Che c'è di così complesso in tutto questo?
Michael Albert
Nelle settimane passate ho esplorato minuziosamente, spesso assieme a Stephen Shalom, i molteplici aspetti dell'11 settembre e della "guerra al terrorismo". Insieme abbiamo cercato di rispondere pacatamente e sobriamente a tutti i tipi di preoccupazione che le persone possano provare. Raccomando di fare lo stesso. Dobbiamo tutti diventare capaci di rigettare i messaggi insanamente manipolatori dei media che si affollano nella testa di così tante persone, e altrettanto nelle nostre. Ma andare dritti al cuore del problema, in fondo privo di complicazioni, ha talvolta anche i suoi meriti.
Il bombardamento statunitense sull'Afganistan è un attacco barbarico su civili senza difesa che minaccia di sfociare in una calamità umana incomprensibile e persegue fini abominevoli.
Il bombardamento non è una "guerra giusta" come Richard Flak le etichetta in The Nation, ma un attacco di vigilantes. No, non è un attacco di vigilantes; è un assalto di una massa inferocita di vigilantes linciatori. Non, non è nemmeno questo, giacché anche le masse linciatrici inseguono solo quelli che credono siano colpevoli e non gli innocenti che stiano lì per caso. Il bombardamento dell'Afganistan è un gesto di una ripugnanza gargantuelica compiuto contro uno dei popoli più poveri del pianeta. E questa ripugnanza gargantuelica è intrapresa non sulla spinta di un desiderio sincero, per quanto orrendamente sviato, di tagliare il terrorismo-poiché innegabilmente il bombardamento stesso fa mostra di terrore ed alimenta le sorgenti di un rinnovato terrorismo futuro-ma sulla spinta del desiderio malvagio di stabilire una nuova logica, utile solo alle elites, del far politica per mezzo di una guerra infinita al terrorismo, in sostituzione della ormai defunta Guerra Fredda. Questo è un reaganismo rifritto reso ancora più cataclismatico di quanto la sua misera mente potesse concepire.
Quando la gente domanda se gli USA non abbbiamo il diritto di difendersi, io capisco la loro offesa, il dolore, la rabbia e la confusione. Ma devo anche ammettere che voglio urlare che gli USA stanno rafforzando la probabilità che un milione di anime e più possa morire di fame. È auto-difesa questa?
Posta in maniera diversa, che tipo di pensiero è quello che considera la negazione del cibo agli essere umani un'auto-difesa? La risposta è: un pensiero come quello di Bush, di bin Laden, un pensiero che tratta le vite di esseri umani innocenti come i pezzi degli scacchi, come delle caselle, come un battito di ciglia, all'inseguimento dei suoi piani mortali. Un pensiero disposto a scagliare un aeroplano in un edificio per stroncare 6 mila vite innocenti, o anche disposto a sganciare bombe su un paese già distrutto dando una mano ad una fame devastante. Oppure, più spesso, un pensiero cui sono state negate le informazioni più elementari circa le questioni in gioco e che è troppo pauroso, depresso, rabbioso o cinico per ammettere verità fastidiose.
Pensate che esageri?
Jean Ziegler, Commissario Speciale per il Diritto al Cibo presso l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, ha dichiarato il 15 ottobre: "il bombardamento deve cessare subito. È in corso un'emergenza umanitaria". Affinché a nessuno sfuggisse il senso della cosa, aggiunse: "durante l'inverno i convogli non potranno inoltrarsi maggiormente nel paese e milioni di afgani saranno irraggiungibili e l'inverno sopraggiungerà molto molto presto". Come ha riferito la Reuter (assieme ad AP, mentre nessun quotidiano statunitense o altro media di rilievo ha fatto lo stesso) "le Nazioni Unite mettono in guardia rispetto ad una catastrofe, a meno che aiuti per sette milioni di persone non possano passare". Ziegler continua: "Dobbiamo concedere alle organizzazioni umanitarie una possibilità per salvare questi milioni di persone che sono sparse all'interno dell'Afganistan", aggiungendo di star facendo eco ad un appello (sostanzialmente taciuto) di Mary Robinson, Commissario per i Diritti Umani all'ONU, di un paio di giorni prima, che a sua volta dava voce a rapporti che risalivano a prima del bombardamento. Ziegler ha chiamato il bombardamento "una catastrofe per le attività umanitarie". O nelle parole del portavoce di Christian Aid, Dominic Nutt (anch'egli ignorato dalla stampa statunitense): "non siamo più allo stadio in cui possiamo sederci a parlare di questo problema di fronte ad un tè. Se smettono di bombardare possiamo introdurre gli aiuti nel paese, è semplice. Tony Blair e George Bush hanno ripetutamente detto che questa è un'offensiva a tre livelli-diplomatico, militare ed umanitario. Bene, l'intervento militare e quello diplomatico sono visibili, ma dov'è quello umanitario? Che alcuni aeroplani lancino razioni alimentari a casaccio sulle montagne fa ridere".
Cosa c'è di complicato in tutto questo allora?
Forse qualcuno con una mente più sottile della mia può spiegarmelo. Ma assumendo che uno abbia a disposizione l'informazione che ho riportato sopra, mi sembra proprio che tutto si riduca a quanto segue. Se bombardiamo (o anche solo minacciamo di bombardare), la probabilità che muoiano di fame aumenta. Se non bombardiamo (né minacciamo di bombardare), la probabilità che muoiano di fame è minore. Se decidiamo di bombardare, stiamo dicendo ai civili innocenti che sono a rischio di morire di fame-non migliaia, ma milioni-non contate. In confronto al programma di Washington, non siete nulla. E qual è il programma di Washington? Inspiegabilmente l'obiettivo dichiarato è prendere bin Laden e processarlo oppure giustiziarlo direttamente. Potremmo interrompere i bombardamenti e farlo processare in un paese terzo, hanno fatto notare i talebani, ma questo non è accettabile. Perciò, in virtù di questa minuscola gradazione di differenza, ci viene detto che Washington vuole rischiare la vita di sette milioni di persone. Al di là della retorica, i veri obiettivi ai miei occhi sono la delegittimazione del diritto internazionale, l'affermazione che Washington farà a modo suo a prescindere da ogni impedimento e che possiamo agire unilateralmente e lo faremo ogniqualvolta ci faccia comodo-per la qual cosa il termine tecnico è essere "credibili"-e di avviare una guerra a lungo termine contro il terrorismo per rafforzare le politiche e le nozioni più reazionarie negli USA e al mondo, e, assieme a questo, far fuori bin Laden e gli altri. Rischiare sette milioni di vite a questi scopi è peggio che farlo solo per la sfumatura minuscola di processare noi stessi bin Laden piuttosto che farlo fare ad un paese terzo, giacché le ragioni aggiuntive sono tutte grottescamente negative, supponendo che questo ragionamento sia anche solo concepibile da una mente sana.
Quando da bambino appresi della Germania nazista, come molti altri bambini mi domandai come potè la popolazione tedesca condividere questi orrori. Mi domandai finanche se i Tedeschi non fossero in qualche modo geneticamente malvagi o immorali. Da molto tempo ho capito che i Tedeschi non erano differenti dagli Inglesi o dagli Americani o da chiunque altro, benché le loro condizioni fossero state diverse, ma per quelli che ancora non capiscono come sia possibile l'acquiescenza di fronte a crimini vili, indotta da processi strutturali di grande forza ed ampiezza, devo ammettere che voglio soprattutto gridare: guardatevi attorno, maledizione!
Viviamo in un paese molto avanzato con mezzi di comunicazione che sono praticamente instantanei e largamente superiori a quelli in possesso della popolazione tedesca. Non abbiamo un dittatore né camice marroni che minaccino chiunque sia dissenziente. Il dissenso qui non è piacevole e implica un po' di sacrificio e qualche rischio, ma il prezzo è nella maggior parte dei casi molto meno dell'incarcerazione, molto meno che la morte. Questo è un primo fatto. Un secondo fatto è che il nostro paese sta rischiando di uccidere alcuni milioni di civili nei prossimi mesi...ogni serio commentatore lo sa, nessun serio commentatore lo nega...e stiamo perseguendo questo obiettivo genocida sulla base del pretesto idiota o grotteso che facendo così riduciamo il terrorismo nel mondo, anche se aggiungiamo diversi milioni al numero dei civili che sono al momento sottoposti al terrore per ragioni politiche e simultaneamente generiamo nuovo odio e disperazione che porteranno ancora altro terrore nel nostro futuro. Si ricorda nessuno del "distruggere la città per salvarla?" Che altro? Sottoporre a terrore il pianeta per liberarsi dai terroristi? Per le persone della mia generazione, nella guerra del Vietnam gli USA uccisero circa 2 milioni di persone lungo anni di violazioni orribili delle norme di giustizia, libertà e pura e semplice umanità. La verità assolutamente incomprensibile è che gli USA potrebbero ottenere lo stesso livello di massacro nei prossimi mesi e, che avvenga o no, sono abbastanza speranzosi di riuscirci, come lo è praticamente la loro intera intelligentsia, i sapientoni dei media e via dicendo.
È possibile, con uno sforzo notevole, che una persona normale scopra che questa "guerra" è potenzialmente genocida. Si può facilmente ottenere una discussione del contesto e dei retroscena ed un'analisi più approfondita da Znet, certo-ma chiaramente solo un americano su 500 o 1000 ha trovato Znet-ma si può apprendere anche questo solo fatto, la possibilità che un genocidio sia imminente, addirittura dal New York Times o dal Washington Post o da un qualsiasi altro maggiore quotidiano che si possa leggere, se ci si addentra nelle sue profondità e si legge con attenzione. Chiaramente il fatto che questa informazione non sia notizia da prima serata in ogni angolo del paese rivela quanto i nostri media elevino l'obbendienza supina al di sopra del servizio. Vedono i rapporti delle associazioni di assistenza e dell'ONU e gli appelli a porre fine ai bombardamenti, naturalmente, e vedono gli articoli nei giornali di tutto il mondo, ma escludono tutto ciò dalle comunicazioni in USA. Eppure, anche con questo massiccio offuscamento, quanto è difficile comprendere questa guerra, supponendo che si faccia lo sforzo per comprenderla?
Subito dopo l'11 settembre una lettera scritta da un bambino di una scuola elementare fu pubblicata dal New York Times e cito a memoria: "se li attacchiamo non faremo loro ciò che essi hanno fatto a noi?" Questo bambino non era un genio, ma solo un comune scolaro di una scuola elementare. Il Times probabilmente pubblicò la lettera per mostrare quanto possono essere acuti i bambini, ma chiaro che il bambino vedeva semplicemente giusto, non era acuto. La questione reale è perché molti altri tra noi non vedono ciò che il bambino vide subito, anche ora, a distanza di settimane, con l'orrore concretamente di fronte ai nostri occhi?
Sì, lo strombazzamento senza sosta del patriottismo a sostegno delle virtù degli USA e delle nostre ragioni contribuisce alla nostra cecità. Naturalmente, la confusione accumulata, incrementata di giorno in giorno, appanna la nostra comprensione e spinge i tristi fatti della potenziale morte per fame al di fuori del nostro campo visivo. E sì, la capacità umana di auto-inganno allo scopo di evitare turbamenti contribuisce, senza dubbio, a questo processo. Ma sospetto che la cecità della maggior parte delle persone sia largamente dovuta alla rassegnazione. Il fattore chiave, sospetto, non è che le persone non sappiano delle politiche statunitensi criminali, benché esista un elemento simile in gioco-soprattutto tra le persone più istruite, a dire il vero. Ma anche tra quelli accuratamente predisposti ad essere politicamente e socialmente ingnoranti-cioé quelli che hanno un'istruzione superiore-penso che molte persone conoscano in qualche misura generale la responsabilità di Washington per questi crimini, e di quelli che non sanno, molti non sanno perché sono ingannati, certo, ma anche perché stanno più o meno attivamente cercando di non sapere. E nella mia visione il fattore chiave che causa questa indisponibilità non è che le persone stanno sublimando la comprensione in giustificazioni a causa della paura vigliacca delle conseguenze del dissenso e della volontà di correre con la folla piuttosto che contro di essa. Penso invece che le persone sappiano trovare profonde risorse di coraggio quando credono che esso possa portare un miglioramento. Pensiamo a quei vigili del fuoco, gente normale, che corrono su per le scale del WTO.
No, secondo me il maggior impedimento al dissenso è che la gente sente che non può alterare la situazione in nessuna maniera utile. Se uno non ha una speranza, allora la cosa che sembra più facile e meno dolorosa e addirittura più utile è serrare la linea e continuare con la propria vita, cercando di ignorare le ingiustizie perpetrate dal proprio paese o giustificarle o anche rivendicarle come meritevoli, e allo stesso tempo cercare di fare ciò che si può per la propria famiglia ed i propri bambini, laddove si sente di poter avere un impatto. Riconoscere l'orrore che il nostro paese sta commettendo sembra scavar fuori solo alienazione e lacrime. Ecco uno di tanti esempi... alla fine di una e-mail che ho ricevuto da una giovane donna mentre finivo di scrivere questo articolo, si legge: "non ho mai avuto moltissima fiducia nelle decisioni del governo. Ma ciò che so è che non ho controllo su nulla. E tutto ciò che posso fare è sperare".
Da ciò segue che il compito di coloro che comprendono l'efficacia del dissenso è chiaramente contrastare le bugie e le giustificazioni e spianare la confusione prendendo in considerazione in maniera calma e sobria tutti i tipi di preoccupazioni e confusioni che i media inducono nella gente, ma anche convincere la gente della loro capacità di fare la differenza. Dobbiamo scortare le persone, e talvolta anche noi stessi, al di là degli abissi di cinismo e dubbio verso la produttività della fiducia informata.
Non stiamo fronteggiando, come qualcuno pretenderebbe, un mondo trasformato e rivoltato sotto sopra e dentro fuori. Non c'è un nuovo DNA che scorre attraverso di noi e le nostre maggiori istituzioni sociali sono come erano ieri, la settimana passata o l'anno passato. In realtà, la principale novità negli eventi di questi mesi è che per la prima volta nella storia moderna una violenza ragguardevole proveniente dal terzo mondo ha colpito una popolazione del primo. Ma il problema dei civili posti sotto attacco è del tutto consueto. E troppo spesso noi stessi ne siamo i responsabili, o quelli che noi armiamo e rendiamo potenti, incluso, in questo caso, bin Laden, che è un esempio di primaria grandezza di un mostruoso ritorno di fiamma. E ora il problema si moltiplica, viene scritto a lettere sempre più grandi, come ad opera di una fotocopiatrice impazzita. Ciò che dobbiamo fare è precisamente quello che vorremmo fosse fatto dagli altri: opporci alle politiche barbariche con le nostre parole ed azioni, scuotere numeri sempre maggiori di dissenzienti, e alimentare un'adesione sempre maggiore al dissenso, fino a che le elites non possano ragionevolmente credere che una "guerra al terrorismo" non porterà a nient'altro che una popolazione stufa ed ostile ad esse. I popoli in tutto il mondo si stanno incamminando lungo questo sentiero...e noi dovremmo fare lo stesso.Ottobre 2001