"DIRITTO AL FUTURO"
APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE PERMANENTE
CONTRO LA DISCRIMINAZIONE E LA SEGREGAZIONE
I Forum Sociali italiani, parte integrante e attiva della grande mobilitazione del 19 gennaio a Roma, chiamano tutti i soggetti che l'hanno condivisa ad una mobilitazione immediata e capillare non solo contro il ddl Berlusconi-Bossi-Fini, ma contro le pratiche repressive e le restrizioni nell'accesso al soggiorno e ai diritti sociali che ormai in molte città ne stanno anticipando l'attuazione, usando e forzando gli spazi già offerti dalla legge 40.
Mentre restano bloccate centinaia di migliaia di pratiche di rilascio e rinnovo del permesso e della carta di soggiorno, con il rischio di produrre altrettanti ritorni alla clandestinità, gli apparati di polizia vanno moltiplicando le operazioni di rastrellamento nei pressi delle frontiere e soprattutto nelle case e nelle strade dei quartieri più popolati dagli immigrati, nonchè nei campi nomadi.
Le deportazioni, gli internamenti e le espulsioni che ne derivano, insieme a un uso abnorme del reato di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina", puntano di diffondere quel clima di terrore, segregazione e divisione fra lavoratori e fra cittadini, che è il vero obbiettivo del ddl Berlusconi-Bossi-Fini.
Siamo dunque di fronte ad una reazione politica: al tentativo di ribaltare nella società la tensione positiva e unitaria sui diritti di cittadinanza, creata dalla manifestazione del 19 gennaio e dal ciclo di lotte che l¹ha preceduta.
Nello stesso tempo in molte città vengono pericolosamente rimessi in discussione spazi, servizi e diritti acquisiti sul terreno del diritto e dell'accesso universalistico all'istruzione, all'assistenza sanitaria, alle abitazioni e all'accoglienza.
Noi non possiamo accettare che nelle nostre città si moltiplichino e si diffondano, con il terrore, i segnali ed i luoghi fisici e simbolici della segregazione.
Chiediamo che si moltiplichino le mobilitazioni e le vertenze locali sui diritti minacciati o negati. Invitiamo i giuristi, gli avvocati, i giornalisti, i medici, i parlamentari e tutti gli operatori democratici ad aiutarci a denunciare e contrastare ogni violazione della legalità e dei diritti umani, i quali per noi prevalgono anche sulla legalità formale.
Questa attività di denuncia e tutela va coordinata dando una forte voce nazionale e collegamenti europei ad un "Osservatorio contro la discriminazione e il razzismo".
Proponiamo inoltre di creare in ogni città reti e comitati contro le espulsioni e le deportazioni, e di moltiplicare le vertenze contro la detenzione amministrativa di esseri umani incolpevoli nei centri in cui ora si vorrebbe recludere anche i profughi e i richiedenti asilo, anche facendo ricorso a forme di obiezione e di disubbidienza civile.
Per noi tutte e tutti, nei luoghi del nostro movimento, non esistono immigrati 'clandestini' e non, ma persone, portatrici di diritti universali che vanno garantiti da parte di tutti gli enti locali ed i servizi pubblici.
Richiamiamo comunque, anche a fronte di proposte parziali e strumentali da parte del governo, l'esigenza di una uscita generale e incondizionata dalla clandestinità per tutti i lavoratori immigrati presenti, anche per arginare l'uso e gli effetti perversi della clandestinità nel mercato del lavoro e nelle relazioni sindacali.
Proponiamo di moltiplicare in ogni città gli incontri e le assemblee fra lavoratori italiani e stranieri, regolari e irregolari, per far emergere il filo della solidarietà di classe contro ogni divisione, e per porre le basi per una vertenza generale del lavoro migrante.
Chiediamo infine a tutti coloro che hanno aderito alla manifestazione del 19 gennaio di coglierne il valore non solo di opposizione ad un progetto regressivo, ma di riproposizione di una griglia di diritti civili, dal voto e dalla cittadinanza, all'asilo e alla protezione dei profughi di guerra, alla tutela da ogni discriminazione. Questi diritti vanno riproposti a livello parlamentare, ma soprattutto vanno praticati nelle forme possibili in ogni città e territorio, per contrastare e invertire un clima e un senso comune inaccettabile di rimozione e progressivo imbarbarimento.
L'Assemblea nazionale dei Forum sociali sull'immigrazione
Brescia, 9 febbraio 2002