Lavoratori
contro i mercanti di morte
Comunicati di lavoratori anche dell'industria bellica
NON FACCIAMO TORNARE I "MERCANTI DI MORTE"
Noi componenti
delle RSU Agusta di Cascina Costa e Somma Lombardo, abbiamo
saputo tramite stampa che in questi giorni è in discussione in Parlamento
il Disegno di Legge 1927.
Dalle informazioni che abbiamo potuto avere, sappiamo che il suddetto
Disegno di Legge (già approvato in Commissione Esteri e Difesa) dovrebbe
servire a ratificare l'Accordo quadro sull'Industria Militare Europea del
27/07/00; il testo però dovrebbe contemplare anche profonde modifiche
alla
Legge 185 del 1990.
Per noi la Legge in questione si è dimostrata "buona e giusta"
e la
dimostrazione pratica di questa enunciazione è che l'Italia è
risultata uno
dei Paesi meno coinvolti nel riarmo della ex Jugoslavia, dell'Iraq e
dell'Afghanistan.
Per cui invitiamo tutti i Parlamentari a riflettere sulle conseguenze
dell'approvazione del Disegno di Legge 1927.
Auspichiamo che i fondamenti della Legge 185/90, sottoelencati, rimangano
inalterati :
· Il divieto di vendere Sistemi d'arma a Paesi in guerra o che
violano i Diritti umani.
· L'impedimento di effettuare "triangolazioni" in modo tale
da
evitare che la destinazione finale ed effettiva siano Stati o Privati
inaffidabili.
· Il controllo bancario per sottrarre questo commercio ad un sistema
caratterizzato da forti ed immorali tangenti.
Questo perché crediamo che per evitare l'esplosione di guerre e di fenomeni
terroristici sia, certamente necessario agire sul versante politico per
eliminare le condizioni esistenti di forte ingiustizia tra i diversi Popoli
della Terra, ma sia anche necessario non fornire strumenti di morte a
soggetti che hanno deciso di risolvere i problemi usando la via della
violenza e della guerra in luogo della via del dialogo.
Non vorremmo scoprire in un prossimo futuro che gruppi terroristici e/o
eserciti guidati da dittatori fanatici fossero armati con prodotti
dell'Industria italiana, magari anche della nostra Azienda.
Tra l'altro la Legge 185/90, sostenuta a suo tempo anche da diversi
Consigli di Fabbrica di Aziende del settore bellico, tutela anche i
lavoratori, che hanno la consapevolezza di non essere complici, seppure
involontari, di atti di morte, in quanto sanno che i Sistemi d'arma
prodotti con il contributo del loro lavoro non possono finire in mano a
terroristi o Paesi inaffidabili.
In questo periodo, dove si sta faticosamente tentando di costruire
l'Europa, noi pensiamo sia fondamentale che il nostro Paese abbia la forza
morale e politica per esportare in Europa le "cose migliori, buone e
giuste" che abbiamo e non subire sempre in nome del "libero mercato"
la
cancellazione di norme e regole (questo vale anche per le questioni "sociali").
Auspichiamo che voi Parlamentari non facciate compiere al nostro Paese un
drammatico passo indietro e rispettando i valori della nostra Costituzione
venga impedito che si realizzi un commercio di armi "libero" e senza
regole
sapendo che la sua conseguenza sarebbe un ulteriore aumento del numero, già
enormemente grande, di vittime, anche civili, di questo assurdo della
Storia umana che è la guerra.
I Componenti delle RSU Agusta di Cascina Costa e Somma Lombardo:
Bertolli Achille,
Balzarini Roberto, Barrese Antonio, Bersani Armando,
Bezzon Luigi, Biganzoli Mario, Bongiorni Alberto, Cattaneo Ottavio, Caretta
Claudio, Fanchini Ugo, Fratipietro Gianfranco, Giana Luciano, Giglio
Salvatore, Lattuada Carlo, Milani Giancarlo, Nava Amedeo G. , Palazzi
Angelo, Perencin Andrea, Polacchini Maurizio, Radice Paolo, Roveda
Giuseppe, Ventriglia Domenico, Sinatra Franco, Stefanazzi Cesare, Villa Fabio.
Cascina Costa 12/03/2002
Sintesi Appello al sindacato per iniziative
"contro Bilanci di guerra, esportazioni di morte e a difesa della L.185/90"
e adesioni al 17.03.02
Noi, un gruppo
di lavoratori e ex lavoratori dell'industria bellica,
abbiamo sottoscritto un appello a Voi, dirigenti sindacali di tutte le
confederazioni affinché consideriate quanto sta accadendo in termini
di
aumento della spesa militare e "liberalizzazione" del mercato delle
armi e
riprendiate su questi temi un'iniziativa all'altezza dei problemi a partire
dalla difesa della legge 185/90.
A questo appello, che vuole inserirsi nella iniziativa del cartello
"Ritornano i mercanti di morte", hanno aderito centinaia di cittadini
e
associazioni illustri.
Entro 5 anni la spesa bellica dell'occidente sarà di 750 miliardi di
dollari cioè oltre i 3/4 della spesa militare mondiale, alla faccia delle
"guerre etiche", delle "guerre per la giustizia infinita e la
libertà
duratura", dei poveri del mondo che sembrano diventare i nuovi nemici.
Anche l'Italia
da qualche anno, in ottemperanza al "Nuovo Modello di
Difesa" del 1991, ha ripreso ad aumentare le sue spese militari (+10% dal
2000) e le spese per armamenti (+ 18%) queste raggiungeranno i 9000 mld
£./anno per sistemi d'arma capaci di proiettare le attività militari
"ovunque nel mondo siano messi a rischio gli interessi economici dei paesi
industrializzati", in barba all'articolo 11 della Costituzione.
Anche in tema
di esportazioni di armi si segnala una forte ripresa dei
mercati. L'Italia si colloca al 5° posto di questo mercato di morte e punta
ora, con il DDL 1927 - approfittando di un accordo sopranazionale in tema
di ristrutturazione e cooperazione nella produzione di armamenti - a
smantellare la trasparenza, i controlli e le limitazioni previste dalla
legge 185 del 1990.
Ma l'intensità,
la durata, l'atrocità e la pericolosità dei futuri
conflitti dipende anche dalle esportazioni belliche di oggi e di domani.
Non si può combattere il terrorismo, allargando le maglie del controllo
della vendita delle armi.
E' altrettanto
vergognoso che si faccia ricadere di nuovo sui lavoratori
dell'industria militare, la responsabilità di collaborare a traffici
di
morte; essi venivano quanto meno parzialmente tutelati dalle limitazioni
poste dalla 185/90.
Peraltro, i lavoratori del settore, con l'introduzione delle nuove
strategie militari e i relativi interventi bellici, già sono esposti
a
colpe di possibili collaborazioni con atti profondamente lesivi dei diritti
umani oltre che di genocidio ove perpetrati.
Nel passato
fu lo stesso sindacato a mobilitarsi contro un modello di
sviluppo fondato sulla spesa militare e la produzione di armi e contro un
mercato di morte perverso e pericoloso, fu il sindacato a sollecitare la
crescita di consapevolezza e di responsabilità dei delegati e dei
lavoratori del settore bellico, ad indicare loro la necessità di vigilanza
e di piattaforme aziendali capaci di coniugare pace e diritto al lavoro, a
sollecitare il parlamento - in cooperazione col cartello "Contro i mercanti
di morte"- per una legge di controllo e limitazione dell'export di armi,
ad
indicare le strade che potevano sottrarre i lavoratori e il sindacato alla
corresponsabilità in comportamenti che avrebbero potuto tradursi anche
in
gravi crimini contro i diritti umani e l'umanità.
Chiediamo al sindacato di riprendere quella strada individuando le vie più
opportune per la riduzione della spesa militare, della ricerca e della
produzione bellica, per difendere e semmai estendere le limitazioni alle
esportazioni di armi previste nella 185/90, per promuovere la riconversione
al civile della produzione militare (a partire da quanto previsto proprio
dalla L.185/90 e dalla "Agenzia per la riconversione dell'industria bellica
lombarda" istituita dalla L.R.6/94), per tutelare l'obiezione professionale
alla produzione militare, per dare ai lavoratori gli strumenti per opporsi
alla guerra, e a quella sua forma che oggi va sotto il nome di "guerra
permanente", ed agire per la prevenzione dei conflitti e la diffusione
di
una cultura di pace.
27.02.02
I promotori (lavoratori o ex lavoratori Industria bellica):
Franca Faita
(Cavaliere della Repubblica, lavoratrice Valsella, Rappr.Sind.
Fiom-Cgil)
Marco Tamborini (ex lavoratore Aermacchi, già Rappr.Sind. Fim-Cisl,
Rappresentante delle Associazioni nella "Agenzia regionale per la
riconversione dell'industria bellica lombarda" L.R.6/94)
Giovanni Bertinotti (lavoratore Aermacchi, R.S.U. Flmu-Cub)
Achille Bertolli (lavoratore Agusta, Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Luigi Bezzon (lavoratore Agusta, Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Francesco Bonavita (lavoratore Alenia Spazio)
Claudio Caretta (lavoratore Agusta, Rappr.Sind. Fiom-Cgil)
Ottavio Cattaneo (lavoratore Agusta, Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Rossana De Simone (ex lavoratrice Aermacchi, già Rappr.Sind. Fiom-Cgil)
Rolando Fariselli (lavoratore Agusta, R.S.U. Flmu-Cub)
Basilio Luoni (ex lavoratore Aermacchi, già Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Elio Pagani (ex lavoratore Aermacchi, già Rappr.Sind. Fim-Cisl, Obiettore
professionale alla produzione militare)
Germano Parodi (ex lavoratore Alenia, operatore Flmu-Cub)
Andrea Perencin (lavoratore Agusta, Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Paolo Radice (lavoratore Agusta, Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Angelo Sacco (ex lavoratore Aermacchi, già Rappr.Sind. Fim-Cisl)
Maurizio Saggioro (ex lavoratore MPR, Obiettore professionale alla
produzione militare)
Alberto Stefanelli (ex lavoratore Aermacchi)
Ginelli Valerio (lavoratore Agusta, R.S.U. Flmu-Cub)
Oreste Zanatto (lavoratore Agusta, R.S.U. Flmu-Cub)
Le adesioni al 17.03.02
Associazioni, Gruppi
Comitato "Scienziate
e scienziati contro la guerra"
Redazione di Scienzaepace
ACLI nazionale (via G. Marcora, 18/20, 00153 Roma)
Rivista "MISSIONE OGGI" (via Piamarta, 9 - 25121 Brescia)
Rivista "Nigrizia" (vicolo Pozzo, 1 37129 Verona)
Rivista e Associazione "MANI TESE" (piazza Gambara, 7/9 20146 Milano)
Beati i Costruttori di Pace (via A. da Tempo, 2, 35131 Padova)
Emergency (via Bagutta, 12 20121 Milano)
Associazione Umanitaria Medici contro la Tortura 0.N.L.U.S.S. (via dei
Mille 6 c/o CESV Roma)
Attac Italia
International Peace Bureau (Ginevra Svizzera)
ACLI provincia Varese
ACLI regionale Lombardia
MIR - Movimento Nonviolento Centro Studi Sereno Regis (Torino)
Centro Eirene Studi per la Pace (Bergamo)
Servizio Civile Internazionale (via G. Cardano 135, 00100 ROMA)
Servizio Civile Internazionale Gruppo Regionale Sardegna (Cagliari)
Movimento Nonviolento
Redazione di "Azione Nonviolenta"
Associazione Guerre & Pace (Milano)
Redazione di Guerre & Pace (Milano)
Associazione Obiettori Nonviolenti di Bergamo
CESC Lombardia (Coordinamento Enti Servizio Civile della Lombardia)
Nodo Lilliput di Varese
Nodo Lilliput di Busto Arsizio (Va)
Nodo Lilliput di Como
Berretti Bianchi Onluss
Social Forum di Varese
Casale Social Forum (Casale Monferrato)
Forum Sociale del Ponente Genovese
Acmos (Torino)
Libera Piemonte
La redazione di Information Guerrilla
Associazione Coordinamento Pace Cinisello (Mi)
Coordinamento No alle Bombe (Sardegna)
ACEA consumi etici (Milano)
Associazione Giustizia & Pace, equo consumo (Locate Varesino)
Nodo lomellino della Rete di Lilliput
Gruppo Consigliare Rifondazione Comunista Cinisello (Mi)
Movimento Lettura popolare della Bibbia (gruppo di Venegono -Va)
La Casa per la Pace di Modena (Coordinamento di gruppi e associazioni
pacifiste, nonviolente e di solidarietà internazionale sia nazionali,
sia
locali)
Sito di "Noi Siamo Chiesa"
Cooperativa Il Seme (Commercio equo e solidale - Bergamo)
Children's Forum-21 (Forum dei bambini e adolescenti del 21 secolo)
Associazione Albero Baniano (Varese)
Associazione "Il Paniere" (Casale Monferrato)
RAF (Resistenza Antifascista di Ravenna)
Arca (Servigliano)
L'editrice e
la Redazione del mensile torinese"Tempi di Fraternità"
L'associazione per la pace di Acqui Terme
Associazione Khorakhané (Lecco)
L'Angolo del mondo (associazione Onlus di Cultura, Solidarietà e
Volontariato, Bajardo -IM)
Artestudio 53
Comunità cristiana di base O regina (Genova)
Il Partito Umanista di San Donato Milanese
Nodo Martesana della Rete di Lilliput
Gruppo Pace Valsusa
Lecce Social Forum
La Casa di Alex (Centro di ecoservizi Cagliari)
La Lega Missionaria Studenti d'Italia (Roma),
Centro Sperimentazione Autosviluppo (Sardegna Sud-Ovest)
Associazione Culturale Mediterraneo
COMUNICATO
SINCOBAS
Ai promotori dell'appello in difesa della l. 185/90
Il vostro appello in difesa della l. 185/90 e per invece estendere le sue
limitazioni, nel quadro di un più complessivo impegno contro le spese
militari e i "nuovi modelli di difesa", ci vede totalmente d'accordo
e
pertanto il S.in.COBAS lo raccogle e vi aderisce.
La nostra organizzazione
sindacale di base si è battuta in ogni occasione
contro la guerra, considerandola comunque e sempre nemica dei lavoratori e
delle lavoratrici. Ci siamo battuti, compreso con gli scioperi, contro la
guerra contro la Jugoslavia, così come ci siamo mobilitati e ci
mobilitiamo, compreso con lo sciopero, contro la guerra contro
l'Afghanistan e contro la più generale riproposizione della guerrra come
strumento di governo normale e permanente di un mondo caratterizzato dalle
ingiustizie provocate dalle politiche liberiste.
Facciamo parte
del movimento e siamo stati a Porto Alegre, consideriamo la
discriminante "contro la guerra senza se e senza ma" centrale e
costitutiva, anche perché oggi la guerra è strutturalmente funzionale
al
dispiegarsi della globalizzazione capitalistica.
Sosteniamo tutte
le mobilitazioni del movimento contro la guerra e per la
pace, a partire dalla prossima mobilitazione a Brescia contro l'EXA 2002.
Occasione quest'ultima per porre con nuova forza il no alle produzioni di
morte ed il sostegno alla riconversione dell'industria bellica senza
perdita di posti di lavoro.
Le spese militari
e le produzioni di morte aumentano, mentre vengono
operati tagli alla spesa sociale. Ancora una volta pagano i lavoratori.
Per tutte queste
ragioni, il vostro appello è importante e ancora più
importante è sostenerlo per costruire insieme le iniziative più
opportune.
Un saluto di pace
p. Segreteria
Nazionale S.in.COBAS
Luciano Muhlbauer
Milano, 7 marzo 2002
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Contro il commercio di armi
Lavoro Società Cambiare Rotta, Cgil Lombardia
07/03/2002
Il parlamento
ha da poco avviato un dibattito in Commissione Difesa sulla
riforma della legge n° 185/90 che condiziona l'import e l'export di armi.
Questa modifica è stata promossa dal Governo Berlusconi, in realtà
è da
molto tempo che se ne discute, e nei fatti allenta le possibilità di
controllo del commercio di armi dell'Italia verso i paesi esteri,
soprattutto verso i paesi che attualmente stanno combattendo una guerra o
che utilizzano quote consistenti del proprio bilancio pubblico per
acquistare armi.
Le motivazioni adottate sono invero impressionanti. Secondo il governo
Berlusconi sarebbe l'Unione Europea a chiedere una urgente "riscrittura"
della legge che controlla il commercio di armi.
L'Unione Europea in realtà ha fatto una raccomandazione tesa ad armonizzare
questa legge a livello europeo nel principio di conservare le norme che
meglio di altre possono implementare le linee di intervento, cioè non
chiedeva di stravolgere la legge esistente, di sostenere la produzione di
armi o di sostenere il commercio delle stesse.
Infatti, l'Unione Europea nei precedenti fondi strutturali suggeriva la
riconversione delle imprese militari almeno per quella parte che non
avevano più nessuna giustificazione economica, ma soprattutto non suggeriva
il potenziamento del commercio di armi da guerra.
Semmai, ha sempre sostenuto la necessità di razionalizzare il settore
e
dare alla Unione Europea una politica della difesa capace di affrancarsi
dall'aggressività degli Stati Uniti.
Quindi, l'intervento del governo Berlusconi ha finalità e convincimenti
che
vanno ben oltre le raccomandazioni suggerite dall'Unione Europea, nel senso
che anche in materia di industria per la difesa si privilegiano gli Stati
Uniti e la Gran Bretagna, come a voler segnare la distanza del governo
nazionale dalla Comunità Europea.
Lavoro società a cambiare rotta CGIL Lombardia non intende giustificare
nessun intervento di modifica della legge 185/90; semmai sostiene la
necessità di predisporre degli strumenti normativi adeguati per
razionalizzare il settore a livello europeo e un intervento deciso nella
direzione della riconversione al civile delle imprese armigere anche per
dare uno sbocco occupazionale per i lavoratori coinvolti.
Questo approccio è ancora più dirimente se pensiamo che la Lombardia
rappresenta quasi il 30% della produzione di armi in Italia, oltre ad avere
sul proprio territorio il primo polo aeronautico della nazione.
Semmai, occorre rivitalizzare la legge regionale per la riconversione
dell'industria bellica per affrancare l'umanità e i lavoratori dal dramma
della guerra che assorbe ogni anno 900 miliardi di dollari, di cui 750 dei
paesi industrializzati e 250 per la sola Europa.
Nicola Nicolosi
Segretario Cgil Lombardia
Lavoro Società Cambiare Rotta