancelotti, scordandosi completamente che il governo si appresta a tagliare le pensioni e finanziare la guerra in Iraq.
Non tutti concordano con questa lettura: Michele Serra ha scritto che le facce del pubblico in studio della Domenica sportiva erano infastidite dall’irruzione in diretta del cavaliere: “Per un attimo si è avuta la sensazione (ottima) di un colmo raggiunto. Le facce e gli sguardi esprimevano (non tutte, ma in larga prevalenza) un concetto molto semplice, molto umano, molto popolare: che due palle! Se l'indignazione politica, molto praticata a sinistra, è un atteggiamento nobile ma elitario, e richiede il supporto di una cognizione istituzionale non sempre reperibile nei mercati rionali, il 'che due palle' ha invece l'invincibile volgarità, e vitalità, dei sentimenti di maggioranza. Se a recalcitrare sotto i bastoni e le carote del premier non sono più solo gli intellettuali antipatici, ma i simpatici esperti di moviola, e il pubblico casuale e apolitico di uno studio televisivo milanese (che ha salutato l'intervento riparatorio di Lucia Annunziata con uno scrosciante applauso di liberazione), allora significa che, appunto, forse il colmo è davvero raggiunto".
“Fino a che punto può funzionare l'immagine di un sorridente clown autoritario che assicura: tutti sono più ricchi mentre l'esperienza vissuta dice il contrario? - Se lo chiede Franco Berardi Bifo su Rekombinant.org - I principi enunciati da Goebbels, che hanno funzionato abbastanza bene quando il nazismo li applicò usando la radio e il terrore, possono funzionare ugualmente oggi che il potere usa la televisione e il terrore? Non lo sappiamo, e non siamo in grado di risolvere questo problema conoscitivo, senza compiere l'esperienza empirica che ci permetta di rispondere una buona volta alla questione relativa al determinismo e indeterminismo nel rapporto tra mediascape e mente collettiva”. Tutto questo, secondo Bifo, ha a che fare con le urne elettorali, perché “le prove elettorali dell'anno in corso (quelle di giugno in Italia e quelle di novembre in Usa) non serviranno certo a modificare le linee di fondo delle politiche sociali. Ma serviranno per testare le capacità di sopravvivenza della libertà umana, le capacità del cervello sociale di distinguere tra trompe l'oeil mediatico ed esperienza vissuta in una situazione di colonizzazione totalitaria dell'infosfera”.
Non si tratta dell'altro mondo possibile, ma la posta in gioco non è da poco, verrebbe da dire
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BRUMAIO.04 - Guerra, il Triciclo verso il voto alla camera

25.03.2004. Alla fine, grazie anche alle migliaia di mail arrivate ai deputati in questi giorni, pare che Ds e la Margherita voteranno no alla missione in Iraq, approvando tutte le altre in Bosnia, Kossovo, Afghanistan. Il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante si è detto soddisfatto di avere ottenuto “due settimane di tempo per fare chiarezza su molti punti. Dopo i fatti di Nassiriya abbiamo responsabilità maggiori, perché quella che era stata dipinta come una missione di pace, si e' rivelata invece una guerra. Su questo punto il governo deve fare chiarezza”. “Noi ribadiamo il nostro si' convinto alle missioni effettivamente utili ed il chiaro no alla missione in Iraq''. Ha spiegato il presidente dei deputati della Margherita Pierluigi Castagnetti, all'indomani della riunione serale del gruppo parlamentare sul voto rispetto alle missioni militari italiane all'estero. ''Ne abbiamo discusso in maniera approfondita ed è stato ribadito in modo netto il giudizio negativo sulla missione in Iraq: la guerra si è rivelata una tragedia come purtroppo avevamo previsto e il dopoguerra lo è non di meno''. ''Così come avevamo espresso una netta contrarietà a una guerra sciagurata che è andata invano in cerca della motivazione durante il suo svolgimento -prosegue- confermiamo il giudizio negativo su una missione non guidata da alcuna strategia d'uscita dal drammatico dopoguerra''. Ieri al cinema Capranica di Roma, i parlamentari pacifisti hanno perso tempo a decidere se e come si doveva cacciare Fassino dal corteo del 20 marzo. Una trappolone dentro al quale sono cascati anche alcuni esponenti dei movimenti. Alfio Nicotra ha poi tagliato corto: “ Questo è un movimento troppo serio ed importante per perdere ulteriore tempo nella polemica costruita ad arte sulla partecipazione o meno di Fassino alla manifestazione del 20 Marzo – ha dichiarato il responsabile pace di Rifondazione - Chi l’ha costruita, questa polemica, ha uno scopo preciso: scaricare sul movimento le contraddizioni dei Ds". Rifondazione, nel frattempo, è uscita dalla giunta di Genova dopo la decisione di quest’ultima di costituirsi parte civile nel processo contro i 26 manifestanti. Una decisione che influenza lo stato dei rapporti con l’Ulivo e che non hanno avuto il coraggio di prendere né i Verdi (nonostante le esternazioni di Cento, Bettin e Martone dei giorni scorsi) né il correntone Ds (che a Genova annovera tra i suoi Morettini, portavoce del Gsf per l’Arci).

BRUMAIO.03 - I padroni e Berlusconi: Montezemolo verso Confindustria

23.02.2004. In mezzo alla confusione di metà legislatura, uno degli indizi per capire verso dove va il governo è l’elezione del presidente di Confindustria. In lizza sono rimasti Luca Cordero di Montezemolo e Nicola Tognana, ceramista e vicepresidente uscente.
È noto che Montezemolo e Berlusconi, non si piacciono, almeno da quando l’uomo della Ferrari ha rifiutato un ministero nel governo del Cavaliere. Per questo, la sua elezione a presidente dell’associazione di categoria degli industriali, avrebbe un significato politico: vorrebbe dire che la grande industria del nord si riprende la presidenza, dopo la reggenza di Antonio D’Amato (espressione del sud e della piccola e media industria) che aveva aperto al centrodestra. E significherebbe che è finito l'idillio tra industriali e centrodestra.
Per il momento, Montezemolo sembra essere in vantaggio su Tognana che a sua volta può tentare di recuperare il terreno perduto puntando appunto sulla piccola industria, sugli industriali della lombardia che dovrebbe ro esprimersi l´1 e il 2 marzo, anche se Tronchetti Provera (Telecom e Pirelli) ha fatto sapere che sosterrà Montezemolo. A favore del presidente della Ferrari si sono schierati gli industriali di Roma e del Lazio, quelli di Siena, Confitarma (armatori) e l´Agis (spettacolo). "Abbiamo presentato un documento e abbiamo anche fatto il nome di un candidato" ha dichiarato Annamaria Artoni, presidente dei Giovani imprenditori. Per "rispetto delle regole" non ha fatto il nome del prescelto, ma è noto da giorni che gli under quaranta sono per Montezemolo. I trenta voti assembleari di cui dispongono il giovani e la piccola industria erano stati quattro anni fa l´ago della bilancia a favore di D´Amato. Possono esserlo anche in questa occasione. Ciò vuol dire che se, come sembra, anche la Piccola impresa si schiererà dalla parte del presidente della Ferrari, a Tognana, resterà in mano la carta dell´Assolombarda che si vuole schierata con lui. Anche se non è per niente scontato che il 10 per cento di voti assembleari che essa rappresenta si debba considerare tutto schierato sul suo versante.


BRUMAIO.02 - La spartizione dell'Ulivo e il marketing del Cavaliere

20.02.2004 - “Se si volesse costruire un altro partito fuori dall'alveo della sinistra, evidentemente non noi, ma chi lo propone spaccherebbe i Ds e aprirebbe la strada a nuovi scenari”: sono parole di Pietro Folena, della sinistra Ds. Vocabolario postcomunista-italiano alla mano, la traduzione è questa: “Noi non ce ne andiamo dai Ds, ma se si farà il partito unico dei riformisti siete voi ad andarvene". Manca solo il riferimento alla “mutazione genetica”, ma gli ingredienti che hanno portato alle tante scissioni dei partiti nati dal Pci ci sono tutti. “Non siamo noi che ce ne andiamo, siete voi che non siete più quelli di una volta” se lo sono detti a vicenda, in questi anni, Occhetto e Garavini, Crucianelli e Cossutta, Cossutta e Bertinotti, Occhetto e D’Alema.
Frena un po' Fabio Mussi, il seboso toscano del correntone: “Stiamo nei Ds e lavoriamo perché la sinistra pesi di piu' nella situazione italiana, e perche' tutte le sinistre dialoghino per la costruzione di un progetto alternativo e di una nuova coalizione di governo. Sull'Iraq non abbiamo dubbi: al Senato i due terzi del centrosinistra che si sono astenuti hanno commesso un errore. Alla Camera ci impegneremo a correggerlo”. “Tentare di screditare questa posizione - ha aggiunto - presentandola come una manovra di boicottaggio della lista unitaria dimostra quanto stalinismo sopravviva nel cosidetto riformismo. Nessuno ci provi''.
Oggi, poi, è iniziato a Roma il congresso dei Verdi europei. Un partito che è sospeso tra manovre di corrente, truppe cammellate, ex sessantottini e spazi per i movimenti. Pare che l’idea del listino arcobaleno, la gamba sinistra dell’Ulivo, sia naufragata. Il segretario Pecorario Scanio, ha cercato di barcamenarsi tra esigenze elettorali e apertura ai movimenti “Noi – ha detto - stiamo per fondare una terza sinistra che non è quella comunista, né quella riformista. In Europa e nel mondo questa terza sinistra esiste ed è quella verde, ecologista, no global. Se l' evoluzione di alcuni partiti, anche comunisti, va verso la terza sinistra verde, pacifista e non ideologica - afferma ancora Pecoraro Scanio - noi siamo contenti”.
I partiti dell’Ulivo, forti di sondaggi incoraggianti e dielle evidenti difficoltà del governo, si sentono già vittoriosi alle prossime elezioni e badano a ridefinire gli equilibri di coalizione (e quindi le spartizioni). Pensano di cuocere a fuoco lento la Casa delle libertà, con le elezioni europee e amministrative di quest’anno e poi con le regionali dell’anno prossimo, sempre che Berlusconi non inciampi prima. Ma Berlusconi è passato al contrattacco. Sa che il suo appeal cresce quando veicola un’immagine aggressiva e “antisitema” e quindi ha dichiarato che i politici di professione “nella loro vita hanno solo chiacchierato e combinato niente altro che prendere i soldi dai cittadini facendo lobby o facendo affari anche meno puliti di una lobby” . Per questa ragione i cittadini devono "fare i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato”. Sono dichiarazioni che, ironia della sorte, assomigliano molto a quelle di alcuni girotondini giustizialisti (Travaglio e Di Pietro in primis). I problemi che gli hanno creato nella coalizione sono trascurabili: il Cavaliere aspira a tirarsi fuori dla ruolo ongessato di politico e a ributtarsi in quello che gli riesce meglio: l’imbonitore demagogo. Forza Italia è un brand da vendere, e il marketing è legge, per il nano di Arcore.


BRUMAIO.01 - I partiti dopo il voto al Senato sulla guerra

19.02.2004 - "Ritrovarsi divisi dopo aver tentato un escamotage un po’ ipocrita per fingersi uniti è grave, e pure vagamente imbarazzante". Così persino la penna dalemiana del Corriere della sera, Paolo Franchi , ha commentato la decisione del listone prodiano [Sdi, Ds e Margherita] di uscire dall'aula del senato in occasione del voto sul decreto di finanziamento delle missioni di guerra italiane all'estero. E per la dirigenza ulivista, la situazione potrebbe anche peggiorare. Perché se ieri i parlamentari ulivisti che hanno rifiutato di astenersi per votare no sono stati relativamente pochi [sedici dei Ds e quattro della Margherita], alla Camera la frattura si annuncia plateale. Perché tutti i deputati diessini eletti in Emilia Romagna, ad esempio, voteranno "no" a causa delle pressioni della base del partito. Tra di loro anche l'ex ministro dell'industria Bersani e il capogruppo Violante [anche loro dalemiani di stretta osservanza].
Come reazione alla nascita del Triciclo, i partitini delll'Ulivo [Verdi, Occhetto & Di Pietro, PdCI] stanno pensando a un listino arcobaleno, "la seconda gamba della coalizione per Prodi". E' una prospettiva che Rifondazione, invece, ha escluso categoricamente, per bocca del suo segretario. Fausto Bertinotti ha infatti definito ''inesistente'' l'ipotesi circolata in queste ore, dopo il voto al Senato sulla missione italiana in Iraq, di una seconda lista della sinistra, alternativa a quella unitaria, per le prossime elezioni di giugno. ''Ne parla - dichiara Bertinotti - chi ha tempo da perdere a parlare di cose inesistenti... si parla di cose serie quando si parla di una cosa sulla quale siamo impegnati da tempo e cioe' la costruzione di una sinistra alternativa in Italia che non si puo' fare per imitazione al listone''. ''Se si e' alternativi - aggiunge - e' un altro processo di costruzione. Per esempio deve poter comprendere nel processo di costruzione le istanze dei movimenti, le realta' sociali. Non puo' essere un processo che somma delle sigle politiche. La parte viva della societa' deve entrare e quindi si deve pensare ad un processo, non ad una somma elettorale. E lo dice, ripeto, chi sta lavorando da mesi alla costruzione di una sinistra alternativa interloquendo con soggetti sociali, sindacali, con i movimenti...''. ''Ecco - ha concluso - io penso che una 'cosa preziosa' e' quella che faremo il prossimo 24 febbraio al Cinema Capranica per il ritiro delle truppe italiane. La mia ipotesi che contrappongo a quella politicista di imitazione del listone e' questo processo di costruzione. Ora sulla pace, domani sul lavoro. Sempre attivando un rapporto con altre forze come quelle che saranno presenti: il 'tavolo della pace', Alex Zanotelli, l'Arci... Ecco, quello e' il processo che mi interessa. Quello imitativo del 'listone' no, per la stessa ragione per cui sono contrario al 'listone'''. I francescani di Assisi, promotori della marcia Perugia-Assisi, invece, lanciano messaggi inquietanti: "Noi non scomunichiamo nessuno,anzi, invitiamo tutti a partecipare alla marcia. I nostri soldati sono uomini che stanno lavorando per la pace e il compito dei francescani è quello di sostenerli". “La nostra posizione - spiega padre Fortunato, al Riformista - è quella espressa dal cardinal Ruini nella sua omelia pronunciata ai funerali dei caduti di Nassiriya. ["Non fuggiremo davanti a loro – disse Ruini riferendosi ai terroristi - anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui siamo capaci"]. Ostile a ogni forma di "scomunica pacifista" è anche il presidente delle Acli Luigi Bobba: "Le forze politiche non si coprano dietro il movimento per la pace - dichiara - una cosa è stare in parlamento, altra nella società civile. Occorre distinguere e rispettare le diverse funzioni di partiti e movimenti".

 

 

Con "Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte", Karl Marx confutava l'idea [che veniva anche da alcuni pensatori "rivoluzionari", come Proudhon] che il colpo di stato del 1848 fosse il risultato di un'evoluzione storica: "la ricostruzione storica dei colpi di stato si trasforma in una apologia storica dell'eroe del colpo di stato", scrive il barbone di Treviri nella prefazione alla seconda edizione del testo.
Marx mostra, invece, come le circostanze e la situazione che permisero "a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell'eroe" furono determinate dai conflitti del tempo, dalla materialità dei rapporti sociali. Luigi Bonaparte "ha usurpato il suo potere sfruttando la guerra delle classi in Francia e lo hamantenuto grazie a periodiche guerre con l'estero" scriveva ancora Marx nel 1871 ai membri dell'Internazionale.


Pensiamo sia una lezione sul modo di guardare agli accadimenti politici
, anche nel nostro piccolo osservatorio. Che non mancherà di sottolineare le bassezze ridicole della politica dei palazzi. Perché, come recita l'incipit del "18 brumaio", "Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia,
la seconda volta come farsa".