Due, tre, mille Argentine?
di Jeremy Brecher e Dennis Brutus
Gli investitori internazionali hanno imposto la loro volontà sul mondo per mezzo di un "cartello di creditori" - incarnato dall'IMF, dalla Banca Mondiale, dal G7/8 e dalle loro creature ed alleati - e le loro distruttive poliche sui popoli dei paesi debitori. Le elite che controllano la maggior parte dei governi debitori hanno spesso cooperato con gli investitori stranieri e si sono arricchite. Ora il popolo dell'Argentina ha detto: Basta!
Fintanto che gli argentini agiranno da soli, il cartello dei creditori avrà il potere di imporre loro ulteriori crudeltà - e si stanno preparando a farlo. Ma esiste una strategia che può capovolgere la situazione a svantaggio degli usurai.
Le organizzazioni popolari di tutto il mondo si incontrano alla fine di gennaio a Porto Alegre, in Brasile. Hanno l'opportunità di sparare un colpo (non violento) che si farà sentire ovunque: lanciare una campagna globale a favore di un cartello dei debitori.
Coloro che prestano il denaro sanno bene - ma lo nascondono accuratamente a chi lo prende in prestito - che il loro benessere di creditori dipende da quello dei loro maggiori debitori. Se i debitori non possono o non vogliono onorare i loro debiti, i creditori restano con i cordoni della borsa in mano. Ma il solo modo in cui i paesi debitori di oggi possono avvantaggiarsi di questa dipendenza consiste nel rompere il quadro attuale in cui ciascuno di essi affronta il problema in isolamento, come se fosse una questione tra sé ed il cartello creditore. Esattamente come un lavoratore è individualmente senza potere di fronte al suo capo ma forte all'interno di un sindacato assieme ad altri lavoratori, così i paesi debitori di oggi devono lavorare congiuntamente per limitare il dominio imposto su di loro dai creditori internazionali. Una volta che i paesi debitori cominceranno a trattare collettivamente con i loro creditori - riassumendosi il tutto nell'espressione "cartello dei debitori" - il risultato potrebbe essere un cambiamento radicale nella configurazione del potere globale.
La minaccia di una moratoria collettiva sulla restituzione del debito costituisce l'equivalente implicito di uno sciopero e fornisce una maniera di bloccare quel genere di azioni di rivalsa di cui il cartello dei creditori sta minacciando al momento l'Argentina.
Naturalmente è improbabile che i governi debitori e le elite che li controllano perseguiranno una siffatta strategia di loro spontanea iniziativa. Ma l'emergere di un movimento di giustizia globale, combinato cone il rifiuto crescente del neoliberalismo tra le popolazioni dei paesi debitori, offre nuove possibilità per spingerli a farlo - o per sostituirli con altri che lo faranno. Ecco una risoluzione che dà corpo a quella strategia e che chiunque è invitato a prendere in prestito o adattare.
1. Gli investitori internazionali hanno cooperato attraverso un fronte unito - l'IMF, la Banca Mondiale, il G7/8 ed i loro sottoposti - ma hanno preteso che i paesi debitori negoziassero con essi uno ad uno.
2. L'effetto è un drammatico squilibrio di potere che ha devastato sia i paesi poveri ("paesi meno sviluppati" o LDC) e quelli in via di sviluppo ("paesi di recente industrializzazione" o NIC).
3. Mentre i governi dei paesi debitori e le loro elite hanno cooperato troppo spesso con gli investitori stranieri per il loro stesso arricchimento, l'Argentina ha mostrato che i movimenti popolari possono far sì che le politiche cambino. Ma i governi che abbandonino le politiche neoliberali fronteggiano la minaccia di rivalse devastanti da parte del cartello dei creditori. La soluzione è la solidarietà dei debitori.
4. Chiediamo che i creditori e quelli che li rappresentano, incluso l'IMF, la Banca Mondiale e il G7/8 accettino di venire a patti con i paesi debitori in forma collettiva.
5. Lotteremo affinché i governi debitori sviluppino un fronte unito, tra di loro e assieme ai movimenti popolari per sostenere questa richiesta.
6. Faremo campagna affinché essi rafforzino questa richiesta con la minaccia di una moratoria congiunta sul pagamento del debito. Una tale moratoria continuerebbe fino a che i creditori ed i loro rappresentanti non concordassero di negoziare con le nazioni debitrici, con la consultazione dei rappresentanti popolari, sulla base di un programma che comprenda i seguenti punti:
A. limitare la quota di entrate dalle esportazioni che possa essere richiesta in rimessa del debito. Questa è essenzialmente una maniera di impedire che le economie dei paesi debitori siano costrette a lavorare per rimettere il debito piuttosto che per soddisfare i bisogni dei loro popoli.
B. Eliminare le condizioni sul credito che impediscono ai paesi di espandere i loro mercati domestici, fornendo credito ai coltivatori e alle imprese, ed usando qualunque risorsa essi abbiano per sviluppare le loro economie piuttosto che per pagare interessi ai ricchi del mondo.
C. Cancellare il debito dei paesi più poveri.
D. Fornire supporto internazionale al "controlli sui capitali" delle singole nazioni che limitino il flusso di capitale speculativo dentro e fuori dai paesi.
E. Ridurre il potere dell'IMF e di altre istituzioni finanziarie internazionali e sostituirvi un sistema di organizzazioni sovrapposte che rappresentino regioni particolari e funzioni particolari, come l'ambiente o la salute, e coordinate dall'ONU.
F. Sostituire le "operazioni salvezza" dell'IMF con un meccanismo di insolvenza per i paesi indebitati, composto da commissioni di arbitraggio che rappresentino sia i debitori che i creditori, che prenda in considerazione la necessità di reti sociali a protezione di un livello minimo di dignità umana dei poveri.
G. Mettere in pratica una "Tobin Tax" internazionale sui flussi di capitali speculativi per ridurre la voltilità finanziaria internazionale e fornire risorse ai paesi poveri.
Una simile idea è già nell'aria, sostenuta da gruppi quali Jubilee South, la cui Dichiarazione del Summit Sud-Sud sottolinea "il bisogno di un'azione collettiva di tutto il sud" e la formazione di un'alleanza strategica per trovare l'unità attorno a questioni come il "ripudio del debito".
Allo stesso modo, i rappresentanti di organizzazioni popolari di 13 paesi africani incontrandosi a Lusaka, nello Zambia, hanno invocato "il ripudio collettivo del pagamento del debito estero illeggittimo" e "l'unione delle nostre braccia al di là dei confini" per esercitare "pressione sui nostri leader per creare un cartello dei debitori".
L'idea è stata anche largamente discussa all'interno del partito dei lavoratori brasiliano, il cui leader più in vista, Lula, è attualmente in testa alla corsa per le prossime elezioni presidenziali.
I prossimi passi possono essere tanto semplici quanto introdurre la cooperazione dei paesi debitori nei programmi dei movimenti locali e nazionali; includerla nelle richieste di azione collettiva in opposizione agli aggiustamenti strutturali; ed iniettarla nelle campagne elettorali, richiedendo che le parti che si dichiarano contrarie alle politiche dell'IMF si impegnino a favore di questa cooperazione internazionale.
Un approccio simile fornisce altresì un collegamento naturale tra i lavorati del nord. I paesi forzati delle condizioni dell'IMF come la Corea del Sud, il Brasile e la Russia esportano manufatti a prezzi ridotti all'osso grazie a salari da depressione.
Ciò ha contribuito sostanzialmente ai licenziamenti di massa e alla disoccupazione, specialmente nella manifattura USA. Un attacco congiunto alle politiche tipo aggiustamento strutturale e il sostegno alla crescita trainata dalla domanda interna nei paesi del terzo mondo potrebbe servire come base per un'alleanza solida tra la forza lavoro del primo mondo e un vasto raggio di forze del terzo mondo.
Finanche la minaccia di una inadempienza concertata è una bomba atomica finanziaria; brandirla potrebbe cambiare l'intera dinamica delle relazioni finanziarie globali.24 gennaio 2002
Jeremy Brecher, Tim Costello e Brendan Smith sono autori di Globalization from Below: The Power of Solidarity (South End Press) e produttori del documentario Global Village or Global Pillage? Per ulteriori informazioni sul loro lavoro si veda il sito