Con la decisione
di procedere alla revisione dello Statuto dei lavoratori il governo Berlusconi
non sferra soltanto un attacco deciso e pericoloso ai diritti fondamentali di
lavoratori e lavoratrici, ma completa un disegno più
complessivo di inquinamento della democrazia. La guerra al mondo del lavoro,
infatti, è solo il suggello di una strategia che passa per il monopolio
dei mezzi di comunicazione e la contestuale chiusura dei centri di informazione
indipendente; per la delegittimazione sistematica della magistratura e, più
in generale, per un diffuso disprezzo per la vita parlamentare; per il
sostegno convinto e attivo alla guerra globale permanente; per l'eliminazione
dei diritti fondamentali della persona, come dimostra la legge razzista Bossi-Fini.
Il governo Berlusconi si pone quindi come lancia di punta della globalizzazione
neoliberista aspirando, in Europa, a un ruolo di maglio contro le garanzie sociali
e democratiche frutto delle lotte del dopoguerra. Nasce con questa ambizione
la sua alleanza con il governi di Aznar e con quello di Blair, come dimostra
lo stesso vertice dell'Unione europea a Barcellona.
A questa offensiva, il movimento antiliberista, le forze sindacali e, più
in generale, le forze della società civile e democratica stanno opponendo
da tempo una resistenza tenace. Si tratta di esperienze diverse tra loro e che
su alcuni punti decisivi, come la guerra, non sempre sono convergenti. Alcune
privilegiano il tema delle libertà democratiche o della questione morale,
altre hanno un contenuto più spiccatamente sociale. Ma la natura e le
scelte del governo rendono la questione democratica, quella sociale e l'opposizione
alla guerra strettamente connesse l'una all'altra. La manifestazione indetta
per il 23 marzo dalla Cgil rappresenta uno snodo essenziale affinché
queste energie si ritrovino unite e costruiscano un'opposizione sociale determinata
al governo Berlusconi. Anche se le politiche concertative non vengono rimesse
in discussione riteniamo comunque positiva la scelta di reagire con forza e
determinazione alle misure del governo e offrire a tutti i movimenti una scadenza
unitaria di lotta. Per questo ci sembra sbagliato che questa possibilità
non venga realizzata anche con la presenza dal palco di interventi in rappresentanza
di istanze diverse da quella della Cgil.
Nonostante questa chiusura, noi saremo comunque in piazza il 23, insieme ai
social forum italiani e con tutta la visibilità necessaria. Porteremo
le nostre rivendicazioni, a partire dalla campagna per la legge di iniziativa
popolare sulla Tobin tax, ma daremo voce anche a una battaglia più complessiva
del movimento, per la difesa e l'estensione dell'articolo 18, per l'istituzione
di un reddito sociale, per la difesa dei diritti dei e delle migranti, per la
libertà d'informazione, contro la guerra globale
permanente.
Ma la nostra battaglia non si fermerà il 23 marzo, continuerà
nell'appoggio e nella partecipazione allo sciopero generale e generalizzato
con l'obiettivo di fermare l'intero paese e punterà ad andare oltre.
Il movimento italiano, che contribuirà fortemente alla riuscita della
manifestazione del 23 marzo, così come ha fatto in occasione della manifestazione
a sostegno della Palestina, è infatti uno dei soggetti essenziali per
rafforzare l'opposizione sociale al governo Berlusconi. Per questo crediamo
sia indispensabile che quest'anno le date del 25 aprile -
simbolo fondante della democrazia e della libertà della Repubblica italiana
- e del 1 maggio - giornata dei lavoratori, quest'anno scadenza internazionale
di tutto il movimento di Porto Alegre - siano caratterizzate da forti momenti
di lotta da costruire unitariamente e a partire da subito.
19.3.2002
Attac Italia