ALL’OMBRA DELLA GUERRA: LA REAZIONE VIOLENTA CONTRO I DIRITTI UMANI

Rapporto di Amnesty International
30.3.2003

Dall’avvio dell’azione militare di Stati Uniti, Gran Bretagna e dei loro alleati contro l’Iraq, Amnesty International sta notando una violenta reazione contro alcuni diritti umani a livello mondiale: in particolare, attacchi ai diritti alla libertà di espressione e di riunione, uso eccessivo della forza da parte della polizia contro i manifestanti e limitazioni al diritto di asilo.

Mentre l’attenzione mondiale è concentrata sul teatro di guerra, questi abusi dei diritti umani vengono ampiamente ignorati. Quelli che seguono sono solo alcuni dei molti esempi riscontrati da Amnesty International.

Amnesty International chiede a tutti i governi di rispettare il diritto all’espressione pacifica delle proprie opinioni e di astenersi dall’usare la guerra in Iraq come un pretesto per limitare o violare i diritti umani fondamentali.


Libertà di espressione e riunione


In molti paesi i diritti alla libertà di espressione, di riunione e di associazione sono stati attaccati attraverso i tentativi di impedire la partecipazione a manifestazioni pacifiche, le minacce e gli arresti di giornalisti, avvocati, oppositori e dimostranti pacifisti e l’uso delle legislazioni "antiterrorismo".


Belgio – Dall’inizio di marzo, la polizia ha posto oltre 450 manifestanti agli arresti amministrativi, una forma di detenzione "preventiva" che può durare fino a 12 ore. Sono state presentate interpellanze al Parlamento federale relative all’elevato numero di arresti e alla minaccia ai diritti alla libertà di espressione, di riunione e di associazione, alla luce delle notizie secondo le quali molte persone sarebbero state arrestate mentre manifestavano pacificamente e sarebbero state poi rilasciate senza alcuna accusa. Le persone che si erano riunite il 1° marzo nel villaggio di Melsele per svolgere un’azione di protesta sono state poste agli arresti amministrativi.


Egitto – Centinaia di persone legate al movimento contro la guerra, tra cui avvocati, giornalisti, parlamentari, docenti universitari e studenti, sono state arrestate a partire dal 20 marzo. Alcune di esse sarebbero state torturate. Il 21 marzo le forze di sicurezza hanno occupato per diverse ore la sede dell’Associazione degli avvocati egiziani al Cairo. Nei giorni successivi alle manifestazioni, diversi studenti sono stati arrestati all’interno o nelle vicinanze delle università. Il pubblico ministero per la sicurezza dello Stato di Heliopolis ha ordinato la detenzione di 25 persone, tra cui due parlamentari.


Gran Bretagna – L’Atto sul Terrorismo è stato applicato in alcune aree per attribuire alla polizia poteri speciali di "fermo e perquisizione": a seguito di ciò, decine di persone sono state fermate e perquisite senza motivi plausibili. Una persona sarebbe stata arrestata mentre filmava il fermo di un bambino da parte della polizia. Gli autobus sono stati costretti a deviare il percorso onde non transitare di fronte ad una base aerea statunitense, col motivo che i passeggeri avrebbero potuto turbare l’ordine pubblico. Rimane ancora da capire quali poteri speciali di polizia siano stati usati per riportare a Londra, sotto scorta, i passeggeri in questione.


Giordania – Faaz Zurayqar, dirigente della Arab Television ed esponente di primo piano di un comitato per la difesa dell’Iraq, è stato arrestato nel suo ufficio il 3 marzo ed è tuttora detenuto presso il quartier generale dei servizi segreti di Amman. Il 24 marzo è stato arrestato Ibrahim Alloush, un noto antimilitarista. Sono stati arrestati almeno altri 15 militanti pacifisti, tra cui Issam Al-Khawaja, membro del comitato politico del Partito dell’unione popolare, e Ibrahim Al-Yamani, membro del Consiglio della shura del Fonte di azione islamica. Queste persone sono probabilmente detenute in isolamento, senza contatti con familiari o avvocati.


Stati Uniti – Durante il mese, migliaia di persone hanno preso parte a manifestazioni contro la guerra in ogni parte del paese. Molte persone sono state arrestate per reati nei confronti dell’ordine pubblico. A Chicago, oltre 500 persone sono state arrestate al termine di una manifestazione che aveva bloccato una delle arterie principali della città.


Turchia – Le leggi che limitano il diritto alla libertà di espressione e di associazione sono state usate per impedire lo svolgimento di proteste e la diffusione di comunicati stampa contro la guerra.


Uso eccessivo della forza da parte della polizia


A partire dal 20 marzo, milioni di persone nel mondo sono scese in strada per prendere parte a proteste contro la guerra in Iraq. Alcune manifestazioni sono diventate violente o hanno dato luogo a scontri con la polizia. In entrambe le situazioni e in molti paesi, la polizia ha fatto ricorso a un uso eccessivo della forza. I manifestanti sono stati picchiati e assaliti dalle forze di sicurezza e complessivamente migliaia di persone hanno subìto arresti arbitrari. Alcuni degli arrestati sono stati sottoposti a maltrattamenti e torture.


Egitto – Decine di persone che prendevano parte a manifestazioni contro la guerra sono state brutalmente picchiate e centinaia sono rimaste ferite a causa delle bastonate, dei morsi dei cani e di violenti getti d’acqua. Manal Ahmad Mustafa Khalid è stata picchiata da uomini delle forze di sicurezza, riportando una grave ferita a un occhio, mentre rientrava da una manifestazione svoltasi a piazza Tahir, al centro del Cairo. Le forze di sicurezza hanno anche picchiato i giornalisti che stavano seguendo le manifestazioni. Uno dei due parlamentari arrestati, Muhammad Farid Hassanein, è stato preso a bastonate da uomini in borghese di fronte alla sede dell’Associazione degli avvocati egiziani ed è stato costretto a un ricovero ospedaliero.


Germania – Il 24 marzo, ad Amburgo, la polizia è ricorsa ai cannoni ad acqua e ai manganelli per disperdere alcune centinaia di giovani che erano voluti rimanere di fronte al Consolato americano al termine di una protesta. Secondo la polizia, i manifestanti hanno reagito con violenza, lanciando bottiglie e sassi contro gli agenti. Sono state arrestate molte persone, per lo più rilasciate in serata. Il 1° aprile, una sessione speciale del Comitato per gli affari interni del Consiglio comunale di Amburgo esaminerà l’accaduto.


Grecia – In occasione delle affollate manifestazioni contro la guerra svoltesi in vari centri, comprese le basi militari della Nato come quella di Souda sull’isola di Creta, la polizia anti-sommossa si è resa responsabile di maltrattamenti nei confronti dei dimostranti. Il 24 marzo, a Tessalonica, il preside della Scuola di Educazione dell’Università Aristotele è stato colpito dal gas lacrimogeno lanciato da breve distanza distanza, è caduto a terra ed è stato preso a calci dai poliziotti. Ad Atene, il 21 marzo, ventitré manifestanti sono stati portati alle stazioni di polizia ed altri trattenuti per breve tempo dopo che alcuni edifici erano stati danneggiati. Al termine della manifestazione, la polizia anti-sommossa ha picchiato un gruppo di immigrati iracheni, arrestando 38 persone per controllare i loro documenti. Sono stati tutti rilasciati ma tre di essi sono ancora ricoverati in ospedale.


Spagna – È di almeno 178 il numero delle persone ferite dalla polizia nel corso delle manifestazioni del 21 e 22 marzo. Si è trattato in larga parte di iniziative pacifiche. Tuttavia, il 21 marzo sono scoppiati violenti incidenti quando la polizia ha sparato in aria proiettili di gomma per impedire l’accesso al palazzo del Parlamento. Poi la polizia ha caricato i manifestanti: quaranta persone sono rimaste ferite e dieci di esse hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. Il giorno dopo, la polizia in assetto anti-sommossa ha fatto uso di proiettili di gomma durante una manifestazione ampiamente pacifica, cui stavano prendendo parte anche anziani e famiglie con bambini; alcuni manifestanti sono stati presi a manganellate. L’azione della polizia è stata fortemente criticata, in quanto eccessiva e sproporzionata, dalla stampa del paese e dai partiti di opposizione. Più di trenta manifestanti hanno presentato denuncia per i maltrattamenti subìti.


Sudan - Tre studenti sono stati uccisi nel corso di varie manifestazioni svoltesi nella capitale Khartum, alcune delle quali degenerate in atti di violenza. La polizia ha ammesso la propria responsabilità per la morte di uno studente, ucciso il 22 marzo durante una manifestazione.


Turchia – La polizia anti-sommossa ha picchiato i manifestanti che prendevano parte alle proteste organizzate a Istanbul, Ankara, Nusaybin e Adana (nei cui pressi stazionano le truppe statunitensi). Il 21 marzo gli agenti hanno fatto ricorso a un uso eccessivo della forza durante una manifestazione di circa 5000 persone che si erano radunate di fronte alla moschea di Beyazit, a Istanbul.


Yemen – Il 21 marzo, nella capitale Sana’a, un ragazzo di 11 anni e altre due persone sono stati uccisi dalla polizia nel corso di violenti scontri scoppiati durante lo svolgimento di una manifestazione cui prendevano parte decine di migliaia di persone.


Limitazioni al diritto di asilo


In molte parti del mondo, i diritti di chi chiede asilo politico sono sottoposti a limitazioni e abusi da parte di Stati non disposti a rispettare pienamente i propri obblighi internazionali di proteggere persone in fuga dalle proprie case e che temono per la propria vita.


Stati Uniti d’America – L’operazione Liberty Shield, annunciata dal dipartimento per la sicurezza interna il 17 marzo e già in vigore, prevede la detenzione obbligatoria dei richiedenti asilo provenienti dall’Iraq e da almeno altri 33 paesi, il cui elenco non è stato reso ancora noto. Secondo un comunicato del dipartimento, questo provvedimento autorizza le autorità dell’immigrazione a tenere in stato di detenzione "per la durata dello svolgimento delle procedure" [per la determinazione dello status di rifugiato], coloro che richiedono asilo al momento dell’ingresso negli USA e che provengono "da nazioni dove è noto che abbiano operato al-Qa’ida, simpatizzanti di al-Qa’ida e altri gruppi terroristi". Questa dichiarazione contiene una presunzione di colpevolezza sulla base della nazionalità. Il provvedimento non riguarda persone i cui casi sono già sotto esame o che arrivano negli Stati Uniti e chiedono asilo in un momento successivo all’ingresso nel paese, ma non prevede una valutazione caso per caso della situazione dei richiedenti asilo che rientrano nella categoria sopra descritta.

Amnesty International ritiene che la detenzione obbligatoria di gruppi di richiedenti asilo politico sulla base dell’operazione Liberty Shield costituisca una evidente violazione del diritto internazionale, che vieta forme di detenzione arbitrarie e illegali. Migliaia di richiedenti asilo in cerca di riparo negli USA potrebbero rimanere automaticamente in stato di detenzione per mesi o anni, senza possibilità di ricorso, in attesa dell’esame della loro richiesta.


Diversi paesi, tra cui Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia* hanno congelato le richieste di asilo politico presentate da cittadini iracheni. Amnesty International teme per l’impatto negativo che questi provvedimenti potranno avere su singoli richiedenti asilo riguardo all’incertezza del loro status. Questi Stati dovrebbero portare a termine le procedure in corso per determinare l’accoglimento delle richieste. In una situazione provvisoria e fluida, i richiedenti asilo hanno diritto alla certezza sul proprio destino.


 

Raccomandazioni


Amnesty International chiede ai governi di:

- rispettare i diritti alla libertà di espressione e di riunione;

- assicurare che nel corso delle manifestazioni le forze dell’ordine agiranno secondo le disposizioni del diritto internazionale, comprese quelle sull’uso della forza, sull’arresto e sulla detenzione;

- assicurare una effettiva protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.


* La Svezia, tuttavia, sta garantendo un permesso di soggiorno permanente ai bambini non accompagnati. Norvegia e Gran Bretagna continueranno a decidere, in tema di rinvio di richiedenti asilo in altri paesi, secondo la Convenzione di Dublino e il principio del "primo paese di asilo". In Gran Bretagna non saranno previste interviste con i richiedenti asilo provenienti dall’Iraq né saranno assunte decisioni in merito e verrà chiesto un aggiornamento dei casi su cui è in corso un appello. Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, la situazione verrà tenuta sotto osservazione.