L'esercito decide chi è un residente

di Amira Hass*

Il percorso del muro di separazione nelle aree dove è già costruito ed in quelle dove è previsto, prova ancora una volta che l'establishment israeliano colonie-sicurezza non perde mai l'occasione di sfruttare l'evidente bisogno degli israeliani di sentirsi sicuri nel proprio stato per espropriare enormi tratti di terre palestinesi annettendole di fatto allo stato di Israele.
Dato che il percorso non è sulla linea verde, ma si addentra in profondità nelle aree palestinesi, è stata creata una nuova zona tra il muro e lo stato di Israele. È nota come "area di giunzione", un eufemismo che ingentilisce e confonde il palese processo di annessione.
Ma resta un piccolo problema che ha la forma di decine di migliaia di palestinesi che vivono e lavorano nell'area che è stata annessa de facto e che sarà annessa de facto in futuro. Alcuni nuovi ordini militari circolati la scorsa settimana nei villaggi dell' "area di giunzione" mostrano che gli avvocati che lavorano al servizio dell'establishment colonie-sicurezza hanno risolto il problema. Hanno creato una nuova, distinta categoria giuridica di palestinesi, distinta dalla categoria degli ebrei che già hanno colonizzato quelle zone o di quelli che vorranno stabilirvisi in futuro. La nuova categoria distingue i palestinesi che vi rientrano anche dai palestinesi che vivono due metri più ad est, sull'altro lato del percorso.
Sostenuti da documenti redatti in un linguaggio apparentemente generico e neutrale, la nuova categoria viene distinta in virtù di una nuova relazione che si delinea nell'area, tra l'apparato burocratico dell'esercito di occupazione e parte della popolazione occupata. La nuova categoria si chiama "residente a lungo termine" ed è in via di istituzionalizzazione attraverso un nuovo documento chiamato "permesso per residente a lungo termine".
Questo deriva specificatamente da un ordine firmato dal general maggiore Moshe Kaplinski, a capo del comando centrale, e da altri tre, firmati da Ilan Paz, capo dell'amministrazione civile. Le istruzioni all'apparenza riguardano soltanto aggiustamenti per la presenza e gli spostamenti dei palestinesi in quelle specifiche aree, ma un'attenta lettura mostra che danno alle autorità israeliane anche ampi, terrificanti poteri di cacciare palestinesi dalle proprie case, dalle proprie terre e di allontanarli dalle proprie famiglie.
Questa è la realtà che emerge da questi nuovi regolamenti: l'area è aperta ad ogni israeliano che vi si voglia stabilire o lavorarci. In base ai nuovi regolamenti, un israeliano è anche chi ha il diritto di esserlo in base alla legge del ritorno - in altre parole ogni ebreo del mondo è autorizzato a stabilirsi in quelle aree, e così altri che possono diventare cittadini in base alla legge del ritorno.
L'area è chiusa ai palestinesi che vogliono risiedere, stabilirsi e lavorare nell'area, a parte quelle eccezioni che l'esercito ed i suoi avvocati hanno designato come persone a cui ciò è permesso. Queste eccezioni sono quei palestinesi che già vivono in quelle aree. Sarà loro permesso di restare, se corrispondono a condizioni poste dai comitati militari israeliani e nel caso in cui convincano quei comitati che in effetti risiedono in quelle aree.
I comitati militari israeliani determineranno quali palestinesi possono spostarsi e vivere all'interno di quelle aree e quali no. Ufficiali dell'esercito determineranno quali "residenti a lungo termine" avranno il permesso di circolare: di "lasciare" l'area per andare in un villaggio palestinese vicino che si trova oltre il recinto, o in una vicina città palestinese - e tornare. Gli ufficiali decideranno anche quando queste partenze e questi ritorni potranno avere luogo. Due volte al giorno, o tre volte al mese, per esempio.
I comitati militari israeliani saranno autorizzati a decidere a quali palestinesi che non sono "residenti a lungo termine" sarà permesso entrare nelle aree e quando gli sarà permesso. Una persona la cui intera proprietà si trova all'interno dell'area vi potrà accedere per grazia della decisione di questi uffici. Lo stesso avviene per camion dei rifiuti, dottori, parenti, amici, insegnanti, tecnici delle linee telefoniche e lavoratori dell'ente idrico palestinese. Tutti loro e altri ancora dovranno riempire moduli, presentare richieste, fornire prove e documentazione, in un processo che l'esperienza ha già dimostrato richiedere molto tempo nella snervante burocrazia dell'amministrazione civile - solo per avere - o non avere - il permesso di entrare nella zona proibita.
I "permessi per residente a lungo termine" vanno rinnovati mensilmente, per un periodo che verrà stabilito dai comandanti militari e dai loro avvocati. I comitati militari hanno facoltà di decidere che una persona non è più adatta ad essere "residente a lungo termine", ovvero sono autorizzati a chiedere a quella persona di lasciare l'area. In altre parole, i comitati determineranno il numero e l'identità delle persone alle quali verrà richiesto di rinunciare al loro "permesso per residente a lungo termine" e di lasciare l'area.
Gli ufficiali dell'esercito, come mostra l'esperienza, faranno un mirabile uso di ragioni di sicurezza per giustificare la rimozione di persone dalla propria terra. E, come mostra l'esperienza, i giudici israeliani comprenderanno queste ragioni. E, come mostra l'esperienza, molti israeliani affermeranno che è tutto kasher se consente di prevenire che attentatori suicidi raggiungano Israele.
Ma queste persone non dovrebbero dimenticare i fatti: il percorso che è pensato per proteggere lo stato di Israele invade in profondità il territorio della Cisgiordania, a causa di richieste dell'establishment colonie-sicurezza capeggiato dal governo Sharon. Quindi, l'area tra la "barriera e lo stato di Israele" come l'ordine militare la descrive, disgraziatamente non è priva di non-ebrei. Ed ora, senza alcuna vergogna, stanno inserendo strutturalmente condizioni nella legge militare che amareggeranno le vite delle persone nel territorio occupato-annesso, fino a quando non verrà loro chiesto di andarsene o le condizioni consentiranno all'esercito di rimuoverle.

Novembre 2003

* Corrispondente da Ramallah del quotidiano israeliano Ha'aretz

(traduzione Sveva Haertter)