L'acceleratore sulla guerra
21.2.2003 - Bruxelles. Il responsabile militare della Nato in Europa, il generale James L. Jones, ha ordinato a una flotta di Awacs di dirigersi nel Bosforo, per rafforzare il dispositivo militare della Turchia in caso di guerra nel vicino Iraq.
Lo ha annunciato stamattina l'Alleanza Atlantica. Gli aerei partiranno nei prossimi giorni dalla base tedesca di Geilenkirchen, diretti nella città di Konya, e sono destinati a missioni di ricognizione in difesa dello spazio aereo turco.
L'ordine impartito dal generale Jones segue un accordo raggiunto domenica scorsa dai membri dell'Alleanza, bloccato per una settimana dall'opposizione di Francia, Belgio e Germania all'avvio delle operazioni di pianificazione nel Paese confinante con l'Iraq, in vista di un intervento militare.La decisione è stata presa dal Comitato dei piani di Difesa (Cpd), l'organo di decisione politica della struttura militare integrata della Nato, in cui la Francia non siede dal 1966.
Tutto ciò avviene in un momento in cui si è profilato un contrasto fra Stati Uniti e Turchia che ha chiesto un risarcimento enorme in cambio della partecipazione e l'appoggio delle operazioni militari.
La Turchia, infatti, ha chiesto all'alleato circa 40 miliardi dollari, di cui 10 in donazioni a fondo perduto ed il resto in prestiti a lungo termine a tassi agevolati, accompagnati da un accordo formale sui dettagli degli aiuti finanziari, compresi i tempi previsti per i pagamenti.
La prima richiesta sarebbe stata fatta sulla base della stima dei danni di guerra preparata dal governo del primo ministro Gül, poco convinto della propaganda americana su una guerra di breve durata, e copre un periodo di due anni, mentre la necessità di un accordo di finanziamento scritto partirebbe dall'esperienza della Guerra del Golfo nel 1991, quando Europa, Giappone e Stati Uniti, malgrado le promesse, ridussero gli impegni finanziari presi con la Turchia.
Inoltre il governo turco è riluttante ad assegnare il controllo delle proprie forze militari agli Stati Uniti, contrariamente a quanto preferito dagli Stati Uniti, nel timore di un'invasione di parte dell'area nord irachena o, comunque, di azioni autonome per impedire la costituzione di uno stato curdo indipendente.
A tutto questo si aggiungono le grosse manifestazioni che si stanno verificando nel paese contro l'intervento in guerra: un'opinione pubblica schierata al 90% contro la guerra.
Intanto da Teheran il direttore generale dell'Aiea, Mohamed El Baradei, spezza una lancia contraria alla guerra: il regime iracheno "ha cominciato a cooperare con gli ispettori dell'Onu" e se continuerà così "non ci sarà bisogno di una guerra".
Saddam Hussein ha effettivamente "mostrato" di essere pronto ad aiutare gli inviati delle Nazioni Unite nelle ispezioni sugli armamenti di distruzione di massa.
El Baradei è arrivato oggi a Teheran per ispezioni ad alcuni siti nucleari iraniani.