ARGENTINA: UNA CRISI CHE VIENE DA LONTANO
Tutti gli effetti nefasti delle ricette del Fondo monetariodi Enzo Mangini
21.12.2001
Nel pomeriggio si era anche diffusa la notizia, poi smentita, delle dimissioni del presidente Fernando De la Rua, cacciato, come Raul Alfonsėn, dello stesso partito radicale di De la Rua, dalla sommossa popolare, che, dopo la rabbia, cerca uno sbocco politico. E' una frustrazione, quella degli argentini, che viene da lontano.
Da quel 1989 in cui, con l'iperinflazione al 4000 per cento, l'assalto ai forni fu la risposta popolare alle speranze deluse del ritorno alla democrazia dopo l'incubo della dittatura militare e la follia delle Falkland-Malvinas. Allora, Carlos Menem aveva appena vinto le elezioni, promettendo alti salari e svolte produttive, ma il suo ministro dell'economia Domingo Cavallo avvio' il paese sulla strada di una politica economica fedele come una carta carbone alle ricette del Fondo Monetario Internazionale.
Viene da lė la crisi di questi giorni.
Come in uno specchio i saccheggi del 1989 guardano quelli del 2001. Allora, la paura del ritorno dei generali venne usata per mettere da parte le idee dello stato sociale che pure i peronisti, nel loro populismo, ancora avevano. E il paese si apri' al mercato. Pezzo dopo pezzo, lo stato sociale e' stato ridotto, le imprese pubbliche sono state vendute, la moneta e' stata agganciata al dollaro, riducendo il potere d'acquisto dei salari reali e il consumo interno. Il Fondo monetario ha concesso crediti in cambio di "aggiustamenti strutturali" e le banche internazionali (sono molte quelle italiane) hanno aperto i loro rubinetti, fidandosi delle dichiarazioni di ortodossia monetaria del presidente Menem e del suo ministro. Cacciato dalla porta, quando De la Rua vinse due anni fa le elezioni presidenziali, il ministro Cavallo e' tornato al suo posto di ministro il 20 marzo di quest'anno, terzo ministro dell'economia a essere nominato in meno di un mese. Pochi giorni dopo, il parlamento gli concedeva "poteri speciali" per portare fuori il paese dalla crisi economica.Il risultato sono i saccheggi dei supermercati di Buenos Aires, Rosario, Cordoba. Da marzo e' stata un'escalation, ai dubbi del Fondo monetario che progressivamente era sempre piu' restio a prestare denaro, Cavallo rispondeva varando piani di austerita' sempre piu' drastici, fino al congelamento delle pensioni, degli stipendi dei dipendenti pubblici, dei conti correnti bancari. Non e' servito, come sapevano tutti, che a far montare la rabbia popolare e preparare, temono molti osservatori, la fuga dello stesso Cavallo e, perfino, una svolta autoritaria, propiziata dalle probabili dimissioni di De la Rua e dallo stato d'assedio che e' stato il suo ultimo atto di governo, prima che la piazza lo costringesse a trattare con il partito peronista, principale forza di opposizione (uscita rafforzata dalle elezioni per il rinnovo del parlamento, a novembre). L'impasse č politica, ma anche economica. Nessuno vuole assumersi la responsabilita' di gestire una situazione cosi' tesa, e, soprattutto, nessuno vuole prendere le decisioni economiche che sembrano le uniche vie d'uscita.
Il settimanale britannico The Economist, restringe lo spettro delle possibilita' a due: o svalutare la moneta nazionale, sganciandola dal dollaro o adottare il dollaro tout court come moneta nazionale. Meglio ancora prima uno e poi l'altro. Premono in questa direzione i peronisti e molti industriali. Fermamente contrari i sindacati e le organizzazioni sociali, compresa la Chiesa, che parla apertamente di dittatura finanziaria e che teme, a ragione (vista l'esperienza di un altro paese che ha adottato il dollaro, l'Ecuador) che il potere d'acquisto dei ceti popolari e medi sarebbe ulteriormente ridotto, aggravando la recessione.
C'e' una terza possibilita', inconcepibile per l'Economist, ma apertamente discussa nella sinistra argentina contraria alla politica del Fondo monetario internazionale: annunciare che il debito estero non sara' pagato e cambiare rotta, completamente. E' una possibilita' che fa tremare i polsi di molti banchieri (europei e nordamericani) e di molti agenti di Borsa. De la Rua e i peronisti potrebbero avere dalla loro le istituzioni finanziarie, gli industriali e l'esercito. Ma se indugiano troppo, o fanno un passo falso, la piazza, che per ora ha solo rabbia, potrebbe decidere da sola verso dove andare.
da www.amisnet.org